Caro Asno,
ti segnalo due articoli che mettono in luce problemi irrisolti e forse irrisolvibili.
Ormai, fra cittadini italiani, di Islam si parla un po' ovunque e sempre più frequentemente.
Ci sono tre posizioni di fondo, a mio avviso.
La prima è quella dei filo leghisti e filo neo-con (che in questo caso coincidono). Si fidano cioè delle loro oriane fallaci e dei loro borghezi, in un esempio di paranoica introversione malcelata dietro una vigna - se non intro le vigne - di parole. Per loro l'Islam rappresenta l'opportunità di anteporre ciò a cui credono - va a saper cosa sia - a qualcosa che venderebbero l'anima al diavolo pur di dimostrare che si tratti di un nemico pericoloso da combattere. Il business è quello, la mano libera del mercato dice che solo con la guerra preventiva si esportano la democrazia e la libertà. E di fessi che abboccano, fra i musulmani stessi, ce ne sono molti: diventano gli utili idioti per cui i sedicenti campioni della razza cristiano-giudaica ("radice" tanto osannata che si farà ben presto "albero", temo) giustificano le "scelte politiche" in modo da poter bere in pace i loro drink davanti ad un tg che mostra da anni bambini massacrati, in terre che da millenni hanno abitato i loro padri.
Potrei continuare per ore a descrivere crimini, fatti storici contraffatti, ingiustizie, abusi, violenze, etc., e in modo dettagliato, ma non servirebbe, perché a tutto verrebbe data una pronta giustificazione, con tanto di articolo di giornale e sbandieramento di "dati ufficiali".
Impresa inutile dunque, tempo perso. Questo tipo di gente vuole credere alle menzogne e non c'è possibilità di dialogo, ci si può solo giocare a nascondino.
Il secondo caso è quello dei post comunisti, anarco buonisti, no global, new age, rasta, verdi, ecocompatibili, etc.; simpatizzano per un indefinito Islam "geo-politico" ma solo da laici, increduli, agnostici, filosofi, sociologhi e punti di vista simili, cioè materialisti. In altre parole, affrontano la religione dall'unico aspetto per cui è impossibile comprenderne la verità intrinseca e la ragion d'essere.
Sono disponibili al dialogo, ma solo per quanto concerne l'aspetto razionale e fisico; dimodoché un credente, dopo un po', si domanda di che cosa si stia parlando, per quale ragione si intenda parlare e se valga la pena di continuare a farlo. In genere, con costoro si arriva a concludere che non c'è possibilità di intesa, salvo che per iniziative cosiddette umanitarie e caritatevoli; quel che resta sul tavolo è una specie di patto di non belligeranza sottaciuto.
Il terzo caso è quello dei cattolici praticanti; si dividono in due sottogruppi, uno tendenzialmente simile al primo citato e l'altro al secondo.
I cattolici "di destra" vedono l'Islam come un usurpatore della loro fede, come una dottrina eretica da smascherare, quelli "di sinistra" lo vedono come una parte di terzo mondo a cui dare una mano ad evolversi (perchè Darwin, sotto sotto, come Marx, ha quasi sempre ragione).
Ci saranno pure cattolici che si sottraggono (come te, Petrus e spero molti altri) alle categorie qui sommariamente citate, ma ne conosco davvero ben pochi.
Come pochi son i musulmani che si sottraggono alle influenze del nazionalismo e del modernismo e restano fedeli alla loro tradizione in maniera cosciente e intellettualmente vitale.
Abbi pazienza. Con qualcuno mi devo pur sfogare, no?
Ecco gli articoli di cui ti parlavo.
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"A Milano - cfr.
© - sono state arrestate due persone del Marocco, accusate dagli inquirenti di terrorismo internazionale. I due marocchini frequentavano un centro culturale islamico di Macherio. Il fatto ha innescato nuove polemiche da parte del partito della Lega Nord, che a nome del capogruppo alla Camera, Roberto Cota, chiede una «moratoria a tempo indeterminato sulla costruzione di nuove moschee e presunti centri culturali finché il Parlamento non approverà una legge che regolamenti l'edificazione di luoghi di culto che non abbiano sottoscritto intese con lo Stato. Presenteremo una mozione in tal senso».
