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Non contraddire chi può dispiacersene.
Se è possibile, elogia; se no, taci.
Pensa sottratte a Lui le lodi rivolte a te.

chestertonate

Il dogmatismo unisce, come una frontiera collega. Quanti magnanimi musulmani e quanti nobili cristiani sono stati più vicini gli uni agli altri, nel loro rispettivo dogmatismo, di tanti agnostici senza un credo, senza una dottrina e, in una parola, senza una casa? Un dogma è come l'ancora per una barca e come il picchetto per una tenda; il contrario di una dogma è un vago ideale, una barca alla deriva, una tenda in balìa del vento. Che un pollo possa esser mangiato e che un uomo no, è un dogma. Che tutto possa esser mangiato (almeno finché il senno di poi non ne prova la tossicità) è il contrario di un dogma. Torneremo a cibarci di carne umana, in assenza del dogma che lo vieta? È probabile, anche perché la carne umana, purtroppo, non è tossica.

Chi comincia col combattere la fede, in nome della liberta della ragione, finirà col combattere la libertà, in nome della fede nella ragione.

La grande marcia della falsificazione proseguirà. Tutto sarà negato. Sarà una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che in estate le foglie sono verdi. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli, dichiarati impossibili dall'ateo, con il coraggio del devoto. Saremo tra quanti hanno creduto, pur avendo visto.

Se l'anarchico fosse coerente, dovrebbe apprezzare il disordine anche al suo interno, anziché pretendere, dentro di lui, un rispetto così ferreo della gerarchia da giustificare il ricorso, in caso di disordine, all'olio di ricino.

memorandum

Magnopere curandum est id ut teneatur quod ubique, quod semper et quod ab omnibus creditum est (cfr. ©).

Nam res ipsa, quae nunc christiana religio nuncupatur, erat et apud antiquos nec defuit ab initio generis humani, quo usque ipse Christus veniret in carne, unde vera religio, quae iam erat, coepit appellari christiana. (cfr. ©).
13/05/2008

Caro Gammal,
nell'attesa che Petrus cancelli il commento n° 26 al suo Il coraggio di essere (cfr. ©, nel quale scrivevo che unendo "specularmente due N latine, in modo che quella sottostante sia il rovescio dell'altra, otteniamo una sorta di X"), cerco di spiegarmi meglio.
Intanto, le lettere da unire in quel modo sono due 'enne' greche minuscole, come nell'esempio sottostante.


Invece le due N latine maiuscole, unite nello stesso modo, raffigurano un'alfa minuscola e, ruotate di 90°, un'omega maiuscola. In ogni caso, di nuovo riappare l'allusione al Cristo.


En passant va detto che, come l'alfa è il geroglifico del primo segno dello Zodiaco, a sua volta ruotato di 90°, così la lettera finale del nostro alfabeto moderno, scritta nel corsivo di qualche decennio fa, è un'omega ruotata di 90°. Se Dio vuole, la prossima volta parliamo del nesso tra i piedi (che la cosmologia tradizionale collega all'ultimo segno dello Zodiaco, cioè ai Pesci) e l'omega, nesso analogo a quello stabilito tra la testa (alfa, aleph, alif) e l'Ariete.

La Pace sia con te.
Asno

Commenti
#1   15 Maggio 2008 - 05:59
 
Caro Asno,
i pascoli erbosi adiacenti il ricovero mi inducono ad una domanda: che ognuno di noi voglia, o possa, solo mangiare le erbe che conosce guidato dall'istinto di sopravvivenza?
E' legittimo, mi ricordo che pascolando alcune mucche gonfiavano dopo aver ingurgitato erbe diverse da quelle note, si può dire che quasi esplodevano, procurandosi una morte sofferta.
E giù discussioni sulle responsabilità di chi era addetto alla sorveglianza.
Come potrei convincermi di non essere un cammello se in realtà lo fossi?
E tu testardo d'un asino?
Solo con la fantasia, con l'immaginazione, con l'illusione potremmo pensare di non esser quel che siamo.
Credo che la mia grande fortuna e la possibile salvezza stia nel cammelliere che sappia chiudermi nel caravanserraglio.
Ne esistono, grazie a Dio, ancora e sono riconoscibili, marciano nel deserto e sanno trovare l'acqua, ancor oggi sono i principali distributori di sale per intere nazioni, sanno come far sostare nelle oasi intere carovane zeppe di meric, persone e animali, sanno accendere fuochi con lo sterco, preparare ottimi tè e buoni cibi nutrienti. Sono poco grassi, questo sì.
E la tua fortuna qual'è?
Per fortuna ti penso e mi preoccupo per te.
Eccoti il link.
http://www.asino.org/associazione/carta_dell'asinaro/carta_dell'asinaro.htm
Spero che tu non prenda la cosa a ridere e che comprenda quanto sia necessaria la figura dell'asinaro.
Certo si porrà il problema della sua (e di conseguenza tua) collocazione in seno al territorio: mi fanno un po' pena questi asinari che devono vivere come gli Apache nelle riserve, a volte temo persino che possano esser strumentalizzati da quel fenomeno mediatico di massa che cela (ma allo stesso tempo testimonia, per chi lo può vedere) lo stato in cui versa la cultura occidentale, intendo dire la mania di riprodurre "rievocazioni storiche", i recuperi dei cosiddetti "valori tradizionali", che han ben poco di vero.
Comunque meglio un asinaro imprigionato in riserva che nessun asinaro, almeno ti tiene in vita in conformità con quel minimo di natura indispensabile a farti sentire un asino consapevole di esser tale.
Ciao amico mio, che Dio ti guidi e ti offra il meglio qui e nell'altra vita.

