cercaparole

qui e là



o solo qui

feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

contatore


alias





regole

Non contraddire chi può dispiacersene.
Se è possibile, elogia; se no, taci.
Pensa sottratte a Lui le lodi rivolte a te.

chestertonate

Il dogmatismo unisce, come una frontiera collega. Quanti magnanimi musulmani e quanti nobili cristiani sono stati più vicini gli uni agli altri, nel loro rispettivo dogmatismo, di tanti agnostici senza un credo, senza una dottrina e, in una parola, senza una casa? Un dogma è come l'ancora per una barca e come il picchetto per una tenda; il contrario di una dogma è un vago ideale, una barca alla deriva, una tenda in balìa del vento. Che un pollo possa esser mangiato e che un uomo no, è un dogma. Che tutto possa esser mangiato (almeno finché il senno di poi non ne prova la tossicità) è il contrario di un dogma. Torneremo a cibarci di carne umana, in assenza del dogma che lo vieta? È probabile, anche perché la carne umana, purtroppo, non è tossica.

Chi comincia col combattere la fede, in nome della liberta della ragione, finirà col combattere la libertà, in nome della fede nella ragione.

La grande marcia della falsificazione proseguirà. Tutto sarà negato. Sarà una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che in estate le foglie sono verdi. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli, dichiarati impossibili dall'ateo, con il coraggio del devoto. Saremo tra quanti hanno creduto, pur avendo visto.

Se l'anarchico fosse coerente, dovrebbe apprezzare il disordine anche al suo interno, anziché pretendere, dentro di lui, un rispetto così ferreo della gerarchia da giustificare il ricorso, in caso di disordine, all'olio di ricino.

memorandum

Magnopere curandum est id ut teneatur quod ubique, quod semper et quod ab omnibus creditum est (cfr. ©).

Nam res ipsa, quae nunc christiana religio nuncupatur, erat et apud antiquos nec defuit ab initio generis humani, quo usque ipse Christus veniret in carne, unde vera religio, quae iam erat, coepit appellari christiana. (cfr. ©).
16/05/2008

Caro Gammal,
stavolta trattiamo argomenti più leggeri. In omaggio a Petrus, oltre che di metafisica e di poesia,* parleremo d'ironia. Tra parentesi, quella fonte inesauribile di sorprese che è l'inglese traduce "ironia" con irony, ovvero "ferraglia" (visto che "ferro" è iron). L'ironia è quindi caratteristica precipua di questa età del ferro. Non ci resta che ridere.

* Vanità per vanità, gradirei una capatina sia tua che di Petrus all'agliuto (cfr. ©). In fondo anche l'AID ("aiuto", in inglese), ovvero l'Arte d’Iscansar lo Diabolo, è caratteristico dei tempi ultimi. Aiutati, 'ché Dio t'aiuti (AIDS, sive Fernando).

Sottopongo alla tua attenzione le tre istantanee seguenti. Che t'era successo, mentre ti scattavano la seconda foto?







Quanto a me, eccoti servito. Preferisco l'ultima, anche perché mi ricorda una fisionomia ben nota (per la quale, se vuoi rinfrescarti la memoria, cfr. ©).







