cercaparole

qui e là



o solo qui

feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

contatore


alias







regole

Non contraddire chi può dispiacersene.
Se è possibile, elogia; se no, taci.
Pensa sottratte a Lui le lodi rivolte a te.

chestertonate

Il dogmatismo unisce, come una frontiera collega. Quanti magnanimi musulmani e quanti nobili cristiani sono stati più vicini gli uni agli altri, nel loro rispettivo dogmatismo, di tanti agnostici senza un credo, senza una dottrina e, in una parola, senza una casa? Un dogma è come l'ancora per una barca e come il picchetto per una tenda; il contrario di una dogma è un vago ideale, una barca alla deriva, una tenda in balìa del vento. Che un pollo possa esser mangiato e che un uomo no, è un dogma. Che tutto possa esser mangiato (almeno finché il senno di poi non ne prova la tossicità) è il contrario di un dogma. Torneremo a cibarci di carne umana, in assenza del dogma che lo vieta? È probabile, anche perché la carne umana, purtroppo, non è tossica.

Chi comincia col combattere la fede, in nome della liberta della ragione, finirà col combattere la libertà, in nome della fede nella ragione.

La grande marcia della falsificazione proseguirà. Tutto sarà negato. Sarà una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che in estate le foglie sono verdi. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli, dichiarati impossibili dall'ateo, con il coraggio del devoto. Saremo tra quanti hanno creduto, pur avendo visto.

Se l'anarchico fosse coerente, dovrebbe apprezzare il disordine anche al suo interno, anziché pretendere, dentro di lui, un rispetto così ferreo della gerarchia da giustificare il ricorso, in caso di disordine, all'olio di ricino.

memorandum

Magnopere curandum est id ut teneatur quod ubique, quod semper et quod ab omnibus creditum est (cfr. ©).

Nam res ipsa, quae nunc christiana religio nuncupatur, erat et apud antiquos nec defuit ab initio generis humani, quo usque ipse Christus veniret in carne, unde vera religio, quae iam erat, coepit appellari christiana (cfr. ©).
15/01/2009

Caro Gammal,
non so se ricordi quanto dicevo in una mia precedente (cfr. ©) su Paolo Franceschetti, criticandone non già l'eccessivo «complottismo», bensì il contrario. Mi dispiaceva ad esempio l'entusiasmo un po' ingenuo per la democrazia, per il "progresso scientifico e culturale" e soprattutto per l'opposizione massonica all'«oscurantismo» ecclesiastico.
Premettevo infatti alle mie osservazioni l'avvertenza secondo cui "la modernità è un ordigno straordinariamente ben fatto, ogni sua componente essendo così funzionale a tutte le altre che accettarne anche una sola equivale ad accettarle tutte". Come ami dir tu, una sola goccia d'impurità distrugge la purezza d'una intera cisterna.
Voglio dire che un complottista, anche laico, non può non vedere nella moderna democrazia un'arma mirata ad annullare il voto della minoranza consapevole, così come nel progresso scientifico il perfezionamento delle tecniche di genocidio ed in quello culturale la realizzazione dell'asservimento psichico collettivo (prima con l'istruzione obbligatoria e poi con la propaganda mediatica). Se poi il complottista, anziché laico, è credente, ça va sans dire: la modernità non è altri che Satana.

Bene. Ferme restando le suddette critiche, stavolta il buon Paolo (che ho aggiunto ai nostri link), con il suo Complottismo e anticomplottismo (cfr. ©), oltre a commuovermi, m'ha dato parecchio da pensare.* Ecco perché. "Con la mia famiglia non ho più molti rapporti. In particolare, con mio padre non ci parliamo più, perché ritiene che io sia il problema. Non il sistema in cui viviamo e la necessità di non voltarsi dall’altra parte. Io. Come meravigliarsi allora se qualcuno legge i miei articoli e poi passa agli insulti, alle derisioni, ecc.? Invece di porsi il problema e studiare e approfondire, meglio pensare che il problema sia io. E’ più comodo. Si perde meno tempo e non si devono ribaltare convinzioni che oramai sono acquisite da anni. [...] Il problema è chi indaga, mica l’indagato".

* Inoltre, nei commenti al post chiarisce la natura del suo anticlericalismo ("La mia non è una critica a tutta la Chiesa e soprattutto non a tutti i fedeli. Ti sorprenderà, ma proprio oggi torno da un viaggio a Perugia, e una delle tappe è stata un prete, in una chiesa di campagna, che considero il mio consigliere spirituale"). In quest'ottica, molte sue posizioni diventano condivisibili.

Il problema è chi indaga, mica l’indagato. E se fosse giusto così? Lì per lì uno s'indigna e comincia a blaterare contro i massoni, i politici, i banchieri, gli ebrei, i preti, gli inglesi e insomma contro chi regge il mondo; poi però si chiede se non sia il caso di prenderla alla lettera, questa denuncia. Se non se lo chiede, soprattutto se è credente, dovrebbe chiederselo.
Mi spiego, parlando in prima persona. Il problema sono io, perché mi mancano sia l'autorità che il potere: l'autorità spirituale per indagare e il potere temporale per far qualcosa, dopo l'indagine. In assenza di tali condizioni indagare significa non solo mettere a repentaglio la propria esistenza (o almeno la propria sanità mentale), ma soprattutto peccare d'orgoglio. Ce lo siamo scordato, il fiat voluntas Tua?
In altre parole, perfettamente opposte a quelle con cui auspicavo un complottismo integrale,* c'è un punto giunti al quale bisogna sospendere il giudizio (ed il rodimento di fegato derivantene). È vero che questo mondo è in mano al perciò detto princeps huius mundi, tuttavia, una volta assodato ciò, si deve pur pensare che il Regno non è di questo mondo. Ed a me interessa il Regno, ben più del principato (anche perché il principato non è in mio potere levarglielo, al Maligno, a differenza dell'anima mia, che, quella sì, a sottrargliela posso almeno provarci).

