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regole

Non contraddire chi può dispiacersene.
Se è possibile, elogia; se no, taci.
Pensa sottratte a Lui le lodi rivolte a te.

chestertonate

Il dogmatismo unisce, come una frontiera collega. Quanti magnanimi musulmani e quanti nobili cristiani sono stati più vicini gli uni agli altri, nel loro rispettivo dogmatismo, di tanti agnostici senza un credo, senza una dottrina e, in una parola, senza una casa? Un dogma è come l'ancora per una barca e come il picchetto per una tenda; il contrario di una dogma è un vago ideale, una barca alla deriva, una tenda in balìa del vento. Che un pollo possa esser mangiato e che un uomo no, è un dogma. Che tutto possa esser mangiato (almeno finché il senno di poi non ne prova la tossicità) è il contrario di un dogma. Torneremo a cibarci di carne umana, in assenza del dogma che lo vieta? È probabile, anche perché la carne umana, purtroppo, non è tossica.

Chi comincia col combattere la fede, in nome della liberta della ragione, finirà col combattere la libertà, in nome della fede nella ragione.

La grande marcia della falsificazione proseguirà. Tutto sarà negato. Sarà una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che in estate le foglie sono verdi. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli, dichiarati impossibili dall'ateo, con il coraggio del devoto. Saremo tra quanti hanno creduto, pur avendo visto.

Se l'anarchico fosse coerente, dovrebbe apprezzare il disordine anche al suo interno, anziché pretendere, dentro di lui, un rispetto così ferreo della gerarchia da giustificare il ricorso, in caso di disordine, all'olio di ricino.

memorandum

Magnopere curandum est id ut teneatur quod ubique, quod semper et quod ab omnibus creditum est (cfr. ©).

Nam res ipsa, quae nunc christiana religio nuncupatur, erat et apud antiquos nec defuit ab initio generis humani, quo usque ipse Christus veniret in carne, unde vera religio, quae iam erat, coepit appellari christiana. (cfr. ©).
02/07/2008

Caro Asno,
quando l'esperimento scientifico conferma una verità di fede, è vero a sua volta. Quando la contraddice, è semplicemente falso (sbagliato, mal impostato). Ripensavo a questo assioma, nel leggere un articolo di L. Polastri presso FDF (cfr. ©), dal quale ti stralcio quanto segue.
"Supponiamo di avere due cilindri uno contenuto nell’altro.
L’intercapedine interna la riempiamo di un liquido viscoso chiaro come la glicerina e vi depositiamo sopra qualche goccia di inchiostro.
Se iniziamo a far ruotare uno dei cilindri, diciamo in senso orario, la goccia d’inchiostro si spande nella direzione opposta, formando una striscia che diventa più sottile fino a scomparire.
Tuttavia la goccia è ancora lì anche se non la vediamo.
Se ruotiamo il cilindro nella direzione opposta, essa riappare".
Magnifico. Ciò prova che scomparire ed apparire (dalla vista ed alla vista) è come dondolare sull'altalena. Ciò prova che il cosmo e il caos (quest'ultimo inteso come entropia,* dalla quale l'articolo di Polastri prende le mosse) si alternano come la vita e la morte. Dietrofront. Avanti marsc.

* Cosmo e caos, quindi il bello e il brutto. Lo sai che «cosmesi» e «cosmetico» derivano da cosmos ("ordine", in greco), per la gioia delle nostre donzelle.

L'unico neo, in quanto scrive Polastri, è l'affermare che tali "conclusioni sono incompatibili con il pensiero greco secondo il quale solo l’essere «è» e il «non essere» non è (essere come rappresentazione dell’apparire)". Gli sarebbe bastato parlare di "esistere", come rappresentazione dell’apparire, equiparando in tal modo esistenza, manifestazione (o apparenza) e creazione. Ed eliminando così ogni presunta incompatibilità col pensiero greco, per il quale solo l'essere è (come in Parmenide), laddove ogni esistenza scorre su e giù (come l'acqua di Eraclito, che sale in vapore e scende in pioggia). Circa il non essere, visto che il pensiero greco ha poco da spartire con la metafisica, non ne parliamo. Ma resta indubitabile che l'essere [e solo l'essere] è e che il non essere non è. Invece ogni esistente, come te e me, compare e scompare, compare mio, scompare e ricompare.

