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regole

Non contraddire chi può dispiacersene.
Se è possibile, elogia; se no, taci.
Pensa sottratte a Lui le lodi rivolte a te.

chestertonate

Il dogmatismo unisce, come una frontiera collega. Quanti magnanimi musulmani e quanti nobili cristiani sono stati più vicini gli uni agli altri, nel loro rispettivo dogmatismo, di tanti agnostici senza un credo, senza una dottrina e, in una parola, senza una casa? Un dogma è come l'ancora per una barca e come il picchetto per una tenda; il contrario di una dogma è un vago ideale, una barca alla deriva, una tenda in balìa del vento. Che un pollo possa esser mangiato e che un uomo no, è un dogma. Che tutto possa esser mangiato (almeno finché il senno di poi non ne prova la tossicità) è il contrario di un dogma. Torneremo a cibarci di carne umana, in assenza del dogma che lo vieta? È probabile, anche perché la carne umana, purtroppo, non è tossica.

Chi comincia col combattere la fede, in nome della liberta della ragione, finirà col combattere la libertà, in nome della fede nella ragione.

La grande marcia della falsificazione proseguirà. Tutto sarà negato. Sarà una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che in estate le foglie sono verdi. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli, dichiarati impossibili dall'ateo, con il coraggio del devoto. Saremo tra quanti hanno creduto, pur avendo visto.

Se l'anarchico fosse coerente, dovrebbe apprezzare il disordine anche al suo interno, anziché pretendere, dentro di lui, un rispetto così ferreo della gerarchia da giustificare il ricorso, in caso di disordine, all'olio di ricino.

memorandum

Magnopere curandum est id ut teneatur quod ubique, quod semper et quod ab omnibus creditum est (cfr. ©).

Nam res ipsa, quae nunc christiana religio nuncupatur, erat et apud antiquos nec defuit ab initio generis humani, quo usque ipse Christus veniret in carne, unde vera religio, quae iam erat, coepit appellari christiana (cfr. ©).
25/08/2009

Caro Gammal,
dice bene Zaccheo. Bisognerebbe esprimersi solo in aforismi.
Nel peggiore - ma insieme nel più semplice - dei casi, in meteorismi. Ci vuole leggerezza, per sgravarsi almeno un po' del pondo corporale. Del resto, l'anima è "vento". E lo spirito è il "soffio" divino.
Come dicevamo ridendo, se il buon Dio ci ha dotati di un intestino e del relativo contenuto, perché disprezzare quella merda che è pur sempre l'anagramma di «madre»? Inoltre, last but not least, in questo sacco di merda ci Si è infilato pure Lui, per Sua insondabile volontà. Meraviglia delle meraviglie.
Sul tema, tanto per far arrabbiare Zaccheo, che non vedo l'ora di abbracciare a metà settembre, in quel di Bologna, voglio ricordarti l'aforisma n° 29 del Vangelo di Tomaso. "Se la carne perviene all'esistenza grazie allo spirito, è una meraviglia. Se lo spirito perviene all'esistenza grazie alla carne,* è una meraviglia delle meraviglie. Ed anch'io continuo a stupirmi, vedendo quale e quanta ricchezza abbia preso alloggio in una così povera dimora".

* È il Salvatore che parla, giocando sulla differenza tra essenza ed esistenza (la stessa che divide il verbo essere dal verbo stare). In effetti, consistendo l'esistere nella dipendenza dall'Essere, chiedersi se Dio esista è quasi una bestemmia. Ma il Signore chiuderà un occhio ed un orecchio, visto che ci ha permesso di storpiare il verbo essere con un futuro ed un passato assurdi. L'Essere è e basta. Tant'è che, trovatici con le pezze al culo, per il participio passato abbiamo dovuto servirci del verbo stare.

E mo' che tag gli metto, a 'sto post d'un vecchio rimbambito [dai medici]? A proposito di meteorismi, le bolle d'aria dell'Agliuto (cfr. ©) continuano.

La Pace sia con te.
Asno
19/08/2009

Caro Asno,
grazie per gli auguri. Quest'anno càpita bene, il santo Ramadan, perché si è in ferie. Sai, quando si lavora senza mangiare e senza bere, finché non tramonta il sole... Se penso che anche la vostra Quaresima era altrettanto dura, m'arrabbio quante te. Perché - parlo pure di noi musulmani - ci siamo lasciati privare di queste piccole penitenze?
È il progresso. Di Satana.
Di palo in frasca a mia volta, come la passera turpiloquace alla quale alludi nella tua ultima, vedo che parli di te come del «de cujus», termine notarile riferentesi a colui il quale è passato a miglior vita. Bene, passato o trapassato, prossimo o remoto, devi sapere che il siciliano «burriccare» (o vurricari) significa "seppellire", il che non è privo di nessi col to bury inglese.* E allora? Allora il burricco sardo, gemello del burro spagnolo, è l'asino rosso dell'oltretomba tibetano.

* E che ne dici dell'abburetare ("avvolgere") centro-meridionale? Chi si avvolge in fasce, se non un morto o un neonato?

