Caro Asno e cari amici,
dato che non sono io a operare come gestore del blog, perchè mi mancano sia le capacità tecniche che la voglia, ti chiedo in quanto Asno, alias Gammal e non Umargamal (poiché siamo due persone diverse - detto per fugare ogni sospetto - e Umargamal è Umar al 100%, laddove Gammal lo è al 50 e Asno sì e no al 5, sempre percento) di trasformare questo commento in un post, se ho capito bene il nome che si deve dare ad un capo-messaggio.
Già è successo altre volte e ti ringrazio per la dedizione e pazienza che ci hai sempre messo, per render vivo e comprensibile questo blog. Secondo me bisognerebbe trovare degli altri nomi per rimpiazzare e tradurre questi post, blog, reset, stand by, on, off, upgrade, etc.; istigano all'odio. Almeno a quello che il mio animo produce quando, sentendoli, non capisce che
hazz vogliano dire o, se lo capisce, si domanda se siano davvero intraducibili.
Questa premessa per introdurre il tema della traduzione.
Tradurre, tradere, tradizione, tradimento, traditore, traduttore.
L'immancancabile inglese: trading, to trade.
Vabbè, veniamo al sodo:
Corano in lingua, è polemica. Sì da Lega e Pdl, islamici divisi (cfr.
©).
A parte la solita fottuta impostazione nascosta nel titolo, che sottintende una furbizia subliminale tesa a screditare quello che viene percepito come nemico, anche se ufficialmente non sarà mai ammesso (a parte qualche Borghezio et similia), vorrei una volta per tutte chiarire alcuni aspetti a beneficio di chi ha a cuore o è interessato a qualsiasi titolo alla causa islamica. Al problema islamico. Al popolo islamico, alla religione, e così via.
Fini-kippà (passato a parte, 'ché a noi non deve riguardare in quanto ognuno deve esser libero di pensarla come meglio crede), ha fatto una considerazione.
Restiamo a quella per ora.
Non credo intendesse dire altro: il sermone del venerdì e i passi di Corano in esso contenuti andrebbero tradotti, per quanto umanamente possibile.
Credo sia legittimo tale auspicio.
Non credo intendesse dire che i Riti vadano stravolti.
Un semplice paragone, visto che una religione in Italia, grazie a Dio, c'è ancora e c'è ancora qualcuno che la rispetta (e la conosce anche): Fini chiede che la predica del prete avvenga in italiano, non che l'ostia sia sostituita dal gelato.
Chiede di poter sapere cosa dica un prete o un rabbino o un imam o un reverendo o una qualsiasi autorità nel momento in cui parla ai fedeli di quella religione in occasioni pubbliche e rituali.
Piccola parentesi. Che si voglia cominciare proprio da quanto dicono i musulmani è comprensibile: dopo gli attacchi subiti dall'Occidente ad opera dell'Iraq, dell'Afghanistan, della Palestina, dell'Iran, della Somalia, del Sudan, dell'Algeria, attacchi che hanno causato la morte di centinaia di migliaia di inermi cittadini occidentali, anzi di milioni, c'è tutta la logica necessità.
Dopo tutte queste invasioni e questi bombardamenti è lecito che gli imam, veri mandanti di tali crimini, siano controllati.
Ora basta scherzare, fine parentesi.
Sarei d'accordo a tradurre le
khutba (si chiamano così i sermoni) per una semplice ragione. Servirebbe a far comprendere meglio l'Islam a chi dovrebbe già averlo fatto (e invece annaspa in mare aperto, cercando di addossare la colpa di tale condizione non alla sua cattiva volontà o incapacità, ma alla "divisione" dei musulmani).
Tecnicamente la cosa potrebbe avvenire così: si censiscono le moschee e si registrano gli imam che ogni moschea indica. Ogni moschea entro il giovedì deve presentare on line (o venga un addetto a ritirarla) copia del sermone nella lingua che l'uditorio comprende, il venerdì la registrazione dal vivo (live) servirà da conferma.
Un professionista super partes, nominato da un comitato di garanti, fornirà entro la settimana copia della traduzione all'autorità competente la quale provvederà ad archiviare la pratica, in caso non siano accertati reati o apologie di reato.
