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regole

Non contraddire chi può dispiacersene.
Se è possibile, elogia; se no, taci.
Pensa sottratte a Lui le lodi rivolte a te.

chestertonate

Il dogmatismo unisce, come una frontiera collega. Quanti magnanimi musulmani e quanti nobili cristiani sono stati più vicini gli uni agli altri, nel loro rispettivo dogmatismo, di tanti agnostici senza un credo, senza una dottrina e, in una parola, senza una casa? Un dogma è come l'ancora per una barca e come il picchetto per una tenda; il contrario di una dogma è un vago ideale, una barca alla deriva, una tenda in balìa del vento. Che un pollo possa esser mangiato e che un uomo no, è un dogma. Che tutto possa esser mangiato (almeno finché il senno di poi non ne prova la tossicità) è il contrario di un dogma. Torneremo a cibarci di carne umana, in assenza del dogma che lo vieta? È probabile, anche perché la carne umana, purtroppo, non è tossica.

Chi comincia col combattere la fede, in nome della liberta della ragione, finirà col combattere la libertà, in nome della fede nella ragione.

La grande marcia della falsificazione proseguirà. Tutto sarà negato. Sarà una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che in estate le foglie sono verdi. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli, dichiarati impossibili dall'ateo, con il coraggio del devoto. Saremo tra quanti hanno creduto, pur avendo visto.

Se l'anarchico fosse coerente, dovrebbe apprezzare il disordine anche al suo interno, anziché pretendere, dentro di lui, un rispetto così ferreo della gerarchia da giustificare il ricorso, in caso di disordine, all'olio di ricino.

memorandum

Magnopere curandum est id ut teneatur quod ubique, quod semper et quod ab omnibus creditum est (cfr. ©).

Nam res ipsa, quae nunc christiana religio nuncupatur, erat et apud antiquos nec defuit ab initio generis humani, quo usque ipse Christus veniret in carne, unde vera religio, quae iam erat, coepit appellari christiana (cfr. ©).
15/10/2009

Caro Asno,
ieri mi trovavo presso l'assicuratore, per pagare i balzelli delle due o tre macchine a
me intestate. Tassa obbligatoria, perché sai bene quanto sia peccaminosa
un'assicurazione. Quasi che Lui non basti.
Vabbè, tornando all'assicuratore (che pure è un bravo giovine), aveva voglia di
chiacchierare e, tra una fesseria e l'altra, gli scappa detto che "le religioni organizzate
non possono rispondere a troppe domande".
In compenso, m'ha consigliato un sito - che non ti riferisco, perché mi son guardato
bene dal visitarlo - nel quale "medium in costante contatto con presenze extraterrestri"
hanno dette risposte.
Ho taciuto. Non ho la stoffa del proselitista. Che Allah abbia pietà di lui. Ho però
pensato alla tua Chiesa e mi son detto che fu un grave errore bruciare solo Giordano
Bruno. Errore più grave, l'averne chiesto scusa. Bisognava bruciare anche Galileo e,
dopo di lui, decine di altri farabutti capaci di porsi domande senza risposta, domande
cioè la cui risposta non è nel Corano, ovvero nel Vangelo. Bruciare con amore,
s'intende (lo stesso amore che il Bellarmino usò col Bruno).
Domande senza risposta? Questo è solo orgoglio, stupido orgoglio. E per estirparlo ci
vuole il fuoco. D'altronde, meglio questo fuoco di quello. O no?

Bi salama.
Gammal
25/08/2009

Caro Gammal,
dice bene Zaccheo. Bisognerebbe esprimersi solo in aforismi.
Nel peggiore - ma insieme nel più semplice - dei casi, in meteorismi. Ci vuole leggerezza, per sgravarsi almeno un po' del pondo corporale. Del resto, l'anima è "vento". E lo spirito è il "soffio" divino.
Come dicevamo ridendo, se il buon Dio ci ha dotati di un intestino e del relativo contenuto, perché disprezzare quella merda che è pur sempre l'anagramma di «madre»? Inoltre, last but not least, in questo sacco di merda ci Si è infilato pure Lui, per Sua insondabile volontà. Meraviglia delle meraviglie.
Sul tema, tanto per far arrabbiare Zaccheo, che non vedo l'ora di abbracciare a metà settembre, in quel di Bologna, voglio ricordarti l'aforisma n° 29 del Vangelo di Tomaso. "Se la carne perviene all'esistenza grazie allo spirito, è una meraviglia. Se lo spirito perviene all'esistenza grazie alla carne,* è una meraviglia delle meraviglie. Ed anch'io continuo a stupirmi, vedendo quale e quanta ricchezza abbia preso alloggio in una così povera dimora".

* È il Salvatore che parla, giocando sulla differenza tra essenza ed esistenza (la stessa che divide il verbo essere dal verbo stare). In effetti, consistendo l'esistere nella dipendenza dall'Essere, chiedersi se Dio esista è quasi una bestemmia. Ma il Signore chiuderà un occhio ed un orecchio, visto che ci ha permesso di storpiare il verbo essere con un futuro ed un passato assurdi. L'Essere è e basta. Tant'è che, trovatici con le pezze al culo, per il participio passato abbiamo dovuto servirci del verbo stare.

E mo' che tag gli metto, a 'sto post d'un vecchio rimbambito [dai medici]? A proposito di meteorismi, le bolle d'aria dell'Agliuto (cfr. ©) continuano.

