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Non contraddire chi può dispiacersene.
Se è possibile, elogia; se no, taci.
Pensa sottratte a Lui le lodi rivolte a te.

chestertonate

Il dogmatismo unisce, come una frontiera collega. Quanti magnanimi musulmani e quanti nobili cristiani sono stati più vicini gli uni agli altri, nel loro rispettivo dogmatismo, di tanti agnostici senza un credo, senza una dottrina e, in una parola, senza una casa? Un dogma è come l'ancora per una barca e come il picchetto per una tenda; il contrario di una dogma è un vago ideale, una barca alla deriva, una tenda in balìa del vento. Che un pollo possa esser mangiato e che un uomo no, è un dogma. Che tutto possa esser mangiato (almeno finché il senno di poi non ne prova la tossicità) è il contrario di un dogma. Torneremo a cibarci di carne umana, in assenza del dogma che lo vieta? È probabile, anche perché la carne umana, purtroppo, non è tossica.

Chi comincia col combattere la fede, in nome della liberta della ragione, finirà col combattere la libertà, in nome della fede nella ragione.

La grande marcia della falsificazione proseguirà. Tutto sarà negato. Sarà una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che in estate le foglie sono verdi. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli, dichiarati impossibili dall'ateo, con il coraggio del devoto. Saremo tra quanti hanno creduto, pur avendo visto.

Se l'anarchico fosse coerente, dovrebbe apprezzare il disordine anche al suo interno, anziché pretendere, dentro di lui, un rispetto così ferreo della gerarchia da giustificare il ricorso, in caso di disordine, all'olio di ricino.

memorandum

Magnopere curandum est id ut teneatur quod ubique, quod semper et quod ab omnibus creditum est (cfr. ©).

Nam res ipsa, quae nunc christiana religio nuncupatur, erat et apud antiquos nec defuit ab initio generis humani, quo usque ipse Christus veniret in carne, unde vera religio, quae iam erat, coepit appellari christiana (cfr. ©).
02/02/2009

Caro Gammal,
ci rimugino su da venerdì scorso. È un rospo troppo grosso.
Ho già verificato su Radio Vaticana (cfr. ©) e non riesco a dissentire dal buon Antonio (cfr. ©). Sai, se il dialogo dev'esser questo, allora ha ragione l'eccellentissimo duca di Gandìa (cfr. ©), nel proporre il più tradizionale dialogo sottostante.

GIUDICE: "Addì 18 febbraio 1809, accertato dai periti che il lavoro in discussione non è stato eseguito dal Piperno Aronne a regola d'arte; che, etiam, un antico portale è stato rovinato e diminuito sensibilmente nel suo valore originario; che, etiam, provato che il Piperno, di religione ebraica, per portare a termine quel lavoro è rimasto fuori del ghetto oltre la chiusura serale dei cancelli, il tribunale respinge le richieste di Piperno Aronne ebanista, nei confronti dell'eccellentissimo marchese Onofrio Del Grillo, e lo condanna alle spese di questo giudizio.
E per lite temeraria del reato contro disposizioni del coprifuoco, ad essere etiam esposto alla pubblica gogna."

ARONNE PIPERNO: "Pure!"

GIUDICE: "In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen."

In ogni caso, oggi come oggi, stando così le cose temo d'aver sbagliato, quanto meno, la scelta - si dice così? - dell'avatar.
Che il Cielo mi perdoni.

E che la Pace sia con te. Quanto a me, come la Titina, la cerco e non la trovo.
Asno
03/12/2008

Caro Gammal,
ti trascrivo qualche riga da un'intervista a Marie-Madeleine Davy (1903-1998), che ho tradotto alla bell'e meglio dal sito Contemplatio (cfr. ©). Mi sembrano meditabili i passi che ho evidenziato.

«Era d'estate, in casa di mia nonna. Avevo cinque o sei anni e tanta paura della notte. Ogni tanto mia madre, al calar della sera, per farmi vincere la paura, mi dava un sassolino da portare all'estremo di un pioppeto che costeggiava un fiume. Dovevo andar lì a passo lento. Mi era proibito correre, perché avrei potuto inciampare nelle radici degli alberi. Ero terrorizzata dai rumori: lo strepitìo d'ali degli uccelli svegliati dalla mia presenza, i passi rapidi e felpati delle donnole che già avevano cominciato la caccia, i rami agitati dal vento. Una volta mi fermai ad ascoltare. Improvvisamente, ebbi la sensazione di amare ciò che temevo. Mi sembrò come se la notte avesse ceduto il posto ad una luce soave. Da allora, la dimensione notturna fu per me un'amica.