Bi salama.
Gammal
12/06/2008

Caro Gammal,
mi sei sembrato preda di foschi pensieri, nella tua ultima.
Cerchiamo di stare alla larga dall'AMMI (Associazione Medici e Macellai Italiani), anche se non siamo più uccellini implumi.


Giorni addietro scrivevi: "sto attento a curarmi tutti i cancri che mi assalgono quando (e man mano che si invecchia succede sempre più frequentemente) mi informano che la tal persona ha contratto la malattia in maniera manifesta". Ed aggiungevi che cerchi di combatterne l'insorgenza. In qual modo? Facendo resistenza agli insorti? E se poi gli insorti risorgono, come i martiri del risorgimento?
Non solo. Bisogna distinguere tra resistenza e resistenza, perché tra quella di un paese come il nostro (l'unico al mondo che sia riuscito a vincere e contemporaneamente a perdere la stessa guerra) e quella irachena o afgana c'è una bella differenza.
Meglio ridere.
Torniamo ai cancheri. Come li combatti?
In attesa di conoscere il tuo sistema, ti parlo del mio. È un po' rozzo, ma pare che funzioni. Consiste nell'obbedire: alla capa ('ché purtroppo il mio superiore è non solo più giovane di me, ma ell'è pure fimmina), all'angioletto che non mi molla un istante, al papa (che, se ha deciso di ricevere Bush nonostante il mio disappunto, non posso criticare), alla massima autorità presente nella mia modesta dimora (i.e. la mugghieri) e così via, fino al Numero 1.
Ciò perché, astuto com'è, il tuo compare sa bene che il suo interno si comporta con lui come lui si comporta col suo esterno. In altre parole, se io non obbedisco al mio superiore, come posso pretendere che il mio fegato obbedisca a me?
Non è facile, sai, perché troppo spesso mi càpita di pensare che la mia capa, per esempio, sia un'idiota perfetta. E allora mi zittisco col dire che il mio braccio,* per esempio, pensa altrettanto di me.

* Parlo del braccio perché, manco a farlo apposta, un tumore al braccio ce l'ho. L'hanno definito «benigno», quelli dell'AMMI, però da un lato s'è già rosicchiato buona parte dell'omero e, dall'altro, mi costringe all'incubo di controlli periodici, detti «biopsie» (ovvero trapanature e carotaggi di quanto mi resta dell'osso in questione). Per fortuna, è solo un incubo. L'ho fatta una volta sola, 'sta biopsia, e non intendo rifarla. Sai quale sarebbe la soluzione definitiva, secondo i suddetti affiliati all'AMMI? Staccare il braccio, raschiarne le parti ammalorate, stuccare le cavità così createsi, ricollocarlo in sede e ricucire muscoli, tendini e legamenti. Con un paio d'anni di riabilitazione - dicono - dovrei ritrovarne l'uso.
Non ti pare più semplice obbedire alla capa, in modo che il braccio a sua volta obbedisca a me? Basta crederci.

La Pace sia con te.
Asno
21/05/2008

Caro Asno,
ho ancora davanti gli asini stracarichi e i mendicanti, spesso storpi o ciechi, che vedo questuare da anni pressappoco nello stesso luogo e nella stessa postura. Ho anche davanti il sole d'una terra ricca, scaldata a puntino. Bella, scura e odorosa. Non a caso è fimmina, la terra.
Ho pure davanti diverse figure strambe e amorevoli, viandanti impazziti senza una guida, ma abbandonati in qualche modo a Dio, quasi tutti occidentali in cerca di amore divino, poco disciplinati ma sinceri.
Infine ho davanti la contraddizione tra il movimento frenetico dei corpi e la stasi interiore (la "pazienza", direi) quasi soffocante, contraddizione che echeggia quella in cui il disordine e la sporcizia diffusi e sparsi ovunque si oppongono al perfetto ritmo della chiamata alla preghiera proveniente dai minareti.

Perciò ti riporto un brano tratto dalla Aqida di Al-Tahawi, scritta dall'Imam Abu Ja`far Ahmad ibn Muhammad al-Azdi, una tra le più notevoli autorità del mondo islamico in materia di giurisprudenza. Visse in un'epoca nella quale insegnavano e praticavano i discepoli, diretti e indiretti, dei Quattro Imam "canonici". Questo fu il periodo d'oro degli studi sugli Hadith ("detti tradizionali") e sul Fiqh ("diritto").


