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Non contraddire chi può dispiacersene.
Se è possibile, elogia; se no, taci.
Pensa sottratte a Lui le lodi rivolte a te.

chestertonate

Il dogmatismo unisce, come una frontiera collega. Quanti magnanimi musulmani e quanti nobili cristiani sono stati più vicini gli uni agli altri, nel loro rispettivo dogmatismo, di tanti agnostici senza un credo, senza una dottrina e, in una parola, senza una casa? Un dogma è come l'ancora per una barca e come il picchetto per una tenda; il contrario di una dogma è un vago ideale, una barca alla deriva, una tenda in balìa del vento. Che un pollo possa esser mangiato e che un uomo no, è un dogma. Che tutto possa esser mangiato (almeno finché il senno di poi non ne prova la tossicità) è il contrario di un dogma. Torneremo a cibarci di carne umana, in assenza del dogma che lo vieta? È probabile, anche perché la carne umana, purtroppo, non è tossica.

Chi comincia col combattere la fede, in nome della liberta della ragione, finirà col combattere la libertà, in nome della fede nella ragione.

La grande marcia della falsificazione proseguirà. Tutto sarà negato. Sarà una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che in estate le foglie sono verdi. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli, dichiarati impossibili dall'ateo, con il coraggio del devoto. Saremo tra quanti hanno creduto, pur avendo visto.

Se l'anarchico fosse coerente, dovrebbe apprezzare il disordine anche al suo interno, anziché pretendere, dentro di lui, un rispetto così ferreo della gerarchia da giustificare il ricorso, in caso di disordine, all'olio di ricino.

memorandum

Magnopere curandum est id ut teneatur quod ubique, quod semper et quod ab omnibus creditum est (cfr. ©).

Nam res ipsa, quae nunc christiana religio nuncupatur, erat et apud antiquos nec defuit ab initio generis humani, quo usque ipse Christus veniret in carne, unde vera religio, quae iam erat, coepit appellari christiana. (cfr. ©).
10/06/2008

Caro Asno,
l'opera di sovversione è talmente vasta che, credimi, ogni qualvolta mi metto di buzzo buono a stilarne gli aspetti, lascio perdere.
Ieri parlavi di scienze, dall'eliocentrismo all'orangogenesi. E che dire di Einstein e di Bohr, utili idioti che, fatto il loro lavoro, saranno dimenticati esattamente come Freud? E Wittgenstein? E i cosiddetti «utilitaristi», Bentham, Malthus e Ricardo? Tutti utili idioti, ma utili a chi? Certo, non ai più. Il loro stesso utilitarismo è l'utilitarismo dei meno.
Sono teorie impostesi per scelta politica, perché nessuno scienziato serio ci crede, a quelle castronerie. Però nessuno parla, per non perdere la pagnotta.
Scelta politica, dicevo, ma di livello planetario, perché nessun politico nazionale serio ci crede, a quelle castronerie. Però nessuno parla, per non perdere la pagnotta.
Complottismo? Sì e no. Vedi, non credo alla cospirazione massonica. E neppure a quella finanziaria, ebrea o britannica che sia. E questo perché c'è un aspetto, di quell'opera di sovversione con cui ho iniziato, che non si accorda con tutti gli altri. Voglio dire che, mentre questi ultimi sono riconducibili al favoreggiamento del peccato (il che spiega l'ostilità di ieri verso la Chiesa e di oggi verso l'Islam), ovvero all'incremento del disordine collettivo ed individuale,* ce n'è uno che, a rigore, dovrebbe essere politicamente inutile.

* Il disordine rende, perché accresce la dipendenza del singolo (ormai privo sia di famiglia che d'una comunità in grado di assicurare un minimo di autosufficienza) dai cosiddetti «servizi».

Parlo della morte in stato di incoscienza.
Mi spiego. Se la vita in stato di incoscienza, come la conduciamo oggi, è politicamente utile, che cosa gli importa, al governante, di farci anche morire rimbambiti da farmaci, sedativi e allucinogeni?
"Oggi siamo stati espropriati - così M. Fini, cfr. © - anche della nostra morte. I padroni ne sono diventati i medici, gli scienziati, i tecnici dell'equipe ospedaliera. Il morente, intubato, monitorizzato, computerizzato, irto d'aghi, affidato a macchine, è un oggetto, una povera cosa umiliata, che non ha alcuna voce in capitolo".
Se invece pensiamo a Satana, quale artefice della cospirazione, la cosa acquista un senso. Quanta gente si salvava l'anima, fino ad ieri, in punto di morte? Era il momento privilegiato, l'attimo perfetto, la scena culminante [del finale travolgente]. E Satana si mordeva le mani.
Oggi, invece, dopo averci fatto condurre un'intera vita nel peccato, è riuscito anche ad impedirci il pentimento finale. Sapevi che la normativa europea proibisce di morire in casa?

