Caro Asno,
come ti dicevo (cfr.
©), anche fra i musulmani ci sono figure analoghe a quelle del gesuita Samir. Uomini che, credendo di essere difensori della "vera fede", forse solo per limiti di comprendonio, più che per malafede vera e propria, seminano quel che possono.
Cioè zizzania, a mio avviso.
Il problema è come fare a dirlo a questa gente. Qualsiasi genere di monito, esistesse anche una speciale minaccia di scomunica, non servirebbe a nulla poiché, alla fin fine, bisogna riconoscere che il loro ruolo ha delle precise ragioni di esistere e possa esser di conseguenza difeso apologeticamente, ortodossamente, essotericamente, dottrinalmente, teologicamente, etc. Senza ovviamente scordare il "sociologicamente". O il "politicamente". O lo "scientificamente". O lo "psicologicamente". Tutti modi diventati legittimi per difendere il ruolo esercitato da questi individui.
Costoro sono parte di quello strato duro che deve in qualche modo resistere, deve sopravvivere per decreto divino poiché, come ricorda il Sacro Corano, il volere di Dio è stato quello di avere comunità religiose diverse fra loro e non raggruppate in una sola. Questo, almeno sino a quando eventi di ordine escatologico ben definiti non interverranno a raggruppare i credenti fra di loro, e così pure i miscredenti.
In realtà questi due gruppi sono sempre esistiti; solo che la loro manifestazione è stata velata, hanno una precisa funzione da svolgere, una "mission" come si direbbe oggi da compiere. Ad un certo punto, tale compito sarà ultimato e questo, in pratica, significherà il ritorno di Gesù, as, sulla madre terra.
Tornando il Messia avremo la riunificazione di ogni credente sotto la "bandiera di Dio".
Compio un escursus en passant: pensa un po' ai buddhisti, agli indù, ai laici, agli ebrei stessi. Che sorpresa sarà per loro tale evento, aver a che fare con un Gesù uomo (che tale è stata e sarà la sua forma "visibile" a noi stessi uomini) il quale parlerà, vivrà in mezzo a noi, perciò anche in mezzo a scintoisti e confuciani, comunisti e neocon, verdicheridono e leghisti, atei e agnostici, blogger e metalmeccanici (ammesso che in quel tempo queste categorie ancora sopravviveranno e non saranno solo nomi presenti nel dizionario, tipo "scriba", "carbonaro", "stalinista", "nazista", etc., ai quali non corrisponde più nulla di attualmente vivente). Bene o male
ad esser cristiani o musulmani bisogna riconoscere che si gode di un certo favore, di un certo privilegio: consiste nel punto di vista, anzi di avvistamento, presso cui essi si collocano. Il ritorno, dato per certo, di Gesù offre un panorama che ci permette di aver in prestito e in uso una prospettiva architettonica divina, sacra, spirituale, la cui visione si manifesta in maniera miracolosa e salvifica. Saper che il ritorno di Gesù sarà reale e vero non è affare di tutti i giorni, questa "coscienza" esce dall'ordinario e origina uno stato di veglia qualificante.
Per non apparire autoreferenziato vorrei citare qualche frase detta dal Papa Giovanni Paolo II a proposito del ritorno di Gesù.
"«Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua Risurrezione, nell'attesa della tua venuta». Tutta la Chiesa attende la sua venuta in Oriente e in Occidente. I figli e le figlie del Libano attendono la sua nuova venuta nella gloria. Tutti noi viviamo l’avvento degli Ultimi Tempi della storia e tutti cerchiamo di preparare la venuta di Cristo, di edificare il Regno di Dio da Lui annunciato".
Beirut (Libano) 11.05.1997
"Adesso l’impegno passa a noi, pellegrini ancora in cammino sulla terra. Dopo l'Ascensione di Gesù due angeli domandano agli Apostoli: «Perché state a guardare il cielo? Questo Gesù ... tornerà un giorno» (Atti 1, 11). La domanda è rivolta anche a noi: siamo ora nel tempo dell’attesa operosa e vigilante del Ritorno glorioso di Cristo! Il nostro spirito, animato da viva speranza, gioisce ed invoca: «Vieni, Signore Gesù». E la risposta, consegnata nel libro dell'Apocalisse, colma di gioia il nostro cuore, come quello di ogni credente: «Sì, vengo presto!». Amen (Ap. 22,20)".
Torino (Italia), 24.05.1998.
"Quando Gesù tornerà, avrò fatto tutto il possibile perché trovi ancora la fede sulla terra?" Si chiese, e ci chiese, un giorno Giovanni Paolo II; e noi, lo avremo fatto? Avremo meritato di entrare nel Suo Regno? E, cosa ancora più importante. avremo aiutato i nostri fratelli ad entrarvi? Ora non intendo, né potrei, discutere i termini esatti di come si svolgeranno gli eventi o di come le differenze dottrinali lo "leggano", sappiamo benissimo che i "concetti" di Paradiso, o di Messia stesso, trovano diverse espressioni fra la dottrina del Cristianesimo e quella dell'Islam. Vorrei solo concentarmi sull'evento in sé: un bel mattino, o magari pomeriggio tardi, d'estate, o forse d'inverno, arriverà Gesù. In carne ed ossa. Non è poco, o sbaglio? Lo diranno al Tg, ammesso che esista ancora? Immagino di sì. Non intendo esser visionario o banale oltre quel che l'uomo è di per sé. Vorrei anche solo per un attimo esser presente in tale circostanza. Abbiamo delle proprietà, chi più chi meno. Ecco, le darei tutte. Anzi mi spingo oltre: per esserci darei la mia vita stessa. Già, perché anche solo a farsi due conti ci vuol nulla: vediamo un po', se fossimo presenti davanti a Gesù, avremmo la certezza assoluta che nessuna Verità potrà sfuggire, dunque tutto confermato in Fede. Dio Creatore e Signore, Paradiso-Inferno, Vita Eterna, Giudizio Finale, Sconfitta del Maligno ...a che servirebbe allora la "vita terrena", la mia vita individuale? Tanto varrebbe darla fin da ora. Grazie a Dio la Fede è fatta anche di opere, non solo di pensieri, di riflessioni. E se è vero, com'è vero, che Dio ha posto dei limiti ai nostri occhi e alle nostre menti di uomini, una precisa ragione c'è. D'altronde è Gesù stesso a ricordarci che
maggiormente beati saranno coloro che avran creduto senza il conforto della sua visione diretta. Temo che un tipo come Samir, cristiano o musulmano che sia per nascita poco importa, sarebbe più incline a indagare, a interrogare Gesù sulla sua veridicità, a inquisirlo piuttosto che non a riconoscerlo al volo. Poi magari, piangendo e chiedendo perdono, "acquisite le prove" si sottometterebbe a lui. Spero, anzi son certo, che questo nostro Gesù non avrà un carattere come il mio ... che piglierei 'sti investigatori a calci nel culo, prima di destinarli alla pulizia delle cucine e dei bagni. Perdonami Signore, tanto lo sai che la penso così, inutile esser ipocriti.
Ma'a as salama Che vuol dire "Con la pace, assieme alla pace". Il saluto "as salamu 'alaykum" viene scambiato fra fedeli musulmani per via di regole di educazione e di comportamento relative alla religione stessa. Più in generale, "Bi salama" (o "Ma'a as salama") è il saluto di pace super partes.
Ma'a as salama, dunque.
Gammal