Sulla proposta del partito di Bossi, il ministro dell'Interno Roberto Maroni spiega che «il Parlamento farà le sue valutazioni» e che «dire no pregiudizialmente solo perché la proposta arriva dalla Lega è il solito balletto dettato dal pregiudizio ideologico». Il ministero, ha aggiunto il capo del Viminale, «ha fatto una ricognizione completa sulle moschee esistenti in Italia. Purtroppo non è mai agevole distinguere tra luoghi di culto e luoghi in cui si svolgono altre attività, come il reclutamento e la raccolta di fondi per finanziare il terrorismo e la preparazione di attentati».
Da parte sua il ministro per le Politiche europee Andrea Ronchi, in un'intervista al quotidiano
Il Messaggero sul tema delle moschee, precisa che il governo non vuole bloccarle tutte, ma soltanto quelle dell'UCOII (Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia): «chiediamo di accendere la luce su quella marea di centri culturali islamici dove i terroristi si possono infiltrare. In Italia - conclude - c'è stato un salto di qualità del terrorismo. E questo ci preoccupa. Non possiamo abbassare la guardia. E io ritengo che l'Europa anche qui sia stata silente. Che errore fece l'Europa, si parlava allora della Convenzione, quando rifiutò la proposta di Fini di richiamare
le comuni radici giudaico-cristiane. Quella mancanza di sensibilità dimostra che l'Europa non può avere una risposta omogenea, se non ha
un'idealità di valori condivisi. Contrapporre alla violenza una visione culturale fatta di idealità di valori. Questo è il solo modo che io conosca per battere il terrorismo».
Nel dibattito sui luoghi di culto islamici si è inserita anche la voce della Chiesa che, con il presidente del pontificio consiglio della Cultura della Santa Sede, mons. Gianfranco Ravasi, ha affermato: «Il Vaticano è favorevole alla costruzione di nuove moschee in Italia, purché ci sia un controllo dello Stato sulle effettive finalità religiose e non si trasformino in luoghi per altri fini».
Anche il nuovo segretario della Cei (Conferenza episcopale italiana), mons. Mariano Crociata, è intervenuto nel dibattito, affermando la necessità di «garantire che i musulmani presenti nel nostro Paese possano coltivare la loro religione in maniera appropriata».
Per mons. Crociata, il problema principale è che «di solito siamo in presenza di capi religiosi il cui riferimento è lo Stato di provenienza» e che non si tratta di «un islam religioso che abbia uno statuto proprio». Il neo segretario della Cei ha concluso dicendo che «non esiste infatti un islam unico e nemmeno indipendente dallo Stato, per cui far crescere un islam che abbia un riferimento italiano diventa un'esigenza per tutti»
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«''I matrimoni misti - cfr.
© - con musulmani non sono da incoraggiare'': è la posizione del nuovo segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, in una intervista al mensile
30 giorni. Per Crociata, i matrimoni misti, con il passare degli anni, portano ''spesso a ritornare alle condizioni culturali e ai rapporti sociali, religiosi e giuridici di origine, con conseguenze a volte drammatiche che possono ricadere sui figli''. Le richieste vanno quindi accompagnate ''con grande prudenza''.
Più in generale, per il vescovo è ''difficile da prevedere'' l'evoluzione del percorso di integrazione dei musulmani in Italia. ''A sentire i maggiori esperti - conclude mons. Crociata - stanno nascendo progetti di formazione per le nuove generazioni di musulmani in Italia.
Perché la sfida è questa: rimanere islamici, ma integrandosi in una società che non è a maggioranza musulmana. Questo potrà assicurare una possibilita' di convivenza''».
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Ma'as salama.
Gammal
P.S. Avrei da dire molto altro, ma mi fermo. Noto soltanto la posizione di mons. Crociata (che, con quel nome, è tutto un programma) il quale da un lato esprime l'esigenza collettiva di una crescita dell'Islam "italiano" e dall'altro predica prudenza, perchè nessuno deve esser diversamente musulmano da come lui stesso, o lo stato laico, o Mediaset, o Fox TV, o GWB, o Barak (Ehud e Obama) intendano si debba essere.
Faranno la patente a punti anche per noi?