Caro Asno,
nel primo post di questo nostro blog ho paragonato te e me a Bertoldo e Giufà (o Hufà), popolani ignoranti che seppero con le loro arguzie vincere la supponenza e l'arroganza dei potenti.
Mi servo di questo paragone per introdurre un nuovo argomento,
intelletto e ragione, ovvero le facoltà rispettivamente collegate allo spirito ed all'anima, al cuore ed al cervello, al sole ed alla luna, nonché all'esoterismo ed all'essoterismo. Parlo di popolani come Bertoldo e Hufà perché, nelle righe successive, farò uso di locuzioni volgari (cioè del volgo), ma non per questo inutili a chiarire qualche lato oscuro della questione.
Intanto, diciamo subito che l'intelletto compete ai semplici (quelli "sine plica", quelli che non fanno una piega). E la ragione ai complicati, se non ai complici ed agli storti. L'intelletto intuisce, penetra; e perciò non capisce, non comprende come la ragione. Capire vuol dire contenere. In inglese è
understand, cioè "sottostare", perché un contenitore deve sempre star sotto ciò di cui si riempie (fuorché nel caso di una gomma di bicicletta).
Ciò premesso, l'intelletto è simbolicamente maschile, penetrante come il raggio solare e come - chiedo scusa - «il cazzo che non capisce». Non capisce perché può solo essere capito, compreso, contenuto. La ragione è invece simbolicamente femminile, concava come la luna, capace e capiente. E furba (in inglese "cunning", dal latino
cunnus, come tuttora in Sardegna è detto l'organo femminile), laonde si parla di «astuzia della ragione».
Nulla di più falso, sicché, del pensare all'esoterismo come all'accumulo di nozioni erudite o di conoscenze mirabolanti. Lo stesso termine
conoscenza è non a caso duplice: c'è quella dei semplici, ovvero quella biblica del conoscere «come il maschio conosce la femmina», e quella dei dotti, cioè la
cunni-scientia dell'ammasso di cognizioni. E il Signore ha nascosto la Verità ai dotti ed ai sapienti, per svelarla agli umili.
Un altro esempio, buono a spiegare la natura dell'intelletto e della ragione, è quello artistico: il primo corrisponde alla scultura, all'arte cioè del levare,* del togliere, del «farsi poveri in spirito»; la seconda, alla pittura, l'arte dell'aggiungere. Tornare alla semplicità originaria, questo è lo scopo della prassi iniziatica. Tant'è che il saggio autentico sembra uno scemo.
* Per lo stesso motivo si dice "levare" anche nel senso di elevare, di sollevare il cuore (sursum corda).
Ancora, si dice che un bicchiere non può capire il mare. Allo stesso modo, la ragione non può capire il mistero. Ma non è che l'intelletto lo capisca, il mistero. L'intelletto, nella sua fallicità simbolica, non può capire. Può solo tuffarsi, nel mare del mistero. Annegarvi. Fuor di metafora, rinunciare alla propria individualità (il che è esattamente quanto accade al maschio, nell'amplesso).
Per finire, è vero che il maschio è più stupido della femmina, come detto sopra. Ma altrettanto vero è che un maschio colto, erudito o anche solo scaltro è tale perché si femminilizza. Per contro, una femmina candida,* ingenua o sempliciotta, in qualche modo si mascolinizza.
* Perché si dice "candido", nel senso di sprovveduto? Perché il sole brucia, il fuoco
candisce. Il sole-maschio-cuore è combustione disinteressata, sperpero di luce e di calore; la luna, di per sé fredda, è costretta ad essere un po' sparagnina. La cicala e la formica, insomma. Ma di sole e luna, di cuore e di cervello, dobbiamo ancora parlare a lungo, brutto
kafir.
Bi salama.
Gammal