* Perfettamente opposte, ma solo se si è privi di fede. Se quest'ultima la si ha, è tutto più consequenziale: basta diffidare di ogni operazione umana, ovvero subodorare il complotto dovunque si taccia di Dio. E, se qualcuno complottasse citandoLo, la cosa riguarda Lui, non il credente.

La Pace sia con te.
Asno
09/12/2008

Caro Gammal,
il cosiddetto «progresso» si sta progressivamente - perciò si chiama così - rivelando come un ordigno straordinariamente ben fatto. Ogni sua componente è infatti così funzionale a tutte le altre che accettarne anche una sola equivale ad accettarle tutte.
Ci voleva una mente sovrumana per progettarlo, per congegnarlo e - secolo dopo secolo - attivarne la fase più idonea al relativo momento storico. Non riusciremo a liberarcene, ovvero a regredire, vuoi perché i suoi scagnozzi si sono arrogati il copyright del termine «liberazione», vuoi perché nessuno di noi è realmente disposto a tornare indietro. Te e me compresi, temo, siamo ormai vittime d'una fascinazione che equipara regresso e oscurantismo.

Pensavo a tutto ciò nel leggere un articolo di P. Franceschetti, Il trattato di Lisbona - La rivincita dei templari e la maledizione di Jacques de Molay (cfr. ©). Succintamente, ma senza omissioni, l'autore vi esamina l'escalation massonica degli ultimi tre secoli, indirizzata in ordine cronologico contro la Chiesa, contro l'Impero (sacro e romano, cioè feudale) prima, e poi contro gli stati nazionali che avevano ormai esaurito il loro compito anti-feudale. In una parola, tranne la famiglia (non contemplata da Franceschetti), contro ogni componente il tessuto sociale tradizionale.
Tuttavia, pur confessandosi cospirazionista (e dichiarando che "questi argomenti non sono - come dicono alcuni miei colleghi, parenti e amici - inutili fissazioni"), non lo è fino in fondo. Leggi un po' quanto segue.

"Tutta l’Europa di quei secoli è intrisa di cultura rosacrociana e massonica. Basti pensare che sono rosacroce Leonardo Da Vinci, Paracelso, Nostradamus, Bacone, Galileo, Giordano Bruno, Comenio, Cartesio, Newton e Leibniz; ma anche scrittori e romanzieri come Bram Stocker, Mary Shelley e Giulio Verne.
Questo fenomeno è assolutamente positivo per la società di quel tempo. Solo grazie ai rosacroce infatti la ricerca scientifica poté proseguire senza la persecuzione dei papi e degli imperatori. Sono i ricercatori massonici, rosacrociani e templari [?], che hanno portato novità importanti come l’introduzione del buddismo in Europa e che hanno intrapreso nuove vie di conoscenza.
Distruggere la Chiesa cattolica e [...] rovesciare gli imperi sono due propositi non fini a se stessi o dettati solo da un’ipotetica volontà satanica, come si trova affermato in alcuni testi di matrice cattolica troppo ortodossa. A quel tempo, combattere la Chiesa equivaleva a combattere l’oscurantismo e la violenza di questa istituzione, equivaleva a portare nuove idee e nuove filosofie che altrimenti la Chiesa avrebbe ostacolato.
Invece rovesciare gli imperi significava instaurare una forma di stato più democratica.
[...] La massoneria ha operato nei secoli per instaurare la democrazia come noi oggi attualmente la conosciamo, e in tal senso siamo debitori a questa istituzione di un progresso scientifico e culturale che non ci sarebbe stato, se la Chiesa cattolica avesse avuto il monopolio della cultura e della religione".

C'è poco da commentare. O con Dio o con Satana, una delle cui mille facce è appunto quella massonica moderna. Non si possono esaltare la ricerca scientifica [alla Umberto Veronesi], il buddismo [alla Roberto Baggio] e la pseudo-democrazia moderna senza esaltare anche la massoneria. Viceversa, non si possono deprecare queste cose senza rimpiangere l'oscurantismo.
Tuttavia un sospetto sembra insinuarsi, sia pure per poco, nell'animo di Franceschetti. Aggiunge infatti che "una delle mosse più geniali della massoneria è quella di aver creato una marea di società segrete diverse, tutte collegate tra loro al vertice. Ciò permette questo risultato: se qualcuno, come noi, prova a parlare di massoneria e nuovo ordine mondiale, immediatamente insorgono alcune persone, spesso anche dotate di buona cultura, che cominciano a fare distinzioni, dissertazioni storiche, precisazioni, sottili distinzioni tra una massoneria e l’altra. [...] Invece la realtà è molto diversa e per tutte queste associazioni esiste un vertice unico, che manovra e dirige tutte le massonerie, per permettere il transito verso il nuovo ordine mondiale".

Sospetto minimo, dicevo, perché in questa "marea di società segrete" vanno inserite le industrie farmaceutiche, le case automobilistiche, i network televisivi, le società assicurative, le ditte produttrici e quelle venditrici ogni producibile e perciò vendibile, le strutture cosiddette «pubbliche» e così via. In altri termini, tutto ciò che contribuisce a sfaldare la piramide gerarchica tradizionale rientra in questo progetto diabolicamente vasto, talmente vasto da scoraggiare ogni tentativo di analisi onnicomprensiva. Pensa solo a chi lamenta quella che chiama la «medicalizzazione dell'esistenza» (dall'ossessione diagnostica - cfr. © - all'avvelenamento farmacologico), senza perciò criticarne il vero scopo, consistente nel [tentativo di] sottrarre l'individuo alla volontà divina.
Ovvero nel sottrarre l'individuo alla volontà dei genitori. In qual modo? Con l'istruzione obbligatoria, con l'istigazione all'adulterio, con la legalizzazione dell'aborto, con l'inurbamento coatto, con l'autismo infantile (alla genesi del quale internet collabora egregiamente), col lavoro femminile extra-domestico, con l'oracolo televisivo in attività perenne e con l'abbandono in «casa di riposo» della massima autorità familiare, nonno o nonna che sia.