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#2   15 Maggio 2008 - 14:24
 
Vecchio mio,
come spesso mi succede, con te, anche oggi m'hai lasciato di stucco.
Come potrei convincermi di non essere un cammello, se in realtà lo fossi? E tu, testardo d'un asino?
Non m'ero mai soffermato a pensare su questo, su quanto di veritiero ci fosse, cioè, nell'attribuzione di padre Borrmans del cammello a te e dell'asino a me. Attribuzione del tutto involontaria, se riferita in particolare a te e a me. Eppure istruttiva. Il caso non esiste, è sempre più vero.
Certo, tu hai il tuo cammelliere.
Io no. Sono l'asinaro di me stesso, confidando nel buon Dio e nell'istinto di sopravvivenza, che - come dici benissimo - mi fa evitare "erbe diverse da quelle note". In ogni caso, quella "carta dell'asinaro" che m'hai segnalato è formidabile. Come puoi pensare ch'io "prenda la cosa a ridere"?
Sai, in quanto nato in Sagittario non mi sono mai considerato del tutto equino. Equide è più azzeccato. Trascrivo qualche passo di quella carta.
Il buon asinaro deve saper valutare lo stato generale dell’asino, riconoscere gli eventuali problemi psicologici e comprenderne il carattere; deve fare proprie e diffondere la conoscenza della storia, della cultura e del pensiero filosofico legati all’asino.
Chi fa propria la scrittura di questa carta deve tener in considerazione le profonde differenze tra un cavallo ed un asino:
Gli asini tra loro non sono aggressivi, salvo certi stalloni che in generale vengono isolati. Preferiscono vivere in gruppi, che possono essere custoditi liberi nella scuderia, possono essere alimentati in gruppo senza che si generi conflittualità.
Un asino non obbedisce; ecco perché va educato, piuttosto che domato. Egli partecipa sempre al lavoro che gli si chiede cercando sistematicamente di proteggere ed affiancare i suoi accompagnatori. Perciò è normale che un asino rifiuti di fare certe cose quando non ne vede la necessità, e soprattutto quando individua una soluzione meno rischiosa (per esempio rifiuta di passare nell’acqua di una pozza, se c’è del terreno asciutto ai bordi).
L’asino è un animale conviviale, che tiene sempre conto del gruppo; di conseguenza non ama la competizione.
L’asino è un animale rustico; bardature, finimenti e materiali devono rispettare la sua rusticità.
Un buon asinaro sa distinguere le differenze di carattere dei suoi asini, sa tradurne i comportamenti e tenerne conto.

Impressionante. Sono io.
Magnifica, poi, la tua metafora del prete (ovvero padre spirituale) come asinaro. Fanno un po' pena questi asinari che devono vivere come gli Apache nelle riserve. Comunque, meglio un asinaro imprigionato in riserva che nessun asinaro. Lo so. Ma da quando in qua è l'asino ad andare alla ricerca dell'asinaro? Spero di non sembrare orgoglioso. Quando il buon Dio mi manderà un segno, non farò certo l'indiano (per restare in tema di riserve).
Grazie davvero. M'hai dato una superba lezione. Che il Signore continui a guidare sia te che me come ha fatto finora.
Un abbraccio rustico.
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#3   16 Maggio 2008 - 09:43
 
Visto che ti senti rustico, lo sai, somaro, che l'asino selvatico, ovvero l'onagro, è Ismaele (vedi Genesi. XVI, 12)? E lo sai che la sua progenie siamo noi musulmani?
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#4   16 Maggio 2008 - 10:42
 
Caro Asno,
questo video mostra in che modo si debba star sulle ginocchia, lo trovo istruttivo. Noti anche tu una certa consapevolezza del cammello, una certa capacità di obbedienza ad un ordine naturale allo stesso tempo soprannuturale?
http://nz.youtube.com/watch?v=azrBVMS2qGY&feature=related

Anche voi asini, a mio parere, obbedite, solo che lo fate a modo vostro, chiedete forse maggior fiducia nell'interpretare ma le leggi autentiche sapete ben riconoscerle.

Ora passiamo ad un video più interessante dal mio punto di vista umano e meno da quello mio di cammello.
Al cammello che c'è in me pare che questa cosa piaccia molto ma senza concedere troppo ai sentimenti, cioè alla filosofia, sociologia, psicologia e scienze varie: si fa e via, al massimo, chi ce la fa, lo rifà. E poi ancora, estremae ratio.
http://ca.youtube.com/watch?v=X6HM3s6rcc4

Tieni alla larga le asl (ex ussl, prima ancora aveva un altro nome, non ricordo quale ma c'era) mi raccomando: se ci pinzano sono dolori, avremo sulla coscienza l'assunzione di una équipe intera di specialisti il cui stipendio sarà come solito pagato dai poveri. E non risolveranno nulla per giunta.
Ciao frate.
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#5   16 Maggio 2008 - 11:45
 
Cumparielle mie,
sì, il primo video è istruttivo.
Il secondo invece è rilevatore, della tua età. Fratello minore, homo ormoni lupus.
Circa medici & C., Dio ne scampi. E grazie a Lui, finora l'ho scampata. L'incubo è il giorno in cui qualcuno dirà a mia moglie che "se suo marito non si ricovera, è spacciato". Sarò costretto a scappar di casa.
Ciao, frate. Tra qualche ora sarò in campagna. Ci leggiamo, a Dio piacendo, domenica sera.
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