Bi salama.
Gammal
23/04/2008

Caro Asno,
ti segnalo tre link ad articoli diversissimi tra loro, ma solo all'apparenza. Tutti concordano, infatti, nel denunciare lo strapotere mediatico di cui, quasi sempre inconsapevolmente, ciascuno di noi è vittima.

Il primo è di Miguel (Le grandi domande II, cfr. ©), che definisce il blog un "caso estremo di individualizzazione o di atomizzazione". In effetti, atomo ed individuo sono sinonimi di "non divisibile [ulteriormente]". Il bello del suo pezzo, però, è nel chiarire che "più si è individualizzati, più si diventa uguali agli altri. Infatti, il massimo di individualizzazione (o di 'libertà') è anche il massimo di impotenza, perché in ogni istante l'atomo si trova indifeso di fronte alla pressione circostante: se non esiste la possibilità di formare alcun blocco che opponga resistenza, ciascun individuo viene spinto" dove - concludo io - lo spinge la massa amorfa degli altri individui, spinta a sua volta dall'ipnosi collettiva dei media di regime.
Non mi dilungo nella citazione perché devi leggerlo tutto. Di mio aggiungo solo che il blocco di cui parla Miguel non è altro che la famiglia, la famiglia allargata ed infine la grande famiglia (la umma) dei credenti nell'Unico. Questo è il solo limite di Miguel, che, per quanto lucidissimo, nella sua laicità non riesce ad interpretare in chiave ultraterrena lo scontro in atto, ovvero a vedere nel potere mediatico (sovvenzionato dal potere finanziario) il potere di Satana.

Il secondo è di E. Galoppini (Bambino americano «miracolato», cfr. ©, presso FDF), che si sofferma sull'eccessiva risonanza data allo smarrimento ed al successivo ritrovamente, poche ore dopo, di un bambino americano dal nome ebreo. La cosa stupisce, in effetti. "Altri bambini non fanno mai «notizia», anche se «spariscono» in un altro modo: si pensi ai bambini palestinesi trucidati dall’esercito sionista, che non solo non sono mai l’argomento della «notizia d’apertura», ma vengono eufemisticamente contati tra i «morti palestinesi»".
Qual è il trucco, allora? "Quello che resta impresso è che il bambino americano è scomparso in Vaticano e poi è ricomparso in via Vittorio Veneto, dove c’è l’ambasciata degli Stati Uniti. Si consideri che un bambino è il simbolo dell’innocenza, e tutti sono turbati dalla scomparsa di un bambino. Ovviamente, il luogo in cui un bambino scompare non viene percepito come un «bel posto». Questo «brutto posto» è il Vaticano.
A questo punto bisogna ricordarsi che proprio in quei giorni il Papa era negli Stati Uniti, dove ha riscosso un notevole successo, soprattutto nel recuperare una situazione difficile per la Chiesa, dopo lo «scandalo dei preti pedofili», vicenda che al di là di qualche possibile caso di pedofilia in abito talare ha assunto le dimensioni di un affare di tipo diverso: un «affare di Stato». O una macchinazione ordita per ricattare un ambiente da imbarcare nello «scontro di civiltà». Il bambino, si ricordi, è la vittima della pedofilia.
Quindi il bambino americano rappresentava tutti i bambini americani vittime dei mostruosi «preti pedofili». Infatti, «è sparito in Vaticano»; e dove «riappare»?
All’ambasciata americana".
Ti dirò che m'ha fatto piacere leggere questo brano, perché la visita papale a quel satanista notorio che è Bush, burattino a capo di uno stato che ieri (quarant'anni fa, per l'esattezza) ha ufficializzato e che domani imporrà con la forza sull'intero pianeta la cosiddetta «chiesa di Satana», non m'è piaciuta affatto. E passi Ratisbona - mi sono detto - e passi pure Magdi Allam (due casi di pronta strumentalizzazione mediatica, in senso antimusulmano, di quella che voglio credere ingenuità), ma una terza gaffe è troppo. Così, invece, un'attenuante c'è. E. Galoppini conclude infatti col dire che l'avvertimento è chiarissimo: «Occhio che se sgarrate facciamo scoppiare un altro scandalo dei preti pedofili».