Minchia. Sei morto e non lo sai. Ma non grattarti laddove non batte il sole, perché ciò all'asino provoca effetti mirabolanti, anche se morto. Tornando al vurricari, ti mando una celebre filastrocca sicula.
______________________

C’era 'na vota 'npoviru piscaturi
c’avia tri misi ca nun piscava nenti
s’arrivurgiu allu santu patriarca
dopu tri jorna affunnau cu' tutta a varca.

C’era 'na vota 'npoviru muraturi
c’avia tri misi ca nun faciva nenti
s’arrivurgiu allu santu prutitturi
dopu tri jorna cascau du 'mpalcaturi.

C’era 'na vota 'n poviru becchinu
c’avia tri misi ca nun faciva nenti
s’arrivurgiu allu santu di l’altari
dopu tri jorna lu ieru a vurricari.

______________________

Affinché tu non abbia a darmi dello screanzato, come tuo solito, ti mando anche il ritornello della filastrocca medesima. E te lo mando nelle tre versioni autorizzate dalla tradizione.
______________________

Viri chi dannu ca fannu i babbaluci,
ca cu' li corna ammuttanu i balati;
si unn'era lestu a ghiccàricci 'na vuci
viri chi dannu ca fannu i babbaluci.

Viri chi dannu, chi fannu i babbaluci
nca cu' li corna spincinu i balati;
su unniera liestu a ghiccarici 'na vuci,
viri chi dannu chi fannu i babbaluci.

Viri cchi dannu ca fanu i babbaluci
ca cu li corna smovunu i balati;
su nn’era lestu a jittaricci na vuci
viri cchi dannu ca fanu i babbaluci.
______________________


Ma'as salama.
Gammal


P.S. Posso dare anch'io un bacio a Rosanna? È vero che sono più basso e - dici tu - più brutto di te, ma sono peraltro più giovane di ben sei anni. Nel dubbio, ci provo. Smack (anche i cammelli fanno smack).
08/05/2009

Caro Asno,
oggi spiegherotti in brieve l'importanza della verginità, premessa fondamentale sia del buon matrimonio che dello scassamento lecito. Intanto, circa quest'ultimo, occorre far luce sull'origine del termine scassacazzo e, all'uopo, ci serviremo di un sonetto caudato anonimo (ma attribuito al grande Salvatore Di Giacomo).

I' credo ca sarrà 'nu giuramento
c'avarrà fatto 'sta mogliera mia,
chill'e me scassà' 'o cazzo ogne mumento,
'e juorno, 'e sera, 'e notte. È 'na manìa.
Però io penzo ca nun è sul' essa
pecché, cu quanta amice aggio parlato,
ognuno ha ditto "Ma mia moglie è 'a stessa",
quindi ccà 'nce starrà 'nu cummitato
ca certamente 'e 'mpara 'a lezïone,
diversamente nun se pô spiegà.
Me pare 'o riturnello 'e 'na canzone
ca s'o 'mparane primm' 'e î a spusà.

Farrà sicuramente: "M'hê scassata 'a fessa a mme?
E mo', naturalmente, i' scasso 'o cazzo a tte".


Ciò premesso, se ne deduce di leggieri 1) che scassare il cazzo significa rendere pen per ficaccia e 2) che trattasi d'arte concessa solo ad una moglie che siasi serbata vergine fino all'incontro col suo legittimo sposo. Ergo, lo scassamento operato da qualsivoglia figura alternativa ad una moglie pre-matrimonialmente illibata (o, nel peggiore dei casi, non pre-libata da soggetti diversi da colui che in seguito la condurrà all'altare) è uno scassamento illegittimo.
Ora, quali sono le conseguenze giuridiche del proto-scassamento autorizzato, se non quelle che permettono di scassare ope legis solo a chi venga scassato de jure? In parole povere, solo ad una coppia ortodossa di coniugi è lecito scassare, a lei letteralmente e metaforicamente, a lui solo virtualmente. Virtualmente, ma - in virtù dello scassamento effettuato una tantum letteralmente e sopportato ad libitum metaforicamente, in ambo i casi a norma di Legge - non perciò meno virtuosamente.

Triste corollario a quanto precede è constatare che il progresso, fautore del rilassamento dei costumi e del calo delle braghe, penalizzando la verginità ha depenalizzato lo scassamento illecito. Il risultato è sotto gli occhi di chiunque: scassa la nubile e scassa lo scapolo, scassa il divorziato e scassa la pluriconiugata, scassa la lesbica e scassa il gay. Tutti insieme, gay hardamente.

