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Non contraddire chi può dispiacersene.
Se è possibile, elogia; se no, taci.
Pensa sottratte a Lui le lodi rivolte a te.

chestertonate

Il dogmatismo unisce, come una frontiera collega. Quanti magnanimi musulmani e quanti nobili cristiani sono stati più vicini gli uni agli altri, nel loro rispettivo dogmatismo, di tanti agnostici senza un credo, senza una dottrina e, in una parola, senza una casa? Un dogma è come l'ancora per una barca e come il picchetto per una tenda; il contrario di una dogma è un vago ideale, una barca alla deriva, una tenda in balìa del vento. Che un pollo possa esser mangiato e che un uomo no, è un dogma. Che tutto possa esser mangiato (almeno finché il senno di poi non ne prova la tossicità) è il contrario di un dogma. Torneremo a cibarci di carne umana, in assenza del dogma che lo vieta? È probabile, anche perché la carne umana, purtroppo, non è tossica.

Chi comincia col combattere la fede, in nome della liberta della ragione, finirà col combattere la libertà, in nome della fede nella ragione.

La grande marcia della falsificazione proseguirà. Tutto sarà negato. Sarà una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che in estate le foglie sono verdi. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli, dichiarati impossibili dall'ateo, con il coraggio del devoto. Saremo tra quanti hanno creduto, pur avendo visto.

Se l'anarchico fosse coerente, dovrebbe apprezzare il disordine anche al suo interno, anziché pretendere, dentro di lui, un rispetto così ferreo della gerarchia da giustificare il ricorso, in caso di disordine, all'olio di ricino.

memorandum

Magnopere curandum est id ut teneatur quod ubique, quod semper et quod ab omnibus creditum est (cfr. ©).

Nam res ipsa, quae nunc christiana religio nuncupatur, erat et apud antiquos nec defuit ab initio generis humani, quo usque ipse Christus veniret in carne, unde vera religio, quae iam erat, coepit appellari christiana. (cfr. ©).
16/05/2008

Caro Gammal,
stavolta trattiamo argomenti più leggeri. In omaggio a Petrus, oltre che di metafisica e di poesia,* parleremo d'ironia. Tra parentesi, quella fonte inesauribile di sorprese che è l'inglese traduce "ironia" con irony, ovvero "ferraglia" (visto che "ferro" è iron). L'ironia è quindi caratteristica precipua di questa età del ferro. Non ci resta che ridere.

* Vanità per vanità, gradirei una capatina sia tua che di Petrus all'agliuto (cfr. ©). In fondo anche l'AID ("aiuto", in inglese), ovvero l'Arte d’Iscansar lo Diabolo, è caratteristico dei tempi ultimi. Aiutati, 'ché Dio t'aiuti (AIDS, sive Fernando).

Sottopongo alla tua attenzione le tre istantanee seguenti. Che t'era successo, mentre ti scattavano la seconda foto?







Quanto a me, eccoti servito. Preferisco l'ultima, anche perché mi ricorda una fisionomia ben nota (per la quale, se vuoi rinfrescarti la memoria, cfr. ©).







La Pace sia con te.
Asno
29/04/2008

Caro Asno,
ancora a proposito del post di Miguel (cfr. ©), c'è da dire che effettivamente quel che accomuna gran parte degli utenti questo «spammo» - come dice la quattrenne che presumo esser figlia di Miguel stesso - è la labilità. Chiamala inconsistenza, volubilità, leggerezza, menefreghismo, inaffidabilità, pensala causata dall'eccesso di stimoli ("un post al giorno leva il medico di torno", "i commenti son come le ciliegie, 'ché l'uno tira l'altro") o dall'obiettivo scadimento della qualità umana di quest'ultimo quarto di girotondo, sta di fatto che ci stiamo volatilizzando come gli atomi di quel fessacchiotto di Democrito.*
Naturalmente né tu né io siamo esenti da questa malattia, che potremmo anche definire pura e semplice disintegrazione di un individuo che, lungi dall'essere indivisibile, avendo perso il proprio centro di autoaggregazione, di volta in volta si sfalda in sotto-personalità sempre più parziali (e perciò sempre più infantili).
Se ne fossimo esenti, come potremmo diagnosticarla?
Chi non ha mai sniffato non può riconoscere uno sniffatore.
Su ciò vedi l'assioma del petente di Pozzuoli (cfr. ©), che, per due bestie da soma come noi, è abbastanza pertinente. La differenza che passa tra lo stare in groppa a un quadrupede e lo stargli dietro, lo sai, è che in questo caso l'ultimo tanfo non è mai l'ultimo.