Al-Qadr ("la predestinazione")

42. Il patto che Allah fece con Adamo e la sua stirpe è vero.

43. Allah sapeva, prima dell'esistenza del tempo, l'esatto numero di coloro che sarebbero entrati nel Giardino e l'esatto numero di coloro che sarebbero stati mandati nel Fuoco. Questo numero non verrà né aumentato né diminuito.

44. Lo stesso vale per tutte le azioni compiute dalle persone, le quali si verificano esattamente nel modo in cui Allah sapeva che sarebbero state realizzate. Ciascuno è indirizzato verso ciò per cui è stato creato ed è l'azione svolta dall'uomo (lett. "con la quale la vita di un uomo è sigillata") a dettare il suo destino. Chi è fortunato lo è per Decreto di Allah e chi è disgraziato lo è per lo stesso Decreto di Allah.

45. L'esatta natura del Decreto è parte del Segreto di Allah nei riguardi della Sua Creazione e a nessun angelo vicino al Trono e a nessun Profeta inviato con un messaggio ne è mai stata data conoscenza. Addentrarci in questo ambito e rifletterci troppo sopra porta soltanto a distruzione e a perdita che sfociano nella ribellione. Siate dunque estremamente cauti nel pensare e riflettere su tale questione o nel lasciare che vi assalgano i dubbi, poiché Allah ha tenuto la conoscenza del Decreto lontana dagli esseri umani e ha li ha inibiti ad indagare su questo, dicendo nel Suo Libro: "A Lui non sarà chiesto conto di ciò che avrà operato mentre ad essi invece sì" (al-Anbiya' 21:23).
Perciò, chi chiede "Perché Allah ha fatto questo?" va contro una sentenza del Libro e chi va contro una sentenza del Libro si comporta da infedele.

46. Questo è in breve ciò che gli Amici di Allah con il cuore illuminato devono sapere, e ciò costituisce il grado di coloro che sono saldamente dotati di conoscenza. Esistono infatti due tipi di conoscenza: quella che è accessibile agli esseri creati e quella che non è accessibile agli esseri creati. Negare la conoscenza accessibile è mancanza di fede e avanzare pretese nei confronti della conoscenza inaccessibile è mancanza di fede. La fede può essere salda soltanto quando viene accettata la conoscenza accessibile e non viene ricercata quella inaccessibile.

82. Crediamo nella resurrezione dopo la morte e nella ricompensa per le nostre azioni nel Giorno del Giudizio, nell'esposizione delle opere, nella resa dei conti, nella lettura del Libro, nella ricompensa o nelle punizioni, nel Ponte e nell'Equilibrio.

83. Il Giardino e il Fuoco sono cose create che non giungeranno mai ad una fine e noi crediamo che Allah le abbia portate in essere prima del resto del Creato e che poi Egli abbia creato le persone che abiteranno ciascuno di essi. Chiunque Egli desideri va nel Giardino per la Sua munificenza e chiunque Egli voglia va nel Fuoco per cui è stato creato.

84. Sia il bene sia il male sono stati entrambi decretati per le persone.

85. La capacità, in termini di grazia divina e di favore, di far sì che un'azione si verifichi non può essere attribuita ad un essere creato. Questa capacità è parte integrante dell'azione, mentre la capacità [da parte di un uomo] di compiere un'azione, in termini di salute e abilità, cioè trovandosi nella posizione di agire e possedendo i mezzi necessari a farlo, esiste in lui prima dell'azione.
È questo tipo di condizione (lett. "di capacità") che è l'oggetto dei precetti della Shari`a. Allah il Glorificato dice: "Dio carica sulle spalle di ognuno solo il peso che egli può portare" (al-Baqara 2:286).

86. Le azioni delle persone sono dunque create da Allah, ma meritate (lett. "guadagnate") dalle persone.

87. Allah, il Glorificato, ha caricato sulle spalle delle persone solo il peso che esse possono portare e le persone sono in grado di fare soltanto ciò che Allah ha concesso loro di fare. Questa è la spiegazione dell'espressione "Non c'è potere nè forza se non mediante Allah". Aggiungiamo a questo che non esiste stratagemma o modo con cui una persona possa evitare o rifuggire la disobbedienza ad Allah, se non con l'aiuto di Allah stesso; e che nessuno possiede la forza di disobbedire ad Allah e rimanere saldo in questa scelta, a meno che Allah non glielo renda possibile.