Bi salama.
Gammal


P.S. Dimenticavo di dirti che la mia presente è dovuta all'insulto fatto da quelli di Google (o - non sassi, né saper puossi - da quelli di Splinder) allo scarafone, qui. Chi li ha autorizzati a scassare il cazzo coi loro annunci? Secondo me, qualche frammassone ci ha messo lo zampone.
29/01/2009

Caro Gammal,
grazie a Zaccheo (alias Ludwik), scopro sempre novità. Una di queste - cfr. © - è l'assonanza, in aramaico, tra 'abnayya (“pietre”) e benayya (“figli”), la stessa assonanza che c'è in greco tra làas (o làos) e laòs, cioè tra “pietra” e “popolo”.
È cosa notevole, perché dimostra che i greci non erano i soli a vedere questa equivalenza (dal sasso che, in bocca a Saturno, fece le veci di Giove, padre degli umani, a Deucalione e Pirra, le pietre gettate dai quali si trasformarono rispettivamente in maschi e femmine). Chissà se il paragone regge anche - cfr. © - con l'Adamo biblico? E chissà se «liturgia» (dal greco lèitos o làitos, “pubblico”, derivato a sua volta da laòs, “popolo”), oltre che l’arte di officiare cerimonie pubbliche, sia anche l’arte di lavorare [con] la pietra (nel duplice senso dell’intaglio, nel caso della scultura, e della costruzione, in quello dell’architettura), essendo “pietra”, sempre in greco, anche lithos? E se «liturgia» fosse addirittura l'arte di generare, ovvero la classica ars gignendi?
In effetti il verbo «generare», attraverso la genialità e l'ingenuità dello stare in ginocchio (posizione congeniale alla partoriente tradizionale), arriva fino alla Grande Madre Gea-Ghea-Gaia ("genus a gignendo - cfr. © - dictum, cui derivatum nomen a terra, ex qua omnia gignuntur; gue enim graece terra dicitur").
Che meraviglia, Signore, le Tue cose.

Si può supporre che una pietra grezza, non ancora polita né levigata, conservi la memoria del monolito di cui faceva parte?
Se non intervenisse la smemoratezza, la vita sarebbe impossibile. Su ciò, non senza qualche ironia (cfr. ©, Il giorno della memoria), Genseki cita Rûmî e la di quest'ultimo osservazione circa l'importanza dello smemorare: "Se tutti ricordassimo il mondo di là, ci torneremmo tutti e nessuno resterebbe qui".
Vero. Però, se uno scorda completamente il mondo dal quale viene, non finisce col pensare solo a questo?
Febbricitante come mi trovo, penso a due soluzioni. La prima, consistente nel rendere la memoria del nostro passato terreno inversamente proporzionale a quella del nostro passato ultraterreno (essendo il mondo di là il contrario speculare del mondo di qua, come gli ultimi di qua sono i primi di là), fa sì che chi sia immerso nel ricordo di Dio scordi ogni altra cosa. Per rifarci ancora a Genseki: "È possibile l'odio ove non vi sia memoria dell'offesa?".
La seconda, che a ben vedere è identica alla prima, si basa sulla differenza semantica tra ricordare e rammentare (ovvero scordare e dimenticare), collegando questo alla mente-ragione e quello al cuore-intelletto. Ma ne riparliamo, se Dio vuole, perché bisogna tirare in ballo troppe altre analogie, da quella tra il cuore-sole-aql e la simultaneità dello spazio a quella tra la mente-luna-manteq e la successione del tempo (senza perciò tralasciare l'opposizione e la complementarietà tra maschio e femmina, tra ascolto e lettura, tra nomadismo e stanzialità, ecc.). Troppa roba.
Ti lascio, però, con una considerazione sul tema tratta da mastro Guénon (Il tempo mutato in spazio, da Il regno della quantità e i segni dei tempi): se è vero che, alla fine dei tempi, appunto, quando lo spazio viene divorato dal tempo, quest'ultimo si tramuta nello spazio dell'eterno presente, ciò comporta tra l'altro la scomparsa della memoria. Tra l'altro, ripeto, perché una delle tante implicazioni di questa profezia vuole che la femmina-tempo, divorato il maschio-spazio, si tramuti nell'androgino primordiale (ovvero, per tornare alla pietra da cui siamo partiti, nel monolito dell'unità primigenia).
Che meraviglia, Signore, le Tue cose.

La Pace sia con te.
Asno
07/11/2008

Caro Asno,
ho scoperto chi è il vice-presidente USA.

B I - N L A - D E N

Del resto, che cosa potevi aspettarti da Baruch Obama? La differenza tra repubblicani e democratici, negli USA, è che questi fanno esattamente le stesse cose che fanno quelli, ma con uso di vasellina. Pensa solo a Clinton o a Kennedy (circa i quali, vedi Obama? Gioire con prudenza, molta - cfr. © - di P. Barnard).
Mi illudevo anch'io, qualche decennio fa, sul conto dei presidenti caduti in servizio, perché - pensavo - non è possibile che i banchieri prima li mettano al potere e poi li ammazzino. Invece è possibilissimo, vedi Saddam (pace all'anima sua e a quella di Kennedy).
Secondo me, insomma, non c'è alcuna speranza in un presidente moderno, neppure in uno Chavez (altrimenti, ti pare possibile che non siano ancora riusciti ad ammazzarlo?). Meglio così, 'ché il disinteresse verso questo mondo è l'interesse per l'altro.