L'uomo più straordinario che ho potuto conoscere è stato Nicolás Berdiaev. Geniale, portava in sé Oriente ed Occidente. Era un profeta, un visionario. Ortodosso, non era rinchiuso in nessuna forma: simpatizzava con cattolici e protestanti, né lo disturbava l'ateismo (che penso preferisse all'idolatria). In lui, niente di mondano; tutto risuonava in maniera giusta, quasi fosse di vetro. Non parlava dell'essenziale più che per allusioni. Si capiva che aveva piantato la sua tenda nell'indicibile, perché spesso la voce gli veniva da lontano, da una cima difficile da raggiungere. Poteva esser violento, in quegli istanti: sfoderava un sacco di tic e cominciava ad esprimersi in russo.

La ricerca del divino comincia nella dimensione orizzontale, ma un trasudo d'acqua, una volta scoperto, esige che si scavi per trovare la sorgente. Si passa così dall'orizzontalità alla verticalità. Durante la prima investigazione, uno può anche darsi agli incontri ed agli scambi di vedute. Dopo, la solitudine ed il silenzio diventano indispensabili, tutto il resto si rivela superfluo.

Sono persuasa che ci sia impossibile provocare il risveglio altrui. L'altro non ci riguarda, perché è tra lui stesso ed il suo maestro interno che tutto succede e si sviluppa. Questo non vuol dire svalutare gli altri; è solo che non esiste un interruttore esterno. L'importante è accettare la diversità degli uomini, come la diversità dei fiori e dei canti degli uccelli.

La mistica del secolo XII mi ha insegnato molto, soprattutto grazie al monachesimo certosino e cistercense. Il pensiero del secolo XII è essenzialmente cosmico: col suo senso delle festività, della liturgia scandita lungo le stazioni dell'arte e del mestiere, della vita quotidiana letta in chiave sia di marcia trionfale che di via crucis, l'uomo si muoveva naturalmente "in Dio".

L'ascesi consiste, secondo il mio parere, nel non cedere alla tristezza. Bisogna accettare la propria solitudine e viverla felicemente dall'interno, senza sperare che alle nostre finestre si affacci alcun essere umano. Le cime sono vuote. Neppure gli uccelli ci vivono.

Che si tratti di Oriente o di Occidente, non siamo più nell'epoca dei maestri, ma in quella della scoperta del guru interno, della "Chiesa interiore". Lasciamo correre, senza giudicarli, coloro che sentono la necessità di agitarsi (e che a volte attraversano continenti) per trovare un maestro. S'impara sempre qualcosa, viaggiando. Gli spostamenti esterni possono trasformarsi in un invito a tentare il viaggio interno. Tuttavia, su questo tema, ho potuto constatare molti fallimenti: proiezioni mai risolte, sessualità distorte, stati ingannevoli, perversioni. Inoltre l'evoluzione della donna e la sua libertà sessuale hanno modificato il comportamento femminile ed è la femminilità, sia nel maschio che nella femmina, quella che attualmente prevale. Si può solo sperare che la donna interiore assuma il suo ruolo e che ritrovi la sua egemonia, in modo che i giovani si facciano carico di loro stessi. In tal modo il numero degli pseudo-maestri diminuirà. Fermo restando che il sincretismo è un miscuglio eterogeneo, un proverbio ripetuto nel Medioevo mi sembra valido: "Non guardare a colui che parla; quel che è buono, affidalo alla tua memoria". Le discussioni filosofiche e teologiche sono cosa vana, perché l'importante è tendere verso l'unità. E non credo nell'efficacia dei paragoni: se mi convengono, posso usarli; se no, li abbandono. Come ha mostrato molto bene Eckhart, tutto quanto si dice di Dio è una filastrocca. Di qui, l'importanza del silenzio.

