Caro Asno,
come hai già fatto tu ieri, oggi mi mantengo un po' "leggero", perché i commenti al post di san Valentino (cfr.
© e seguenti) stanno assumendo una rilevanza inaspettata.
Ti parlerò, sicché, d'una bella realtà medioevale quale la Sicilia musulmana, che godette di un lungo periodo di pace e prosperità, venendo a far parte di un'area geo-politica multietnica, fiorente sia culturalmente che economicamente. La facilità di comunicazione, la disponibilità di risorse produttive, tecnologiche e scientifiche, l'uso dell'arabo come lingua franca di base comune, estesa a milioni di individui e per migliaia di chilometri, la posero in una posizione di privilegio rispetto al resto dell’Italia. Le influenze di questo periodo le troviamo riflesse sia nell’arte che nella scuola poetica siciliana (a cui molto si ispirò il Dolce Stil Novo, che dette origine alla nostra attuale lingua).
Religiosamente la Sicilia occidentale fu intensamente islamizzata, tanto che la metà della popolazione abbracciava la fede islamica.
I cristiani rimasti nell'isola furono generalmente rispettati e protetti, pur tuttavia nella loro condizione di
dhimmî (una tassa fissa pagata dai cristiani ed ebrei che vivono sotto l'autorità musulmana, in cambio dell’esercizio della propria libertà personale e giuridica).
I musulmani di Sicilia hanno contributo intensamente allo sviluppo delle scienze teologiche: Muhammad ben Khurâsân e Ismâ'îl ben Khalaf nella raccolta e nell'approfondimento degli
ahâdîth (i detti del Profeta, pace e benedizioni su di lui), Assad ben al-Fûrat e Yahyâ ben Umar nello studio del diritto.
Abd Allâh, di origine siciliana, tradusse in arabo un trattato greco di botanica di Dioscoride. Nelle scienze linguistiche ricordiamo Mûsâ ben Asbagh, Abû abd-Allâh Muhammad al-Kattâni (1035-1118) e Sa'îd ben Fat'hûn. Come poeti siculo-arabi citiamo Abd al-Rahmân ben Hassan, Ja'far ben Yûssuf e Ibn al-Khayyât. In quell'epoca era d'uso che i dotti viaggiassero frequentemente nell'
Ummah islamiya o
Dar AlIislam ("mondo islamico"), sia per frequentare altri dotti, sia per apprendere o per insegnare. Questo rendeva abbastanza vivace la circolazione delle idee e la diffusione della cultura.
L'artigianato fiorì e l'industria tessile produsse gran copia di tessuti pregiati, mentre il
tiraz di Palermo produceva la richiestissima carta di cui l'occidente latino aveva grandissima necessità.
La corte kalbita di Palermo riuniva grandi eruditi di poesia, filologia e scienze naturali. In questo periodo Palermo si trasformò in quella che sarà conosciuta come città dalle cinquecento moschee.
Ad ogni periodo di grande prosperità corrisponde una lotta per la sua gestione, che anche in questo caso si sviluppò degenerando in uno scenario di discordie, rivolte di palazzo e delitti di stato: incominciarono a sorgere signorie locali divise nell’affrontare la costante minaccia bizantina.
Fu così che, nonostante l'arrivo di rinforzi dal Maghreb e l'eroica resistenza capeggiata da Ibn Abbâb (
Benavet), Palermo cadde nel 1072. La conquista normanna, guidata da Ruggero il Guiscardo fu completata dopo 30 anni di guerra e fini nel 1091 con la caduta di Noto.
Ultimata la conquista, Ruggero dimostrò grande rispetto e tolleranza verso i musulmani. Molti di loro furono arruolati come soldati in reparti speciali nel suo esercito. Nel 1111 venne incoronato Ruggero II, che si faceva chiamare al-Mu'tazz bi-llâh e firmava spesso come
al qiddîs ("il re grande e venerabile") e che mantenne la Sicilia nella sfera di grande circolazione culturale e commerciale propria del mondo islamico. Per volere dello stesso re, il geografo al-Sharif al-Idrissî, figura rappresentativa della comunità islamica sicula, scrisse la famosa opera
Al-Kitâb al-Rujâri ("il libro di Ruggero"), grande opera di geografia completata nel 1154. L’amministrazione della sua corte era affidata a funzionari di lingua araba; gli artisti si rifacevano alle scuole islamiche di letteratura, calligrafia e architettura (come il Duomo di Palermo, che fu moschea, poi “abbellita” secondo i criteri cristiani dell’epoca), nella stessa corte si contavano
fityân (paggi),
hâjib (ciambellani),
janîb (aiutanti di campo),
jâmadâr (addetti agli abiti) e simili.
La Sicilia ritornò cristiana con i normanni, ma, se lunghi furono i tempi della conquista, ancora più lunghi furono quelli della scomparsa della cultura musulmana dall'isola.