La Pace sia con te.
Asno
19/08/2009

Caro Asno,
grazie per gli auguri. Quest'anno càpita bene, il santo Ramadan, perché si è in ferie. Sai, quando si lavora senza mangiare e senza bere, finché non tramonta il sole... Se penso che anche la vostra Quaresima era altrettanto dura, m'arrabbio quante te. Perché - parlo pure di noi musulmani - ci siamo lasciati privare di queste piccole penitenze?
È il progresso. Di Satana.
Di palo in frasca a mia volta, come la passera turpiloquace alla quale alludi nella tua ultima, vedo che parli di te come del «de cujus», termine notarile riferentesi a colui il quale è passato a miglior vita. Bene, passato o trapassato, prossimo o remoto, devi sapere che il siciliano «burriccare» (o vurricari) significa "seppellire", il che non è privo di nessi col to bury inglese.* E allora? Allora il burricco sardo, gemello del burro spagnolo, è l'asino rosso dell'oltretomba tibetano.

* E che ne dici dell'abburetare ("avvolgere") centro-meridionale? Chi si avvolge in fasce, se non un morto o un neonato?

Minchia. Sei morto e non lo sai. Ma non grattarti laddove non batte il sole, perché ciò all'asino provoca effetti mirabolanti, anche se morto. Tornando al vurricari, ti mando una celebre filastrocca sicula.
______________________

C’era 'na vota 'npoviru piscaturi
c’avia tri misi ca nun piscava nenti
s’arrivurgiu allu santu patriarca
dopu tri jorna affunnau cu' tutta a varca.

C’era 'na vota 'npoviru muraturi
c’avia tri misi ca nun faciva nenti
s’arrivurgiu allu santu prutitturi
dopu tri jorna cascau du 'mpalcaturi.

C’era 'na vota 'n poviru becchinu
c’avia tri misi ca nun faciva nenti
s’arrivurgiu allu santu di l’altari
dopu tri jorna lu ieru a vurricari.

______________________

Affinché tu non abbia a darmi dello screanzato, come tuo solito, ti mando anche il ritornello della filastrocca medesima. E te lo mando nelle tre versioni autorizzate dalla tradizione.
______________________

Viri chi dannu ca fannu i babbaluci,
ca cu' li corna ammuttanu i balati;
si unn'era lestu a ghiccàricci 'na vuci
viri chi dannu ca fannu i babbaluci.

Viri chi dannu, chi fannu i babbaluci
nca cu' li corna spincinu i balati;
su unniera liestu a ghiccarici 'na vuci,
viri chi dannu chi fannu i babbaluci.

Viri cchi dannu ca fanu i babbaluci
ca cu li corna smovunu i balati;
su nn’era lestu a jittaricci na vuci
viri cchi dannu ca fanu i babbaluci.
______________________


Ma'as salama.
Gammal


P.S. Posso dare anch'io un bacio a Rosanna? È vero che sono più basso e - dici tu - più brutto di te, ma sono peraltro più giovane di ben sei anni. Nel dubbio, ci provo. Smack (anche i cammelli fanno smack).
18/08/2009

Caro Gammal,
auguro un buon Ramadan presso i fratelli turchi a te ed a tua moglie. Buono, cioè lieto, ma soprattutto santo. Mi manca questa partecipazione collettiva alle feste comandate. Ce l'hanno scippata i liberatori dal culo a stelle e a strisce. Ma prima o poi lo troveranno, un cazzo a tinta unita che li impali.
Tu sai che il turpiloquio disturba anche me.
Ma quando il gioco non vieta i colpi bassi, che fai? O non giochi - il che è quanto dovremmo fare noi anziani - o colpisci basso pure tu. E allora, finché posso, continuo a sognare. Sognare non solo l'impalamento, ma quell'altra atrocità consistente nel legare un vaso al culo del condannato a morte. Quale morte? Quella del topo, chiuso in detto vaso, che trova l'unica via d'uscita nell'orifizio delle meraviglie, e quella del gaudente, che alfine gusta una penetrazione definitiva.
Perdonami.
Sragiono.
È che, se fino ad ieri m'infuriavo nel sentir parlare di polizze "disdettate", oggi penso ad una rosa "vellutata". Come sai, già «velluto» significa "coperto di vello, ovvero di lanugine". E allora «vellutato», anziché velluto, equivale a «disdettato», invece di disdetto. Uno s'imbestialisce. Se pensi al povero Confucio, che già qualche anno fa voleva restituire alle parole il loro significato autentico (ed all'uopo prevedeva pene severissime, morte non esclusa, per chi abusasse del lessico), capisci bene che siamo alla frutta. Per l'esattezza, alle mele. Mala tempora, infatti. Tempo di mele, tempo di chiappe. Ma c'è un topo per tutti.
Me compreso, certo.
Ieri parlavo con una dottoressa bolognese, lamentando tutti i malesseri possibili, tranne quello delle mestruazioni. Risposta: "con la chemio può accadere di tutto". Ma ti rendi conto? Fino ad ieri facevano chirurgia solo i conciaossa ed i cavadenti, sive barbieri, lasciando all'erborista l'intervento sugli organi più misteriosi. Ed oggi? Questi squartano, amputano e rattoppano, senza capirci un cazzo, come se niente fudesse.
Salto di palo in frasca, come un passero per il quale non puoi far altro che pregare.
Pubblico due foto del matrimonio della figlia. La prima (cfr. ©) ritrae i due sposi mentre escono dalla loro modesta dimora. La seconda (cfr. ©), per chi vi abbia interesse, mostra anche le fattezze del de cujus, che è il solo senza capelli.
A proposito del de cujus, chi l'avrebbe mai detto che un asino potesse avere maggior statura di un cammello? Solo un ciuccio di Martinafranca poteva ambire a tanto. Al riguardo, sappi che il ciuccio napoletano è azzurro e che - come ben dice la bandiera dei gloriosi NCCP, Fausta Vetere - l'azzurro di Napoli è l'azzurro del manto della Vergine.