Le Saux,* un grand'uomo. La sua originalità non è stata nel riconciliare, cosa ben difficile, una religione storica ed una religione cosmica, bensì nel seguire la via di un Dio personale: Yahve si è fatto segno in Gesù, personalizzando l'Impersonale advaita. In altri termini, Le Saux non ha voluto andar oltre la bhakti, la via devozionale, diretta ad un Dio personale, verso il jñana, la via gnostica, dedita alla Cosa impersonale. La via dell'amore e quella della conoscenza sono gemelle.
L'India ricorda ai cattolici ed ai riformati quanto essi sembrano aver dimenticato. Ma gli ortodossi hanno mantenuto la teologia negativa (il neti degli indù) e quello yoga che è il discorso del cuore (il japa); hanno inoltre un'ammirabile liturgia. Che cosa potrebbe apportare allora, l'Oriente non battezzato, al cristianesimo orientale, soprattutto se si pensa che Cristo è qualcosa di più di un avatar?».

* Henri Le Saux (1910-1973), "pionnier du dialogue interreligieux", è singolarissima figura di prete cattolico e di guru indù. Se vuoi saperne di più, la pagina alla quale ti rinvio - cfr. © - si chiude così: "De même que Thérèse de Lisieux avait fait prendre conscience de la dimension apostolique de la vie contemplative, Henri Le Saux nous aide à prendre conscience de la dimension missionnaire du monachisme".

Pace a te.
Asno
10/11/2008

Caro Gammal,
ricordi la mia del 2 settembre scorso (cfr. ©), con Jahangir che impugna il santino della Madonna? Visto che hai incassato il colpo in silenzio, oggi pareggio i conti.



La Pace sia con te.
Asno
06/11/2008

Caro Gammal,
ti confesso che Fulvio Grimaldi mi diverte sempre. Par di vederlo, mentre si accinge a scrivere: tracanna il suo bicchierino di livore e spara a zero su tutti, nessuno escluso. Nessuno, tranne gli oppressi.
Pur avendocela anche col Papa, è insomma assai evangelico. Gli fa però difetto la prospettiva ultraterrena, l'unica che garantisce una differenza obiettiva, costituzionale e fors'anche genetica, tra chi opprime e chi no.
Voglio dire che, in assenza di questa prospettiva, perché l'oppresso dovrebbe esser migliore di chi opprime? Perché l'oppresso di oggi non dovrebbe trasformarsi, avendone la possibilità, nell'oppressore di domani?
Ecco il motivo per cui la conclusione di qualche suo articolo (cfr. ©) fa sorridere. One solution, revolution. Come si può essere così ingenui? Dopo tre o quattro secoli di rivoluzioni continue, tutte indirizzate contro la Chiesa, ormai non si muove foglia che l'alta finanza non voglia. E lui cosa propone? Un'altra rivoluzione. Un altro fiasco di vino, cioè, all'ubriaco disteso nel suo vomito.

Pace a te.
Asno
22/10/2008

Caro Gammal,
ho aggiunto un link all'elenco dei ringraziati (o ringraziaturi, comunque ringraziandi) qui a lato. Si tratta di Spinoza, un blog velenoso, ma sfavillante. Come spesso accade in questi casi, si tratta però di faville sulfuree, indirizzate cioè di preferenza verso la Chiesa (cfr. ©),* sebbene non solo verso la Chiesa. Si direbbe anzi che i curatori del blog ce l'abbiano con la modernità tutta, perfino con Israele (cfr. ©).

* Al riguardo, l'eccellentissimo duca di Gandìa avanza una ponderata replica (cfr. ©).

Antisionisti, insomma? Chissà. Secondo me è solo un abile trucco, facilmente svelabile grazie al cosiddetto «rasoio di Ossem» (che differisce da quello di Occam, questo valendo solo per i camiti e quello solo per i semiti, vale a dire per gli arabi e per gli ebrei). Te lo presento, qui di seguito.
1 - L'attacco alla modernità (ed agli esponenti più rappresentativi della modernità) è la miglior difesa della modernità.*
2 - La modernità, in quanto figlia di almeno tre secoli di rivoluzioni continue, tutte foraggiate dall'alta finanza, è di madre ebrea.
3 - L'ebreo (giudeo, israelita o sionista che lo si voglia chiamare, as you like, fuorché semita) è l'antiecclesiastico per eccellenza.
4 - Ergo, chi tratta della modernità (sia per esaltarla che per biasimarla) può dirsi antiecclesiastico, ma non antisionista.