Spesso gli imam parlano in modo corretto solo l'arabo o l'urdu, il wolof o il siculo: perchè costringerli a parlare italiano quando non lo sanno?
Giusto pretendere che il contenuto sia tradotto, questo sì, per evidenziare eventuali reati. Genererebbe addirittura dei posti di lavoro.
Il comitato dei garanti ovvviamente non dovrebbe esser scelto fra illustri nullità, in merito a conoscenza della religione (ancorchè ben piazzati politicamente), bensì fra specialisti e accademici di chiara fama.
A questo punto il gioco è fatto: un giornalino ad uso di noi musulmani sarà un bel dono ai posteri e alle biblioteche, un effetto collaterale positivo generato da tale opera.
Non so il numero, ma immagino che le moschee (anzi le sale di preghiera) in Italia siano diverse centinaia. Pensate che bello: ogni sermone, anche solo di una pagina, darebbe luogo ad un libro ogni settimana. Anzi le autorità competenti, per non far subire le spese di pubblicazione, potrebbero semplicemente richiedere di caricarli, i sermoni, on line.
O potrebbero addirittura imputare il costo del personale e di ogni altra spesa relativa a tale opera alla comunità islamica stessa. Certo, detraendolo, tale importo, alla fonte.
Fonte di che? Di ciò che verrà generato dall'otto per mille, dopo che finalmente sarà fatto 'sto benedetto accordo/concordato/come-si-chiama-non-so-ma-basta-che-ci-sia fra Stato italiano e Comunità islamica ivi residente.
A tal proposito, per chiarire come si faccia parte di una comunità e come essa esprima i suoi rappresentanti, prendiamo l'esempio delle primarie dei partiti.
Prodi o Bertinotti? Bene, si vota.
Iman X o Imam Y.
Come fanno i cattolici o gli ebrei o i valdesi a trattare con le istituzioni?
Manderanno un numero concordato di persone che esse stesse indicheranno come titolate a trattare pro-domo loro. In Italia, non esistendo le condizioni per cui un imam sia "professionista", l'unica maniera è che sia legittimato da un voto: iman X 3 voti, imam Y 7, passa l'imam Y.
Se poi l'imam Y fosse pazzo o incitasse al temuto odio allora, vista la prassi, sarebbe facile per le autorità stesse incriminarlo, in ragione di prove evidenti e documentate dalle registrazioni.
Questo monitoraggio sarebbe inoltre utile perchè potrebbe esser in futuro esteso, per par condicio, a tutte le altre religioni. Per non parlare delle logge massoniche la cui ragion d'essere ha profonde radici in campo morale, sociale, finanziario e geo-politico.
Ma riguardo tutto ciò noi musulmani non pretendiamo nulla: non è la lingua che previene l'odio, anche in italiano si può istigare alla violenza e peggio ancora.
Le leggi razziali erano scritte in italiano, non in arabo.
Il problema qui è sapere cosa dicono gli imam ai musulmani e noi ci dobbiamo adattare a tale richiesta, che è legittima, ripeto.
Senza preoccuparci di come lo Stato si comporta con le altre comunità.
Per facilitare questa esigenza mi pare che la proposta di redarre in anticipo il sermone sia cosa facile, quasi tutti gli imam li ho sempre visti leggere le loro
khutba. Basta solo che presentino lo scritto il giorno prima e la registrazione dell'audio il giorno stesso e siamo a posto. È una cosa facile, per chi vuole il facile.
Chi cerca il difficile non sarà soddisfatto, mai, questo è quel che temo.
Fra i benefici, in ultimo, va detto che si instaurerebbe un rapporto molto stretto fra le isitituzioni e la comunità stessa, cosa che servirebbe a distendere gli animi e a render normale ciò che normale a tutti gli effetti è: cioè che una religione abbia il diritto di esser praticata secondo le sue regole e non secondo le regole di chi non la pratica. Altrimenti tocca proibirla, cosa che teoricamente sarebbe legittima, per uno Stato sovrano, basterebbe una legge ad hoc e via.
Ma'as salama, cari saluti.
Umargamal