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Non contraddire chi può dispiacersene.
Se è possibile, elogia; se no, taci.
Pensa sottratte a Lui le lodi rivolte a te.

chestertonate

Il dogmatismo unisce, come una frontiera collega. Quanti magnanimi musulmani e quanti nobili cristiani sono stati più vicini gli uni agli altri, nel loro rispettivo dogmatismo, di tanti agnostici senza un credo, senza una dottrina e, in una parola, senza una casa? Un dogma è come l'ancora per una barca e come il picchetto per una tenda; il contrario di una dogma è un vago ideale, una barca alla deriva, una tenda in balìa del vento. Che un pollo possa esser mangiato e che un uomo no, è un dogma. Che tutto possa esser mangiato (almeno finché il senno di poi non ne prova la tossicità) è il contrario di un dogma. Torneremo a cibarci di carne umana, in assenza del dogma che lo vieta? È probabile, anche perché la carne umana, purtroppo, non è tossica.

Chi comincia col combattere la fede, in nome della liberta della ragione, finirà col combattere la libertà, in nome della fede nella ragione.

La grande marcia della falsificazione proseguirà. Tutto sarà negato. Sarà una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che in estate le foglie sono verdi. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli, dichiarati impossibili dall'ateo, con il coraggio del devoto. Saremo tra quanti hanno creduto, pur avendo visto.

Se l'anarchico fosse coerente, dovrebbe apprezzare il disordine anche al suo interno, anziché pretendere, dentro di lui, un rispetto così ferreo della gerarchia da giustificare il ricorso, in caso di disordine, all'olio di ricino.

memorandum

Magnopere curandum est id ut teneatur quod ubique, quod semper et quod ab omnibus creditum est (cfr. ©).

Nam res ipsa, quae nunc christiana religio nuncupatur, erat et apud antiquos nec defuit ab initio generis humani, quo usque ipse Christus veniret in carne, unde vera religio, quae iam erat, coepit appellari christiana. (cfr. ©).
25/03/2008

Caro Asno,
sono stato via solo tre giorni e mi ritrovo con una sorpresa di cui non so se esser contento oppure, ancor di più, raggiante.
Mi riferisco alla conversione di Allam.
Per noi muslim si tratta di una benedizione; ma anche di un miracolo.
Spero che Dio mi perdoni l'ardire: il fatto che un essere umano transiti dall'Islam ad altra religione, secondo la Legge islamica dovrebbe significare, ma Dio ne sa di più, Inferno garantito.
Ora, Signore perdonami, quando ricordavo a me stesso che a nessun muslim, sempre secondo Tradizione, l'Inferno sarà destinato perennemente, mi domandavo: "Mio Dio, Giudice Infallibile, questo significherebbe che in Paradiso ci troveremo uno come M. Allam tra i piedi solo perché ha sempre detto di esser musulmano?".

Dio ha ascoltato, senza che neppure la formulassimo, la nostra preghiera. Se le cose stessero come la Legge islamica dice (e io non ne dubito), M. Allam ce lo siamo tolto dai coglioni una volta per tutte. Visto che sono necessitato a chieder perdono, aggiungo alla lista delle trivialità le mie attuali espressioni. E ancora insisto in questo peccato, di cui chiedo perdono, domandando: perchè Benedetto XVI s'è prestato a questo sporchissimo gioco mediatico?
Non voglio fare l'uccello del malaugurio, ma credo che un giorno si dovrà pentire di questa concessione; non si vendono le indulgenze, si sa come va a finire questa storia. C'è una speranza, per gli amici cattolici che forse sono come me disgustati sia dalle fattezze umane che dai pensieri di questo individuo: che il Cattolicesimo per l'Allam sia solo un transito e che la sua vera mèta sia in realtà l'Israele (stato e magari anche religione) di cui tanto è fedele ammiratore.
È un augurio che però sarà di difficile realizzazione, perché gli ebrei tutto sono meno che sprovveduti o cretini. Sprovveduto infatti è stato, a mio avviso, il Papa (che doveva mandare la neo-pecorella a convertirsi non in sua presenza, ma in una parrocchia della periferia di una grande città, senza stufa ed a cui donare copiosa elemosina) E cretini i suoi sponsor e padrini che si son messi in casa un cavallo di Troja, un degno figlio del suo tempo il cui mestiere solo qui in Italia avrebbe potuto recargli tanti quattrini e fama.
E adesso l'Allam cristiano (poiché sulla breccia ce n'è un altro, a suo dire musulmano) spera in una fatwa, che forse qualcuno avrà già scritto, così che possa passare tra i "martiri vivi" e non mollare l'osso che il padrone gli offre con sobria eleganza.