* Sul tema, P. Barnard (cfr. ©) osserva che personaggi alla Beppe Grillo "hanno lavorato e lavorano ormai da anni per contagiare i cittadini attivi con una febbre, con una sorta di frenesia incontrollabile, un’ossessione esponenziale che riguarda Silvio Berlusconi e ogni suo trascorso, ogni suo collaboratore, contatto, conoscenza, ogni sua mossa, processo, lite, decisione, idea, parola, battuta, tic, smorfia, tutto. Decine di migliaia fra dibattiti, libri, blog, articoli, documentari, film, serate, comunicati, volantini, manifestazioni, discussioni, notti insonni, grida e furie rincorrono ossessionati il Cavaliere e i suoi, ogni giorno, da anni, moltiplicato per centinaia di migliaia di italiani in un chiasso che fa uscire di senno. [...] Ed è per questo che in così tanti adoriamo la pratica della fustigazione della Casta e dei suoi sacerdoti, perché essa ci autoassolve in massa".


O con la Chiesa o con la Sinagoga, allora. Sembra non esserci una terza possibilità, né una via di mezzo, la Moschea essendo semita quanto la Sinagoga.* Se così fosse, quella del laico sarebbe null'altro che una semi-verità, da rigettare a favore della verità tutta intera. Non è quindi questione di farsi antisemita, quanto di proclamarsi filointerista.

* Questa tesi è cara a don Curzio Nitoglia (cfr. ©) che, oltre alle prescrizioni alimentari ed igieniche, mette in risalto la negazione, comune sia ai musulmani che ai giudei, della divinità di Cristo. È tesi un po' estrema, perché nessun musulmano oserebbe far suoi gli insulti talmudici a Gesù, ma si presta bene a supportare il rasoio di Ossem. Pensa, per esempio, ad un tuo correligionario come Adel Smith: a chi giovano le sue intemperanze, alla Chiesa o alla Sinagoga? Certamente non alla Moschea. Vero è che pure un Massimo Introvigne non scherza, in materia.

Rileggendo quanto sopra, pare che anch'io sia antiecclesiastico (e filosionista). Mi sa che 'sto rasoio di Ossem non taglia. Eppure sembra affilato.

La Pace sia con te, coi pre-moderni, coi moderni e coi post-moderni.
Asno
16/09/2008

Caro Gammal,
nel ritratto seguente è raffigurato Rodolfo II d'Asburgo (Vienna, 18 luglio 1552 - Praga, 20 gennaio 1612), erede del Sacro Romano Impero dal 1576 al 1611.



Non si può dire che fosse un bell'uomo, tuttavia mostrava fine sensibilità artistica e spiccato senso dell'umorismo, tant'è che si lasciò effigiare dal nostro Arcimboldo nelle fattezze sottostanti.



Era un mecenate, insomma, come tutti i sovrani del bel tempo andato che vedeva lo Stato sottomesso alla Chiesa. Col cosiddetto «rinascimento» [della Borsa, cioè di Mammona, ovvero di Satana], però, l'usuraio fece di nuovo capolino dalla sua sordida topaia e, preso il nome prestigioso di Banca Centrale (prima nazionale, poi europea, quindi mondiale), spodestò lo Stato ed esautorò la Chiesa.
Tra le conseguenze di questa usurpazione c'è anche la morte dell'arte. Il brano successivo tratta della miniatura in particolare e della pittura in genere, ma capisci bene che il discorso vale per tutt'e nove le Muse.

Veniamo a noi. Ti trascrivo P. Sénéchal (Gli antichi Paesi bassi, in M. Collareta [a cura di], L'arte in Europa. 1500 - 1570, Utet, Torino, 1998, p. 177), laddove ricorda come in Anversa, "nel 1540, la municipalità - e non più il clero - affittò agli artisti e ai commercianti d'arte la galleria della nuova Borsa, che divenne così il primo mercato d'arte permanente in Europa. Nel 1547 fu istituito il mercato del venerdì, in una piazzetta presso la Schelda, dove si vendevano all'asta i quadri [...]. Nel 1550, a Malines vennero organizzate mostre seguite da una lotteria. Gli artisti potevano dunque [...] offrire la loro produzione come una mercanzia di tipo particolare".
Lo stesso autore (ivi, p. 199), nel paragrafo intitolato L'autunno della miniatura, aggiunge che questo "settore in cui l'eccellenza fiamminga era riconosciuta in tutta Europa fu toccato dal manierismo soltanto al momento della sua agonia, cioè nell'ultimo quarto del XVI secolo", ovvero in concomitanza colla scomparsa della committenza illuminata della Chiesa e, in subordine, dello Stato.