Insomma, uno è liberissimo di accettarlo o di rifiutarlo, quel fenomeno definibile di volta in volta modernità, progresso, globalizzazione, usura, massoneria, sviluppo, assatanamento e compagnia bella. Ma deve accettarlo o rifiutarlo in blocco. Però, intendiamoci. Rifiutare qualcosa non comporta ipso facto il privarsene, potendosi anche tradurre in un utilizzo cauto e guardingo: per esempio, rifiutare le porcherie alimentari moderne non significa evitare sistematicamente di cibarsene ('ché mica tutti abbiamo un orticello come il tuo).

La Pace sia con te.
Asno
04/11/2008

Caro Asno,
a Miguel voglio bene perché è una persona onesta. Pensa che arriva al punto di dire di sé che (cfr. ©) "ogni giorno, facendo le mie traduzioni tecniche o aiutando uomini d'affari a combinare meglio i loro leciti delitti, faccio forse più danni di tanti poveri sbirri". Onestà disarmante.
Essendo un onest'uomo, dicevo, è migliore di me, che so riconoscere la menzogna perché, evidentemente, al mio interno ospito la menzogna.
Così, per esempio, secondo un cospirazionista da strapazzo come me, Bin Laden - che Allah (swt) abbia pietà di lui - è la controfigura di Empty Trash; secondo Miguel, invece, il cospirazionista è colui per il quale "Osama bin Laden - ibidem - può essere solo un pazzo che ci odia 'per la nostra libertà'; oppure un agente pagato dalla CIA; oppure qualcuno che i servizi segreti statunitensi hanno inventato manipolando delle immagini; oppure, semplicemente, non esiste".
Analogamente, secondo me la profezia di Orwell si è avverata già da ventiquattro anni;* secondo Miguel, no.

* In realtà fu facile profezia, perché Orwell si limitò a romanzare i famosi Protocolli, dalla lettura dei quali era notoriamente ossessionato. In proposito aggiungerò che, come giustamente è stato detto, più del loro essere un falso, quel che conta è il loro narrare una trama che si sta puntualmente recitando sui palcoscenici di tutto il mondo, con perseveranza diabolica (come vuole la seconda parte, inespressa, del tag con cui rubrico questo post).

Cospirando e respirando, insomma (sperando di non star spirando), voglio segnalarti un articolo di Luogocomune (cfr. ©) nel quale l'eccellente M. Mazzucco riporta il commento di un visitatore. Ti prego di leggerlo e non aggiungo altro (tranne l'invito a leggere anche un ulteriore articolo - cfr. © - del medesimo M. Mazzucco).

Bi salama.
Gammal
02/10/2008

Caro Gammal,
ogni tanto prendo in mano l'Imitazione di Cristo, quest'aureo ed anonimo libriccino, e lo apro a caso, come facevo tempo fa con l'I-king.
La frase che m'è saltata agli occhi è la seguente: "Come uno è di dentro, così giudica di fuori. Chi è puro di cuore è tutto preso dalla gioia, per quanto di gioia può esservi nel mondo. Se invece, da qualche parte, ci sono tribolazioni ed angustie, queste le avverte di più chi ha il cuore perverso".
Bella considerazione.
M'ha fatto pensare che tanti blogger, noi due compresi, non solo sono vittime di questa perversione, ma che, senza volerlo, fanno il gioco dell'Avversario. Instilliamo sospetti, denunciamo (per giunta, non senza vanità) le imposture dei potenti e, in breve, seminiamo panico.
È quanto vuole Satana.
E noi, pensando di smascherarlo, ci facciamo infinocchiare fino al punto in cui, di fatto, ci arroghiamo un diritto che spetta solo all'Unico: giudicare.* A conferma della nostra incompetenza in materia, pensa solo al senso di frustrazione e di inanità che ce ne deriva. Quale giudice autentico (non moderno, cioè) proverebbe questo malessere, dopo aver emesso il proprio verdetto?

* È pur vero che questo diritto spetta anche, per delega, all'autorità sovratemporale e, mediante quest'ultima, al potere temporale (in questo caso, giudiziario). Ma il potere temporale, dall'emblematica autoincoronazione di Napoleone in poi, ha perso questo diritto. E l'autorità sovratemporale, il cui silenzio era d'oro perché manifestato tramite l'argentea parola regale, adesso tace d'un silenzio di piombo.

Abbiamo sbagliato. Facciamo ammenda, allora, e cerchiamo di trovare del bello e del buono anche nella spazzatura che ci circonda, perché, se tutto è puro per i puri, l'impuro che vediamo è proporzionale a quel che siamo. Non è facile (e certamente sbaglieremo ancora), ma non c'è alternativa. I bambini giocano anche con la spazzatura, e gioiscono anche nella spazzatura.