* Criminale, più che fessacchiotto. Prima si inventò l'esistenza del vuoto, ovvero la presenza di una assenza, poi quella del caso. Si può ben dire che la modernità l'ha partorita lui, fecondato artificialmente come fu da chissà quale venticello puzzolente. Come ci si può immaginare il vuoto? Nel peggiore dei casi, se sei orbo, puoi dire che non vedi di che cosa è pieno, quello che tu chiami vuoto. Il sacro Corano (XIII, 11) spiega che "ci sono angeli sia davanti che di dietro ad ogni uomo" e il Profeta (s) aggiunge - riferisce Jabir (r), riportato da Tabarani - che "non c'è neppure un palmo, né di terra, né di cielo, che non sia occupato da un angelo in piedi, in ginocchio o prosternato".

Bi salama.
Gammal
21/04/2008

Caro Asno,
per essere due bestie da soma, tu ed io, siamo ancora abbastanza validi. Validi ed intercambiabili, sembra, visto che più d'un post a firma tua in realtà l'ho scritto io. E viceversa, ovviamente.
Ancora validi, dicevo, ad onta degli oltre ventidue lustri che totalizziamo.* Se si arruolasse anche Jam, nel nostro caravanserraglio, mi sa che raggiungiamo i trenta lustri. Certo, aerea com'è, non potrà fare né il ciuccio, né il cammello. Chissà se è disposta a fare la capretta, lei che ama arrampicarsi tra una capriola e l'altra lungo le capriate delle montagne tibetane? In fondo, anche il lama (benché classificato come camelide) sembra una capra. Le mettiamo uno zainetto sulle spalle, alla povera Jam, e ne facciamo un'agile e aggraziata bestiola da soma.


* Bel termine, «lustro», per indicare un quinquennio, vero? Eppure nessun dizionario etimologico ti sa spiegare il perché (c'è chi - cfr. © - lo associa al censimento quinquennale latino e chi - cfr. © - ne fa un equivalente della finanziaria moderna, oggi annuale e ieri lustrale, appunto, perché ti lasciava con la coscienza [e con la borsa] pulita). La spiegazione è molto più semplice: i cinque anni che compongono il lustro sono i cosiddetti «grandi anni», della durata di circa 13.000 anni ciascuno (la metà, cioè, d'una intera precessione equinoziale), dimodoché il lustro copre un periodo di più o meno 65.000 anni, ovvero un manvantara. E alla fine di ogni manvantara, come sai, il buon Dio fa le pulizie di Pasqua e linda e lustra una volta con l'acqua e una volta col fuoco, purificando Madre Terra da tutta la nostra immondizia. Ora, come «purificazione» è dal greco pyr ("fuoco"), così l'acqua lustrale illustra sia la storia istoriata dei millenni passati che la storia illustrata [con disegni, fumetti, cartoon, telefilm e kolossal di eccezionale rilevanza scientifica] di quelli futuri. E stavolta tocca al settimo manvantara, quello del giro di boa. Sarà un'illustrissima perlustrazione.

E tu non pensar male, somaro che non sei altro. Lo sai che non bevo. Quel che berrei volentieri è invece il soma indù, ovvero lo haoma persiano, insomma l'ambrosia greca. Del vino cristiano, no, non posso berne (anche se tu lo consideri sangue divino versato dal calice del Graal).
Di palo in frasca, anzi - come dice Jam - "di frasca in fiasco" (cfr. ©, commento n° 38), ti lascio con un tributo alla bellezza femminile.
- Davvero il vino addolcisce le fattezze. Tu, per esempio, sei già più bella di prima.
- Ma io non sto bevendo vino.
- Tu no, ma io sì.