Gente curiosa, i laici. Levano alti lai (donde il nome) per la morte della pittura, individuando anche l'assassino, ma non si peritano di criticare la Chiesa, povera meretrice, ancorché casta. Peggio per loro. E peggio per noi, 'ché oggi la Carfagna le sbatte in galera, le prostitute.

Pax tibi.
Asno
25/03/2008

Caro Asno,
sono stato via solo tre giorni e mi ritrovo con una sorpresa di cui non so se esser contento oppure, ancor di più, raggiante.
Mi riferisco alla conversione di Allam.
Per noi muslim si tratta di una benedizione; ma anche di un miracolo.
Spero che Dio mi perdoni l'ardire: il fatto che un essere umano transiti dall'Islam ad altra religione, secondo la Legge islamica dovrebbe significare, ma Dio ne sa di più, Inferno garantito.
Ora, Signore perdonami, quando ricordavo a me stesso che a nessun muslim, sempre secondo Tradizione, l'Inferno sarà destinato perennemente, mi domandavo: "Mio Dio, Giudice Infallibile, questo significherebbe che in Paradiso ci troveremo uno come M. Allam tra i piedi solo perché ha sempre detto di esser musulmano?".

Dio ha ascoltato, senza che neppure la formulassimo, la nostra preghiera. Se le cose stessero come la Legge islamica dice (e io non ne dubito), M. Allam ce lo siamo tolto dai coglioni una volta per tutte. Visto che sono necessitato a chieder perdono, aggiungo alla lista delle trivialità le mie attuali espressioni. E ancora insisto in questo peccato, di cui chiedo perdono, domandando: perchè Benedetto XVI s'è prestato a questo sporchissimo gioco mediatico?
Non voglio fare l'uccello del malaugurio, ma credo che un giorno si dovrà pentire di questa concessione; non si vendono le indulgenze, si sa come va a finire questa storia. C'è una speranza, per gli amici cattolici che forse sono come me disgustati sia dalle fattezze umane che dai pensieri di questo individuo: che il Cattolicesimo per l'Allam sia solo un transito e che la sua vera mèta sia in realtà l'Israele (stato e magari anche religione) di cui tanto è fedele ammiratore.
È un augurio che però sarà di difficile realizzazione, perché gli ebrei tutto sono meno che sprovveduti o cretini. Sprovveduto infatti è stato, a mio avviso, il Papa (che doveva mandare la neo-pecorella a convertirsi non in sua presenza, ma in una parrocchia della periferia di una grande città, senza stufa ed a cui donare copiosa elemosina) E cretini i suoi sponsor e padrini che si son messi in casa un cavallo di Troja, un degno figlio del suo tempo il cui mestiere solo qui in Italia avrebbe potuto recargli tanti quattrini e fama.
E adesso l'Allam cristiano (poiché sulla breccia ce n'è un altro, a suo dire musulmano) spera in una fatwa, che forse qualcuno avrà già scritto, così che possa passare tra i "martiri vivi" e non mollare l'osso che il padrone gli offre con sobria eleganza.

Bi salama.
Gammal


P.S. Se non l'hai già fatto, ti indirizzo alla lettura del post odierno di Zaccheo (cfr. © e i due eccellenti link contenutivi) e dell'articolo di S. Mazza presso FDF (cfr. ©).
26/02/2008

Caro Gammal,
sto attraversando un brutto momento.
Rosanna mi cazzeéa via e-mail, chiedendosi quale sia il musulmano tra te e me (e, in effetti, il tuo post di ieri autorizza questo sospetto). Ho 'postato' il suo paliatone come terzo commento sottostante.
Zaccheo fa il sostenuto - cfr. © e commenti successivi (o, meglio, precedenti, perché lì il più recente precede il meno,* giustamente) - e mi bacchetta, sollecitando il riferimento all'imprescindibilità dell'Incarnazione, qualora si voglia evidenziare l'angelicità (o comunque la tensione verso uno stato sovrumano) del messaggio cristiano.