Il terzo è il migliore, del buon Petrus (Contro la volgarizzazione, cfr. ©). Citando sant'Agostino, a proposito della dottrina iniziatica, premette che, "da un lato, simili verità non sono facilmente comprese se non da quanti, purificandosi da ogni vizio, si siano elevati a un certo diverso, più che umano modo di vivere; dall’altro lato, si macchia di una colpa non lieve chiunque, sapendo queste verità, abbia voluto insegnarle ad individui qualsiasi". E tu sai meglio di me quanti blog si macchino di questa colpa. Ma, tornando a Petrus, devi leggere per intero anche questo post, la cui chiusa è molto bella perché sintetizza ciò a cui si attengono, tra tanti bipedi (magari alati), anche due quadrupedi come noi: prepararci al ritorno di Isa/Gesù "senza entrare in polemica con nessuno, senza perdere tempo in apologetiche diatribe che lasciano il tempo che trovano, bensì conservando intatto il discernimento del bene e del male".

Ma'as salama.
Gammal
11/04/2008

Caro Gammal,
mi trovo in una buffa situazione. Come ogni tradizionalista, non posso non deprecare l'ammainabandiera ecclesiastico nei confronti dei fratelli maggiori. Eppure devo ammettere che solo grazie a quello il presente blog ha qualche parvenza di legittimità (s'intende, dal punto di vista cristiano).
Voglio dire che
  • il cristianesimo ha la sua unica ragion d'essere in Cristo, Messia, Verbo incarnato, unigenito figlio del Padre, frutto delle viscere della Vergine Madre, seconda persona della Trinità, Redentore ieri e Giudice domani;
  • il giudeo, a differenza del musulmano, non accetta neppure una delle suddette attribuzioni di Gesù;
  • ciò premesso, se la Chiesa si apre alla Sinagoga, a fortiori si aprirà alla Moschea.
Ho voluto precisare quanto sopra perché l'euforia post-conciliare, biasimata a mezza bocca da quarant'anni, ora, grazie alle pur caute sterzate del sedici [e mai troppe] volte Benedetto, viene criticata a gran voce. Alludo al clamore sollevato, presso FDF, da alcuni articoli di D. Arai (cfr. © e ©), L. Copertino (cfr. ©) e M. Blondet (cfr. ©). Bene, definivo buffo il mio stato perché, pur condividendo le affermazioni dei suddetti tre autori, non posso augurarmi il ritorno della Chiesa alla belle époque di un secolo fa (a meno che non ci torni anch'io, ad un secolo fa, vale a dire alla belle époque prenatale e pertanto con la coscienza pulita come un panno lavato).
Mi sta benissimo, quindi, quell'aria di saldi di fine stagione che si respira in Vaticano. E non solo per la più o meno esplicita smobilitazione verso gli ebrei e, a cascata, verso i musulmani, i buddisti, gli induisti, gli animisti e via col vento [dello Spirito], ma e soprattutto perché è un'aria di pioggia. Pioggia calda, certo. Forse rovente.
Voglio farti leggere qualcosa che stupirà anche te, dopo aver stupito me (nella mia ignoranza). Abbiamo sempre considerato mero exoterismo il cristianesimo, non è vero? Sbagliavamo. Padre D. Scomparin, che seguo da qualche tempo (grazie ad una segnalazione di Carlo) presso il blog La voce e la luce (cfr. ©, curato dal giovane Petrus, del quale padre Scomparin mi sembra d'aver capito - cfr. © - essere il padre spirituale), ora lo vedo intervenire in FDF con dichiarazioni sorprendenti. Ecco qualche esempio (cfr. ©).
  • Paolo VI «dice che il Concilio è stato un concilio escatologico, che ha predicato la fine dei tempi e non il paradiso sulla terra, ma che è difficile, nella predicazione, insistere troppo sul carattere terribile dell’escatologia, che bisogna parlarne in modo velato, calmo e naturale, quasi gioioso».
  • «Siamo proprio sicuri che spetti al sommo pontificato, all’episcopato e al sacerdozio parlare di escatologia e temi correlati ed inerenti? Non sarà, invece, prerogativa dell’impero, della regalità, della cavalleria, dei guerrieri, delle corporazioni, ecc.? Voglio dire che la funzione profetica e regale dei laici consiste anche nel profetare scientemente la fine dei tempi e del nuovo principio. In altre parole: spetta a Cesare preparare l’umanità al grande passaggio e a me, sacerdote, consolarla e benedirla. Ad ognuno il suo». Segue il commento di M. Blondet (cfr. ©): "Ebbene, se è questo il nostro dovere, lo stiamo facendo: da giornalisti («corporazione»), [...] dotati della libertà di spirito dei «cavalieri», suoniamo l’allarme. Colleghiamo la visione dell’Apocalisse con l’attualità più scottante e censurata; in piena aderenza, par di capire, all’interpretazione che del Concilio ha dato Paolo VI. [...] «A ciascuno il suo» dovere, dice il sacerdote. Ha ragione". E la «corporazione» nostra - concludo io - è quella dei blogger (corporazione scalcagnata finché ti pare, ma appartenente alla seconda casta, non certo alla terza mercantile o alla quarta servile).
  • «Vorrei soltanto chiedere agli amici lettori: perché si continua ad avere tanta difficoltà ad ammettere che il "bimillennio messianico" sta per terminare? Quand'è che Gesù è stato crocifisso? Nel 30 a.D. o nel 33 a.D? Ebbene, dopo duemila anni ci sarà il suo Ritorno per il Giudizio universale. Ci siamo quindi, prepariamoci, il Regno è alle porte. Non perdiamo tempo. Sarà la fine del mondo? No, ma di questo mondo, o se vogliamo essere più eruditi, di questa generazione di Adamo, perversa e pervertita, con alcune, tante eccezioni. E non sarà la Fine dell'universo, né dell'umanità, mancano ancora 500.000 anni. Lasciando da parte il kali-yuga, i Tempi Ultimi sono cominciati con l'Incarnazione storica del Verbo, e stanno per finire».