Ma'as salama.
Gammal
10/10/2008

Caro Asno,
si dice che la lingua uccide più della spada.
Se è vero, e secondo me lo è, la televisione fa più vittime di qualsiasi bomba. Purtroppo non dispongo di statistiche (anche perché la morte spirituale, a differenza di quella corporale, non è facilmente quantificabile), ma una prova, per quanto strampalata, ce l'avrei.
Chiedo scusa sia a lui che a chi condivide il suo cognome. D'altro canto, nomen omen, un Murdoch è più consequenziale di una Menapace, "duramente contestata - cfr. © - da alcuni settori del movimento pacifista per la sua scelta di votare il rifinanziamento della missione in Afganistan, posizione secondo i contestatori quantomeno incoerente verso i settori dell'opinione pubblica di cui ella diceva di volersi far interprete in campagna elettorale".

Ma'as salama.
Gamma
05/10/2008

Caro Asno,
talvolta si stenta a capire che due negazioni affermano.
Bene, prova a dire "non è nulla" tutto d'un fiato, accentando la u. Poi dillo accentando la è, con una piccola pausa prima di nulla.
Nel primo caso, usato per minimizzare (come nel siculo è cos'e niente), il non iniziale è superfluo, "è nulla" e "non è nulla" equivalendosi.
Ma, nel secondo caso, il senso cambia. Non essendo nulla, almeno qualcosa, se non tutto, sarà [ciò di cui si parla]. Stavolta, "è nulla" e "non è nulla" sono opposti.
Quod erat demonstrandum, come dice mio suocero.

Bi salama.
Gammal
25/09/2008

Caro Gammal,
ricordo ancora, dei tempi del liceo, l'esibizione di un compagno di classe, che, nel leggere un verso dell'Odissea, invece di "inclita regina" declamò "inclinata regina". La gaffe fece ridere tutti, perché quell'inclinazione regale è curiosamente vicina a quanto mi dicevi ier l'altro circa lo scappellamento.
Boccaccio mio, statte zitto.
A proposito di assonanze, oggi voglio parlarti del saluto tradizionale, ancor vivo nel siculo servo vostro e nel veneto stciào [vostro] (donde il nostro "ciao"). Orbene, il latino salve ("salute", che è l'etimo del saluto stesso) non ti pare la metatesi dell'inglese slave ("schiavo", "servo")? Essendo la metatesi un fenomeno abbastanza diffuso,* la cosa non è del tutto implausibile.

* Basti pensare al toscano «padule», per "palude". Da qui l'uccello padulo, quello che vola a bassa quota. Boccaccio mio, statte zitto.

Il salve latino, sicché, potrebbe configurarsi analogo allo [your] slave anglosassone, formula rituale con la quale chi saluta si consegna a chi viene salutato (o salutata) e, ammanettandosi, per così dire, si libera.
Saluto-salute e salvezza sono infatti apparentati. In questa chiave, slavery e freedom sono opposti come marito e moglie, ossia come le due facce d'una sola medaglia.
Anime salve, quindi, sono quelle ridotte in servitù [dall'imperialismo occidentale]; in altre parole, anime salve = anime slave.
Parti una fesseria? Se tale la 'un parti possiamo andare avanti e contrapporre la salute [del corpo] alla salvezza [dell'anima], mediante il sale.
Voglio dire che non si possono avere contemporaneamente la botte piena e la moglie ubriaca: o si bada al corpo o si bada all'anima, perché, se è vero che quello è la prigione di questa, imprigionando il primo si libera la seconda. E liberando il primo si imprigiona la seconda.
Ergo, mettiamo il corpo sotto sale e permettiamo all'anima il sale della sapienza.

Pace a te.
Asno
03/09/2008

Caro Asno,
secondo te, una persona cara ci è cara perché ci è carente? Se si ama quel che ci manca, come l'assetato ama l'acqua e, l'affamato, il pane, direi di sì. Che cosa ci "importa" (care, in inglese), quel che abbiamo o quel che ci "manca" (carece, in spagnolo)?

Più che una presenza o un'assenza, 'ché per sentir la prima ci vuole un beato e per sentir la seconda un disperato, la Sua è una carenza. Ci manca, come a un gatto rimasto solo mancano le carezze del padrone. Carenza di carezze, ecco. Dobbiamo supplire con abbondanza di carità.

Bi salama.
Gammal
17/06/2008

Caro Asno,
sono talmente disgustato da questa nostra sudditanza a Sua Maestà britannica ('ché, se l'Unione Europea fosse davvero il Paese di Bengodi, perché l'Inghilterra ne resta fuori?) che oggi parlerò in francese.
Buoni pure loro, i franzosi, te li raccomando, mai però come gli inghileschi. Ti pare possibile che il prototipo della moderna Banca Centrale sia inglese? Ti pare possibile che il prototipo della moderna Grande Loggia sia inglese? Ti pare possibile che il prototipo del moderno Papa-Re sia inglese?
E ti pare possibile che, da quattro secoli a questa parte,* ogni rivoluzione 1) venga innescata dall'Inghilterra e pertanto 2) esploda ovunque, meno che in Inghilterra?

* Parlo dell'Inghilterra "d'Errico 8°, sendo la patria degli Stuardi ricca di generosi cuori e propugnatrice di virtù". Così il buon Giacinto de Sivo (nel suo La storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861), che aggiunge: "La ricchezza dell'Inghilterra sta nella miseria altrui, perciò suscitano guerre e tradimenti dappertutto. La pace sul continente è fuoco per la Gran Bretagna; perciò deve trafficare tanto in rivolte quanto in cotone e piatti".