La Pace sia con te.
Asno


P.S. Un bacio a Rosanna, se mi legge.
04/08/2009

Caro Asno,
le nostre conversazioni felsinee mi sono parse non prive di interesse,* tant'è che ne riporto alcune ad usum delfini, merluzzi e squali.

* Ho indagato nella Wikipedia, circa l'aggettivo. Felsina è la storpiatura latina dell'etrusco Velzna (non privo di correlazioni con la Bolsena in cui tua moglie pratica lo sci nautico). Bononia è invece latino tout court. Ma ti rinvio alla fonte (cfr. ©).

La rossa Bologna, rossa architettonicamente e non - come pensavi tu - politicamente, ci ha visto ridere sul Berlusca ("mi chiedo se sia logicamente ammissibile, per chi si considera democratico, non accettare il parere di una maggioranza che, manipolata o addirittura inebetita finché si vuole, ha appunto votato il Berlusca in questione") e sulla democrazia moderna, quella classica essendo di fatto una relativamente ampia ("un votante ogni mille indigeni, aborigeni esclusi") oligarchia aristocratica.
C'è venuto da dire che i soli esempi funzionali di democrazia moderna siano il palestinese, in cui musulmani e cristiani hanno votato quasi all'unanimità per Hamas, e l'iraniano, dove per invocare il broglio 10 milioni di schede contraffatte sembrano un po' troppe. Guarda caso, si tratta di due esempi negati dal democraticissimo Occidente. E pensare che hanno votato per Ahmadinejad perfino gli ebrei iraniani. Tanto di cappello.
D'altra parte, se la sinistra attuale va dall'OBAMANIFESTO al D'Alema bombardatore del Kosovo e dalla Bonino liberatrice delle donne afgane al Bertinight (stendendo un velo pietoso su Waltdisney Veltroni), la destra da chi è rappresentata? Da un Fini-kippà? O da un Alemanno che conferisce il titolo di civis romanus all'unico prigioniero di guerra catturato da palestinesi armati di sassi, kassam e bastoni?
Abbiamo riso, ma solo perché Lui permette tutto ciò.
Eppure, perché piangere?
Facciamoci un bello shampoo alle olive. Ciascuno alle sue, certo.

Abbiamo concordato anche nel fissare l'inizio della fine intorno al Trecento, in quel toscano fiorire dell'usura che vide la Banca prepararsi a prendere il posto prima dello Stato e poi della Chiesa. Chissà perché tossico e tosco (cioè "toscano", in italiano arcaico) coincidono?
Prendere il posto prima dello Stato e poi della Chiesa, ci siamo detti. In qual modo? Distruggendo la fiducia millenaria verso il califfo, nel mio caso (l'unico pallido rappresentante il quale è il già citato Ahmadinejad), o verso l'imperatore. In entrambi i casi, verso un paterfamilias devoto a Dio ed al di Lui portavoce terreno.
Un paterfamilias al quale tributare devozione filiale, la stessa devozione che spinse il plebeo borbonico a trucidare i trecento rivoluzionari "giovani e forti" di Sapri.
La Banca, insomma, s'è aperta la strada a suon di rivoluzioni (politiche, sessuali, scientifiche, ecc.). Abbiamo riso a denti stretti, dicendo che dovunque c'è odor di nuovo c'è puzza di merda. Di Satana, of course.

Parlavi del Borbone, ultimo esempio nostrano - mutatis mutandis - di califfo devoto all'ayatollah. La Banca gli ha sostituito il Savoia, monarca illegittimo che tuttavia la Chiesa ha infine riconosciuto. Ed il popolo ha obbedito, come ogni buon figliolo, mandando i suoi figli a morire per l'unità di un'Italia che chiamò perché "siam pronti alla morte". Ma la Banca, insaziabile, ha tolto di mezzo pure il savoiardo ed ha messo al suo posto quel crumiro - per restare ai biscotti - del presidente. Figura insignificante, laica, effimera, servita solo a recitare il nuovo mantra per cui "l'Europa chiamò". E chi se ne fotte dell'Europa? Eppure, anche stavolta, per la salvezza dell'anima dei fedeli, la Chiesa ha riconosciuto questo scialbo surrogato del paterfamilias.
Abbiamo concluso come segue: la tragedia dei tempi ultimi consiste nel dover rispettare un superiore gerarchico che formalmente è legittimo, ma che sostanzialmente (palesemente, evidentemente, innegabilmente) è un lurido figlio di puttana. Che ciò valga anche per il paterfamilias vero e proprio è questione che ogni malcapitato lettore risolverà per sé.
Del resto, vecchio mio, che san Petronio ci aiuti (e che san Silvestro, che el xe el santo che chiude l'ano, protegga il culo anche a noi), tu ed io siamo sicuri d'esser migliori di Prodi?

Mortadella o salame, Allahu akbar. Bi salama.
Gammal
01/07/2009

Caro Gammal,
grazie per le belle cose che mi dici. Talmente belle, che parte delle ultime tue righe scrittemi in privato la voglio render pubblica.
"Spero tu non soffra troppo e che Dio ti aiuti a sopportare tutto. Fa 'innamal 'usri y'usra ('nel difficile c'è il facile'). Dio lo ripete spesso nel Corano. E nulla di quanto si soffre va perduto, serve da espiazione".
È vero, col Suo aiuto, nel difficile c'è il facile.
M'ero scordato di questo passo. La bellezza del Corano è pari a quella del Vangelo, tant'è che -.come sai - se non fossi cattolico sarei musulmano. Ma forse non c'è molta differenza, se pensi ai cristiani di Gaza (cfr. ©).