La Pace sia con te. E con tutti noi.
Asno
27/03/2008

Caro Asno,
a proposito del post (cfr. ©) sulla Banca che spodesta lo Stato, a sua volta usurpatore dell'autorità della Chiesa, mi viene spontaneo un parallelo con un bel serial in corso di pubblicazione presso Kelebek: Bingo e Torà (cfr. ©). Non si può negare, in effetti, che la finanza moderna sia in mano ebrea. Con ciò non voglio dire che la Sinagoga, a differenza dell'Islam e della Chiesa, si trovi dietro tutte le innovazioni (o perversioni) della modernità,* se non altro perché fino a cinquant'anni fa "la maggioranza degli ebrei credenti e praticanti - continua Miguel in Bingo e Torà III (cfr. ©) - erano antisionisti". Resta però il fatto che molti ormai si pongono questa domanda: "Che siano gli ebrei, collettivamente, che comandano sugli Stati Uniti, sui media e sui politici del mondo?". "Non è una domanda - dice ancora Miguel - che si pongono solo gli antisionisti. Se la pongono soprattutto gli opportunisti, perché, per ogni persona che si oppone ai potenti, ce ne sono dieci che corrono a Gerusalemme per farsi fotografare prima delle elezioni".

* Anzi, un ebreo osservante è quanto di meno alla moda (cioè "moderno") si possa immaginare. Basta rifarsi alla kippà, il cui etimo è lo stesso della coppola siciliana: una cupola sulla capa, come la qubba d'una moschea o come l'abside d'una chiesa. Chi invece sembra davvero al passo coi tempi è l'ebreo di sangue, ma ateo di fede. Ma neppure questo è del tutto vero, se pensi ad un Uri Avnery.

Torniamo a noi. Perché Gerusalemme e non Tel Aviv?
Gerusalemme non è la capitale di Israele.
E allora?
Allora possiamo dire che, per un curioso concorso di circostanze, nonostante ciò che ho appena detto, il giudaismo rabbinico coincide col mondo moderno. Almeno in discreta parte. Parlo dell'exoterismo, certo, perché non è pensabile che un esoterista giudaico (chiamiamolo cabalista, o addirittura ermetista) sia filosionista. E la cosa, certo, è dovuta a precise leggi cicliche: dopo l'insubordinazione del potere temporale (o casta guerriera, ossia regalità) verso l'autorità spirituale (o casta sacerdotale), era inevitabile l'insubordinazione della casta mercantile, ben rappresentata in Occidente da inglesi ed ebrei (non tutti, s'intende, né degli uni e né degli altri). Fu così che all'Ecclesia medioevale si sovrappose lo Stato moderno; fu così che allo Stato moderno si sovrappose la Banca contemporanea.
Ma questa discesa verso il basso, che data almeno da qualche secolo, ha altre ambizioni. Altrimenti non sarebbe satanica. Lo scopo non è solo l'abbassamento, bensì il rovesciamento della piramide gerarchica. Sarà così che l'Anticristo farà capolino, forse proprio a Gerusalemme. E magari è già nato, l'incubo dei cristiani, dei musulmani e del "piccolo resto" dei giudei.

