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Non contraddire chi può dispiacersene.
Se è possibile, elogia; se no, taci.
Pensa sottratte a Lui le lodi rivolte a te.

chestertonate

Il dogmatismo unisce, come una frontiera collega. Quanti magnanimi musulmani e quanti nobili cristiani sono stati più vicini gli uni agli altri, nel loro rispettivo dogmatismo, di tanti agnostici senza un credo, senza una dottrina e, in una parola, senza una casa? Un dogma è come l'ancora per una barca e come il picchetto per una tenda; il contrario di una dogma è un vago ideale, una barca alla deriva, una tenda in balìa del vento. Che un pollo possa esser mangiato e che un uomo no, è un dogma. Che tutto possa esser mangiato (almeno finché il senno di poi non ne prova la tossicità) è il contrario di un dogma. Torneremo a cibarci di carne umana, in assenza del dogma che lo vieta? È probabile, anche perché la carne umana, purtroppo, non è tossica.

Chi comincia col combattere la fede, in nome della liberta della ragione, finirà col combattere la libertà, in nome della fede nella ragione.

La grande marcia della falsificazione proseguirà. Tutto sarà negato. Sarà una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che in estate le foglie sono verdi. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli, dichiarati impossibili dall'ateo, con il coraggio del devoto. Saremo tra quanti hanno creduto, pur avendo visto.

Se l'anarchico fosse coerente, dovrebbe apprezzare il disordine anche al suo interno, anziché pretendere, dentro di lui, un rispetto così ferreo della gerarchia da giustificare il ricorso, in caso di disordine, all'olio di ricino.

memorandum

Magnopere curandum est id ut teneatur quod ubique, quod semper et quod ab omnibus creditum est (cfr. ©).

Nam res ipsa, quae nunc christiana religio nuncupatur, erat et apud antiquos nec defuit ab initio generis humani, quo usque ipse Christus veniret in carne, unde vera religio, quae iam erat, coepit appellari christiana (cfr. ©).
04/08/2009

Caro Asno,
le nostre conversazioni felsinee mi sono parse non prive di interesse,* tant'è che ne riporto alcune ad usum delfini, merluzzi e squali.

* Ho indagato nella Wikipedia, circa l'aggettivo. Felsina è la storpiatura latina dell'etrusco Velzna (non privo di correlazioni con la Bolsena in cui tua moglie pratica lo sci nautico). Bononia è invece latino tout court. Ma ti rinvio alla fonte (cfr. ©).

La rossa Bologna, rossa architettonicamente e non - come pensavi tu - politicamente, ci ha visto ridere sul Berlusca ("mi chiedo se sia logicamente ammissibile, per chi si considera democratico, non accettare il parere di una maggioranza che, manipolata o addirittura inebetita finché si vuole, ha appunto votato il Berlusca in questione") e sulla democrazia moderna, quella classica essendo di fatto una relativamente ampia ("un votante ogni mille indigeni, aborigeni esclusi") oligarchia aristocratica.
C'è venuto da dire che i soli esempi funzionali di democrazia moderna siano il palestinese, in cui musulmani e cristiani hanno votato quasi all'unanimità per Hamas, e l'iraniano, dove per invocare il broglio 10 milioni di schede contraffatte sembrano un po' troppe. Guarda caso, si tratta di due esempi negati dal democraticissimo Occidente. E pensare che hanno votato per Ahmadinejad perfino gli ebrei iraniani. Tanto di cappello.
D'altra parte, se la sinistra attuale va dall'OBAMANIFESTO al D'Alema bombardatore del Kosovo e dalla Bonino liberatrice delle donne afgane al Bertinight (stendendo un velo pietoso su Waltdisney Veltroni), la destra da chi è rappresentata? Da un Fini-kippà? O da un Alemanno che conferisce il titolo di civis romanus all'unico prigioniero di guerra catturato da palestinesi armati di sassi, kassam e bastoni?
Abbiamo riso, ma solo perché Lui permette tutto ciò.
Eppure, perché piangere?
Facciamoci un bello shampoo alle olive. Ciascuno alle sue, certo.