* Quindi il vecchio è alle spalle del giovane. O no? Non sono gli antichi a precedere i moderni? Chi viene prima, il passato o il futuro? Se è il passato, che ci precede, il futuro ci segue? Sono questi i misteri della fede. A proposito di quest'ultimo argomento, che rubricava la tua di ieri, l'ho cambiato, come vedi. Nel prosieguo della presente spero di spiegarne la ragione.

Giovannino, in modo più sfumato, mi ricorda che il bisognoso di conversione sei tu (cfr. ©), in tal modo sottintendendo, seppure con l'ovattata lattiginosità della nebbia padana, che di questo passo il tuo amico rischia di farsi kafir, ovvero miscredente,* sia all'occhio islamico che a quello cristiano.

* Se Cuffaro è da kafir, chissà, forse tutti i guai della tua amata Sicilia sono spiegabili col presagio onomantico.

Il duca m'ha tolto il saluto (cfr. l'unico commento a ©) e, dulcis in fundo o venenum in cauda che sia (altra perplessità, 'ché delle due l'una: o il veleno è dolce oppure le cose, prima o poi, in hac lacrimarum valle, si rovesciano nel loro contrario), la sarabanda ecclesiolalica di FDF comincia a rivaleggiare col bolero raveliota: D. Arai propone di invalidare il concilio della discordia,* M. Blondet esibisce le prove della detenzione di Giovanni Paolo II in Purgatorio,** D. Savino riscatta monsignor Lefebvre, *** F. Damiani critica "il gioco sporco di Ratzinger",**** io m'ammoscio ogni volta di più e finisco col chiedermi il perché dell'equiparazione della Chiesa ad una "casta meretrix".

* "Papa Pio II - cfr. © - con la sua Bolla Execrabilis (1460) dichiara: «Qualsiasi concilio convocato per effettuare cambiamenti drastici nella Chiesa è decretato in anticipo invalido e annullato»".

** "Penso che Giovanni Paolo II - cfr. © - possa essere apparso nel fuoco, nell'ora e giorno anniversario della sua morte, magari per chiedere preghiere ai suoi polacchi fedeli, preghiere per abbreviare la sua espiazione".

*** "È dubbio se davvero monsignor Lefebvre - cfr. © - potesse essere scomunicato. [...] Riconoscendosi l’esistenza dello stato di necessità, la scomunica «latae sententiae» non sarebbe operante. Lefebvre, per essere scomunicato, avrebbe dovuto esserlo con la formula «ferendae sententiae», cioè per deliberata decisione del Papa, cosa che non è avvenuta".

**** "Sarà divertente - cfr. il commento del medesimo al sopracitato articolo di D. Savino - ripescare allora tutti gli articoli della 'Tradizione cattolica' sulla miseranda fine fatta di volta in volta dalla comunità del Barroux, dalla Fraternità S. Pietro, dall'istituto 'Cristo Re Sommo Sacerdote' di Gricigliano e dalla diocesi di Campos, tutti finiti fritti nella padella vaticana per aver accettato lo stesso compromesso, per aver bruciato il loro granello d'incenso al moloch modernista".

Sull'epiteto, l'impareggiabile cardinal Biffi ha scritto cose definitive (cfr. ©). Permettimi, però, di tornare alle mie righe iniziali e, tramite Rosanna ("la persecuzione dei cristiani è di natura 'ontologica', connessa alla speciale natura del loro divino Maestro, al quale si confà il disprezzo e persino il ribrezzo"), tornare a chiedermi se l'equiparazione tra la sposa di Cristo ed una casta meretrix (vale a dire "illibata mignotta") non alluda anche, oltre all'ingiuria della presunzione d'adulterio della Madre del leone di Giuda con un Pantera, alla prodigiosa tolleranza della Chiesa sia nei confronti dei suoi figli che di quelli altrui.
Tra questi ultimi, anche gli infedeli come te, vecchio mio. E mi spiace pensare che gli amabili conversari nei quali vicendevolmente ci intratteniamo possano dare adito all'accusa di «facili costumi».

Pax tibi.
Asno
25/02/2008

Caro Asno,
dopo il tuo accenno della volta scorsa al Libro, ti trascrivo qualche passo di padre Maurice Borrmans, del PISAI (Pontificio Istituto di Studi Arabi e di Islamistica), tratto da una sua conferenza dedicata al tema Islam e fede cristiana (cfr. ©).

