Caro Asno,
dopo il tuo accenno della volta scorsa al Libro, ti trascrivo qualche passo di padre Maurice Borrmans, del PISAI (Pontificio Istituto di Studi Arabi e di Islamistica), tratto da una sua conferenza dedicata al tema
Islam e fede cristiana (cfr.
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«[...] Tutto questo vi permette di capire quanto è importante il libro per i musulmani, più di quanto lo è per noi la Bibbia. Ed è per questo che, con i nostri amici, io rifiuto l’appellativo di 'gente del libro' per i cristiani. Agli ebrei tocca prendere posizione. Dico loro: “Voi musulmani siete gente del libro, noi cristiani non siamo gente del libro, siamo gente di Gesù Cristo ed è completamente diverso”. Di Gesù Cristo abbiamo rivelazione nel NT, preparata dall’AT (quest’ultimo riletto alla luce del NT). Però la piena rivelazione di Gesù Cristo noi l’avremo alla fine dei tempi. Ogni cristiano realizza nella sua vita un quinto Vangelo, con l’aiuto dello Spirito. Siamo un popolo profetico, ricordiamolo. I nostri santi, i nostri mistici ci dicono tante cose sul mistero di Gesù Cristo nella storia.
Abbiamo parecchie cose in comune e queste cose in comune sono state ripetutamente proposte dai due testi fondamentali del Vaticano II.
Nostra Aetate, documento fondamentale per noi, dice al n.3: “La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l'unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti [dunque apertura possibile], come vi si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta; onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio, quando Dio retribuirà tutti gli uomini risuscitati. Così pure hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio, soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno”.
Questi tre pilastri del culto sono i tre atti di culto di cui Gesù ci dice nel discorso della montagna (Matteo, cap.5) e come noi li dobbiamo vivere sotto gli occhi del Padre.
Prosegue nel secondo paragrafo il n.3:
“Se nel corso dei secoli non pochi dissensi ed inimicizie sono sorti tra cristiani e musulmani il Sacrosanto Concilio esorta tutti a dimenticare il passato ed esercitare sinceramente la mutua comprensione. Tocca ai cristiani iniziare, pronti a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini, senza discriminazione, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà”.
Ed è tutto questo che i nostri papi, Paolo VI e soprattutto Giovanni Paolo II, ripetono nella sostanza nei loro discorsi, come quello che fece Giovanni Paolo II a Casablanca in Marocco, nell’agosto del 1985, dieci anni fa.
Però forse per noi è più importante ancora il piccolo paragrafo della costituzione dogmatica sulla chiesa, la
Lumen Gentium: “Ma il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il creatore e fra questi in particolare i musulmani, i quali professando la fede di Abramo, adorano come noi un Dio unico, misericordioso, che giudicherà gli uomini nel giorno finale”.
Vale a dire che ebrei, musulmani e cristiani, quando pregano sinceramente sotto l’ispirazione dello Spirito del Padre, raggiungono il Dio vivente, l’unico che si è rivelato in Gesù Cristo».
Ed ora, qualche altra riga da
Gesù nella prospettiva del Corano, sempre di padre Maurice Borrmans (cfr.
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«Un mese fa ero con un cardinale, il quale parlava ad un gruppo di giornalisti. Raccontava quanto aveva potuto capire dell’incontro del Santo Padre a Gerusalemme, a Tel Aviv, con i grandi di Israele e della religione ebraica. Diceva quanto è stata importante per il dialogo tra ebrei e cristiani la visita del Santo Padre in Terra Santa. Ma aggiungeva: “C’era un grande assente nelle nostre chiacchiere, ed era proprio lui, Gesù Cristo”. Mai gli interlocutori ebrei hanno accennato al suo nome ed al nome di sua madre. Dobbiamo prendere coscienza di questa realtà. Non so come i nostri amici, i nostri fratelli maggiori, possono considerare il volto di Gesù; forse al massimo un rabbi di Nazareth, tutto lì.
Alcuni anni fa uscì un numero speciale del mensile
Jesus su Maria, al quale ho partecipato parlando di Maria nel Corano. Un’ebrea italiana doveva scrivere un articolo nello stesso numero e ha fatto un lavoro bellissimo su
La donna perfetta dell’Antico Testamento, ma senza mai citare il nome di Maria.
Accanto a questi fratelli maggiori c’è una moltitudine di fratelli minori, il miliardo di musulmani del mondo, i quali pensano che Gesù sia un profeta - e un profeta eccezionale - pur negando di lui tutto quello che fa la sostanza della nostra fede cristiana».
In una delle mie prossime ti parlerò dei passi coranici che trattano di Gesù e Maria.
Ma'a as salama.
Gammal