Bi salama.
Gammal
18/03/2008

Caro Gammal,
ho letto con vivo interesse uno studio di L. Copertino dal titolo In morte dello Stato - cfr. © - e della pubblica amministrazione. Interesse individuale, in veste di funzionario pubblico in liquidazione (ovvero insegnante statale in disarmo) ed interesse sovraindividuale, perché l'analisi fattavi è lucidissima.
Vi si tratteggia infatti un processo diabolicamente lungimirante che, prima con la nascita degli assolutismi monarchici e poi con la superfetazione degli stati nazionali, è ormai riuscito a smantellare quel concetto di sacralità gerarchica che sorregge ogni società tradizionale, dalla tribù pellerossa al celeste impero.
Te ne cito le righe seguenti.
"La comunità politica è sempre stata, presso ogni cultura umana, connaturata al sacro; sicché ciò che era comune, e dunque «politico» nel senso nobile di questa parola, era immancabilmente consacrato da un’investitura dall’«alto». [...] lo Stato moderno è «il primo agente della secolarizzazione». Esso, sul piano del politico, ha chiuso le vie verso l’«alto» ed ha aperto inesorabilmente la via verso il basso: era del resto questa l’intenzione dei suoi teorici, da Machiavelli a Bodin passando per Hobbes. [...] Max Weber ha visto nello Stato moderno una «grande fabbrica» che si sviluppa in stretta unione con la rivoluzione protestante, il razionalismo filosofico, il contrattualismo sociale [...], il mercantilismo e/o la fisiocrazia economica, fino appunto alla rivoluzione industriale ed al liberismo. [...] La politica, nel senso alto e nobile del termine, è ormai chiaramente defunta ed al suo posto è subentrato il potere di anonimi tecnocrati nonché una egemonica bancocrazia transnazionale che ha letteralmente castrato, mediante la spoliazione centralbancaria del monopolio di emissione e controllo della moneta, la sovranità nazionale in favore della speculazione finanziaria globale.
I politici oggi sono i camerieri dei banchieri e gli esecutori delle ricette, impolitiche, dei tecnocrati".

L'analisi, dicevo, è lucidissima.
La diagnosi, in assenza di strumenti interpretativi quali la dottrina tradizionale dei cicli cosmici,* ovviamente no. Sarebbe stato illuminante paragonare l'usurpazione perpetrata dallo Stato ai danni della Chiesa con la rivolta degli ksatriya contro i bramini (della seconda casta contro la prima, di re Artù contro mago Merlino, dell'orsa Atalanta contro il cinghiale Calidonio e così via). Illuminante perché, essendo l'insubordinazione sempre suicida, era inevitabile che la Banca defraudasse a sua volta lo Stato (laddove con Banca ci riferiamo alla terza casta tradizionale, quella mercantile prima e finanziaria poi). E nota bene che per Banca si intende Mammona, sicché l'odierno predominio della finanza inter e sovranazionale è già, di fatto, non potendosi servire insieme Dio e Mammona, il regno dell'Anticristo. Ciò spiega perché i cosiddetti «problemi» del mondo d'oggi, riassumibili nell'incremento esponenziale dell'infelicità collettiva ed individuale, non siano una mera controindicazione, magari imprevista e perciò curabile, ma rappresentino in realtà l'unico obiettivo dell'«odiatore del genere umano» (e di chi è al suo servizio).
Ma torniamo al paragone coi cicli cosmici.
Paragone illuminante, dicevo, perché avrebbe permesso un'analogia tra la fase terminale di questo kali-yuga, che è di fatto un kali-yuga nel kali-yuga, con l'intero manvantara (analogia simile a quella che si stabilisce tra il giorno e l'anno, talché, come l'alba è metafora della primavera, il medioevo simboleggia un'età dell'oro in questa età del ferro).
Illuminante, infine, perché la durata delle quattro età è via via decrescente (quella del ferro - come sai - essendo un solo quarto di quella aurea). In tal modo, rapportando il medioevo più o meno ad un millennio, questa modernissima età della ferraglia dovrebbe avere i secoli contati.