Sì, voglio vederti qui al Rizzoli, intorno al 20 luglio. Pensa che partirò da Roma in treno ed in solitudine, cioè senza la moglie, espressamente per star tranquillo con te. Volendo, giacché in chemio si ha diritto all'accompagnamento, potrai pernottare accanto a me. Non si tratta di un quattro stelle, ma il vitto e l'alloggio sono più che decorosi. Ovviamente, non parliamo di camere singole, ma con due letti (o quattro, nell'eventualità di due accompagnatori).

Ti stai riabituando a vomitatine e pannolini? Bravo nonno. Chissà se il Cielo lo concederà anche a me, visto che la Provvidenza ha fatto in modo che la mia attuale permanenza a Roma coincida col matrimonio della figlia?
Che meraviglia. Allora non era un fuoco di paglia. È perciò che la triglia ballava la quadriglia con la biglia.
Di palo in frasca, i versi erano l'unica espressione formale consentita, fino ad ieri. Sai che nel viterbese, quand'ero piccolissimo (diciamo, un secolo fa), usava ancora il cosiddetto «contrasto»? Cos'era? Un pubblico botta e risposta, nella pubblica piazza, rigorosamente in rima e rispettoso della metrica, improvvisato tra due sfidanti. Ne ricordo ancora un fulgido esempio.
- Tu, che sei poeta in nome ed in fatti
dimmi quante unghie han centomila gatti.
- E tu, che sei poeta d'alti ingegni,
attaccateli al culo e conta i segni.

Bene. Quanto sopra per dirti che la festa continua. Anche con un dito solo, anche tra un vomito e l'altro, imperterrito, L'agliuto va avanti (cfr. ©).

La Pace sia con te.
Asno
08/05/2009

Caro Asno,
oggi spiegherotti in brieve l'importanza della verginità, premessa fondamentale sia del buon matrimonio che dello scassamento lecito. Intanto, circa quest'ultimo, occorre far luce sull'origine del termine scassacazzo e, all'uopo, ci serviremo di un sonetto caudato anonimo (ma attribuito al grande Salvatore Di Giacomo).

I' credo ca sarrà 'nu giuramento
c'avarrà fatto 'sta mogliera mia,
chill'e me scassà' 'o cazzo ogne mumento,
'e juorno, 'e sera, 'e notte. È 'na manìa.
Però io penzo ca nun è sul' essa
pecché, cu quanta amice aggio parlato,
ognuno ha ditto "Ma mia moglie è 'a stessa",
quindi ccà 'nce starrà 'nu cummitato
ca certamente 'e 'mpara 'a lezïone,
diversamente nun se pô spiegà.
Me pare 'o riturnello 'e 'na canzone
ca s'o 'mparane primm' 'e î a spusà.

Farrà sicuramente: "M'hê scassata 'a fessa a mme?
E mo', naturalmente, i' scasso 'o cazzo a tte".


Ciò premesso, se ne deduce di leggieri 1) che scassare il cazzo significa rendere pen per ficaccia e 2) che trattasi d'arte concessa solo ad una moglie che siasi serbata vergine fino all'incontro col suo legittimo sposo. Ergo, lo scassamento operato da qualsivoglia figura alternativa ad una moglie pre-matrimonialmente illibata (o, nel peggiore dei casi, non pre-libata da soggetti diversi da colui che in seguito la condurrà all'altare) è uno scassamento illegittimo.
Ora, quali sono le conseguenze giuridiche del proto-scassamento autorizzato, se non quelle che permettono di scassare ope legis solo a chi venga scassato de jure? In parole povere, solo ad una coppia ortodossa di coniugi è lecito scassare, a lei letteralmente e metaforicamente, a lui solo virtualmente. Virtualmente, ma - in virtù dello scassamento effettuato una tantum letteralmente e sopportato ad libitum metaforicamente, in ambo i casi a norma di Legge - non perciò meno virtuosamente.

Triste corollario a quanto precede è constatare che il progresso, fautore del rilassamento dei costumi e del calo delle braghe, penalizzando la verginità ha depenalizzato lo scassamento illecito. Il risultato è sotto gli occhi di chiunque: scassa la nubile e scassa lo scapolo, scassa il divorziato e scassa la pluriconiugata, scassa la lesbica e scassa il gay. Tutti insieme, gay hardamente.

Bi salama.
Gammal


P.S. Dimenticavo di dirti che la mia presente è dovuta all'insulto fatto da quelli di Google (o - non sassi, né saper puossi - da quelli di Splinder) allo scarafone, qui. Chi li ha autorizzati a scassare il cazzo coi loro annunci? Secondo me, qualche frammassone ci ha messo lo zampone.
25/02/2009

Caro Gammal,
dopo lungo ruminare, ho finalmente digerito il rospo.
Non poteva finire altrimenti, peraltro, perché un cattolico che contraddica il Papa non è cattolico; se così non fosse, quale sarebbe la differenza tra me ed un protestante?
Va tutto bene, sicché. È bastato accettare le novità post-conciliari, dall'Antica Alleanza "mai revocata" (1981) ai "Fratelli maggiori nella fede" (1986). Maggiori - così Giovanni Paolo II - nel senso ontologico di "prediletti" (cfr. ©), oltre che in senso cronologico. Prediletti da noi cristiani, s'intende.
Va tutto bene. Benissimo.
Inoltre, se i fratelli maggiori sono definiti da Benedetto XVI "destinatari della Prima Alleanza" (cfr. ©), anziché dell'Antica, se ne deduce che adesso noi cristiani siamo destinatari della Seconda, non più della Nuova [che sostituisce la precedente]. Ergo, se la prima è tuttora valida, come una polizza assicurativa mai disdetta dal Padreterno, ferma restando la validità della seconda, dev'esser valida anche la terza.