Bi salama.
Gammal
06/03/2008

Caro Gammal,
oggi faccio una cosa forse poco corretta. Anziché del mio, ti mando qualcosa prima del tuo e poi di Rosanna. Si tratta della coda dei commenti (cfr. © e successivi) al post del 26 febbraio. Ciò perché Rosanna ha citato a tuo carico un testimone d'eccezione, peraltro ospite onorario di questo blog, ovvero il paulista Zaccheo. Paulista non perché tifi per Ron Paul (sebbene lo faccia), né perché rappresenti un caffè (sebbene ne abbia l'effetto), ma perché modestamente rifiuta l'appellativo «tomista». "La mia devozione a Tommaso - dice infatti - non è maggiore di quella nei confronti della piccola Teresa di Lisieux". E così conclude: "Ah, Paolo, Paolo, fratello mio!".
Stante la rilevanza del post citato da Rosanna (cfr. ©), ho perciò pensato bene di aprire una nuova conversazione, sebbene idealmente collegata a (e provocata da) quella vecchia. Ma andiamo per ordine, partendo dalle tue osservazioni notturne (06 marzo 2008 - ore 03:42).
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«Ora che mi son riposato, prima delle preghiere mattutine (ormai il giorno si allunga e albeggia presto), provo a dare qualche risposta a Rosanna.
Che scrive: "Parto dall'intervento di Umar, che esordisce definendo Padre Pio un 'santo' e un 'iniziato'. Agli occhi di una cattolicuzza come me, l'associazione dei due epiteti mi suona come minimo 'eretica'".
Non ho intenzione di avventurami in alcuna eresia; vedremo in seguito perché. A meno che non si voglia intender queste secondo il loro significato letterale, senza cioè il senso corrente del termine (che lo vede in opposizione alla regolarità ortodossa); eresia vorrebbe dire in quel caso "scelta", e tale potrebbe essere la mia, poiché alla fin fine ognuno sceglie di dire quel che sa o parte di quel che sa e tacere il resto, o addirittura mentire.

Rosanna continua con una serie di domande.
"Iniziato? Iniziato da chi? Padre Pio ha, per caso, ricevuto delle 'istruzioni' particolari di cui tutti gli altri fedeli sono stati tenuti all'oscuro? La fonte del suo sapere era 'diversa' da quella a cui si abbeverano tutti i comuni cristiani? La Chiesa, Madre e Maestra di tutti noi (compreso Padre Pio) ha impartito al Santo di Pietralcina delle speciali 'tecniche' ascetiche, precluse al popolo bue?"
Provo a rispondere.
Iniziato è un termine chiaro; nel Cristianesimo ha un significato preciso e indiscutibile. Sia in senso exoterico che esoterico. Ecco una delle tante conferme possibili, riguardo all'aspetto essoterico dell'Iniziazione, in un link (cfr. ©) preso al volo, senza cercare oltre. Dunque, assodato il fatto che la necessità dell'Iniziazione sia tutt'altro che una pretesa eretica, ma al contrario parte integrante del cammino di Fede, veniamo alla seconda domanda.
"Iniziato da chi?"
Per quanto concerne l'aspetto essoterico lo abbiamo ben visto, un sacerdote è iniziato dalla Chiesa stessa che ne è depositaria regolare e autorizzata. Per quanto concerne l'esoterismo c'è poco da dire. Senza aver studiato a fondo tale tema, ribadisco il mio consiglio di orientarsi verso Guénon (che fu chiamato giustamente "bussola infallibile"), per farlo in modo completo. Non c'è una risposta possibile, così su due piedi. Potrei dire che Padre Pio fu iniziato da chi aveva l'autorità di iniziarlo, e ciò senza tema d'inganno.
Riguardo alle "istruzioni" ricevute, la cosa mi pare evidente. Basta rivolgere la domanda a se stessi. Chi fra i contemporanei ha ricevuto ciò che ha ricevuto Padre Pio? Basti guardare alla sua vita e ce ne rendiamo subito conto; evidentemente sapeva cose che quasi tutti ignorano e i suoi poteri erano testimonianza di un miracolo vivente.
La fonte (la causa prima) del sapere di Padre Pio era Dio; è sempre Dio la fonte per tutte le creature, questo è sicuro. Ma un conto è cosa Dio vuol far sapere ad un asino (e a un cammello), un altro ciò che vuol far sapere a Platone, tanto per far un esempio. Ora a Padre Pio è evidente che Egli abbia voluto dare qualcosa di non comune, altrimenti saremmo tutti santi e iniziati come lui.

Riguardo al rapporto fra santi e Chiesa il discorso è complesso; Padre Pio non fa eccezione. Senza minimamente voler criticare la necessità di opportune verifiche di regolarità e ortodossia, constato che spesso la Chiesa stessa (ma, intendiamoci, questo vale per ogni autorità di ordine essoterico, inserita nel suo opportuno contesto) accumula dei ritardi di comprensione, dei deficit di pronto riconoscimento (quando non delle vere e proprie preclusioni) verso i suoi santi, i suoi figli migliori, gli iniziati appunto (che tale dovrebbe esser il senso "pratico" di tale termine). La Chiesa non ha perciò impartito alcuna istruzione speciale al santo in questione (il che neppure potrebbe, non essendo il soggetto designato a tale compito).