* Al riguardo, ho cercato in rete il testo del Vishnu Purana, ma (tranne un accenno della Wikipedia - cfr. © - e qualche riga citata da J. Evola - cfr. © - anche in Rivolta contro il mondo moderno) non l'ho trovato. Comunque ti trascrivo il brano seguente, tratto da un post di Iperhomo (cfr. ©) al quale ti rinvio in ogni caso.
“I servi si attribuiranno potere regale e sapienza sacerdotale. Gli operai si comporteranno come saggi e, i preti, come operai. I ladri faranno i re e i re scompariranno. I capi di stato, uomini d'infima estrazione sociale, confischeranno tutte le ricchezze dei paesi che governano. Lo scopo dell'esistenza sarà il denaro e il denaro garantirà il potere. I commercianti maschereranno le loro truffe con menzogne filosofiche. I contadini e gli artigiani si trasformeranno in lavoratori generici. Maschi di qualsiasi origine si uniranno a femmine d'ogni razza. Le donne giovani venderanno la verginità al miglior offerente, quelle mature si esibiranno in atti osceni e quelle anziane si imbelletteranno di stravaganze. L'adulterio sarà prima tollerato, poi permesso ed infine esaltato. Il sacro istituto del matrimonio scomparirà e, con lui, la famiglia. Non si praticheranno più i riti funebri, non si venererà più il focolare domestico e ci si nutrirà, senza alcuna abluzione preventiva, lungo le strade, mangiando cibi insipidi, cucinati altrove e posti in vendita accanto ai libri sacri. Il numero dei vagabondi, dei mendicanti e degli straccioni crescerà a dismisura. I pubblici poteri non garantiranno più alcuna sicurezza; le guardie ruberanno ai ladri e l'assassinio rimarrà impunito. La durata della vita umana si ridurrà ed il suicidio si farà sempre più frequente. Tutti si serviranno di espressioni volgari e triviali, sia il primo che l'ultimo conducendo lo stesso stile di vita. Il terrore della morte sovrasterà ogni altro pensiero. Diventerà lecito ammazzare i figli nel ventre della madre. La via tracciata dai testi sacri sparirà e prenderanno il suo posto vane congetture e teorie illusorie".

Si avvicina il grande giorno, tra Roma e Damasco, tra la chiesa di san Silvestro e la moschea degli Omayyadi, tra il campanile ed il minareto che svettano sulla reliquia della testa del Battista. Il giorno in cui Gesù/Isa apparirà sul Suo campanile/minareto, con la spada fiammeggiante, il triplice diadema ed il cavallo bianco del Kalkinavatara. Speriamo d'essere ancor vivi, tu ed io. Ma fiat voluntas Tua, Signur.

Pax tibi.
Asno
05/03/2008

Caro Asno,
ecco un altro che ha perso la testa per Israele. Ho preso la foto da Come don Chisciotte (cfr. ©).



Ma'a as salama.
Gammal
14/02/2008

Caro Gammal,
come avrai già sentito, il baccano di prammatica stavolta s'è levato contro l'arcivescovo di Canterbury, anglicano, ma non perciò ottuso. La sua colpa è stata quella d'aver definito «inevitabile» l'introduzione di qualche norma della sharia nel diritto inglese. Tra le voci che hanno gridato allo scandalo, rappresentato dalla "distruzione dei valori dell'Occidente", spicca quella del cardinale O' Connor, cattolico, ma ottuso.
Quali sarebbero questi «valori» occidentali, minacciati dall'Islam? In primis, il matrimonio omosessuale (vetta del pensiero moderno, laico e laido, tollerante verso l'anomalìa ed intollerante verso la norma); in secundis, l'adozione di un tapino o di una meschinella da parte di uno (cfr. ©) o più omosessuali. A questi «valori», che già da soli fanno capire come questa pseudo-civiltà sia condannata all'estinzione,* si contrappongono il permesso della poligamia ed il divieto dell'adulterio (quello cattolicamente inaccettabile, ma solo se si è cattolici; l'altro socialmente doveroso, cattolici o no che si sia, se non altro nei confronti della prole).

* Più che di "pseudo-civiltà", dovrei parlare di "contro-civiltà", pensando alla demenza della formula «scontro di civiltà». Ti pare possibile lo scontro tra un'assenza ed una presenza? Sarebbe stato più onesto, Huntington, se avesse parlato di scontro tra l'anarchia e la gerarchia, ovvero tra il disordine e l'ordine.

Debbo tacere, però, su una pratica che mi pare crudele e incomprensibile. Il Ramusio, nel suo cinquecentesco Navigazioni e viaggi, la descrive così: "Vanno per la città alcune donne vecchie gridando, né si sa quello che esse si dicano, ma il loro uficio è di tagliar la punta della cresta della natura delle femmine, cosa lor comandata da Maumetto, ma non osservata se non in Egitto e in Soria". Non so che cosa pensare.
Tuttavia, una cosa va detta. La domanda che pone M. Blondet ("Se si riconosce - cfr. ©) - il diritto dei trans al «cambiamento di sesso» chirurgico gratuito a carico del sistema sanitario pubblico, ossia un'orribile amputazione del pene e plastica pseudo-vaginale, come si fa poi a vietare l'escissione del clitoride alle bambine musulmane africane?"), tutt'altro che peregrina, è suscettibile di prestare il fianco ad una facile obiezione: colui che si trasforma in una colei decide di far fare questo salto della quaglia al suo stesso corpo (o, meglio, ad un corpo di cui si pensa proprietario, anziché inquilino), laddove colei che viene sottoposta al suddetto intervento subisce una decisione altrui. Detto ciò, il paragone a quest'ultima sventurata io non lo farei col transessuale, ma con la vittima di un'adozione da parte di «genitori» omosessuali.
Su questa violenza atroce, non corporale, ma psichica (e perciò ben più disastrosa), la nostra inciviltà si guarda bene dal parlare di «mancato rispetto dei diritti umani». E si tratta di una violenza compiuta a carico di uno, o di una, dei pochi che ormai sopravvivono al genocidio dell'aborto, altro «valore irrinunciabile» dell'inciviltà occidentale.