Pace a te.
Asno
28/08/2008

Caro Gammal,
ti riporto alcuni passi della recensione di H. Hoppe all'ultimo libro di Buchanan, The death of the West, pregandoti di leggerla per intero (cfr. ©). Seguono le mie considerazioni.
______________________

«Ciò che rende importante il contributo di Buchanan è il fatto che egli identifichi un problema che le élite dominanti ci dicono non esistere, o peggio, non essere un problema, ma una benedizione. Nel clima culturale odierno serve sia coraggio che indipendenza intellettuale, per dire ciò che Buchanan dice. E il fatto che questo libro sia un bestseller indica che ci sono ancora molte persone che hanno mantenuto il loro buon senso. Buchanan sostiene che l'Occidente, la terra della cristianità, è in rovina.
[...] Il tasso di incremento demografico è ovunque sotto la crescita zero.
Questa evoluzione suicida è il culmine di una rivoluzione culturale che Buchanan descrive come la scristianizzazione dell'Occidente. Tale rivoluzione, associata ad ideali secolari quali l'umanesimo, il femminismo, l'egalitarismo, il relativismo morale, il multiculturalismo, le pari opportunità, la liberazione sessuale e l'edonismo, ha eroso la voglia di vivere una vita produttiva, di moltiplicarsi e di difendere la propria cultura.
Le prove che Buchanan porta a sostegno della sua tesi sono convincenti. Sfortunatamente la sua risposta non lo è. Egli crede che la controrivoluzione possa essere superata entro l'intelaiatura istituzionale di una moderna organizzazione statale centralizzata e democratica, completa di istituti "sociali" quali la sicurezza pubblica, l'assistenza medica, il sussidio di disoccupazione e l'educazione pubblica.
[...] In realtà sollevare gli individui dall'obbligo di provvedere al proprio reddito, alla propria salute, alla vecchiaia, all'educazione dei figli, come fa l'"assicurazione" obbligatoria dello Stato equivale a un sistematico attacco alla responsabilità personale e ad istituzioni quali la famiglia, i legami di parentela, la comunità locale e la Chiesa. La profondità e l'orizzonte della precauzione privata si riducono, e il valore della famiglia, delle relazioni di parentela, dei figli, della comunità e della Chiesa diminuiscono.
[...] Il "marcio" che sta alle radici del problema è l'istituzione "Stato", cioè il monopolio territoriale obbligatorio che si arroga la facoltà di avere l’ultima parola e l’arbitrio assoluto, con il potere di legiferare e tassare. Ci si può solo chiedere come sia possibile che le idee deplorate da Buchanan (laicismo, femminismo, relativismo, multiculturalismo, eccetera) si siano trasformate in qualcosa di più che la singola visione di qualche individuo isolato. L'unica risposta, ovvia, è che a questo si arriva solo in virtù del potere di promulgare leggi, cioè della capacità di imporre regole uniformi a tutti gli abitanti e alle loro proprietà entro un determinato territorio. Se queste idee non fossero incorporate nella legislazione, esse avrebbero fatto poco o nessun danno. Ed è solo lo Stato che può legiferare. Ed è ancora più fondamentale far notare che lo Stato non è un mero strumento, ma è un agente attivo in tutto questo. La pubblica istruzione, lo stato sociale e le idee laiciste, relativiste, eccetera non hanno dovuto essere inserite "a forza" nello Stato. Lo Stato ha i suoi interessi nel promuoverle. Se ad una agenzia è permesso legiferare ed imporre tasse, è ragionevole aspettarsi che i suoi agenti non si limiteranno nell’uso dei loro poteri, ma che si vedrà una tendenza verso l'aumento di tasse e di interferenza legislativa. E, poiché in quest'opera essi incontreranno l'opposizione dei soggetti al loro potere, è nell'interesse degli agenti dello Stato indebolire questo potere di resistenza. Questo è nella natura dello Stato, aspettarsi qualcosa di diverso è ingenuo. In primo luogo, ciò significa disarmare i cittadini. Ma significa anche erodere e, in ultima analisi, distruggere tutti i corpi intermedi come la famiglia, il clan, la tribù, la comunità, l'associazione e la Chiesa con le loro norme e gerarchie interne. Seppure in limitate giurisdizioni, queste istituzioni ed autorità rivaleggiano con la pretesa dello Stato di essere il "giudice di ultima istanza" in un determinato territorio. Lo Stato, per assicurare la sua pretesa di essere l'ultimo a decidere, deve eliminare tutte le giurisdizioni e i giudici indipendenti; e questo richiede la lesione, se non la distruzione, delle autorità a capo delle famiglie, delle comunità e delle parrocchie. Questo è il motivo recondito della maggior parte delle politiche statali. La pubblica istruzione e lo stato sociale sono il mezzo per realizzare questo proposito distruttivo, e così pure la promozione del femminismo, della non-discriminazione, delle pari opportunità, dell'edonismo, del relativismo e del multiculturalismo. Tutto ciò mina la famiglia, la comunità e la Chiesa. "Liberando" l'individuo dalla disciplina di queste istituzioni, lo rendono "uguale", isolato, inerme e debole di fronte allo Stato. Anche l'estensione dell'immigrazione, lamentata da Buchanan, si spiega in questo modo. Dopo l'erosione del sentimento familiare, comunale, regionale e religioso, una pesante dose di immigrazione, meglio se proveniente da molto lontano, è quanto l'elite neoconservatrice e socialdemocratica dominante desidera, per distruggere ciò che rimane dell'identità nazionale e poter così promuovere un Nuovo Ordine Mondiale ultra-statalista e multiculturale guidato dagli USA. Così, più radicalmente, per risuscitare l'Occidente bisogna diminuire l'apparato centralizzato degli stati nazionali e restituire alle istituzioni restrittivo-protettive della famiglia, della comunità e della Chiesa la loro posizione originale, come parte naturale di un ordine costituito da una moltitudine di giurisdizioni in competizione fra loro.
[...] Buchanan si spinge a muovere alcune critiche alla democrazia, ma non si spinge fino a farne una questione di principio. Infatti egli sostiene che "se l'America ha cessato di essere un paese cristiano, è perché ha cessato di essere un paese democratico". Questa è un’affermazione sconcertante, alla luce del fatto che né la famiglia né la Chiesa sono istituzioni democratiche (e, nella misura in cui lo sono, si trovano nei pasticci)».
______________________