Abbiamo concordato anche nel fissare l'inizio della fine intorno al Trecento, in quel toscano fiorire dell'usura che vide la Banca prepararsi a prendere il posto prima dello Stato e poi della Chiesa. Chissà perché tossico e tosco (cioè "toscano", in italiano arcaico) coincidono?
Prendere il posto prima dello Stato e poi della Chiesa, ci siamo detti. In qual modo? Distruggendo la fiducia millenaria verso il califfo, nel mio caso (l'unico pallido rappresentante il quale è il già citato Ahmadinejad), o verso l'imperatore. In entrambi i casi, verso un paterfamilias devoto a Dio ed al di Lui portavoce terreno.
Un paterfamilias al quale tributare devozione filiale, la stessa devozione che spinse il plebeo borbonico a trucidare i trecento rivoluzionari "giovani e forti" di Sapri.
La Banca, insomma, s'è aperta la strada a suon di rivoluzioni (politiche, sessuali, scientifiche, ecc.). Abbiamo riso a denti stretti, dicendo che dovunque c'è odor di nuovo c'è puzza di merda. Di Satana, of course.

Parlavi del Borbone, ultimo esempio nostrano - mutatis mutandis - di califfo devoto all'ayatollah. La Banca gli ha sostituito il Savoia, monarca illegittimo che tuttavia la Chiesa ha infine riconosciuto. Ed il popolo ha obbedito, come ogni buon figliolo, mandando i suoi figli a morire per l'unità di un'Italia che chiamò perché "siam pronti alla morte". Ma la Banca, insaziabile, ha tolto di mezzo pure il savoiardo ed ha messo al suo posto quel crumiro - per restare ai biscotti - del presidente. Figura insignificante, laica, effimera, servita solo a recitare il nuovo mantra per cui "l'Europa chiamò". E chi se ne fotte dell'Europa? Eppure, anche stavolta, per la salvezza dell'anima dei fedeli, la Chiesa ha riconosciuto questo scialbo surrogato del paterfamilias.
Abbiamo concluso come segue: la tragedia dei tempi ultimi consiste nel dover rispettare un superiore gerarchico che formalmente è legittimo, ma che sostanzialmente (palesemente, evidentemente, innegabilmente) è un lurido figlio di puttana. Che ciò valga anche per il paterfamilias vero e proprio è questione che ogni malcapitato lettore risolverà per sé.
Del resto, vecchio mio, che san Petronio ci aiuti (e che san Silvestro, che el xe el santo che chiude l'ano, protegga il culo anche a noi), tu ed io siamo sicuri d'esser migliori di Prodi?

Mortadella o salame, Allahu akbar. Bi salama.
Gammal
04/02/2009

Caro Asno,
stendiamo un velo di silenzio, tu sulla gerarchia ecclesiastica ed io sulle confraternite sufi. Poiché saremo giudicati con lo stesso metro col quale giudichiamo, forse è meglio sospendere il giudizio. Parliamo d'altro.
Presso Gianluca Freda ho letto un'interessante analisi sulla Danimarca (cfr. ©), interessante sia perché l'analista non è un dotto sociologo, sia perché presenta una prospettiva diversa da quella che (se pensiamo a - cfr. © - Grecia, Irlanda, Bulgaria e Lettonia) potremmo pensare la nostra futura. Te ne sottopongo un ampio stralcio (pur rinviandoti comunque all'originale), perché mi ci autorizza la seguente bella riflessione di Massimo Mazzucco. "Se internet ha una forza - cfr. © - è nella molteplicità delle voci che cantano la stessa canzone. Tale molteplicità infatti scoraggia chiunque a tacitarne una in particolare, ben sapendo che altre mille le sopravviverebbero, più unite e rabbiose ancora".
Bene. Chi ora parla è un ex-poliziotto londinese.