La Pace sia con te.
Asno
14/05/2008

Caro Asno,
ieri hai cercato di contraddire "la bussola infallibile", che - cfr. I misteri della lettera nûn, in Simboli fondamentali della scienza sacra - nell'unione della na sanscrita (il sol levante) e della nûn araba (il sol ponente) vede simboleggiata la fine del ciclo attuale.
Tentativo lodevole, oltre che doveroso. Ma Guénon si limita a parlare di induismo ed islamismo, senza menzionare Gesù-Isa (as), sicché l'allusione delle due lettere N al Cristo non smentisce affatto tale previsione. E tu sai bene quanto noi musulmani attendiamo il ritorno del Messia (masih, in arabo).
Ma torniamo alla N, a questa misteriosa tredicesima lettera dell'alfabeto occidentale moderno. Tredicesima, quindi che porta male. Eppure l'iniziale di morte (mawt, in arabo) è la M, mentre la N è l'iniziale di nascita (nash'a, in arabo). Che significa, se non che, per nascere, si deve morire?
Né si può escludere che morire sia solo attraversare lo specchio (il barzakh islamico) che divide Cielo e Terra, in modo che quanto appare rovesciato quaggiù si mostri ben diritto lassù. Ovvero, che gli ultimi di quaggiù siano i primi lassù. In altre parole, che i morti a questo mondo siano i vivi all'altro mondo. L'inglese, benché forestiero, te lo suggerisce leggendo allo specchio l'iniziale di death ("morte) e facendone l'iniziale di birth ("nascita").
Credo che tutto ciò piaccia a Jam. Anche perché maggio (may, mai, maj) è il suo nome allo specchio.

Bi salama.
Gammal
13/05/2008

Caro Gammal,
nell'attesa che Petrus cancelli il commento n° 26 al suo Il coraggio di essere (cfr. ©, nel quale scrivevo che unendo "specularmente due N latine, in modo che quella sottostante sia il rovescio dell'altra, otteniamo una sorta di X"), cerco di spiegarmi meglio.
Intanto, le lettere da unire in quel modo sono due 'enne' greche minuscole, come nell'esempio sottostante.


Invece le due N latine maiuscole, unite nello stesso modo, raffigurano un'alfa minuscola e, ruotate di 90°, un'omega maiuscola. In ogni caso, di nuovo riappare l'allusione al Cristo.


En passant va detto che, come l'alfa è il geroglifico del primo segno dello Zodiaco, a sua volta ruotato di 90°, così la lettera finale del nostro alfabeto moderno, scritta nel corsivo di qualche decennio fa, è un'omega ruotata di 90°. Se Dio vuole, la prossima volta parliamo del nesso tra i piedi (che la cosmologia tradizionale collega all'ultimo segno dello Zodiaco, cioè ai Pesci) e l'omega, nesso analogo a quello stabilito tra la testa (alfa, aleph, alif) e l'Ariete.

La Pace sia con te.
Asno
12/05/2008

Caro Asno,
quel Petrus che ci sta benevolmente ospitando è proprio forte. Dove lo trovi un cristiano (che non sia uno scellerato come te, intendo) capace di scrivere quanto segue (cfr. ©, #51)?
Il Corano, così come la Bibbia dei LXX, sono stati redatti in un meta-linguaggio ieratico, ragion per cui l'esegesi fatica non poco a trovare immediatamente le corrispondenze tra versetti diversi e in apparenza contrapposti.
Chiunque ritenesse il Corano ispirato, al pari della Bibbia, dovrebbe ammettere per entrambi una validità, e dunque una Verità, di origine non umana. Ora, Dio né sbaglia né si ripete, perciò è indubbio che, a nostro modestissimo parere, il Corano parli in modo coperto del Cristo prossimo venturo, pure attraverso il velo dei nomi e della terminologia utilizzata a riguardo.
Forse dovremmo affiancare alla parola Esoterismo non quella di Essoterismo, bensì quella di Meta-ermeneutica, così come suggerito dai Vangeli. Il Corano si inscrive perfettamente, a nostro modo di vedere, in ciò che viene chiamato Evangelo Eterno.

Ma'a as salama.
Gammal
06/05/2008

Caro Gammal,
il bello dell'italiano è che se parla come se magna. Per dirla più chic, what you do is what you get. Ora, se davvero è così, perché si continua a scrivere, ad esempio, Buddha? Con o senza quell'acca, la pronuncia non cambia.*
Dal momento che, anche foneticamente, abbiamo perso ogni aspirazione [verso l'alto], perché non congedare del tutto questo inutile relitto che è la nobile lettera H?

* Diverso è il caso di qualche dialetto come quello leccese: «gallina» si scrive e si pronuncia iaddhìna (iaddhrìna, per l'esattezza, con la 'r' appena accennata).