Ma veniamo al francese, anzi all'argot. "Il giocare con le parole - spiega B. d'Ausser Berrau in De Mysteriis (cfr. ©) - in modo da suggerirne differenti significati e applicazioni, ovvero il servirsi di omofoni aventi sensi tra loro dissimili, nonché l'inserzione nel dire di vocaboli esotici o artatamente deformati sì da far comprendere il discorso ai soli destinatari, prende, in francese, nome di argot". Ora, come un giocare con le parole ("a play on words") è reso in inglese con il verbo to pun, la cui origine è dal latino punctum, da intendere a sua volta come puntura o punzecchiatura, così l'italiano arguto (argutus, in latino) sta per "sottile", "penetrante", "graffiante", "che lascia il segno". Donde argomento la cui brillantezza "con-vince" (arguit, ancora in latino). Arguto, ergo brillante, come l'argento (argyros, in greco), ma anche come lo specchietto per le allodole di quel "ciarlatano" (argutulus, in latino) che è Satana, lui e il suo argent de poche dell'euro. Del resto, è un argot anche il gergo della malavita.
Ti risparmio gli argivi, l'Argolide, i cento occhi d'Argo e la nave omonima (quella costruita dal carpentiere Argo, per Giasone alla ricerca del Vello d'Oro), nonché l'argilla.
Mi soffermo invece sull'architettura gotica.
Come sai, tale stile nacque dalla felice confluenza, in terra di Sicilia, di elementi costruttivi arabi con caratteri romanico-normanni, preesistenti nel ducato di Normandia e poi, per i noti avvenimenti dell'inizio dell'XI secolo, trasferiti nell'isola. L'apporto islamico proveniva, a sua volta, dalle tecniche edificatorie di Bisanzio, mentre il peculiare arco a sesto acuto sembra fosse originario dell'Iran. In seguito, tale complesso patrimonio tecnico fu riportato in Francia da maestranze siculo-normanne, dove conobbe grande fioritura e diffusione continentale.
Ora, che c'entrano i barbari goti, ostrogoti o visigoti che fossero, con le cristalline punte di meraviglia delle cattedrali gotiche?
Se pensi che, sempre in francese, argot (o ergot) significa anche "sperone", "punta", ovvero "ceppo" (sepa nel mio piemontese e zeppa nel tuo romanesco, il che ci riporta al pun inglese) e che il linguaggio cifrato degli appartenenti alle corporazioni, in questo caso dei carpentieri, era un vero e proprio argot, non ti pare possibile che art gothique sia la contrazione di art argothique?
L'ipotesi è di È Fulcanelli (in Les demeures philosophales), ma l'ho trovata nel suddetto B. d'Ausser Berrau. E non è forse un gergo anche la mitica lingua degli uccelli? Vi accennammo altrove (cfr. ©), ma qui voglio sottolineare che chi parlava tale lingua sosteneva di parlare la lingua di Adamo, l'uomo d'argilla. Mi dirai che l'argilla è rossa. Ma del rosso ne riparliamo, se Dio vuole. Per ora fermiamoci al bianco dell'argento e - guarda un po' - del sanscrito árjunah. Ti ricordi di Krishna (il nero opaco) e di Arjuna (il bianco scintillante)?

Ma'as salama
Gammal
04/06/2008

Caro Gammal,
oggi, anziché d'asini e di cammelli, parliamo di cigni, ovvero dei nostri mitici progenitori dell'età aurea. Non ancora divisi in razze, né tantomeno in caste, il loro nome era, in sanscrito, hansá ("swan", "cigno", appunto). Nell'induismo il cigno è il veicolo di Brahma, e rappresenta lo spirito alitante sulle acque della cosmogonia biblica. Anche nel mito greco la patria del cigno è nel paese degli iperborei, sulle rive dell'oceano artico, ancora più a nord della Terra del Vento del Nord,* dove i cigni, trainando il carro di Apollo, conducono il dio al quale questi uccelli rimarranno sempre sacri.

* «Tale vento è boréas, la triestina bora, e quindi ancor più a nord c'è l'Iperborea (Yperbóreas), dalla quale deriva uno degli attributi di Apollo». Così B. d'Ausser Berrau in Ubinam gentium sumus? (cfr. ©), dal quale traggo molte di queste informazioni. «Parimenti importanti - ibidem - sono le connessioni che si ricavano dagli altri nomi dati a questo volatile acquatico; il td. der Schwan ed il norreno svanr hanno lo stesso etimo (cfr. skr. svana, "sound"; ant. irl. sennim, "spielen"; ant. ing. swinn, "sing", "music") del lt. sonus, il che equivale a dire il Verbo, il Logos».
A proposito invece della candida sfericità tradizionalmente connessa al cigno (ed alle imbarcazioni ispirate al medesimo), nel brano in questione si legge quanto segue. «Prossimità assai singolare che si ripete negli etimi, dove per kúknos abbiamo il skr. shúkrá, "clear", "bright", "white", mentre kúklos ci manda a cakrá, "wheel", "circular". In entrambi i casi, sia la figura geometrica, sia il colore (vd. anche il romancio alva, "weiss") si collegano ai primordiali concetti di completezza e purità. Per l'ambito semitico c'è l'ebr. gilgal, "wheel", ma anche l'aram. gulguta, "skull" (da cui il ns. Golgota, il monte del cranio), il quale è tondeggiante e biancastro. Non manca l'acc. con kululu, "der Kranz". La primordialità del cerchio è anche intimamente connessa alle condizioni geo-astronomiche del primo Grande Anno (1 GA = 12960 a; 1 a = 360 gg): orbita terrestre circolare + asse perpendicolare all'eclittica. Con la Caduta, si ha: inclinazione asse = inizio precessione (25920 a); orbita ellittica; 1 a = 365g 5h 48' 46". Per tale concezione del cerchio, cfr. il frammento del fenicio Sanchoniaton: ante rotundus eram nunc sum depressus in ovum».