Scrive ancora Rosanna:
"Che la persona fosse dotata di doni eccezionali, questo non lo metto in dubbio, ma che fosse munito di un 'sapere' esclusivo, questo lo trovo più ostico da digerire.
E' probabile che l'inghippo (o il punto critico) stia nella definizione del termine 'iniziato', che non appartiene alla terminologia cattolica e la cui estensione a 'fenomeni' tipicamente cattolici mi suona inadeguata. Ora, avendo io confessato il mio 'peccato originale' di non volermi occupare dell'opera di Guénon (ritenendola non determinante per il destino ultimo dell'anima mia), sono decisamente all'oscuro dell'universo 'classificatorio' che il suddetto ha elaborato a partire dal suo vastissimo studio delle maggiori tradizioni religiose dell'umanità".
Una sola cosa ancora e concludo. Non è un peccato originale quello di ignorare Guénon, il problema è semplicemente comprendere l'ambito in cui ci si trova. C'è chi della religione vuole vedere solo l'aspetto essoterico e chi no. Tutto lì. Guénon non ha praticamente detto nulla di suo: sta proprio lì la sua importanza, non c'è un essere che ritiene di fare questo o quello liberamente, c'è una semplice trasmissione che va a tappe, inizia con Crisi del mondo moderno e finisce con Gli stati molteplici dell'essere. È un percorso che si snoda in una trentina di opere. Non si inizia dalla metà, ma dall'inizio; e non lo si fa per caso, ma con l'intento di sapere cosa sia la Tradizione e tutto quanto ne consegue.
I Cavalieri Templari, per esempio, erano cristiani tradizionalmente regolari (tanto che Filippo il Bello dovette massacrarli), avevano un Maestro, erano iniziati, si occupavano della religione sia considerandone l'aspetto esteriore che quello interiore, sia temporale che spirituale, sia essoterico che esoterico, sia metafisico che fisico.
Tanto per dire che non tutti i cristiani la vedono allo stesso modo. Dico questo senza voler minimamente offendere nessuno; anzi trovo ammirevole avventurarsi in tali selve (a questo proposito, altro grande iniziato cristiano fu Dante) e restare svegli e vigili. Lo vedo come un segno di buona attitudine».
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Graziosamente, Rosanna ribatte come segue.
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«A proposito di Dante e l'esoterismo, mi piace rinviare ad un interessantissimo post del piccolo Zaccheo, dal titolo Notarelle su cattolicesimo e massoneria (2), che risale al luglio del 2006 (cfr. ©). Mi faccio biecamente scudo della sua Autorità! Spero non me ne voglia».
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Prima di salutarti, brutto infedele, voglio aggiungere due cose. Ribadito il mio apprezzamento delle tue posizioni gnostiche, regolarmente cresciute all'ombra dell'Islam, ti ricordo che, se è possibile professarsi musulmano ed insieme esoterista,* oggi come oggi, ovvero da qualche secolo a questa parte, o si è cattolici o si è esoteristi. Il calibratissimo post di Zaccheo inquadra perfettamente la questione.
Ciò detto, non vedo la necessità di ipotizzare tracce di esoterismo in padre Pio. Per quanto mi è dato sapere, le sue prodigiose capacità sono state concesse dal Signore anche ad altri mistici. E il misticismo, come sai, non trabocca dall'ambito exoterico. È vero che la Chiesa, in ispecie Giovanni XXIII (cfr. la prima nota a ©), lo ha osteggiato, ma altri mistici illustri hanno avuto la stessa sorte.

* Tuttavia, teste Guénon, si può esser certi che chi si dichiara sufi tutto sia, fuorché un sufi.

Infine, circa l'Ordine dei Templari, il loro esoterismo era rigidamente ecclesiastico. Era l'esoterismo cristiano di cui parla Guénon, quello dei felici tempi pre-rinascimentali nei quali era ancora possibile dirsi, per esempio, massone e cristiano. Se la Chiesa ha cambiato atteggiamento, verso la Massoneria, avrà ben avuto i suoi motivi. Ti rimando all'unico post dello scarrafone (cfr. ©), che segnala l'irreversibile giudaicizzazione di quella che era un'illustre corporazione cristiana. Del resto, è ancora Guénon a riconoscere che un esoterista cristiano è perciò stesso obbligato ad astenersi dai sacramenti. Per dirla con Zaccheo (cfr. ©, commento n° 21 al post in questione), "c’è una bella differenza fra una corporazione medievale battezzata dalla Chiesa e la massoneria cui appartieni tu."). Poiché, sempre di Zaccheo, ti raccomando anche la lettura del nono commento al post suddetto, mi sa che nei giorni a venire ne leggeremo delle belle.

