Caro Asno,
so che non contiamo nulla, ma ancor meglio so che nulla vogliamo contare; questo forse è il miglior presupposto per fa sì che, finalmente, due come noi, un cristiano e un musulmano, si dialoghi in tutta franchezza.
Più che una difesa apologetica delle nostre rispettive religioni e un confronto fra esse, in questo dialogo che sta nascendo quel che credo vada cercato è smascherare gli errori dei "professionisti" di qualsiasi natura (religiosa, politica, culturale, etc.) che pretendono di avere l'ultima parola, e vera, per giunta, e autorevole (per nostra disgrazia ancora aggiunta), su tale tema.
Dunque non per mania di investigazione, ma per scongiurare il pericolo che finte autorità si sostituiscano a quelle vere.
Credo che potremmo rifarci a due figure molto popolari, direi quasi due giullari, presenti nella nostra tradizione; se ricordi l'articolo di Guénon riguardante il folklore (cfr.
©), credo ne converrai.
Alludo a Bertoldo e Giufà (o Hufà) che, molte volte, benchè popolani ignoranti, seppero con le loro arguzie vincere la supponenza e l'arroganza dei potenti.
E allora ti passo un po' di ciccia da mettere al fuoco, un po' di materiale da osservare: dicevi giustamente che ci sarebbe stato da ridere, nel caso in cui il paradigma "fratello maggiore" si fosse a caduta dovuto applicare anche fra islamismo e cristianesimo.
Ecco un capolavoro in tal senso:
Gesù nella prospettiva del Corano: l’Islam di Maometto ed i musulmani del XX secolo dinanzi al Cristo, di M. Borrmans (cfr.
©), docente - scusami se lo sai già - presso l'IPSAI (Istituto Pontificio di Studi Arabo-Islamici)
E, già che siamo sulla via dei capolavori, ecco un pezzo (cfr.
©) che vorrei sottoporti all'attenzione:
L’improbabile dialogo di Benedetto XVI con i 138 saggi musulmani, di S.K. Samir (gesuita egiziano, docente - scusami come sopra - di storia della cultura araba e di islamologia all'università st. Joseph di Beirut).
Forse i 138 dotti musulmani (
dotti, non "saggi", almeno questo vada riconosciuto, per piacere) che si son permessi di scrivere al Papa non cercano a loro modo un dialogo? E il Papa (e altri cristiani), rispondendo loro, non fan lo stesso?
Ora, andiamo ai contenuti di quelle lettere, perché è proprio su quelli che ci sarebbe da discutere.
Per contro, è possibile che un Ferrara o un Panella possano dire la loro senza esser disturbati e noi no? Siamo davvero all'ultimo stadio, allora; ci mancherebbe solo, alla commedia, un Adel Smith in polemica con loro due e il gioco sarebbe fatto!
Te lo saresti mai immaginato, un Ferrara che risponde a un Panella, l'ex "combattente" di Lotta Continua ora al soldo di chissachì, nei termini seguenti (cfr.
©)? "Una parola di più, un bicchierino di più, e ti decapito: tanto non conosci la formula di fede con cui convertirti all’islam in lingua originale all’ultimo istante, per evitare il colpo di scimitarra. Io sì".
Non vorrei ci impantanassimo con citazioni a gogò; non si tratta di fare un lavoro accademico, ma solo di ridere (senza deridere, beninteso) su questi errori, tenendo però ben presente che sono sintomatici e rappresentativi perchè non commessi da pincopalla qualsiasi.
Non riporto ancora link di autori musulmani, che in quanto a mancanze non sono certo immuni; ho preferito per clemenza lasciarli ad un secondo tempo, nell'attesa di una tua risposta.
Perciò: di che errori si tratta?
Tocca aver pazienza e prendere in mano i testi e sviscerarli poco alla volta.
Tu ne hai già beccato uno su cui ridere: il concetto di fratello minore (che spesso mi sembra nascondere una sottile minorità ulteriore: il concetto di minorato).*
Ho semplicemente portato la testimonianza di questo. Bisogna smentire questo errore, come a battaglia navale, C3, colpito.
E non per via di una personale volontà di rivalsa, solo per amore della verità, poichè il danno che si può produrre da tali presupposti è notevole. Fosse il famoso curato di campagna, a scrivere, nulla sarebbe.
Bene, un po' di cose son state fatte.
So che è una pizza, leggersi 'sti articoli; ma ci sono ragioni che via via spiegherò, se avrai la pazienza di seguire i miei lunghi discorsi.
Mi scuso, ma di meglio non so fare; potrei lasciar perdere, questo sì. Servirebbe a poco. Ci sarebbero altri allora a fare la stessa cosa; tanto vale che, fra una risata e un link, lo si faccia noi in buona armonia.
* Nel Medioevo una possibile, giusta se vogliamo, applicazione della Legge prevedeva che solo il figlio primogenito, il maggiore, ereditasse. Serviva, come ben si sa, a non disperdere il patrimonio del casato. Secondo la Toràh al primogenito spetta la doppia parte dell'eredità del padre, rispetto agli altri figli. Il Sacro Corano ha sancito che non esiste diritto maggiore derivante dalla primogenitura, i fratelli son fratelli e basta, contano allo stesso modo e possiedono gli stessi diritti. Nel corso della cosiddetta storia abbiamo visto come il diritto positivo occidentale abbia finito per riconoscere lo stesso principio. Bisogna sgomberare perciò il campo da questo possibile equivoco, dalla pietra d'inciampo dovuta alla presunta esistenza della "fratellanza minore". Che legalmente (ed anche legittimamente, a questo punto) non esiste; neppure fra cristiani e musulmani, oltre che in tutti gli altri casi possibili. Aver acquisito agli atti questo concetto mi parrebbe già un buon risultato iniziale, che ne dici?
Ma'a as salama.
Gammal