Cigno, ovvero oca, "goose", come il gioco dell'oca e come l'arrivo della cicogna. Oca, in latino, è anser (non dissimile da hansá, come cicogna da cigno). E cigno è cycnus, metatesi di "cinque". Alla prima umanità, quella vissuta durante il primo dei cinque grandi anni del nostro manvantara, spetta infatti il primo dei cinque elementi, ossia l'etere isotropo ed omogeneo (indifferente alle direzioni spaziali e temporali, cioè, nel suo espandersi sfericamente a partire da un centro), ed il primo dei cinque sensi, cioè l'udito atto a sentire il Verbo. Ed anche il Verbo, ossia il Suono del Verbo, è indifferente alle direzioni spaziali e temporali, nel suo espandersi sfericamente a partire da un centro. E l'italiano suono è omofono allo swan inglese.*
La razza hansá, quindi, sarebbe più giusto definirla una pre-razza. Una specie d'uomo immacolata, insomma, sine labe originali concepta, secondo la definizione delle litanie lauretane (cfr. ©).

* E il canto del cigno? E l'araba fenice? Ti cito un passo della Relazione del primo viaggio intorno al mondo di Antonio Pigafetta "vicentino, cavalier di Rhodi, da lui indirizzata al reverendissimo gran maestro di Rhodi messer Filippo di Villiers Lisleadam". La Relazione, scritta nel 1520, attesta che il mito dell'araba fenice era conosciuto sia nelle Indie che nel "Cipango", ovvero nel Giappone dell'epoca. Ecco il passo, di seguito. "Quel che si narra dell'uccello detto fenice - cfr. © - non si deve tener per favola, perché negli ultimi confini dell'India interiore si trova un uccello chiamato semenda, il qual ha 'l becco fatto a modo di tre flauti piccolini con i suoi busi congiunti insieme; quando viene il tempo della sua morte, porta nel suo nido molti legnetti piccoli, sopra li quali ponendosi, con la melodia di quei flauti del becco canta cosí soavemente che porge mirabil diletto a chi l'ode; dipoi battendo fortemente l'ali accende 'l fuoco dal qual si lascia bruciare, e della sua cenere fra poco tempo si crea un verme, dal qual rinasce poi detto uccello".
D'altronde, "il dare per scontato - aggiunge B. d'Ausser Berrau in op. cit. - che questo canto sia mera leggenda è parzialmente smentito dall'esistenza di quel tipo di cigno selvatico noto come Cygnus musicus, in grado d'emettere un verso singolare, ma assai armonico, talvolta affine ad un rintocco di campana e talaltra al suono di un indefinibile strumento a fiato".

Gente senza macchia,* dicevo. Immacolata fin dalla nascita, come la Vergine, o resa bianca come la neve dall'intervento angelico nel petto del Profeta. Gente nata col dono della lingua degli uccelli, o che l'aveva appresa, come Salomone "istruito nel linguaggio degli uccelli" (ulimma mantiqat-tayri; Corano, XXVII, 16).

* Macchia è tache, in francese, in senso sia corporale che morale; formalmente identica a chute ("caduta"), è infatti la causa della caduta biblica. L'uomo-cigno, sicché, è l'Adamo precedente Eva. Inoltre, l'Ave [Maria] che riscatta Eva simboleggia effettivamente un ritorno alle origini, a quella età dell'oro precedente lo status naturae lapsae nella quale non s'era condannati a lavorare nel sudore (sine labe stando anche per sine labore, vista la derivazione di entrambi i termini dal latino labare, "cadere").