A 'sto punto, ti chiederai perché non mi faccio musulmano. Ma sai già la risposta, vecchio mio. Perché non ce ne sarebbe il motivo. Su queste cose, a parte la poligamia, la Chiesa è perfettamente in linea con l'Islam.
Certo sarei ben contento, se ci fosse un Kasper (sai, quel cardinale che sostiene la "validità ancora attuale - cfr. ©, dell'ottimo L. Copertino - del Patto di Dio con il Vecchio Israele") anche sul versante islamo-cristiano. Ma va bene così. Fiat voluntas Sua.

E Pace a te.
Asno


P.S. L'articolo di L. Copertino che t'ho appena citato, Betulla, il «Messia» e la teologia civile d’Occidente, dovresti leggerlo per intero. Riassume alcuni suoi interventi (cfr. © e ©) presso l'ormai qui immancabile Zaccheo. Inoltre, visto che s'è parlato di Kasper, ti invito alla lettura di un post, tanto breve quanto amaro (cfr. ©), dell'amico Giovanni.
29/01/2008

Caro Asno,
come ti dicevo (cfr. ©), anche fra i musulmani ci sono figure analoghe a quelle del gesuita Samir. Uomini che, credendo di essere difensori della "vera fede", forse solo per limiti di comprendonio, più che per malafede vera e propria, seminano quel che possono.
Cioè zizzania, a mio avviso.
Il problema è come fare a dirlo a questa gente. Qualsiasi genere di monito, esistesse anche una speciale minaccia di scomunica, non servirebbe a nulla poiché, alla fin fine, bisogna riconoscere che il loro ruolo ha delle precise ragioni di esistere e possa esser di conseguenza difeso apologeticamente, ortodossamente, essotericamente, dottrinalmente, teologicamente, etc. Senza ovviamente scordare il "sociologicamente". O il "politicamente". O lo "scientificamente". O lo "psicologicamente". Tutti modi diventati legittimi per difendere il ruolo esercitato da questi individui.
Costoro sono parte di quello strato duro che deve in qualche modo resistere, deve sopravvivere per decreto divino poiché, come ricorda il Sacro Corano, il volere di Dio è stato quello di avere comunità religiose diverse fra loro e non raggruppate in una sola. Questo, almeno sino a quando eventi di ordine escatologico ben definiti non interverranno a raggruppare i credenti fra di loro, e così pure i miscredenti.
In realtà questi due gruppi sono sempre esistiti; solo che la loro manifestazione è stata velata, hanno una precisa funzione da svolgere, una "mission" come si direbbe oggi da compiere. Ad un certo punto, tale compito sarà ultimato e questo, in pratica, significherà il ritorno di Gesù, as, sulla madre terra.
Tornando il Messia avremo la riunificazione di ogni credente sotto la "bandiera di Dio".
Compio un escursus en passant: pensa un po' ai buddhisti, agli indù, ai laici, agli ebrei stessi. Che sorpresa sarà per loro tale evento, aver a che fare con un Gesù uomo (che tale è stata e sarà la sua forma "visibile" a noi stessi uomini) il quale parlerà, vivrà in mezzo a noi, perciò anche in mezzo a scintoisti e confuciani, comunisti e neocon, verdicheridono e leghisti, atei e agnostici, blogger e metalmeccanici (ammesso che in quel tempo queste categorie ancora sopravviveranno e non saranno solo nomi presenti nel dizionario, tipo "scriba", "carbonaro", "stalinista", "nazista", etc., ai quali non corrisponde più nulla di attualmente vivente). Bene o male ad esser cristiani o musulmani bisogna riconoscere che si gode di un certo favore, di un certo privilegio: consiste nel punto di vista, anzi di avvistamento, presso cui essi si collocano. Il ritorno, dato per certo, di Gesù offre un panorama che ci permette di aver in prestito e in uso una prospettiva architettonica divina, sacra, spirituale, la cui visione si manifesta in maniera miracolosa e salvifica. Saper che il ritorno di Gesù sarà reale e vero non è affare di tutti i giorni, questa "coscienza" esce dall'ordinario e origina uno stato di veglia qualificante.

