Caro Asno,
ieri hai cercato di contraddire "la bussola infallibile", che - cfr.
I misteri della lettera nûn, in
Simboli fondamentali della scienza sacra - nell'unione della
na sanscrita (il sol levante) e della
nûn araba (il sol ponente) vede simboleggiata la fine del ciclo attuale.
Tentativo lodevole, oltre che doveroso. Ma Guénon si limita a parlare di induismo ed islamismo, senza menzionare Gesù-Isa (as), sicché l'allusione delle due lettere N al Cristo non smentisce affatto tale previsione. E tu sai bene quanto noi musulmani attendiamo il ritorno del Messia (
masih, in arabo).
Ma torniamo alla N, a questa misteriosa
tredicesima lettera dell'alfabeto occidentale moderno. Tredicesima, quindi che porta male. Eppure l'iniziale di
morte (
mawt, in arabo) è la M, mentre la N è l'iniziale di
nascita (
nash'a, in arabo). Che significa, se non che, per nascere, si deve morire?
Né si può escludere che morire sia solo attraversare lo specchio (il
barzakh islamico) che divide Cielo e Terra, in modo che quanto appare rovesciato quaggiù si mostri ben diritto lassù. Ovvero, che gli ultimi di quaggiù siano i primi lassù. In altre parole, che i morti a questo mondo siano i vivi all'altro mondo. L'inglese, benché forestiero, te lo suggerisce leggendo allo specchio l'iniziale di
death ("morte) e facendone l'iniziale di
birth ("nascita").
Credo che tutto ciò piaccia a Jam. Anche perché maggio (may, mai, maj) è il suo nome allo specchio.
Bi salama.
Gammal