La Pace sia con te.
Asno
19/05/2008

Caro Asno,
perché i colori del Vaticano sono il giallo e il bianco?
Uno subito pensa all'oro e all'argento (rispettivamente, autorità spirituale e potere temporale, ovvero il silenzio e la parola), cioè al sole e alla luna (o la donna dell'Apocalisse), ma non credo che sia così. Secondo me, intanto va rovesciato l'ordine: prima il bianco e poi il giallo.
Quindi si può procedere ad associazioni quali
il latte ed il miele (dei fiumi del Paradiso),
l'acqua ed il vino,
l'albume e il tuorlo (dell'Uovo del mondo),
nelle quali, come vedi, il primo termine appare più insipido e meno «sostanzioso» del secondo. Perché? Perché la sostanza (substantia = ciò che sta sotto) è terrena, mentre l'essenza è celeste. A proposito di essenza, che cosa è più «concentrato» del seme? Potremmo addirittura proporre la metafora del bianco per il seme (lo sperma) e del giallo per l'orina.
Bianco e giallo, in questa chiave di lettura, simboleggiano Cielo e Terra. Non a caso il pontefice (pontifex) è colui che fa il, o che fa da, ponte tra Cielo e Terra.
Inoltre, uno dei simboli più antichi e più universali di questo collegamento è l'Albero rovesciato (e visibile, perché «sostanzioso»), dalle radici celesti e dai rami terrestri, immagine speculare dell'Albero diritto (e invisibile, ovvero incolore, cioè trasparente e pertanto bianco), le cui radici si intrecciano a quelle dell'altro, giallo.
Ma l'esempio classico è nella tradizione persiana, che parla di "due tipi di haoma: il bianco, che poteva esser raccolto solo sulla montagna sacra detta Alborj, ed il giallo, che sostituì il primo [...] nelle fasi successive dell'oscurimento spirituale".*
Ora, stante questa preminenza del bianco sul giallo, preminenza che va intesa sia come precedenza temporale sia come eminenza spaziale (prima e dopo come alto e basso, cioè, nello stesso senso in cui si parla di medioevo alto e basso, ad esempio), ci si può chiedere se l'apparente «povertà» del bianco rispetto al giallo, evidenziata nelle associazioni di cui sopra (con la sola eccezione del seme e dell'orina), non abbia qualche conferma lessicale. Ebbene, direi di sì.

* Così R. Guénon in Il Re del mondo. Quasi negli stessi termini il medesimo si esprime in Studi sulla Massoneria II e in Simboli fondamentali della scienza sacra, aggiungendo lì un paragone tra il soma vedico e la bevanda d'immortalità contenuta nel sacro Graal (prima surrogata dal vino, ad esempio nella tradizione ellenica, poi «riscattata» dalla prospettiva cristiana nel sangue di Cristo) e qui un puntuale riscontro tra il bianco e il celeste paradisiaco.
Al riguardo, potrebbe non esser del tutto azzardato supporre un parallelo tra il bianco ed il giallo della Chiesa e l'acqua e il sangue (il vino, il soma, ecc.) sgorgati dalla ferita nel costato di Gesù (cfr. Giovanni, XIX, 34).


In greco, "bianco" è leucòs, che significa anche "lucente". Tuttavia ci sarà da "aspettare" (to wait), nell'umiltà delle rispettive mansioni di waitress e di waiter, perché il "bianco" (white) torni a splendere. Il chiarore dell'alba ("bianca", in latino) è imminente. L'importante è sapere che il dulcis sta in fundo, perché chi il dolce lo vuole subito scoprirà che in cauda c'è il venenum. D'altro canto quel che sembra dolce, ovvero il giallo [dei piaceri terreni], è in realtà amaro, ovvero amarillo ("giallo", in spagnolo). Meglio astenersene. Grazie al digiuno dal jaune scanseremo la jella dello yellow.
Così parlò Zappatustra.

Bi salama.
Gammal
03/04/2008

Caro Asno,
la pulizia del musulmano è leggendaria. Verso il corpo noi abbiamo un atteggiamento che qualcuno ha addirittura paragonato ad una fobìa. Sai quanto è pignola la casistica islamica, circa ogni tipo di emissione corporale (solida, liquida o aerea) di chi si appresta a pregare? Detto per inciso, anche nel Vangelo (Matteo, XV, 11) si insegna che la contaminazione non proviene dall'esterno, ma dall'interno del corpo umano.
A proposito di corpo, non è curioso pensare che i suoi due anagrammi sono copro ("merda", in greco, come in coprolalia, tanto per fare un esempio alla Cambronne) e porco?

Dài, montiamogli in groppa, a 'sto porco, e facciamoci portare a spasso. Intanto, pensiamo alla sua affinità con l'uomo (tant'è che lo si usa nei trapianti, soprattutto di reni, cuore e fegato) e col diavolo. Quante volte, infatti, Isa/Gesù libera un indemoniato sfrattandone in un maiale l'inquilino abusivo?
Pensiamo poi alla sua simbologia saturnina: Saturno si mangia i figli e altrettanto fa la scrofa. Ogni allevatore lo sa bene. Sono i cinesi, però, ad aver messo meglio in risalto i contatti tra Saturno e il maiale, perché, nella loro cosmologia, il quinto elemento è associato all'acqua, alle orecchie ed ai reni (oltre che ai fagioli, la cui forma è simile a quella delle orecchie e dei reni), ai suini, al sale e pertanto alla carne salata (dalla sal-siccia al sal-ame, senza dimenticare il prosciutto).
Uno, a questo punto, potrebbe chiedersi che c'entra Saturno (non solo il dio, ma anche il pianeta) con l'acqua. Bene, il quinto elemento è connesso anche al gelo, quindi al ghiaccio che ricopre l'ultimo dei sette pianeti classici. Si potrebbe perciò dire che il rapporto tra Saturno e l'acqua è in realtà negativo, perché oscilla tra l'acqua salata (o sepolta, nel caso del salgemma) e quella ghiacciata. A ben vedere, anche il divieto islamico relativo alla carne suina è una negazione sia del porco che dello sporco.*
Ma non è tutto. In cinese, il delfino è detto «pesce-porco», ovvero porco di mare, il che è la traduzione letterale del nostro mar-suino (delfinide che i francesi chiamano cochon de mer).