«[...] Tutto questo vi permette di capire quanto è importante il libro per i musulmani, più di quanto lo è per noi la Bibbia. Ed è per questo che, con i nostri amici, io rifiuto l’appellativo di 'gente del libro' per i cristiani. Agli ebrei tocca prendere posizione. Dico loro: “Voi musulmani siete gente del libro, noi cristiani non siamo gente del libro, siamo gente di Gesù Cristo ed è completamente diverso”. Di Gesù Cristo abbiamo rivelazione nel NT, preparata dall’AT (quest’ultimo riletto alla luce del NT). Però la piena rivelazione di Gesù Cristo noi l’avremo alla fine dei tempi. Ogni cristiano realizza nella sua vita un quinto Vangelo, con l’aiuto dello Spirito. Siamo un popolo profetico, ricordiamolo. I nostri santi, i nostri mistici ci dicono tante cose sul mistero di Gesù Cristo nella storia.
Abbiamo parecchie cose in comune e queste cose in comune sono state ripetutamente proposte dai due testi fondamentali del Vaticano II. Nostra Aetate, documento fondamentale per noi, dice al n.3: “La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l'unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti [dunque apertura possibile], come vi si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta; onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio, quando Dio retribuirà tutti gli uomini risuscitati. Così pure hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio, soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno”.
Questi tre pilastri del culto sono i tre atti di culto di cui Gesù ci dice nel discorso della montagna (Matteo, cap.5) e come noi li dobbiamo vivere sotto gli occhi del Padre.
Prosegue nel secondo paragrafo il n.3:
“Se nel corso dei secoli non pochi dissensi ed inimicizie sono sorti tra cristiani e musulmani il Sacrosanto Concilio esorta tutti a dimenticare il passato ed esercitare sinceramente la mutua comprensione. Tocca ai cristiani iniziare, pronti a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini, senza discriminazione, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà”.
Ed è tutto questo che i nostri papi, Paolo VI e soprattutto Giovanni Paolo II, ripetono nella sostanza nei loro discorsi, come quello che fece Giovanni Paolo II a Casablanca in Marocco, nell’agosto del 1985, dieci anni fa.
Però forse per noi è più importante ancora il piccolo paragrafo della costituzione dogmatica sulla chiesa, la Lumen Gentium: “Ma il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il creatore e fra questi in particolare i musulmani, i quali professando la fede di Abramo, adorano come noi un Dio unico, misericordioso, che giudicherà gli uomini nel giorno finale”.
Vale a dire che ebrei, musulmani e cristiani, quando pregano sinceramente sotto l’ispirazione dello Spirito del Padre, raggiungono il Dio vivente, l’unico che si è rivelato in Gesù Cristo».

Ed ora, qualche altra riga da Gesù nella prospettiva del Corano, sempre di padre Maurice Borrmans (cfr. ©).

«Un mese fa ero con un cardinale, il quale parlava ad un gruppo di giornalisti. Raccontava quanto aveva potuto capire dell’incontro del Santo Padre a Gerusalemme, a Tel Aviv, con i grandi di Israele e della religione ebraica. Diceva quanto è stata importante per il dialogo tra ebrei e cristiani la visita del Santo Padre in Terra Santa. Ma aggiungeva: “C’era un grande assente nelle nostre chiacchiere, ed era proprio lui, Gesù Cristo”. Mai gli interlocutori ebrei hanno accennato al suo nome ed al nome di sua madre. Dobbiamo prendere coscienza di questa realtà. Non so come i nostri amici, i nostri fratelli maggiori, possono considerare il volto di Gesù; forse al massimo un rabbi di Nazareth, tutto lì.
Alcuni anni fa uscì un numero speciale del mensile Jesus su Maria, al quale ho partecipato parlando di Maria nel Corano. Un’ebrea italiana doveva scrivere un articolo nello stesso numero e ha fatto un lavoro bellissimo su La donna perfetta dell’Antico Testamento, ma senza mai citare il nome di Maria.
Accanto a questi fratelli maggiori c’è una moltitudine di fratelli minori, il miliardo di musulmani del mondo, i quali pensano che Gesù sia un profeta - e un profeta eccezionale - pur negando di lui tutto quello che fa la sostanza della nostra fede cristiana».

In una delle mie prossime ti parlerò dei passi coranici che trattano di Gesù e Maria.
Ma'a as salama.
Gammal