Caro Gammal,
che fine hai fatto? Mi sa che, tra un orto pedemontano e un giardino magrebino, mi sono giocato lu cumpare mie. Meno male che c'è Jam, a fare le tue veci. Purtroppo è distratta quanto te, perché non m'ha ancora risposto: come si dice "ragione", in arabo?
Tafkir?
A proposito di solleciti, anche tu sei in arretrato. Mi devi una risposta alle domande finali del post del 6 (cfr.
©) e del 21 (cfr.
©) febbraio scorso. Qualora voglia rispondere anche Jam, è la benvenuta.
Ho letto la tua di ieri. Grazie per aver citato quei passi di E. Galoppini, che inquadrano il viaggio pontificio in una luce nuova. Ci si era già soffermato l'illustrissimo duca (cfr.
©), su quei risvolti impliciti. Ed anche il buon Andrea (cfr.
©) aveva evidenziato "un'assenza apparecchiata per cena". Vedi fin dove può arrivare il potere finanziario? O ti incastra con la Lewinsky di turno (e poi ti ricatta) o ti punta addosso un Agca, un Oswald e simili. Il sedici [e più] volte Benedetto non teme per sé, questo è sicuro, ma per la Chiesa tutta.
Torniamo a noi. Ottimo, quel post di Miguel. Quando uno si libera delle pastoie etiche, si sfrena cioè dal freno inibitore della religione avita, tira fuori il peggio di sé. Un peggio di sé che, per giunta, non ha alcunché di personale: più si cala verso il basso, più ci si avvicina alla materia indifferenziata. In questo senso, Miguel ha perfettamente ragione: più si è liberi, più si è schiavi.
Alla libertà vera, ovvero alla liberazione, non si arriva lasciandosi andare, bensì stringendo i freni. Del resto, se è vero che il corpo è la prigione dell'anima, solo imprigionando il corpo si può sprigionare l'anima.
A ben vedere, questo è il
noblesse oblige ("obbligo della nobiltà" e "nobiltà dell'obbligo"). Il nobile è colui il quale è gravato dal maggior numero di catene possibile: catene che lo vincolano verso l'alto al suo superiore (Padre, Maestro, Signore, Re, Papa e - last but not least - Dio) e catene che lo vincolano, verso il basso, a coloro che da lui dipendono, dai figli alla moglie, dai subalterni agli allievi, dai poveri ai deboli e così via.
Catene, links da rispettare.
Col che, torniamo ai blog. Grazie ancora a Petrus, che ci ha ricordato come il noblesse oblige non sia altro, in fondo, che rispetto nei propri stessi riguardi. Chi si incatena da sé, quegli si libera. Chi si libera e si scatena, quegli s'incattivisce.
La pace sia con te, nobiluomo.
Asno