Mandiamola in pensione, questa H. A che cosa serve, ormai? A distinguere la preposizione dall'omofona terza singolare del presente indicativo di «avere»? No, perché basta tornare all'uso dell'accento: c'è chi à torto e parla e chi, a ragione, tace. A render dura la 'c', come nella congiunzione «che»? No, visto che l'italiano nasce ufficialmente col celebre "sao ke kelle terre, ecc.". Perké non ripristinare l'aulica kappa?
Ti dirò di più, a questo riguardo. Visto che si può distinguere tra una 'c' sempre dolce (o molle) ed una 'k' sempre dura (se non amara, stanti i mille kasi amari di questa vita), si potrebbe sancire l'uso della 'j' in luogo della 'g' dolce, trascrivendo in tal modo il fonema 'gh' sempre e solo con la 'g'.
E jakké ci siamo, potremmo liberarci di tante astrusità traslitteratorie. Ricordi, quando noi due s'era giovani, la grafia Dostoievski? Era perfetta. Oggi, se non scrivi Dostoevskij, ti prendono per un bifolco (eppure, cfr. ©).
Taccio infine sulla voluttà peccaminosa di chi, per pura libidine esibizionistica, scrive cha invece di cià, ña o nha invece di gna, ša o sha invece di scià, wa invece di e così via.

La Pace sia con te.
Asno


P.S. Ma la nobile H resti pure, nel traslitterare da lingue nobili e a patto che corrisponda ad un'aspirazione effettiva. Ad esempio, al-hamdu liLlahi uà-sciucruliLlah (bellissima lode all'Unico, nella quale le buone maniere impongono che il "grazie" di sciùcr vada posposto alla "lode" di hamd, affinché non sembri un ringraziamento a posteriori, cioè per grazia ricevuta).
29/04/2008

Caro Asno,
ancora a proposito del post di Miguel (cfr. ©), c'è da dire che effettivamente quel che accomuna gran parte degli utenti questo «spammo» - come dice la quattrenne che presumo esser figlia di Miguel stesso - è la labilità. Chiamala inconsistenza, volubilità, leggerezza, menefreghismo, inaffidabilità, pensala causata dall'eccesso di stimoli ("un post al giorno leva il medico di torno", "i commenti son come le ciliegie, 'ché l'uno tira l'altro") o dall'obiettivo scadimento della qualità umana di quest'ultimo quarto di girotondo, sta di fatto che ci stiamo volatilizzando come gli atomi di quel fessacchiotto di Democrito.*
Naturalmente né tu né io siamo esenti da questa malattia, che potremmo anche definire pura e semplice disintegrazione di un individuo che, lungi dall'essere indivisibile, avendo perso il proprio centro di autoaggregazione, di volta in volta si sfalda in sotto-personalità sempre più parziali (e perciò sempre più infantili).
Se ne fossimo esenti, come potremmo diagnosticarla?
Chi non ha mai sniffato non può riconoscere uno sniffatore.
Su ciò vedi l'assioma del petente di Pozzuoli (cfr. ©), che, per due bestie da soma come noi, è abbastanza pertinente. La differenza che passa tra lo stare in groppa a un quadrupede e lo stargli dietro, lo sai, è che in questo caso l'ultimo tanfo non è mai l'ultimo.

* Criminale, più che fessacchiotto. Prima si inventò l'esistenza del vuoto, ovvero la presenza di una assenza, poi quella del caso. Si può ben dire che la modernità l'ha partorita lui, fecondato artificialmente come fu da chissà quale venticello puzzolente. Come ci si può immaginare il vuoto? Nel peggiore dei casi, se sei orbo, puoi dire che non vedi di che cosa è pieno, quello che tu chiami vuoto. Il sacro Corano (XIII, 11) spiega che "ci sono angeli sia davanti che di dietro ad ogni uomo" e il Profeta (s) aggiunge - riferisce Jabir (r), riportato da Tabarani - che "non c'è neppure un palmo, né di terra, né di cielo, che non sia occupato da un angelo in piedi, in ginocchio o prosternato".