Bi salama.
Gammal


P.S. Se non l'hai già fatto, ti indirizzo alla lettura del post odierno di Zaccheo (cfr. © e i due eccellenti link contenutivi) e dell'articolo di S. Mazza presso FDF (cfr. ©).
26/02/2008

Caro Gammal,
sto attraversando un brutto momento.
Rosanna mi cazzeéa via e-mail, chiedendosi quale sia il musulmano tra te e me (e, in effetti, il tuo post di ieri autorizza questo sospetto). Ho 'postato' il suo paliatone come terzo commento sottostante.
Zaccheo fa il sostenuto - cfr. © e commenti successivi (o, meglio, precedenti, perché lì il più recente precede il meno,* giustamente) - e mi bacchetta, sollecitando il riferimento all'imprescindibilità dell'Incarnazione, qualora si voglia evidenziare l'angelicità (o comunque la tensione verso uno stato sovrumano) del messaggio cristiano.

* Quindi il vecchio è alle spalle del giovane. O no? Non sono gli antichi a precedere i moderni? Chi viene prima, il passato o il futuro? Se è il passato, che ci precede, il futuro ci segue? Sono questi i misteri della fede. A proposito di quest'ultimo argomento, che rubricava la tua di ieri, l'ho cambiato, come vedi. Nel prosieguo della presente spero di spiegarne la ragione.

Giovannino, in modo più sfumato, mi ricorda che il bisognoso di conversione sei tu (cfr. ©), in tal modo sottintendendo, seppure con l'ovattata lattiginosità della nebbia padana, che di questo passo il tuo amico rischia di farsi kafir, ovvero miscredente,* sia all'occhio islamico che a quello cristiano.

* Se Cuffaro è da kafir, chissà, forse tutti i guai della tua amata Sicilia sono spiegabili col presagio onomantico.

Il duca m'ha tolto il saluto (cfr. l'unico commento a ©) e, dulcis in fundo o venenum in cauda che sia (altra perplessità, 'ché delle due l'una: o il veleno è dolce oppure le cose, prima o poi, in hac lacrimarum valle, si rovesciano nel loro contrario), la sarabanda ecclesiolalica di FDF comincia a rivaleggiare col bolero raveliota: D. Arai propone di invalidare il concilio della discordia,* M. Blondet esibisce le prove della detenzione di Giovanni Paolo II in Purgatorio,** D. Savino riscatta monsignor Lefebvre, *** F. Damiani critica "il gioco sporco di Ratzinger",**** io m'ammoscio ogni volta di più e finisco col chiedermi il perché dell'equiparazione della Chiesa ad una "casta meretrix".

* "Papa Pio II - cfr. © - con la sua Bolla Execrabilis (1460) dichiara: «Qualsiasi concilio convocato per effettuare cambiamenti drastici nella Chiesa è decretato in anticipo invalido e annullato»".

** "Penso che Giovanni Paolo II - cfr. © - possa essere apparso nel fuoco, nell'ora e giorno anniversario della sua morte, magari per chiedere preghiere ai suoi polacchi fedeli, preghiere per abbreviare la sua espiazione".

*** "È dubbio se davvero monsignor Lefebvre - cfr. © - potesse essere scomunicato. [...] Riconoscendosi l’esistenza dello stato di necessità, la scomunica «latae sententiae» non sarebbe operante. Lefebvre, per essere scomunicato, avrebbe dovuto esserlo con la formula «ferendae sententiae», cioè per deliberata decisione del Papa, cosa che non è avvenuta".

**** "Sarà divertente - cfr. il commento del medesimo al sopracitato articolo di D. Savino - ripescare allora tutti gli articoli della 'Tradizione cattolica' sulla miseranda fine fatta di volta in volta dalla comunità del Barroux, dalla Fraternità S. Pietro, dall'istituto 'Cristo Re Sommo Sacerdote' di Gricigliano e dalla diocesi di Campos, tutti finiti fritti nella padella vaticana per aver accettato lo stesso compromesso, per aver bruciato il loro granello d'incenso al moloch modernista".

Sull'epiteto, l'impareggiabile cardinal Biffi ha scritto cose definitive (cfr. ©). Permettimi, però, di tornare alle mie righe iniziali e, tramite Rosanna ("la persecuzione dei cristiani è di natura 'ontologica', connessa alla speciale natura del loro divino Maestro, al quale si confà il disprezzo e persino il ribrezzo"), tornare a chiedermi se l'equiparazione tra la sposa di Cristo ed una casta meretrix (vale a dire "illibata mignotta") non alluda anche, oltre all'ingiuria della presunzione d'adulterio della Madre del leone di Giuda con un Pantera, alla prodigiosa tolleranza della Chiesa sia nei confronti dei suoi figli che di quelli altrui.
Tra questi ultimi, anche gli infedeli come te, vecchio mio. E mi spiace pensare che gli amabili conversari nei quali vicendevolmente ci intratteniamo possano dare adito all'accusa di «facili costumi».