La diagnosi di Hoppe è lucidissima. Anche la terapia lo è, lucidissima, oltre che coraggiosa. Perché ci vuole coraggio, per un laico (anarchico, per giunta), nel dire che "per risuscitare l'Occidente bisogna diminuire l'apparato centralizzato degli stati nazionali e restituire alle istituzioni restrittivo-protettive della famiglia, della comunità e della Chiesa la loro posizione originale".
Purtroppo, però, la frase sopra citata continua così: "come parte naturale di un ordine costituito da una moltitudine di giurisdizioni in competizione fra loro".
Ora, bisogna chiarire un equivoco di fondo. Anche con Pax (al quale devo la conoscenza di Hoppe) non riusciamo ad intenderci su questo punto: lo Stato moderno non è lo Stato tradizionale. Quello moderno, nato con la rivoluzione francese, ma teorizzato dall'empirismo inglese, non è strutturato piramidalmente - passami l'espressione - a frattali.
Hai presente un broccolo?



Ogni piramide della foto riproduce in piccolo la macro-piramide dell'intero broccolo. Non solo. Ogni piramide è a sua volta scomponibile in micro-piramidi che, a loro volta, in miniatura, riproducono fedelmente l'immagine della macro-piramide. Anche i cristalli di neve sono fatti così, a frattali. Ed ogni società tradizionale è fatta così.
In questa struttura non è possibile parlare di competizione, come fa Hoppe, ma solo di subordinazione gerarchica (in ordine ascendente, al capofamiglia, al capoclan, al capotribù, ecc., ciascuno rappresentante, nel suo piccolo, il Capo per definizione). È la classica struttura feudale, che vede l'Impero subordinato alla Chiesa,* il vassallo all'imperatore, il valvassore al vassallo e così via, lungo una fitta rete che collega (linka, diremmo oggi) la subordinazione, per esempio, del fratello minore a quello maggiore, del figlio alla madre, dell'apprendista al maestro, del giovane al vecchio, della moglie al marito e, chi più ne ha, più ne metta.

* Hoppe usa sempre l'iniziale minuscola, per la Chiesa. Però si serve talvolta del singolare, talaltra del plurale; ciò fa pensare che voglia riferirsi più alle singole parrocchie, in quanto effettivi centri di aggregazione sociale nel territorio, che alla Chiesa vera e propria. L'iniziale maiuscola, sicché, è mia. Aggiungo che la rete parrocchiale, già nei primi secoli dell'era cristiana, costituiva una valida alternativa al municipio e, in genere, a tutte le prerogative statali (dall'anagrafe all'istruzione e dall'assistenza alla previdenza, come ben rileva Hoppe). Inoltre, quanto detto circa il broccolo della società feudale vale anche per la Chiesa stessa, rifratta - per così dire - in ogni singola pieve, parrocchia e diocesi.

Capisci bene che tutto ciò si reggeva solo grazie alla Chiesa, perché il vertice della piramide era sempre Lui, l'Unico. In Sua assenza, chi mi vieta l'abbandono ai miei porci comodi?
E questo è il secondo errore di Hoppe. Pur avendo avuto l'onestà di includere anche l'edonismo, tra gli strumenti che lo Stato moderno usa per fiaccare la resistenza dei sudditi, non va fino in fondo. Quando infatti si chiede come mai "le idee deplorate da Buchanan (laicismo, femminismo, relativismo, edonismo, multiculturalismo, eccetera) si siano trasformate in qualcosa di più che la singola visione di qualche individuo isolato", si risponde col dir che "a questo si arriva solo in virtù del potere di promulgare leggi". Possibile - dico io - che basti la mera coercizione?
No. Ci vuole qualcos'altro. Mangiafuoco non costrinse Pinocchio. Si servì della lusinga. E così fa lo Stato, abilmente indirizzandola ai vizi capitali - per usare il linguaggio ecclesiastico - del singolo, dall'orgoglio alla lussuria e dalla gola alla cupidigia.
Vedi perché la società feudale è morta?
Eppure, se dài un'occhiata alla Wikipedia (cfr. ©), scoprirai che questo tradizionalissimo prototipo sociale è rimasto in vita fino ad un secolo fa e che l'ultimo imperatore degno di questo nome, Carlo d'Asburgo, re apostolico d'Ungheria, è stato beatificato quattro anni or sono.
Concludendo, grand'uomo questo Hoppe.
Eppure, come fa a non rendersi conto che "risuscitare l'Occidente" è una pia illusione,* in assenza di un capo purchessia (ovvero di un vertice purchessia di ogni piramide, compresa quella interiore al singolo individuo, del broccolo sociale)? La maggioranza, in questa democrazia così giustamente da lui vituperata, non lo vuole più, un capo che costringa al rispetto dei comandamenti, alla pratica delle virtù e all'abbandono dei vizi.

* Non di rado affiora, in Hoppe, un candore disarmante. Ad esempio, dopo aver detto (in Élite naturali, intellettuali e Stato, cfr. ©) che "la maggior parte degli intellettuali sono stati corrotti e sono in gran parte responsabili delle attuali perversità", che "quasi tutti gli argomenti statalisti che ascoltiamo ogni giorno sono facilmente confutabili come assurdità economiche più o meno grandi" e che "non è raro incontrare intellettuali che in privato non credono a ciò che affermano con grande fanfara in pubblico; non è che sbaglino, è che deliberatamente dicono e scrivono cose che sanno essere false; non mancano di intelletto; mancano di morale", così conclude: "Un intellettuale non può aspirare alla bustarella. Tali tentazioni devono essere rifiutate come spregevoli". Bello. Ma un simile richiamo alla dirittura morale, senza Dio, non è un po' ingenuo?