Bi salama.
Gammal
24/04/2008

Caro Gammal,
che fine hai fatto? Mi sa che, tra un orto pedemontano e un giardino magrebino, mi sono giocato lu cumpare mie. Meno male che c'è Jam, a fare le tue veci. Purtroppo è distratta quanto te, perché non m'ha ancora risposto: come si dice "ragione", in arabo? Tafkir?
A proposito di solleciti, anche tu sei in arretrato. Mi devi una risposta alle domande finali del post del 6 (cfr. ©) e del 21 (cfr. ©) febbraio scorso. Qualora voglia rispondere anche Jam, è la benvenuta.

Ho letto la tua di ieri. Grazie per aver citato quei passi di E. Galoppini, che inquadrano il viaggio pontificio in una luce nuova. Ci si era già soffermato l'illustrissimo duca (cfr. ©), su quei risvolti impliciti. Ed anche il buon Andrea (cfr. ©) aveva evidenziato "un'assenza apparecchiata per cena". Vedi fin dove può arrivare il potere finanziario? O ti incastra con la Lewinsky di turno (e poi ti ricatta) o ti punta addosso un Agca, un Oswald e simili. Il sedici [e più] volte Benedetto non teme per sé, questo è sicuro, ma per la Chiesa tutta.
Torniamo a noi. Ottimo, quel post di Miguel. Quando uno si libera delle pastoie etiche, si sfrena cioè dal freno inibitore della religione avita, tira fuori il peggio di sé. Un peggio di sé che, per giunta, non ha alcunché di personale: più si cala verso il basso, più ci si avvicina alla materia indifferenziata. In questo senso, Miguel ha perfettamente ragione: più si è liberi, più si è schiavi.
Alla libertà vera, ovvero alla liberazione, non si arriva lasciandosi andare, bensì stringendo i freni. Del resto, se è vero che il corpo è la prigione dell'anima, solo imprigionando il corpo si può sprigionare l'anima.
A ben vedere, questo è il noblesse oblige ("obbligo della nobiltà" e "nobiltà dell'obbligo"). Il nobile è colui il quale è gravato dal maggior numero di catene possibile: catene che lo vincolano verso l'alto al suo superiore (Padre, Maestro, Signore, Re, Papa e - last but not least - Dio) e catene che lo vincolano, verso il basso, a coloro che da lui dipendono, dai figli alla moglie, dai subalterni agli allievi, dai poveri ai deboli e così via. Catene, links da rispettare.


Col che, torniamo ai blog. Grazie ancora a Petrus, che ci ha ricordato come il noblesse oblige non sia altro, in fondo, che rispetto nei propri stessi riguardi. Chi si incatena da sé, quegli si libera. Chi si libera e si scatena, quegli s'incattivisce.

La pace sia con te, nobiluomo.
Asno
23/04/2008

Caro Asno,
ti segnalo tre link ad articoli diversissimi tra loro, ma solo all'apparenza. Tutti concordano, infatti, nel denunciare lo strapotere mediatico di cui, quasi sempre inconsapevolmente, ciascuno di noi è vittima.

Il primo è di Miguel (Le grandi domande II, cfr. ©), che definisce il blog un "caso estremo di individualizzazione o di atomizzazione". In effetti, atomo ed individuo sono sinonimi di "non divisibile [ulteriormente]". Il bello del suo pezzo, però, è nel chiarire che "più si è individualizzati, più si diventa uguali agli altri. Infatti, il massimo di individualizzazione (o di 'libertà') è anche il massimo di impotenza, perché in ogni istante l'atomo si trova indifeso di fronte alla pressione circostante: se non esiste la possibilità di formare alcun blocco che opponga resistenza, ciascun individuo viene spinto" dove - concludo io - lo spinge la massa amorfa degli altri individui, spinta a sua volta dall'ipnosi collettiva dei media di regime.
Non mi dilungo nella citazione perché devi leggerlo tutto. Di mio aggiungo solo che il blocco di cui parla Miguel non è altro che la famiglia, la famiglia allargata ed infine la grande famiglia (la umma) dei credenti nell'Unico. Questo è il solo limite di Miguel, che, per quanto lucidissimo, nella sua laicità non riesce ad interpretare in chiave ultraterrena lo scontro in atto, ovvero a vedere nel potere mediatico (sovvenzionato dal potere finanziario) il potere di Satana.