 

Vedi il bello di un'aggettivazione appropriata? Laddove una Novissima Alleanza avrebbe stonato, una Terza Alleanza coi musulmani suona bene.
Esulta, dunque, vecchio mio, fratello minore di tuo fratello mezzano.* Come non c'è più bisogno di pregare pro perfidis judaeis, ormai fratelli prediletti, così non occorre più sperare nella conversione di quei birbanti di musulmani, ormai fratelli diletti.
Era ora. Lakum dinukum waliya din, "a te la tua Alleanza, al giudeo la sua e a me la mia". È la Triplice Santa Alleanza.

* Il mezzano sarei io, che sto tra il fratello minore muslimmo ed il fratello maggiore giudeo come il buco del culo sta tra la chiappa destra e quella sinistra. Non è una situazione lusinghiera, ma soddisfa l'innata esigenza d'umiltà del buon cristiano. D'altronde in parecchie lingue l'asino e l'ano vanno di pari passo.

La Pace sia con te.
Asno
23/02/2009

Caro Asno,
chiedo scusa se uso il blog come il telefono o le poste per salutarti e augurarti buone novelle.
D'altronde chi può dire quale sia il modo giusto e appropriato di usare questo genere di strumento?
Cerca di guarire se sei malato. Ma non troppo da dimenticare che lo eri, poiché la malattia, se non mortale, a volte serve a tener compagnia al cuore e a freno l'anima.
A proposito di anima, ieri ho udito tramandare una bella tradizione.

Dopo che Dio creò la prima anima (il suo "prototipo" se vogliamo dirla così) volle vederla e interrogarla. Dio dunque le chiese: "Chi sono Io?"
L'anima rispose impavida: "Chi sei Tu? E io allora, chi mai sono io?"
Dio allora decise di condannarla a quarantamila anni di silenzio e meditazione affinché riflettesse sul suo operato. Passato quel tempo (e non sappiamo cosa siano quarantamila anni presso Dio) la riconvocò e di nuovo le chiese chi Egli fosse.
Solo allora l'anima, mordendo il freno, Lo riconobbe e rispose a testa bassa: "Tu sei la Verità, il Creatore di Ogni Cosa".

Bene fratello mio, vado al lavoro, 'ché mi hanno riarruolato nell'esercito del commercio. Anzi, meglio dire nella banda, per esser in sintonia coi tempi e con chi conduce le redini di questo mondo di pazzi. Al riguardo, presso Carlo - cfr. © - mi sa che sta per aprirsi un'interessantissima discussione monetaria. Comincia tu, a parteciparvi. Appena possono, intervengono anche i quattro zoccoli restanti.

Ma'as salama.
Gammal
11/02/2009

Caro Gammal,
hai notato la solerzia con la quale anche i cattolici che dispongono di "lingue potenti - per dirla con De Andrè - allenate a battere il tamburo" se ne servono, invece, per tutt'altro scopo? Perfino quando, in un sussulto di resipiscenza, s'arrischiano ad usarla verbalmente, subito ripiegano sulla funzione emolliente o, quanto meno, su quella lubrificante.*
E così titillano, lappano e umettano di bave.
Con tutto 'sto sciacquettìo, davvero corrono il rischio di annegare la Shoà in un mare di saliva.

* Ho scritto «ripiegano», ma avrei dovuto scriver «srotolano» (a mo' di lingua di Menelik). Altrettanto potrebbe dirsi per la supposta «funzione lubrificante», del tutto incongrua in tali condizioni ("Oh! Dolci baci! - canta Cavaradossi - Oh! Languide carenze!"). Incongrua, dicevo, a meno che l'effetto voluto non sia quello lustrale, lustrante ed illustrativo dello Shoà-shine. Ma si tratta di un effetto ormai paventato dagli stessi ebrei, almeno da quelli più avveduti, perché controproducente: "Yom Hashoa should be - cfr. © - the day when we commemorate the Shoa and do so tactfully and in age-appropriate ways. We should then teach our children to turn their gaze upward, away from the Holocaust, and live joyful, enriched, value-based, mission-oriented, full, and diverse Jewish lives. [...] We need a moratorium on Shoa education, on new Shoa exhibits and museums, and we must scale back what already exists in order to make room for the true essence of Judaism and the Jewish people to shine".

Secondo me il leccatore, in questo voler leccare più di quanto il leccato richieda, tradisce la propria concupiscenza. Concupiscenza, sì, perché ci dev'essere una componente erotica nel reiterare uno slurp dopo l'altro, forse sperando nel raggiungimento di quell'attimo supremo che Paolo Guzzanti chiama "Oh! Israele!".



La Pace sia con te.
Asno
04/02/2009

Caro Asno,
stendiamo un velo di silenzio, tu sulla gerarchia ecclesiastica ed io sulle confraternite sufi. Poiché saremo giudicati con lo stesso metro col quale giudichiamo, forse è meglio sospendere il giudizio. Parliamo d'altro.
Presso Gianluca Freda ho letto un'interessante analisi sulla Danimarca (cfr. ©), interessante sia perché l'analista non è un dotto sociologo, sia perché presenta una prospettiva diversa da quella che (se pensiamo a - cfr. © - Grecia, Irlanda, Bulgaria e Lettonia) potremmo pensare la nostra futura. Te ne sottopongo un ampio stralcio (pur rinviandoti comunque all'originale), perché mi ci autorizza la seguente bella riflessione di Massimo Mazzucco. "Se internet ha una forza - cfr. © - è nella molteplicità delle voci che cantano la stessa canzone. Tale molteplicità infatti scoraggia chiunque a tacitarne una in particolare, ben sapendo che altre mille le sopravviverebbero, più unite e rabbiose ancora".
Bene. Chi ora parla è un ex-poliziotto londinese.