88. Tutto accade secondo la volontà di Allah, la Sua conoscenza, la predestinazione e il decreto. La Sua volontà supera tutte le altre e il Suo decreto supera qualunque stratagemma. Egli fa ciò che Egli vuole e non è mai ingiusto. Egli è esaltato nella Sua purezza sopra ogni male o perdizione ed Egli è perfetto al di là di ogni difetto o colpa.

89. I morti traggono beneficio dalle preghiere e dalle elemosine dei vivi.

90. Allah risponde alle suppliche delle persone e dà loro ciò che chiedono.

91. Allah ha il controllo assoluto su tutto e nulla ha controllo su di Lui. Nulla può essere indipendente da Allah, nemmeno il battito di un ciglio, e chiunque si consideri indipendente da Allah, anche solo per il battito di un ciglio, è colpevole di mancanza di fede e entra a far parte della gente della perdizione.

92. Allah è adirato o compiaciuto, ma non nello stesso modo in cui lo sono le creature.


Ma'as salama.
Gammal
12/05/2008

Caro Asno,
quel Petrus che ci sta benevolmente ospitando è proprio forte. Dove lo trovi un cristiano (che non sia uno scellerato come te, intendo) capace di scrivere quanto segue (cfr. ©, #51)?
Il Corano, così come la Bibbia dei LXX, sono stati redatti in un meta-linguaggio ieratico, ragion per cui l'esegesi fatica non poco a trovare immediatamente le corrispondenze tra versetti diversi e in apparenza contrapposti.
Chiunque ritenesse il Corano ispirato, al pari della Bibbia, dovrebbe ammettere per entrambi una validità, e dunque una Verità, di origine non umana. Ora, Dio né sbaglia né si ripete, perciò è indubbio che, a nostro modestissimo parere, il Corano parli in modo coperto del Cristo prossimo venturo, pure attraverso il velo dei nomi e della terminologia utilizzata a riguardo.
Forse dovremmo affiancare alla parola Esoterismo non quella di Essoterismo, bensì quella di Meta-ermeneutica, così come suggerito dai Vangeli. Il Corano si inscrive perfettamente, a nostro modo di vedere, in ciò che viene chiamato Evangelo Eterno.

Ma'a as salama.
Gammal
21/02/2008

Caro Gammal,
rileggendo i commenti al post di san Valentino, mi sono soffermato sul diciannovesimo (cfr. ©), di Giovanni, e sul tuo successivo (cfr. ©). Giovanni ricorda l'eternità del Verbo/Cristo ed il Suo conseguente precedere la Creazione (nonché, a fortiori, l'Incarnazione); tu citi la contemporaneità di Maometto, Adamo e Cristo.

C'è un versetto della sura Le formiche, il quarantesimo, che m'ha sempre colpito. Quando Salomone chiede ai suoi chi di loro sia in grado di portargli il trono della regina di Saba, dopo un demone (che assicura di poterlo fare prima che il re si sia levato in piedi), si fa avanti "uno che conosceva il Libro", il quale in un batter d'occhi fa comparire il trono.
Ergo, il Corano c'era già, prima che venisse rivelato al Profeta; inoltre qualcuno, già al tempo di Salomone, ne era a conoscenza.


Che ne dici, di questo eterno presente? Ci risentiamo nei commenti.
La Pace sia con te.
Asno
30/01/2008

Caro Gammal,
m'è capitata sotto gli occhi una tua splendida favola (in senso etimologico, da fabula, ovvero da "quanto si può dire [dell'indicibile]". Congratulazioni. Ne invito alla lettura (cfr. ©) chi s'imbatte in questo caravanserraglio virtuale.
Di palo in frasca, che tu sappia, nelle carovane si faceva uso anche di asini?
Penso a questa tua favola perché è solo da un punto di vista superiore (mistico, iniziatico, fai tu) che il maggior ostacolo dottrinario, tra il prete e l'imam, si risolve nell'Unità. Il concetto trinitario, infatti (teste sant'Agostino), il cristiano lo spiega prima distinguendo l'Amante, l'Amato/a e l'Amore, poi riunendo, mediante l'Amore, l'Amante e l'Amato/a. In qualche modo, sperando di non bestemmiare, il Padre/Amante ama il Figlio/Amato tramite l'Amore/Spirito santo. Ancora, nella medesima speranza, il Figlio e la Madre coincidono nell'Amato/a.
Si tratta della stessa trilogia islamica composta da el-Aql ("l’Intendimento"), el-Âqil ("l’Intenditore") ed el-Maqûl ("l’Inteso"), laddove intendere è da intelligere, nel senso del dantesco "intelletto d'amore". Se preferisci, nel senso biblico che equipara conoscere ed amare.