La Pace sia con te.
Asno
30/05/2008

Caro Gammal,
visto il tono elevato dei commenti che si stanno intrecciando in calce al post del 22 scorso (cfr. ©), ad onta delle calze smagliate di Miseria e dei mutandoni di lana di Battiato, colgo l'occasione per calare un po' di livello.
Devi sapere che, in quattro mesi, questo nostro blog ha totalizzato più di 3000 visite, per l'esattezza e nell'ordine 2817 dall'Italia, 118 dalla Nuova Caledonia e poi, da 20 in giù, stati UE ed USA.
Conosci qualche neocaledoniano di Noumea?
Le visite provengono tutte da questa città. Per fare un paragone, sappi che quelle da Roma sono 422 e quelle da Torino 408.* Seguono Brescia con 290, Milano con 171, Bologna con 144 e poi Noumea, appunto.
Potrà forse incuriosirti il grafico sottostante, nel quale le palline gialle indicano le località in cui risiedono i nostri visitatori. Noumea è quella in basso a destra, per te che osservi.



* Essendo le visite da Roma e da Torino, rispettivamente, le mie e le tue, è giocoforza ammettere che i lettori di questo blog siamo io, mammeta e tu. Meglio così, 'ché ci laviamo i panni sporchi in famiglia.
Resta però l'arcano della Nuova Caledonia. Secondo te c'entra qualcosa il simbolo della casta sacerdotale, ovvero il cinghiale omonimo? Sbaglierò, ma mi sa che c'è un'Olbia anche lì, tra Scozia e Scythia.

La Pace sia con te.
Asno
15/04/2008

Caro Gammal,
lo sai che non guardo la televisione. La guardavo qualche decina d'anni fa, quando la figlia era piccola e me la spupazzavo ogni pomeriggio (ovvero quando l'orario lavorativo dell'impiegato statale non prevedeva il riposo del sabato, introdotto per compiacere la Sinagoga, ed i conseguenti «recuperi» pomeridiani).
L'appuntamento obbligato era alle ore 17, con un programma che s'intitolava Bim Bum Bam. Interrotta ogni lettura di fiabe, sospeso ogni assemblaggio di mattoncini Lego e messa a nanna la Barbie di turno, ci lasciavamo somministrare da Paolo Bonolis la razione quotidiana di Walt Disney.
Lo sai che non guardo la televisione, dicevo. Però la guarda la moglie, sicché ogni tanto mi tocca sentirla [la televisione]. Ebbene, l'altra sera il medesimo Paolo Bonolis somministrava la razione quotidiana di Tinto Brass, presentato quale «maestro dell'erotismo».

Vedi, non è che uno voglia fare il bacchettone. È solo che questo continuo solleticare gli istinti distrugge ogni capacità di autocontrollo, ogni possibilità di disciplina, ogni senso del dovere. Se poi ci si mette anche il sedicente «legislatore», a legalizzare il calabraghe, l'adulterio, il divorzio, l'aborto e, in una parola, il lasciarsi andare, in quale fogna si va a finire?
Eppure, poiché le vie del Signore sono infinite (e lo dice anche mastro Guénon, quando parla della divina Possibilità), visto che si parla di Tinto Brass, perfino da una fogna si può riemergere. Alludo a Claudia Koll, alla quale il buon Zvanìn ha dedicato un omaggio (cfr. ©).

Pace a te.
Asno


P.S. A proposito di impiego statale m'è venuto in mente il tuo stupore, nell'apprendere che insegnavo filosofia ("hai combattuto in trincea, insomma, altro che ufficiale di fureria"). È proprio per la scomparsa di "ogni capacità di autocontrollo, ogni possibilità di disciplina, ogni senso del dovere", infatti, che ho dovuto smettere. Ma mi consolo pensandomi non fatto per l'insegnamento: "se entri in classe - dice la mia consorte - dopo l'esibizione d'una scimmia ammestrata, gli alunni pensano che sia il bis". Aggiungivi che, ancora secondo la mia metà, allo zoo mi servono due biglietti: uno per entrare e l'altro per uscire. Concludi pensando che - sempre a parere della mia signora - non è giusto pretendere ch'io mi comporti da uomo, non essendo un imitatore, e capirai perché il mio pseudonimo favorito è Renato Scimmia
21/01/2008

Caro Gammal,
troppa carne al fuoco. Chi era, Tertulliano, a dire "caro salutis cardo"? Non è ch'io sia vegetariano, tuttavia la carne m'insospettisce sempre. Sono ghiotto di maiale, è vero, a mia vergogna e per tuo scandalo, ma cum grano salis. Del resto, se salame e prosciutto non sono un po' salati, che te magni?
Ricordami di parlare un po' del sale, in futuro. Non riesco a dimenticare quel tuo equivoco giovanile, grazie al quale nobilitavi il banalissimo alessandrino carducciano "la nebbia, a gl'irti colli, piovigginando sale, urla e biancheggia", interpretando sale come complemento oggetto, anziché come terza singolare del presente indicativo di salire (e facendo urlare e biancheggiare la nebbia). Effettivamente, il sale sale. Vuoi perché fa esalare [l'ultimo respiro], vuoi perché esalta [di sapore sapido e salace], vuoi perché alza [la pressione sanguigna]; in questi ultimi due casi, basta pensare all'inglese salt ed al greco als. Nel primo caso, invece, occorre pensare ad un'anima che evade dalla galera di un corpo, secondo i gusti, corroso dalla salsedine o macerato in salamoia.
Salam, come dici tu.
Venendo ai tuoi consigli bibliografici, rinviamo ogni commento relativo all'eccellente Borrmans. Stavolta voglio solo dir qualcosa di Samir, che, nell'articolo da te citato (cfr. ©), definisce "improbabile" il dialogo tra cristiani e musulmani. Il motivo? Intanto, a suo dire, l'esclusione dell'«estrinseco» sociale, comportamentale e giuridico, dall'auspicato dialogo inter-religioso (ovvero "i diritti umani" sistematicamente calpestati dalla sharia).
Al riguardo a me pare che, da buon gesuita,* Samir ciurli nel manico, sia perché, fino a qualche secolo fa, il diritto canonico nostrano non era davvero più liberale di quello della sharia e sia perché il diritto talmudico vigente in quell'Israele odierna con la quale amoreggiano in tanti, da Ferrara a Kasper e da Melloni a Martini, è ben più oscurantista.