Il secondo è di E. Galoppini (Bambino americano «miracolato», cfr. ©, presso FDF), che si sofferma sull'eccessiva risonanza data allo smarrimento ed al successivo ritrovamente, poche ore dopo, di un bambino americano dal nome ebreo. La cosa stupisce, in effetti. "Altri bambini non fanno mai «notizia», anche se «spariscono» in un altro modo: si pensi ai bambini palestinesi trucidati dall’esercito sionista, che non solo non sono mai l’argomento della «notizia d’apertura», ma vengono eufemisticamente contati tra i «morti palestinesi»".
Qual è il trucco, allora? "Quello che resta impresso è che il bambino americano è scomparso in Vaticano e poi è ricomparso in via Vittorio Veneto, dove c’è l’ambasciata degli Stati Uniti. Si consideri che un bambino è il simbolo dell’innocenza, e tutti sono turbati dalla scomparsa di un bambino. Ovviamente, il luogo in cui un bambino scompare non viene percepito come un «bel posto». Questo «brutto posto» è il Vaticano.
A questo punto bisogna ricordarsi che proprio in quei giorni il Papa era negli Stati Uniti, dove ha riscosso un notevole successo, soprattutto nel recuperare una situazione difficile per la Chiesa, dopo lo «scandalo dei preti pedofili», vicenda che al di là di qualche possibile caso di pedofilia in abito talare ha assunto le dimensioni di un affare di tipo diverso: un «affare di Stato». O una macchinazione ordita per ricattare un ambiente da imbarcare nello «scontro di civiltà». Il bambino, si ricordi, è la vittima della pedofilia.
Quindi il bambino americano rappresentava tutti i bambini americani vittime dei mostruosi «preti pedofili». Infatti, «è sparito in Vaticano»; e dove «riappare»?
All’ambasciata americana".
Ti dirò che m'ha fatto piacere leggere questo brano, perché la visita papale a quel satanista notorio che è Bush, burattino a capo di uno stato che ieri (quarant'anni fa, per l'esattezza) ha ufficializzato e che domani imporrà con la forza sull'intero pianeta la cosiddetta «chiesa di Satana», non m'è piaciuta affatto. E passi Ratisbona - mi sono detto - e passi pure Magdi Allam (due casi di pronta strumentalizzazione mediatica, in senso antimusulmano, di quella che voglio credere ingenuità), ma una terza gaffe è troppo. Così, invece, un'attenuante c'è. E. Galoppini conclude infatti col dire che l'avvertimento è chiarissimo: «Occhio che se sgarrate facciamo scoppiare un altro scandalo dei preti pedofili».

Il terzo è il migliore, del buon Petrus (Contro la volgarizzazione, cfr. ©). Citando sant'Agostino, a proposito della dottrina iniziatica, premette che, "da un lato, simili verità non sono facilmente comprese se non da quanti, purificandosi da ogni vizio, si siano elevati a un certo diverso, più che umano modo di vivere; dall’altro lato, si macchia di una colpa non lieve chiunque, sapendo queste verità, abbia voluto insegnarle ad individui qualsiasi". E tu sai meglio di me quanti blog si macchino di questa colpa. Ma, tornando a Petrus, devi leggere per intero anche questo post, la cui chiusa è molto bella perché sintetizza ciò a cui si attengono, tra tanti bipedi (magari alati), anche due quadrupedi come noi: prepararci al ritorno di Isa/Gesù "senza entrare in polemica con nessuno, senza perdere tempo in apologetiche diatribe che lasciano il tempo che trovano, bensì conservando intatto il discernimento del bene e del male".