Quel che mi chiedo è come sia possibile che più d'un cattolico, oggi, blateri di "razionalità del Dio cristiano, che ha creato un mondo razionale affinché l'uomo possa razionalmente comprenderlo" (e speriamo che sia il mondo, ad esser pensato comprensibile, anziché Dio). Taccio il nome di chi ha scritto questa mostruosità,* suscettibile di Inquisizione, perché è abbastanza condivisa. Del resto, anche il Samir che tu ed io abbiamo già bistrattato farnetica negli stessi termini, perché secondo lui "il fondamento di tutto non è la religione, ma la ragione umana".
Ora, qualcuno mi deve spiegare la razionalità di assunti quali, per qualche esempio sfuso, la natura insieme umana e divina di Gesù, l'incarnazione del Salvatore e la conseguente redenzione del genere umano, la verginità post partum della Madonna e la Sua assunzione celeste in corpore et in sanguine, la resurrezione della carne, il celibato sacerdotale e l'infallibilità pontificia.

* Ti dico solo che appare in un volumetto dal titolo sinistro, Denaro e Paradiso, nel quale si coniugano allegramente capitalismo e cattolicesimo. Parlo di matrimonio religioso, non di coppia di fatto, perché la prefazione è a firma cardinalizia.

Tutto ciò, a non parlare del Credo. Hai presente la versione di san Gregorio di Tours, del VI secolo?
Credo in Dio Padre onnipotente. Credo in Gesù Cristo, suo unico figlio, nostro Signore, nato dal Padre, non creato. Credo che egli sia sempre stato con il Padre, prima di tutti i secoli. Credo che la parola del Padre tramite la quale ogni cosa è stata fatta sia Cristo. Credo che questa parola abbia redento il mondo tramite la sua sofferenza, e credo che l’umanità, non la divinità, sia soggetta alla sofferenza. Credo che sia resuscitato il terzo giorno, che sia asceso al cielo e sieda alla destra del Padre, e che verrà per giudicare i vivi e i morti. Credo che lo Spirito Santo proceda dal Padre e dal Figlio, e che non sia inferiore né posteriore nel tempo a Dio, ma che sia Dio, uguale e co-eterno al Padre e al Figlio, ad essi uguale nella natura, uguale nell’onnipotenza ed ugualmente eterno nell’essenza, e che non è mai esistito separatamente dal Padre e dal Figlio e ad essi non è inferiore. Credo che questa santa Trinità esista con la separazione delle persone, e che una persona sia il Padre, un’altra il Figlio e un’altra ancora lo Spirito Santo. E in questa Trinità io confesso una sola divinità, una sola potenza, una sola essenza. Credo alla verginità della santa Maria, prima e dopo la nascita di Gesù. Credo che l’anima sia immortale e che, nondimeno, essa non partecipi della divinità. E credo fermamente a tutto quanto è stato stabilito dal concilio di Nicea e dai trecentodiciotto vescovi.
Anch'io credo in tutti questi misteri. E ci credo proprio quia absurdum, perché un mistero non può essere razionale (il che non ne fa un'irrazionalità, bensì una sovrarazionalità).
D'altra parte anche tu credi nella predestinazione, nella fecondazione spirituale della Vergine, nella rivelazione divina (tramite l'arcangelo Gabriele) del Corano, nella natura di «inviato di Dio» del Profeta, nella sostituzione a Gesù di un sosia crocifisso e così via.
Non si può litigare sui rispettivi misteri. Possiamo invece discutere, razionalmente, sulla normativa etica, individuale e collettiva, delle nostre visioni religiose del mondo. E, con un po' di buona volontà, ci si intende benissimo. Ma è proprio questa che manca. Per dir meglio, non è che manchi; è che viene alacremente impiegata per evitare ogni intesa. Cui prodest, se non al Maligno?

La Pace sia con te, uomo di buona volontà.
Asno