* Sui gesuiti in genere, dal primo all'ultimo basco (e col conforto dell'illuminato parere del sedici [e mai troppe] volte Benedetto), ti invito alla lettura di due recenti post di wXre (cfr. © e ©).

In particolare, riferendosi alla «lettera del 138», Samir vi lamenta 1) il mancato accenno "ai problemi della comunità internazionale verso la comunità musulmana", 2) l'ambiguità tra l'Islam che "mescola il teologico con il politico e perfino con il militare" e l'Islam di quanti "pretendono di parlare solo del teologico" e 3), in quest'ultimo ambito, l'appello nel quale "i dotti islamici citano il Corano, quando dice «veniamo ad una cosa comune tra noi», [cosa] che richiede di non mettere nulla vicino a Dio", laddove proprio i cristiani, "vicino a Dio, mettono Gesù Cristo".
A me sembrano un po' capziose, 'ste osservazioni. Tornando al paragone col giudaismo, l'atteggiamento di Samir è quello di chi adotta due pesi e due misure. Mi spiego. Circa i tre punti precedenti, vorrei obiettare che: 1) la comunità sionista è l'unica al mondo a non aver mai rispettato le cosiddette «risoluzioni» dell'ONU; 2) la mescolanza del "teologico con il politico e perfino con il militare" è proprio quella che caratterizza la cosiddetta «unica democrazia medio-orientale», ovvero uno stato rabbinico [e razzista]; 3) le questioni dogmatiche, delle quali parleremo - se Dio vuole - in una prossima lettera, rappresentano il vero punctum dolens. Ma non è leale addebitare ai musulmani il mancato riconoscimento della divinità di Gesù (e, se è per questo, anche della Vergine), stante l'ammirazione in cui tengono Isa (e, se è per questo, anche la Vergine), quando è noto che l'ebreo considera il Messia dei cristiani e dei musulmani null'altro che il figlio di una prostituta.
Ciò nonostante, il dialogo tra giudaismo e cristianesimo non trova alcun ostacolo. C'è addirittura chi farnetica di radici giudeo-cristiane dell'Europa. Due pesi e due misure. E sorvolo la sottigliezza, ancora di Samir, circa il «prossimo» evangelico ed il «vicino» (jâr, in arabo) dei 138.
E taccio anche dell'irrispettosa sesta nota del suo articolo (nella quale afferma che i dotti in questione "non si sono accorti che i punti citati dal papa sono 4 e non 3). Ne taccio perché, secondo me, è più che legittimo parlar di "'conoscenza obiettiva della religione dell'altro' [ottenuta] attraverso 'la condivisione dell'esperienza religiosa'". Conoscere significa amare ed amare significa conoscere. Detto altrimenti, si può odiare solo ciò che non si conosce (non a caso il conoscere biblico equivalendo ad amare).

Infine vien da chiedergli che cosa ne pensa, il gesuita, di un dialogo scaturito da un discorso (quello di Ratisbona) prematuramente bocciato, a fronte di un discorso addirittura abortito (quello della Sapienza), che ha sancito l'assenza di dialogo tra la cosiddetta «scienza» e la Chiesa. E pensare che Samir chiude il suo pistolotto con la frase "Non si può dire quindi che questa lettera abbia mosso il mondo islamico". Torniamo a Ratisbona. Di questo discorso voglio citarti il passo seguente.
Agostino, nel porre una correlazione tra le Beatitudini del Discorso della Montagna e i doni dello Spirito menzionati in Isaia 11, ha affermato una reciprocità tra "scientia" e "tristitia": il semplice sapere, dice, rende tristi. E, di fatto, chi vede e apprende soltanto tutto ciò che avviene nel mondo, finisce per diventare triste. Ma verità significa di più che sapere: la conoscenza della verità ha come scopo la conoscenza del bene.
In questo quadro, non dev'essere casuale l'assonanza fra «triste» e «tristo».

La Pace sia con te.
Asno


P.S. Come ti dicevo, riparleremo, se Dio vuole, delle questioni dogmatiche (a rigor di termini, propriamente sovrarazionali), perché solo su quelle cristiani e musulmani - a mio povero parere - divergono. Sulle questioni razionali l'intesa può esser ampia, se è vero quanto dice ancora Samir nella sua conclusione. "Bisogna affermare che l’uomo è anteriore alla religione: rispettare l’uomo viene prima del rispetto della religione. É questo l’approccio cristiano. [...] Insomma, il fondamento di tutto non è la religione, ma la ragione umana che è ciò che è comune a tutti gli esseri umani". A me pare vagamente blasfemo, ma temo di non avere alcun diritto di dirlo.
Né ho il diritto di giudicare un po' comica l'allusione finale al sacrificio di Isacco, con la quale Samir giustifica la preminenza delle opere sulla fede (in un contesto pieno di «diritti umani», «non violenza» e «rispetto della vita»). Te l'immagini un telefono azzurro veterotestamentario?
18/01/2008

Caro Asno,
so che non contiamo nulla, ma ancor meglio so che nulla vogliamo contare; questo forse è il miglior presupposto per fa sì che, finalmente, due come noi, un cristiano e un musulmano, si dialoghi in tutta franchezza.
Più che una difesa apologetica delle nostre rispettive religioni e un confronto fra esse, in questo dialogo che sta nascendo quel che credo vada cercato è smascherare gli errori dei "professionisti" di qualsiasi natura (religiosa, politica, culturale, etc.) che pretendono di avere l'ultima parola, e vera, per giunta, e autorevole (per nostra disgrazia ancora aggiunta), su tale tema.
Dunque non per mania di investigazione, ma per scongiurare il pericolo che finte autorità si sostituiscano a quelle vere.