Pax tibi.
Asno
25/02/2008

Caro Asno,
dopo il tuo accenno della volta scorsa al Libro, ti trascrivo qualche passo di padre Maurice Borrmans, del PISAI (Pontificio Istituto di Studi Arabi e di Islamistica), tratto da una sua conferenza dedicata al tema Islam e fede cristiana (cfr. ©).

«[...] Tutto questo vi permette di capire quanto è importante il libro per i musulmani, più di quanto lo è per noi la Bibbia. Ed è per questo che, con i nostri amici, io rifiuto l’appellativo di 'gente del libro' per i cristiani. Agli ebrei tocca prendere posizione. Dico loro: “Voi musulmani siete gente del libro, noi cristiani non siamo gente del libro, siamo gente di Gesù Cristo ed è completamente diverso”. Di Gesù Cristo abbiamo rivelazione nel NT, preparata dall’AT (quest’ultimo riletto alla luce del NT). Però la piena rivelazione di Gesù Cristo noi l’avremo alla fine dei tempi. Ogni cristiano realizza nella sua vita un quinto Vangelo, con l’aiuto dello Spirito. Siamo un popolo profetico, ricordiamolo. I nostri santi, i nostri mistici ci dicono tante cose sul mistero di Gesù Cristo nella storia.
Abbiamo parecchie cose in comune e queste cose in comune sono state ripetutamente proposte dai due testi fondamentali del Vaticano II. Nostra Aetate, documento fondamentale per noi, dice al n.3: “La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l'unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti [dunque apertura possibile], come vi si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta; onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio, quando Dio retribuirà tutti gli uomini risuscitati. Così pure hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio, soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno”.
Questi tre pilastri del culto sono i tre atti di culto di cui Gesù ci dice nel discorso della montagna (Matteo, cap.5) e come noi li dobbiamo vivere sotto gli occhi del Padre.
Prosegue nel secondo paragrafo il n.3:
“Se nel corso dei secoli non pochi dissensi ed inimicizie sono sorti tra cristiani e musulmani il Sacrosanto Concilio esorta tutti a dimenticare il passato ed esercitare sinceramente la mutua comprensione. Tocca ai cristiani iniziare, pronti a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini, senza discriminazione, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà”.
Ed è tutto questo che i nostri papi, Paolo VI e soprattutto Giovanni Paolo II, ripetono nella sostanza nei loro discorsi, come quello che fece Giovanni Paolo II a Casablanca in Marocco, nell’agosto del 1985, dieci anni fa.
Però forse per noi è più importante ancora il piccolo paragrafo della costituzione dogmatica sulla chiesa, la Lumen Gentium: “Ma il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il creatore e fra questi in particolare i musulmani, i quali professando la fede di Abramo, adorano come noi un Dio unico, misericordioso, che giudicherà gli uomini nel giorno finale”.
Vale a dire che ebrei, musulmani e cristiani, quando pregano sinceramente sotto l’ispirazione dello Spirito del Padre, raggiungono il Dio vivente, l’unico che si è rivelato in Gesù Cristo».

Ed ora, qualche altra riga da Gesù nella prospettiva del Corano, sempre di padre Maurice Borrmans (cfr. ©).

«Un mese fa ero con un cardinale, il quale parlava ad un gruppo di giornalisti. Raccontava quanto aveva potuto capire dell’incontro del Santo Padre a Gerusalemme, a Tel Aviv, con i grandi di Israele e della religione ebraica. Diceva quanto è stata importante per il dialogo tra ebrei e cristiani la visita del Santo Padre in Terra Santa. Ma aggiungeva: “C’era un grande assente nelle nostre chiacchiere, ed era proprio lui, Gesù Cristo”. Mai gli interlocutori ebrei hanno accennato al suo nome ed al nome di sua madre. Dobbiamo prendere coscienza di questa realtà. Non so come i nostri amici, i nostri fratelli maggiori, possono considerare il volto di Gesù; forse al massimo un rabbi di Nazareth, tutto lì.
Alcuni anni fa uscì un numero speciale del mensile Jesus su Maria, al quale ho partecipato parlando di Maria nel Corano. Un’ebrea italiana doveva scrivere un articolo nello stesso numero e ha fatto un lavoro bellissimo su La donna perfetta dell’Antico Testamento, ma senza mai citare il nome di Maria.
Accanto a questi fratelli maggiori c’è una moltitudine di fratelli minori, il miliardo di musulmani del mondo, i quali pensano che Gesù sia un profeta - e un profeta eccezionale - pur negando di lui tutto quello che fa la sostanza della nostra fede cristiana».

In una delle mie prossime ti parlerò dei passi coranici che trattano di Gesù e Maria.
Ma'a as salama.
Gammal