[...] Sono cresciuto in una zona industriale del Galles del Sud e provengo dalla categoria dei “colletti blu”. Fino a non molto tempo fa, ero un sostenitore del procedimento “democratico” ed un conservatore accanito. Il mio risveglio iniziò con il mio trasferimento in questo piccolo e freddo paese del Nord. Fino ad allora, avevo sempre adottato un punto di vista omologato e benché, facendo l’agente a Londra, mi rendessi conto dei rapidi cambiamenti che stavano avvenendo nella società, non avevo però capito quanto questi cambiamenti fossero frutto di un disegno e di una progettazione controllata, piuttosto che di naturale “evoluzione”.
[...] La prima fastidiosa caratteristica che notai è l’abitudine dei danesi di raccontare agli altri quanto sia splendida la Danimarca e quanto ogni cosa sia migliore qui che in altri posti. Iniziai a chiedermi il motivo di questo orgoglio per tutto ciò che è danese. La varietà e la qualità del cibo non era nemmeno paragonabile a quella inglese. Le infrastrutture pubbliche erano inadeguate e terribilmente lente. Il monopolio dominava ogni settore degli affari. Nessuna competizione, in nessun campo. Prodotti danesi e solo prodotti danesi [...]. Il costo della vita era pari ad almeno 2-3 volte quello della Gran Bretagna [...].
Le donne e le ragazze danesi, con poche eccezioni, hanno acquisito un aspetto quasi androgino e molte di loro sono ferocemente femministe nelle idee, nelle azioni e nel modo di fare. Gli uomini danesi sono per la maggior parte effeminati. [...] I danesi sorridono di rado e sono molto riservati, fino alla scortesia, eppure un recente sondaggio all’interno dell’Unione Europea mostra che sono il popolo più felice d’Europa. È questo che mi ha fatto mangiare la foglia.
[...] Tale è la natura insidiosa della società danese, che vanta la “libertà di parola” come diritto inalienabile (vedi il caso delle vignette su Maometto), ma allo stesso tempo condanna quella stessa “libertà di parola” nei forestieri e nei dissidenti.
[...] Verso la fine degli anni ’90 iniziai a capire fino a che punto la società danese fosse stata indottrinata. Ogni atteggiamento critico incontrava un dissenso feroce. Nessuno si lamentava mai di qualcosa che avesse natura ufficiale. Quasi tutte le persone che conoscevo, o che sentivo parlare in TV, sembravano credere che il governo danese desiderasse per loro solo cose buone. Che il carico fiscale in continua crescita fosse necessario e perfino un fatto positivo. Parliamo di una tassa sul reddito che è mediamente del 50% e di un’IVA al 25%. Questo livello di tassazione colpisce tutto, comprese le auto, le case, il cibo; insomma, qualunque cosa si possa immaginare di tassare viene tassato e anche di più. E tutti i prezzi salgono il 31 gennaio di ogni anno, immancabilmente. Tutto questo viene compreso e accettato senza fiatare dalla maggioranza delle persone.
[...] Avevo perso ogni amore per questo paese e a quel punto, pur senza sapere ancora nulla di “complotti globali”, dicevo agli amici delle cose tipo “Questi non sono persone, sono Ultracorpi” oppure “dev’esserci qualcosa nell’acqua, qui” e perfino “forse è nel cibo che mangiano”. Non sapevo ancora quanto fossi vicino alla verità. Poi iniziai a mettere insieme i tasselli: l’inerzia dei giovani, il conformismo dei cittadini. L’obbedienza cieca della popolazione. Una professione di apparente felicità in contrasto con l’atteggiamento avvilito della gente danese. Una visione ristretta del mondo intorno a loro, come di chi è isolato sotto una campana di vetro. Una condizione indotta di negazione nazionale, con cui si rifiutava di ammettere anche la sola possibilità che da qualche parte si potesse vivere meglio. E poi, il peggio in assoluto: l’ossessione dei danesi per il lavoro.
[...] L’acquiescenza e il conformismo acefali, l’androginia, l’atteggiamento totalmente passivo e irreattivo. Uno Stato sociale che pervade ogni cosa. Il lavaggio del cervello e la gerarchizzazione degli studenti all’interno del sistema educativo o, piuttosto, un “programma di indottrinamento” di Stato. Il ricorso alla “psicanalisi” per ogni forma di comportamento “antisociale”, che non è poi nient’altro che il coraggio di criticare pubblicamente lo Stato o di porre domande scomode o anche solo l’abitudine dei ragazzini di giocare in classe. La prescrizione di “pillole della felicità” alle cosiddette persone depresse, cioè, in altre parole, a chiunque inizi ad accorgersi di ciò che lo circonda. I Mass Media, l’Educazione di Stato, il Servizio Sanitario di Stato raccontano incessantemente sempre la stessa storia. La Danimarca è il miglior paese del mondo, i danesi sono i migliori in tutto. Tutte le cose danesi sono migliori di quelle non danesi. Tutto questo ha creato individui così “ammutoliti”, così impauriti, così passivi, così paradossalmente fieri, eppure palesemente affetti da un radicato complesso d’inferiorità. Arroganti, ma completamente privi di autostima.
[...] Qui non c’è bisogno di taser o di brutali metodi polizieschi. Non ci sono nemmeno troppe telecamere di sorveglianza. Se il governo dice di iniettare ai bambini questo o quel farmaco, i danesi lo faranno perché il governo ha detto loro di farlo. Quando verrà il momento di installare microchip sulle persone, lo Stato dirà ai danesi che è per il loro bene e loro acconsentiranno senza fare domande.