Per non apparire autoreferenziato vorrei citare qualche frase detta dal Papa Giovanni Paolo II a proposito del ritorno di Gesù.
"«Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua Risurrezione, nell'attesa della tua venuta». Tutta la Chiesa attende la sua venuta in Oriente e in Occidente. I figli e le figlie del Libano attendono la sua nuova venuta nella gloria. Tutti noi viviamo l’avvento degli Ultimi Tempi della storia e tutti cerchiamo di preparare la venuta di Cristo, di edificare il Regno di Dio da Lui annunciato".
Beirut (Libano) 11.05.1997
"Adesso l’impegno passa a noi, pellegrini ancora in cammino sulla terra. Dopo l'Ascensione di Gesù due angeli domandano agli Apostoli: «Perché state a guardare il cielo? Questo Gesù ... tornerà un giorno» (Atti 1, 11). La domanda è rivolta anche a noi: siamo ora nel tempo dell’attesa operosa e vigilante del Ritorno glorioso di Cristo! Il nostro spirito, animato da viva speranza, gioisce ed invoca: «Vieni, Signore Gesù». E la risposta, consegnata nel libro dell'Apocalisse, colma di gioia il nostro cuore, come quello di ogni credente: «Sì, vengo presto!». Amen (Ap. 22,20)".
Torino (Italia), 24.05.1998.

"Quando Gesù tornerà, avrò fatto tutto il possibile perché trovi ancora la fede sulla terra?" Si chiese, e ci chiese, un giorno Giovanni Paolo II; e noi, lo avremo fatto? Avremo meritato di entrare nel Suo Regno? E, cosa ancora più importante. avremo aiutato i nostri fratelli ad entrarvi? Ora non intendo, né potrei, discutere i termini esatti di come si svolgeranno gli eventi o di come le differenze dottrinali lo "leggano", sappiamo benissimo che i "concetti" di Paradiso, o di Messia stesso, trovano diverse espressioni fra la dottrina del Cristianesimo e quella dell'Islam. Vorrei solo concentarmi sull'evento in sé: un bel mattino, o magari pomeriggio tardi, d'estate, o forse d'inverno, arriverà Gesù. In carne ed ossa. Non è poco, o sbaglio? Lo diranno al Tg, ammesso che esista ancora? Immagino di sì. Non intendo esser visionario o banale oltre quel che l'uomo è di per sé. Vorrei anche solo per un attimo esser presente in tale circostanza. Abbiamo delle proprietà, chi più chi meno. Ecco, le darei tutte. Anzi mi spingo oltre: per esserci darei la mia vita stessa. Già, perché anche solo a farsi due conti ci vuol nulla: vediamo un po', se fossimo presenti davanti a Gesù, avremmo la certezza assoluta che nessuna Verità potrà sfuggire, dunque tutto confermato in Fede. Dio Creatore e Signore, Paradiso-Inferno, Vita Eterna, Giudizio Finale, Sconfitta del Maligno ...a che servirebbe allora la "vita terrena", la mia vita individuale? Tanto varrebbe darla fin da ora. Grazie a Dio la Fede è fatta anche di opere, non solo di pensieri, di riflessioni. E se è vero, com'è vero, che Dio ha posto dei limiti ai nostri occhi e alle nostre menti di uomini, una precisa ragione c'è. D'altronde è Gesù stesso a ricordarci che maggiormente beati saranno coloro che avran creduto senza il conforto della sua visione diretta. Temo che un tipo come Samir, cristiano o musulmano che sia per nascita poco importa, sarebbe più incline a indagare, a interrogare Gesù sulla sua veridicità, a inquisirlo piuttosto che non a riconoscerlo al volo. Poi magari, piangendo e chiedendo perdono, "acquisite le prove" si sottometterebbe a lui. Spero, anzi son certo, che questo nostro Gesù non avrà un carattere come il mio ... che piglierei 'sti investigatori a calci nel culo, prima di destinarli alla pulizia delle cucine e dei bagni. Perdonami Signore, tanto lo sai che la penso così, inutile esser ipocriti.

Ma'a as salama Che vuol dire "Con la pace, assieme alla pace". Il saluto "as salamu 'alaykum" viene scambiato fra fedeli musulmani per via di regole di educazione e di comportamento relative alla religione stessa. Più in generale, "Bi salama" (o "Ma'a as salama") è il saluto di pace super partes.
Ma'a as salama, dunque.
Gammal