Il periodo di maggior fioritura artistica e culturale della Sicilia musulmana coincise con la terza dinastia kalbita, durante la quale Palermo fu capitale di arti, lettere e soprattutto poesia, divenendo faro di civiltà che si propagò per tutta la Sicilia e giunse perfino a lambire il Mezzogiorno d'Italia. Non si contano gli influssi islamici nell'architettura, nella pittura, nella ceramica, nella decorazione; per non parlare dei numerosi arabismi presenti nella nostra lingua (libeccio, scirocco, darsena, tariffa, fondaco, gabello, elisir, sofà, zenit, ecc.), nei numerosi toponimi: Alcamo, Marsala, Caltagirone, Sciacca, Mongibello (la cima dell’Etna, sul che cfr.
©), Alì Terme, ecc. In Sicilia ancor oggi le misure agrarie e i termini tecnici per le irrigazioni sono quelli di origine araba.
Durante i secoli di governo islamico la tradizione e i costumi di carattere etico-religioso si diffusero rapidamente. Apparirono i primi minareti, da cui sembra derivi il campanile (dapprima inesistente), accanto alle moschee. I nuovi quartieri s'ispiravano allo stile moresco, caratterizzato da ampie case bianche con piccole finestre. All'interno, circondato da un porticato, il patio, un cortile con fontane e piante. Alle pareti compaiono gli
azulejos, piccole piastrelle che formano mosaici, mentre il pavimento è ricoperto da tappeti. I musulmani amavano molto la vita sociale. Di solito si riunivano il venerdì, giorno di festa. A queste riunioni partecipavano, separatamente gli uni dalle altre, uomini e donne. Bevevano sciroppi di frutta e tè che i mercanti importavano dalla Cina. Caffè e tabacco erano ancora sconosciuti. Amavano molto la musica e la danza, spesso concludevano le riunioni con declamazioni di versi e stornelli. Gli strumenti musicali più diffusi erano l’arpa, l’oboe, il liuto, il tamburo e la chitarra. Alcuni di essi rappresentarono una novità per l’Italia e l’Europa.
I musulmani tenevano (come tengono tuttora) molto alle buone maniere e il comportamento a tavola era ineccepibile: mangiavano a piccoli bocconi, masticavano bene, ingerivano aglio e cipolla solo se molto cotti, usavano pulirsi i denti con uno speciale legno odoroso. Il gentiluomo musulmano si lavava ogni giorno, si profumava con acqua di rose, si depilava le ascelle e si truccava gli occhi. Per la strada si fermava di quando in quando davanti ai numerosi portatori di specchi per controllare e accomodare la propria acconciatura. Si vestiva con eleganza e non indossava abiti logori o rattoppati. I passatempi preferiti dai gentiluomini erano l’addestramento di animali, il gioco degli scacchi e la caccia. Tra il popolo erano diffusi il gioco dei dadi e quello della tavola reale.
Oltre che nei costumi della vita quotidiana, i musulmani lasciarono profonde tracce del loro passaggio nella cultura: a Palermo sorsero scuole di lingua araba in cui veniva ad esempio studiata la sfericità della Terra e i punti cardinali. Lo studio degli astri era molto diffuso e l'astronomia ne conserva tracce nei suoi termini: azimut, zenit, nadir, ecc. Ancora adesso in Sicilia sopravvivono un pò dovunque modelli di architettura araba e quando questa cultura, dopo l’anno mille, si incontrò con quella normanna nacque la più alta civiltà del medioevo europeo, da cui più tardi derivò quella del Rinascimento.
Anche nell'agricoltura gli arabi portarono innovazioni: le irrigazioni delle
huertas (come quelle della "conca d'oro" presso Palermo), colture del cotone, della canna da zucchero e del riso, dell'arancio, coltura della seta, industrie tessili, ceramiche e lavorazioni affini arricchirono l’isola, sopravvivendo sino ai giorni nostri .
Degno di nota è anche il grande sviluppo urbano; i musulmani avevano fissato definitivamente la capitale della Sicilia a Palermo, nel X secolo, città che allora contava circa trecentomila abitanti e che, in tutto l'occidente musulmano, era seconda solo a Cordova. Molti porti sulla costa opposta del Tirreno (Amalfi, Salerno, Napoli, Gaeta) erano economicamente nell'orbita di Palermo e della Sicilia musulmana. La moneta del califfato fatimita era il
dinar (spesso imitato altrove), che aveva corso in tutta l'Italia meridionale e la cui circolazione aveva corso legale. Quando la conquista normanna (1061 - 1089) riunì questo territorio musulmano ai territori cristiani d'occidente, gli scambi si fecero più intensi. Le tecniche della coltura della seta e la sua lavorazione arrivano ad esempio nell'Italia settentrionale (Lucca, Venezia).
La Sicilia e l'Italia meridionale acquistarono nell'epoca musulmana conoscenze d'ogni tipo: conoscenze mediche, filosofiche, astrologiche, scientifiche. Questo fenomeno, come già detto, continuerà durante il periodo normanno. In breve, la corte di Federico II, la Sicilia e la Spagna costituiscono i punti più importanti attraverso i quali sono penetrati in occidente gli influssi orientali.
Ma'a as salama.
Gammal