Credo che potremmo rifarci a due figure molto popolari, direi quasi due giullari, presenti nella nostra tradizione; se ricordi l'articolo di Guénon riguardante il folklore (cfr. ©), credo ne converrai.
Alludo a Bertoldo e Giufà (o Hufà) che, molte volte, benchè popolani ignoranti, seppero con le loro arguzie vincere la supponenza e l'arroganza dei potenti.

E allora ti passo un po' di ciccia da mettere al fuoco, un po' di materiale da osservare: dicevi giustamente che ci sarebbe stato da ridere, nel caso in cui il paradigma "fratello maggiore" si fosse a caduta dovuto applicare anche fra islamismo e cristianesimo.
Ecco un capolavoro in tal senso: Gesù nella prospettiva del Corano: l’Islam di Maometto ed i musulmani del XX secolo dinanzi al Cristo, di M. Borrmans (cfr. ©), docente - scusami se lo sai già - presso l'IPSAI (Istituto Pontificio di Studi Arabo-Islamici)
E, già che siamo sulla via dei capolavori, ecco un pezzo (cfr. ©) che vorrei sottoporti all'attenzione: L’improbabile dialogo di Benedetto XVI con i 138 saggi musulmani, di S.K. Samir (gesuita egiziano, docente - scusami come sopra - di storia della cultura araba e di islamologia all'università st. Joseph di Beirut).
Forse i 138 dotti musulmani (dotti, non "saggi", almeno questo vada riconosciuto, per piacere) che si son permessi di scrivere al Papa non cercano a loro modo un dialogo? E il Papa (e altri cristiani), rispondendo loro, non fan lo stesso?
Ora, andiamo ai contenuti di quelle lettere, perché è proprio su quelli che ci sarebbe da discutere.

Per contro, è possibile che un Ferrara o un Panella possano dire la loro senza esser disturbati e noi no? Siamo davvero all'ultimo stadio, allora; ci mancherebbe solo, alla commedia, un Adel Smith in polemica con loro due e il gioco sarebbe fatto!
Te lo saresti mai immaginato, un Ferrara che risponde a un Panella, l'ex "combattente" di Lotta Continua ora al soldo di chissachì, nei termini seguenti (cfr. ©)? "Una parola di più, un bicchierino di più, e ti decapito: tanto non conosci la formula di fede con cui convertirti all’islam in lingua originale all’ultimo istante, per evitare il colpo di scimitarra. Io sì".

Non vorrei ci impantanassimo con citazioni a gogò; non si tratta di fare un lavoro accademico, ma solo di ridere (senza deridere, beninteso) su questi errori, tenendo però ben presente che sono sintomatici e rappresentativi perchè non commessi da pincopalla qualsiasi.
Non riporto ancora link di autori musulmani, che in quanto a mancanze non sono certo immuni; ho preferito per clemenza lasciarli ad un secondo tempo, nell'attesa di una tua risposta.

Perciò: di che errori si tratta?
Tocca aver pazienza e prendere in mano i testi e sviscerarli poco alla volta.
Tu ne hai già beccato uno su cui ridere: il concetto di fratello minore (che spesso mi sembra nascondere una sottile minorità ulteriore: il concetto di minorato).*
Ho semplicemente portato la testimonianza di questo. Bisogna smentire questo errore, come a battaglia navale, C3, colpito.
E non per via di una personale volontà di rivalsa, solo per amore della verità, poichè il danno che si può produrre da tali presupposti è notevole. Fosse il famoso curato di campagna, a scrivere, nulla sarebbe.

Bene, un po' di cose son state fatte.
So che è una pizza, leggersi 'sti articoli; ma ci sono ragioni che via via spiegherò, se avrai la pazienza di seguire i miei lunghi discorsi.
Mi scuso, ma di meglio non so fare; potrei lasciar perdere, questo sì. Servirebbe a poco. Ci sarebbero altri allora a fare la stessa cosa; tanto vale che, fra una risata e un link, lo si faccia noi in buona armonia.

* Nel Medioevo una possibile, giusta se vogliamo, applicazione della Legge prevedeva che solo il figlio primogenito, il maggiore, ereditasse. Serviva, come ben si sa, a non disperdere il patrimonio del casato. Secondo la Toràh al primogenito spetta la doppia parte dell'eredità del padre, rispetto agli altri figli. Il Sacro Corano ha sancito che non esiste diritto maggiore derivante dalla primogenitura, i fratelli son fratelli e basta, contano allo stesso modo e possiedono gli stessi diritti. Nel corso della cosiddetta storia abbiamo visto come il diritto positivo occidentale abbia finito per riconoscere lo stesso principio. Bisogna sgomberare perciò il campo da questo possibile equivoco, dalla pietra d'inciampo dovuta alla presunta esistenza della "fratellanza minore". Che legalmente (ed anche legittimamente, a questo punto) non esiste; neppure fra cristiani e musulmani, oltre che in tutti gli altri casi possibili. Aver acquisito agli atti questo concetto mi parrebbe già un buon risultato iniziale, che ne dici?

Ma'a as salama.
Gammal