* Una vecchia cattiveria cristiana nei confronti dei musulmani dice che, se mangiassimo del maiale, faremmo del cannibalismo. Questo perché, fino a qualche secolo fa, la nostra possibilità della poligamia era considerata una porcheria e, pertanto, noi eravamo i porcelloni del monoteismo. Fino a qualche secolo fa, ripeto, perché adesso anche i cristiani - tranne Magdi Allam, è ovvio - considerano i musulmani più morigerati di loro. Parliamo d'altro. Sai come si definisce la bigamia? Una moglie di troppo. E la monogamia? Idem.

Anche il delfino (dal greco delphos, "utero") ha parecchie cose in comune con l'uomo, oltre che col diavolo. Perché il diavolo? Perché Saturno reggeva l'età dell'oro, certo, ma col passar dei millenni i tempi cambiano ed ora Saturno s'è assatanato, come i titani ellenici e gli asura vedici.
Inoltre, tu m'insegni che il geroglifico del saturnino Capricorno è in realtà un pesce.
Vedi come si vola alti, a cavallo di un porco? Eppure, come fanno i mai-ali (in inglese, never wings) ad aver le ali? Troppe domande. Passo e chiudo.

Ma'a as salama.
Gammal
26/03/2008

Caro Gammal,
l'ho già detto altre volte (cfr. ©), ma non mi stancherò mai di ripeterlo. Sai qual è l'etimo di desiderio? De sideribus, cioè "dalle stelle".
È questo il senso della caduta biblica, che ci ricorda il nostro esser capitombolati quaggiù, dopo aver abbandonato gli spazii siderali. Anche il ferro, che dà il suo nome a questa nostra età arrugginita, ha subìto la stessa sorte. In greco, infatti, "ferro" è sideros; lo conferma lo stesso Corano (LVII, 25).
Dobbiamo tornarci, lassù, per ridiventare ferro meteoritico. E l'unico modo sembra essere quello di vietarci ogni desiderio, foss'anche quello di tornare lassù. Del resto, ogni volta che esprimiamo un desiderio c'è una stella cadente.

Pax tibi.
Asno
05/02/2008

Caro Asno,
insan significa "uomo", nella lingua araba.
Il suo etimo viene da «dimenticare», l'uomo è cioè "colui che dimentica".
Non è curiosa la somiglianza con l'italiano "insano [di mente]", quasi che ogni essere umano sia predisposto ad una sorta di psicopatologia?
In effetti, parlando di psiche (che, in greco, sta per "anima"; nafs, in arabo) è solo l'anima che può ammalarsi, perché lo spirito (pneuma, in greco; ruh, in arabo) è incorruttibile. Per quanto riguarda il corpo, forse dovremmo pensarlo nulla più che un'appendice dell'anima.
Infatti il male, e forse anche il Male, si forma di continuo. E continuamente "guarisce". Si guarisce perciò da molti cancri, come da molti raffreddori, né più né meno.
Ne ho avuti sai quanti!
Certo nel caso dei tumori non mi chiedere l'evidenza di una prova radiologica, non c'è. Ho sempre resistito alla tentazione di averla sotto il naso, anche perchè sai che figuraccia nel caso in cui non ce ne fosse stata alcuna traccia? Già, perchè il fatto che non ce ne fosse traccia, certamente, per noi che ci occupiamo di queste cose in modo totalmente antiscientifico, non potrebbe mai significare che la malattia non "esiste". Magari la furbacchiona era pronta a spuntar fuori e a rendersi evidente tre ore dopo le avvenute, minuziosissime, analisi del caso. Giusto così per fare un dispetto alle prodigiose attrezzature che il Ministero della Salute mette a disposizione di noi cittadini sudditi/sovrani (condizioni che, tra parentesi, non so come possano coesistere in una medesima persona senza renderla schizofrenica).
A proposito di schizofrenia, e perciò di psicopatologie, è proprio il mondo moderno quello che provoca le malattie (prima dell'anima e poi, a caduta, del corpo). Ed è proprio il mondo moderno quello che non può curare le malattie, avendo perso di vista l'anima.
D'altra parte, una tradizione riporta che "in ogni malattia c'è una guarigione"; un'altra che "ogni malattia dà luogo ad un'espiazione".

Parlavo del corpo come di un'appendice dell'anima. Ancor meglio è definirlo «bagaglio», ovvero soma (che in greco, neanche a farlo apposta, significa "corpo"). Se, per un somaro come te, la cosa è pacifica, pensa un po' alle due gobbe che mi porto appresso io. Siamo bestie da soma. Ma tu hai almeno la possibilità di bere vino per dimenticare; per me non c'è che l'acqua. A meno che non intendiamo soma nel senso di "bevanda d'immortalità". Ma questo è un altro discorso.

Bi salama.
Gammal