Ma'as salama.
Gammal
22/04/2008

Caro Gammal,
l'usura del tempo ha fatto 'sì che il tempo dell'usura sia quello in cui pastorizia e agricoltura, di fatto, coincidano in una sola nostalgia. Voglio dire che la Banca mondiale, erede sia del mercante nomade che dell'usuraio stanziale, ha relegato nel mondo dei ricordi non solo il pecoraio Abele, ma anche Caino il contadino.
Al riguardo, ti prego di leggere quattro versi presso L'agliuto (cfr. ©).



E pensare che la spiga di grano era l'oggetto di meditazione per eccellenza, nei misteri eleusini. "Si le grain ne meurt - diceva Gide - come fa a risorgere?". Siamo riusciti a sterilizzare anche il grano, dopo l'uomo. L'uomo occidentale, s'intende. Per dir meglio, l'uomo ateo occidentale. Cristiani e musulmani (più questi che quelli, in verità), grazie a Dio, continuano a riprodursi.

Pace a te.
Asno
21/04/2008

Caro Asno,
per essere due bestie da soma, tu ed io, siamo ancora abbastanza validi. Validi ed intercambiabili, sembra, visto che più d'un post a firma tua in realtà l'ho scritto io. E viceversa, ovviamente.
Ancora validi, dicevo, ad onta degli oltre ventidue lustri che totalizziamo.* Se si arruolasse anche Jam, nel nostro caravanserraglio, mi sa che raggiungiamo i trenta lustri. Certo, aerea com'è, non potrà fare né il ciuccio, né il cammello. Chissà se è disposta a fare la capretta, lei che ama arrampicarsi tra una capriola e l'altra lungo le capriate delle montagne tibetane? In fondo, anche il lama (benché classificato come camelide) sembra una capra. Le mettiamo uno zainetto sulle spalle, alla povera Jam, e ne facciamo un'agile e aggraziata bestiola da soma.


* Bel termine, «lustro», per indicare un quinquennio, vero? Eppure nessun dizionario etimologico ti sa spiegare il perché (c'è chi - cfr. © - lo associa al censimento quinquennale latino e chi - cfr. © - ne fa un equivalente della finanziaria moderna, oggi annuale e ieri lustrale, appunto, perché ti lasciava con la coscienza [e con la borsa] pulita). La spiegazione è molto più semplice: i cinque anni che compongono il lustro sono i cosiddetti «grandi anni», della durata di circa 13.000 anni ciascuno (la metà, cioè, d'una intera precessione equinoziale), dimodoché il lustro copre un periodo di più o meno 65.000 anni, ovvero un manvantara. E alla fine di ogni manvantara, come sai, il buon Dio fa le pulizie di Pasqua e linda e lustra una volta con l'acqua e una volta col fuoco, purificando Madre Terra da tutta la nostra immondizia. Ora, come «purificazione» è dal greco pyr ("fuoco"), così l'acqua lustrale illustra sia la storia istoriata dei millenni passati che la storia illustrata [con disegni, fumetti, cartoon, telefilm e kolossal di eccezionale rilevanza scientifica] di quelli futuri. E stavolta tocca al settimo manvantara, quello del giro di boa. Sarà un'illustrissima perlustrazione.

E tu non pensar male, somaro che non sei altro. Lo sai che non bevo. Quel che berrei volentieri è invece il soma indù, ovvero lo haoma persiano, insomma l'ambrosia greca. Del vino cristiano, no, non posso berne (anche se tu lo consideri sangue divino versato dal calice del Graal).
Di palo in frasca, anzi - come dice Jam - "di frasca in fiasco" (cfr. ©, commento n° 38), ti lascio con un tributo alla bellezza femminile.
- Davvero il vino addolcisce le fattezze. Tu, per esempio, sei già più bella di prima.
- Ma io non sto bevendo vino.
- Tu no, ma io sì.

Bi salama.
Gammal