Forse, visto che noi italiani siamo caratterizzati da un'endemica disistima nei nostri stessi confronti e da una secolare diffidenza verso il governo che, di volta in volta, gli occupanti questo paese ci appioppano, chissà, la prospettiva danese è remota. Tuttavia, se pensi allo stivale che conoscevamo tu ed io, qualche decennio fa, dobbiamo ammettere che il progresso fa passi da gigante.

Ma'as salama.
Gammal
02/02/2009

Caro Gammal,
ci rimugino su da venerdì scorso. È un rospo troppo grosso.
Ho già verificato su Radio Vaticana (cfr. ©) e non riesco a dissentire dal buon Antonio (cfr. ©). Sai, se il dialogo dev'esser questo, allora ha ragione l'eccellentissimo duca di Gandìa (cfr. ©), nel proporre il più tradizionale dialogo sottostante.

GIUDICE: "Addì 18 febbraio 1809, accertato dai periti che il lavoro in discussione non è stato eseguito dal Piperno Aronne a regola d'arte; che, etiam, un antico portale è stato rovinato e diminuito sensibilmente nel suo valore originario; che, etiam, provato che il Piperno, di religione ebraica, per portare a termine quel lavoro è rimasto fuori del ghetto oltre la chiusura serale dei cancelli, il tribunale respinge le richieste di Piperno Aronne ebanista, nei confronti dell'eccellentissimo marchese Onofrio Del Grillo, e lo condanna alle spese di questo giudizio.
E per lite temeraria del reato contro disposizioni del coprifuoco, ad essere etiam esposto alla pubblica gogna."

ARONNE PIPERNO: "Pure!"

GIUDICE: "In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen."

In ogni caso, oggi come oggi, stando così le cose temo d'aver sbagliato, quanto meno, la scelta - si dice così? - dell'avatar.
Che il Cielo mi perdoni.

E che la Pace sia con te. Quanto a me, come la Titina, la cerco e non la trovo.
Asno
30/01/2009

Caro Asno,
ho visto una foto che m'ha proprio addolorato. È la terz'ultima di quelle con cui si apre Gaza, non si uccidono così anche i cammelli? (cfr. ©), articolo nel quale F. Grimaldi spiega come i valorosi militi israeliani, "per la frustrazione di non essere riusciti a penetrare nella città di Gaza neanche per pochi metri", si sono sfogati sugli animali rinchiusi nel locale zoo. Tutti terroristi di Hamas, evidentemente. D'altra parte, era inammissibile che quei morti di fame dei palestinesi si permettessero il lusso di uno zoo (cfr. ©).
Ma il prode gesto è stato emblematico, perché - afferma padre Musallam, parroco della Sacra Famiglia di Gaza (cfr. ©) - "Gaza non è solo una prigione per un milione e mezzo di abitanti, ma un grande zoo, dove siamo trattati come animali".
Tuttavia non è dei palestinesi d'oggi che voglio parlare, ma di quelli di domani. Dei miliardi di povere bestie, da soma e no, che siamo tutti noi, cioè. Tutti noi umani, intendo, quelli che detengono il potere essendo alieni. Solo un alieno, infatti, potrebbe trarre piacere dalla visione di un gigantesco zoo.



Sull'argomento devi leggere un illuminante (ed illuminato da un mesto sorriso) resoconto di J. Hribal, Gli oranghi, la resistenza e lo zoo - La storia di Ken Allen e Kumang (cfr. ©). Vi sono narrate le gesta di alcuni oranghi, nati e cresciuti in cattività, che sono riusciti ad evadere più d'una volta. Chi grazie all'astuzia, chi mediante l'agilità, chi tramite la collaborazione dei suoi simili e chi servendosi d'una intelligenza sorprendente (come fai, sennò, a costruirti una scala, ad aprire una serratura di sicurezza e addirittura a disattivare una recinzione elettrificata?), a turno, se la sono svignata in tanti.
Salvo poi, mostrando altrettanta intelligenza, vista la fine fatta dai fuggiaschi precedenti, lasciarsi riacchiappare senza troppe storie.
Ciò premesso, trascrivo di seguito il passo saliente.
"Otto mesi più tardi, Kumang riuscì a fuggire di nuovo. Questa volta, però, si fece aiutare dalla sorella Sara. I custodi dello zoo scoprirono velocemente lo strumento usato dagli oranghi: il manico di uno spazzolone per i pavimenti. Per essere usato in modo efficace, questo strumento richiedeva la collaborazione di due partecipanti. Uno dei due animali doveva tenere il bastone in posizione, mentre l’altro si arrampicava. Organizzazione e mutuo soccorso sono aspetti essenziali nella maggior parte delle culture animali, compresa quella degli oranghi. Gli zoo, comunque, sono luoghi in cui tale cultura è limitata o addirittura distrutta. Questo avviene, più o meno deliberatamente, mediante la rimozione dell’autonomia, la rottura dell’unità familiare, la restrizione della mobilità, il continuo trasferimento degli animali da un posto all’altro e l’avvicendamento di diversi modelli di vita. Gli psicologi lo definirebbero un processo di alienazione e istituzionalizzazione".
Come definire altrimenti il Nuovo Ordine Mondiale?

