Caro Gammal,
c'era una volta, in Europa, un Paese dove non esisteva la disoccupazione, non esisteva il lavoro precario, non esisteva il problema dei pendolari, non esisteva l'inflazione, dove le tasse erano al 10%, dove ognuno possedeva una casa e quanto basta per vivere, dove insomma non c'erano i poveri.
Questo Paese si chiamava «Medioevo».
Così M. Fini introduce il suo bel
C’era una volta in Europa (cfr.
©), che si conclude come segue. "Non esisteva l'inflazione. I prezzi rimanevano stabili per decenni. Una delle rare eccezioni fu la Spagna degli inizi del XVII secolo, a causa dell'oro e dell'argento rapinati agli indios d'America. E nel suo
Memorial Gonzales de Collerigo scrisse con sarcastica lucidità: 'Se la Spagna è povera è perché è ricca'. Che è poi la paradossale condizione in cui si trovano molti Paesi industrializzati di oggi. In quel mondo, per quanto a noi appaia incredibile, non esistevano i poveri. Il termine 'pauperismo' nasce nell'opulenta Inghilterra degli anni '30 dell'Ottocento. Fu Alexis de Tocqueville, uno dei padri del mondo moderno, ad accorgersi per primo dello sconcertante fatto che nel Paese del massimo sforzo produttivo e industriale c'era un povero ogni sei abitanti, mentre in Spagna e Portogallo, dove il processo era appena agli inizi, la proporzione era di 1 a 25 e che nei Paesi e nelle regioni non ancora toccate dalla Rivoluzione industriale non c'erano poveri".
Non esisteva l'intolleranza religiosa, se non di diritto, almeno di fatto. "La metafora di quella tolleranza - spiega L. Copertino in
La fede in Abramo e la «Nostra Aetate» (cfr.
©, che devi leggere a tutti i costi) - fu la cosiddetta favola delle tre anella. Un Padre, prima di partire, consegnò a ciascuno dei suoi tre figli un anello, dicendo loro che uno solo degli anelli era autentico, ma che la loro missione non era quella di scoprire quale fosse l’anello autentico, ma di custodire fedelmente l’anello avuto in consegna. Al suo ritorno il Padre avrebbe rivelato quale era l’anello autentico, ma ciascuno dei figli sarebbe stato giudicato in base, non al possesso del vero anello, bensì alla sua fedeltà alla consegna ricevuta. Fuor di metafora, il Padre è Dio, i figli sono gli ebrei, i cristiani e gli islamici, gli anelli le loro tre fedi".
Il Boccaccio ne fece una novella, come sai. Ma anche Abelardo vi si rifà, col suo
Dialogo fra il filosofo, il giudeo e il cristiano (laddove il filosofo era impersonato dal tuo correligionario Avempace di Saragozza). E Dante? Tra Manoello Giudeo (cfr.
©) e Ibn ‘Arabî, ci pensi che bel dialogo interreligioso?
Ti trascrivo due righe di Qasim 'Abduh Qasim (cfr.
©). "L’orientalista spagnolo Asín Palacios osserva gli influssi islamici dividendoli in tre gruppi: il racconto dell’ascensione notturna di Muhammad (
Isrâ’ e
Mi‘râj), un racconto sufico di ascensione al cielo scritto da Ibn ‘Arabî e l’
Epistola del perdono del poeta Abû l-‘Ala’ al-Ma‘arri (morto nel 1058). Lo scritto di Palacios sollevò una violenta polemica negli ambienti culturali e accademici europei, e gli studiosi si divisero in due fazioni contrapposte. La diatriba, iniziata negli anni ‘20, sarebbe potuta durare fino ad oggi, se non fosse stato per la scoperta di una traduzione francese e latina del racconto del
Mi‘râj intitolato
La escala de Mahoma, risalente al secolo XIV. Gli studiosi scoprirono che era stato già tradotto in lingua castigliana negli anni '50 del secolo XIII".
Gesù, che bei tempi.
La Pace sia con te.
Asno