Caro Asno,
sono talmente disgustato da questa nostra sudditanza a Sua Maestà britannica ('ché, se l'Unione Europea fosse davvero il Paese di Bengodi, perché l'Inghilterra ne resta fuori?) che oggi parlerò in francese.
Buoni pure loro, i franzosi, te li raccomando, mai però come gli inghileschi. Ti pare possibile che il prototipo della moderna Banca Centrale sia inglese? Ti pare possibile che il prototipo della moderna Grande Loggia sia inglese? Ti pare possibile che il prototipo del moderno Papa-Re sia inglese?
E ti pare possibile che, da quattro secoli a questa parte,* ogni rivoluzione 1) venga innescata dall'Inghilterra e pertanto 2) esploda ovunque, meno che in Inghilterra?
* Parlo dell'Inghilterra "d'Errico 8°, sendo la patria degli Stuardi ricca di generosi cuori e propugnatrice di virtù". Così il buon Giacinto de Sivo (nel suo La storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861), che aggiunge: "La ricchezza dell'Inghilterra sta nella miseria altrui, perciò suscitano guerre e tradimenti dappertutto. La pace sul continente è fuoco per la Gran Bretagna; perciò deve trafficare tanto in rivolte quanto in cotone e piatti".
Ma veniamo al francese, anzi all'
argot. "Il giocare con le parole - spiega B. d'Ausser Berrau in
De Mysteriis (cfr.
©) - in modo da suggerirne differenti significati e applicazioni, ovvero il servirsi di omofoni aventi sensi tra loro dissimili, nonché l'inserzione nel dire di vocaboli esotici o artatamente deformati sì da far comprendere il discorso ai soli destinatari, prende, in francese, nome di
argot". Ora, come un giocare con le parole ("a play on words") è reso in inglese con il verbo
to pun, la cui origine è dal latino
punctum, da intendere a sua volta come puntura o punzecchiatura, così l'italiano
arguto (
argutus, in latino) sta per "sottile", "penetrante", "graffiante", "che lascia il segno". Donde
argomento la cui brillantezza "con-vince" (
arguit, ancora in latino). Arguto,
ergo brillante, come l'
argento (
argyros, in greco), ma anche come lo specchietto per le allodole di quel "ciarlatano" (
argutulus, in latino) che è Satana, lui e il suo
argent de poche dell'euro. Del resto, è un argot anche il
gergo della malavita.
Ti risparmio gli
argivi, l'
Argolide, i cento occhi d'
Argo e la nave omonima (quella costruita dal carpentiere
Argo, per Giasone alla ricerca del Vello d'Oro), nonché l'
argilla.
Mi soffermo invece sull'architettura gotica.
Come sai, tale stile nacque dalla felice confluenza, in terra di Sicilia, di elementi costruttivi arabi con caratteri romanico-normanni, preesistenti nel ducato di Normandia e poi, per i noti avvenimenti dell'inizio dell'XI secolo, trasferiti nell'isola. L'apporto islamico proveniva, a sua volta, dalle tecniche edificatorie di Bisanzio, mentre il peculiare arco a sesto acuto sembra fosse originario dell'Iran. In seguito, tale complesso patrimonio tecnico fu riportato in Francia da maestranze siculo-normanne, dove conobbe grande fioritura e diffusione continentale.
Ora, che c'entrano i barbari goti, ostrogoti o visigoti che fossero, con le cristalline
punte di meraviglia delle cattedrali gotiche?
Se pensi che, sempre in francese,
argot (o
ergot) significa anche "sperone", "punta", ovvero "ceppo" (
sepa nel mio piemontese e
zeppa nel tuo romanesco, il che ci riporta al
pun inglese) e che il linguaggio cifrato degli appartenenti alle corporazioni, in questo caso dei carpentieri, era un vero e proprio argot, non ti pare possibile che
art gothique sia la contrazione di art argothique?
L'ipotesi è di È Fulcanelli (in
Les demeures philosophales), ma l'ho trovata nel suddetto B. d'Ausser Berrau. E non è forse un gergo anche la mitica lingua degli uccelli? Vi accennammo altrove (cfr.
©), ma qui voglio sottolineare che chi parlava tale lingua sosteneva di parlare la lingua di Adamo, l'uomo d'argilla. Mi dirai che l'argilla è rossa. Ma del rosso ne riparliamo, se Dio vuole. Per ora fermiamoci al bianco dell'argento e - guarda un po' - del sanscrito
árjunah. Ti ricordi di Krishna (il nero opaco) e di Arjuna (il bianco scintillante)?
Ma'as salama
Gammal