Bi salama.
Gammal
29/01/2009

Caro Gammal,
grazie a Zaccheo (alias Ludwik), scopro sempre novità. Una di queste - cfr. © - è l'assonanza, in aramaico, tra 'abnayya (“pietre”) e benayya (“figli”), la stessa assonanza che c'è in greco tra làas (o làos) e laòs, cioè tra “pietra” e “popolo”.
È cosa notevole, perché dimostra che i greci non erano i soli a vedere questa equivalenza (dal sasso che, in bocca a Saturno, fece le veci di Giove, padre degli umani, a Deucalione e Pirra, le pietre gettate dai quali si trasformarono rispettivamente in maschi e femmine). Chissà se il paragone regge anche - cfr. © - con l'Adamo biblico? E chissà se «liturgia» (dal greco lèitos o làitos, “pubblico”, derivato a sua volta da laòs, “popolo”), oltre che l’arte di officiare cerimonie pubbliche, sia anche l’arte di lavorare [con] la pietra (nel duplice senso dell’intaglio, nel caso della scultura, e della costruzione, in quello dell’architettura), essendo “pietra”, sempre in greco, anche lithos? E se «liturgia» fosse addirittura l'arte di generare, ovvero la classica ars gignendi?
In effetti il verbo «generare», attraverso la genialità e l'ingenuità dello stare in ginocchio (posizione congeniale alla partoriente tradizionale), arriva fino alla Grande Madre Gea-Ghea-Gaia ("genus a gignendo - cfr. © - dictum, cui derivatum nomen a terra, ex qua omnia gignuntur; gue enim graece terra dicitur").
Che meraviglia, Signore, le Tue cose.

Si può supporre che una pietra grezza, non ancora polita né levigata, conservi la memoria del monolito di cui faceva parte?
Se non intervenisse la smemoratezza, la vita sarebbe impossibile. Su ciò, non senza qualche ironia (cfr. ©, Il giorno della memoria), Genseki cita Rûmî e la di quest'ultimo osservazione circa l'importanza dello smemorare: "Se tutti ricordassimo il mondo di là, ci torneremmo tutti e nessuno resterebbe qui".
Vero. Però, se uno scorda completamente il mondo dal quale viene, non finisce col pensare solo a questo?
Febbricitante come mi trovo, penso a due soluzioni. La prima, consistente nel rendere la memoria del nostro passato terreno inversamente proporzionale a quella del nostro passato ultraterreno (essendo il mondo di là il contrario speculare del mondo di qua, come gli ultimi di qua sono i primi di là), fa sì che chi sia immerso nel ricordo di Dio scordi ogni altra cosa. Per rifarci ancora a Genseki: "È possibile l'odio ove non vi sia memoria dell'offesa?".
La seconda, che a ben vedere è identica alla prima, si basa sulla differenza semantica tra ricordare e rammentare (ovvero scordare e dimenticare), collegando questo alla mente-ragione e quello al cuore-intelletto. Ma ne riparliamo, se Dio vuole, perché bisogna tirare in ballo troppe altre analogie, da quella tra il cuore-sole-aql e la simultaneità dello spazio a quella tra la mente-luna-manteq e la successione del tempo (senza perciò tralasciare l'opposizione e la complementarietà tra maschio e femmina, tra ascolto e lettura, tra nomadismo e stanzialità, ecc.). Troppa roba.
Ti lascio, però, con una considerazione sul tema tratta da mastro Guénon (Il tempo mutato in spazio, da Il regno della quantità e i segni dei tempi): se è vero che, alla fine dei tempi, appunto, quando lo spazio viene divorato dal tempo, quest'ultimo si tramuta nello spazio dell'eterno presente, ciò comporta tra l'altro la scomparsa della memoria. Tra l'altro, ripeto, perché una delle tante implicazioni di questa profezia vuole che la femmina-tempo, divorato il maschio-spazio, si tramuti nell'androgino primordiale (ovvero, per tornare alla pietra da cui siamo partiti, nel monolito dell'unità primigenia).
Che meraviglia, Signore, le Tue cose.

La Pace sia con te.
Asno
27/01/2009

Care amiche e cari amici,
oggi mi rivolgo a voi, perché quel somaro del mio compare s'è dato alla chitarrina. In effetti, quel che suona è più un grosso mandolino che una chitarra.
Ne potete ascoltare, presso iperhomo (cfr. ©, sezione FILES della colonna a sinistra di chi legge), qualche devota canzunciella. Povere cose, ma è gradito il vostro parere. Se il riproduttore (ad esempio, WinAmp) ve lo consente e se vi piace prolungare la sofferenza, alcuni brani è meglio ascoltarli in loop, ovvero a ciclo continuo.
 
Più impegnativa è invece l'esecuzione alla quale si è condotti, come alla pena capitale, cliccando sull'omino di filo 'e ferru. Ad ogni buon conto, cfr. ©.
La base di questo pezzo non è sua, intendiamoci; il guaio è che neppure lui sa di chi sia, perciò si scusa con l'interprete originale e si dichiara pronto, ove ne venga messo a conoscenza, a segnalare nome e cognome di costui.
Dicevo che la base non è sua, ma ciò non significa che Asno sia incapace di fare altrettanto, polistrumentista qual è (solo che, andando matto per le maracas e non servendosi delle zampe posteriori, ogni volta finisce col suonare soltanto dette maracas). Inoltre è un virtuoso della flatulenza gutturale che, nell'orchestrina cubana degli anni '60, siglava la fine del ritornello.

Saludos, queridas y queridos.
Gammal