La Pace sia con te, vecchio mio.
Asno
01/02/2008

Caro Asno,
d'ora in poi spero di disciplinarmi e rispondere a tema, altrimenti pavento il pericolo che la mia anima si bei dello scrivere per il semplice fatto di farlo. E' una furbacchiona. Un'adolescente ribelle, se dovessi darle un'età.
Passo al tuo post.
Incominciamo dalle cose veramente importanti: non so se nel deserto gli asini siano arruolati in carovane (ci sono stato una volta sola), ma è certo che nella medina, anche detta kasba, insomma nei vecchi centri storici del mondo islamico con vicoli tortuosi e stretti (Fés tanto per far un esempio), ancora oggi questi preziosi e forti animali sono il principale mezzo di trasporto. Sono soprannominati "i tassì della medina". Li vedi stracarichi di roba, a file, portando dalle mercanzie più pregiate al materiale per la costruzione, insomma, come si dice, "l'asino che porta le reliquie" ancora esiste.
Ammesso che di reliquie ancora ne esistano.
Senza presunzione direi che, per quanto m'è stato concesso di vedere, proprio nelle antiche medine posso testimoniare che di reliquie ne esistano ancora, intatte nella loro funzione (benché il loro simbolo, a volte, sia maltrattato o incompreso nella sua totalità). A mio avviso si tratta di un limite oggettivo che solo Dio può aver posto.

A proposito di Dio. Vedo che citi Sant'Agostino da Ippona. Nella speranza che un giorno, per avventura, qualcuno possa trarre da due servi popolani (nonché metaforiche bestie da soma) qualche buona novella, direi che non è fuori luogo citare il principio del grande Santo secondo cui credo ut intelligam, intelligo ut credam ("credo per comprendere, comprendo per credere", traduco per quel che posso, poiché ho studiato pochissimo il latino, dunque apprezzo quando esso viene citato ma allo stesso tempo tradotto a beneficio di chi, come me, lo sa poco o nulla). Stando sempre alle citazioni ci sono due concetti che Sant'Anselmo d'Aosta ha espresso e mi paiono fondamentali oltreché attinenti al nostro dialogo disarticolato, ma franco: uno è quello che prosegue sulla strada tracciata da S. Agostino, secondo il principio che originerà la Scolastica fides quaerens intellectum ("la fede richiede intelletto"), l'altro è legato al discorso che si faceva sulla grandezza dell'Uno, secondo cui Dio stesso è Colui qui nihil maius cogitari possit ("riguardo al Quale nulla di maggiore è possibile pensare"). Un'annotazione ancora: la parola "intelletto" (facoltà che, secondo la Tradizione, ha la sua sede nel cuore e non nella mente), viene da inter ("fra") legere ("leggere" o "scegliere"). Il tema della lettura è dunque centrale in tutte le Tradizioni, la lettura della Parola, della Scrittura, è svolta, per esempio, nella celebrazione della Santa Messa. In lingua araba Al Qur'an vuol dire appunto "lettura". Il Libro in sé viene chiamato al Kitab, "la Scrittura". Per i musulmani, leggere il Corano è dunque un Rito Sacro. Inter legere appunto. Riguardo al "Credo" (nell'Islam si può tradurre con Aqida) concordo su quanto affermi: il mistero non può essere razionale. Sinteticamente l'Islam esprime il suo corrispondente al Credo cristiano con la formula: Amantu billahi wa mala 'ikatihi wa kutubihi wa rusulihi wa-l yawmi-l akhir, wa bi-l qadari, khayrihi wa sharrihi mina-l Lahi ta'ala ("Abbiamo fede in Dio, nei Suoi Angeli, nei Suoi Libri, nei Suoi Messaggeri, nell’Ultimo Giorno, nel Destino decretato e nel fatto che il bene e il male - in esso contenuti - provengano da Dio Altissimo").

Solo una piccola nota ancora: il passo del Sacro Corano in cui si parla della messa a morte di Gesù, su di lui la Pace, necessita di un'esegesi talmente complessa che occorrerebbero pagine e pagine di citazioni, per avere le idee chiare. Sono state scritte, ma questa non mi pare, per ora almeno, la sede per parlarne.

Bi salama.
Gammal