[...] Sono cresciuto in una zona industriale del Galles del Sud e provengo dalla categoria dei “colletti blu”. Fino a non molto tempo fa, ero un sostenitore del procedimento “democratico” ed un conservatore accanito. Il mio risveglio iniziò con il mio trasferimento in questo piccolo e freddo paese del Nord. Fino ad allora, avevo sempre adottato un punto di vista omologato e benché, facendo l’agente a Londra, mi rendessi conto dei rapidi cambiamenti che stavano avvenendo nella società, non avevo però capito quanto questi cambiamenti fossero frutto di un disegno e di una progettazione controllata, piuttosto che di naturale “evoluzione”.
[...] La prima fastidiosa caratteristica che notai è l’abitudine dei danesi di raccontare agli altri quanto sia splendida la Danimarca e quanto ogni cosa sia migliore qui che in altri posti. Iniziai a chiedermi il motivo di questo orgoglio per tutto ciò che è danese. La varietà e la qualità del cibo non era nemmeno paragonabile a quella inglese. Le infrastrutture pubbliche erano inadeguate e terribilmente lente. Il monopolio dominava ogni settore degli affari. Nessuna competizione, in nessun campo. Prodotti danesi e solo prodotti danesi [...]. Il costo della vita era pari ad almeno 2-3 volte quello della Gran Bretagna [...].
Le donne e le ragazze danesi, con poche eccezioni, hanno acquisito un aspetto quasi androgino e molte di loro sono ferocemente femministe nelle idee, nelle azioni e nel modo di fare. Gli uomini danesi sono per la maggior parte effeminati. [...] I danesi sorridono di rado e sono molto riservati, fino alla scortesia, eppure un recente sondaggio all’interno dell’Unione Europea mostra che sono il popolo più felice d’Europa. È questo che mi ha fatto mangiare la foglia.
[...] Tale è la natura insidiosa della società danese, che vanta la “libertà di parola” come diritto inalienabile (vedi il caso delle vignette su Maometto), ma allo stesso tempo condanna quella stessa “libertà di parola” nei forestieri e nei dissidenti.
[...] Verso la fine degli anni ’90 iniziai a capire fino a che punto la società danese fosse stata indottrinata. Ogni atteggiamento critico incontrava un dissenso feroce. Nessuno si lamentava mai di qualcosa che avesse natura ufficiale. Quasi tutte le persone che conoscevo, o che sentivo parlare in TV, sembravano credere che il governo danese desiderasse per loro solo cose buone. Che il carico fiscale in continua crescita fosse necessario e perfino un fatto positivo. Parliamo di una tassa sul reddito che è mediamente del 50% e di un’IVA al 25%. Questo livello di tassazione colpisce tutto, comprese le auto, le case, il cibo; insomma, qualunque cosa si possa immaginare di tassare viene tassato e anche di più. E tutti i prezzi salgono il 31 gennaio di ogni anno, immancabilmente. Tutto questo viene compreso e accettato senza fiatare dalla maggioranza delle persone.
[...] Avevo perso ogni amore per questo paese e a quel punto, pur senza sapere ancora nulla di “complotti globali”, dicevo agli amici delle cose tipo “Questi non sono persone, sono Ultracorpi” oppure “dev’esserci qualcosa nell’acqua, qui” e perfino “forse è nel cibo che mangiano”. Non sapevo ancora quanto fossi vicino alla verità. Poi iniziai a mettere insieme i tasselli: l’inerzia dei giovani, il conformismo dei cittadini. L’obbedienza cieca della popolazione. Una professione di apparente felicità in contrasto con l’atteggiamento avvilito della gente danese. Una visione ristretta del mondo intorno a loro, come di chi è isolato sotto una campana di vetro. Una condizione indotta di negazione nazionale, con cui si rifiutava di ammettere anche la sola possibilità che da qualche parte si potesse vivere meglio. E poi, il peggio in assoluto: l’ossessione dei danesi per il lavoro.
[...] L’acquiescenza e il conformismo acefali, l’androginia, l’atteggiamento totalmente passivo e irreattivo. Uno Stato sociale che pervade ogni cosa. Il lavaggio del cervello e la gerarchizzazione degli studenti all’interno del sistema educativo o, piuttosto, un “programma di indottrinamento” di Stato. Il ricorso alla “psicanalisi” per ogni forma di comportamento “antisociale”, che non è poi nient’altro che il coraggio di criticare pubblicamente lo Stato o di porre domande scomode o anche solo l’abitudine dei ragazzini di giocare in classe. La prescrizione di “pillole della felicità” alle cosiddette persone depresse, cioè, in altre parole, a chiunque inizi ad accorgersi di ciò che lo circonda. I Mass Media, l’Educazione di Stato, il Servizio Sanitario di Stato raccontano incessantemente sempre la stessa storia. La Danimarca è il miglior paese del mondo, i danesi sono i migliori in tutto. Tutte le cose danesi sono migliori di quelle non danesi. Tutto questo ha creato individui così “ammutoliti”, così impauriti, così passivi, così paradossalmente fieri, eppure palesemente affetti da un radicato complesso d’inferiorità. Arroganti, ma completamente privi di autostima.
[...] Qui non c’è bisogno di taser o di brutali metodi polizieschi. Non ci sono nemmeno troppe telecamere di sorveglianza. Se il governo dice di iniettare ai bambini questo o quel farmaco, i danesi lo faranno perché il governo ha detto loro di farlo. Quando verrà il momento di installare microchip sulle persone, lo Stato dirà ai danesi che è per il loro bene e loro acconsentiranno senza fare domande.

Forse, visto che noi italiani siamo caratterizzati da un'endemica disistima nei nostri stessi confronti e da una secolare diffidenza verso il governo che, di volta in volta, gli occupanti questo paese ci appioppano, chissà, la prospettiva danese è remota. Tuttavia, se pensi allo stivale che conoscevamo tu ed io, qualche decennio fa, dobbiamo ammettere che il progresso fa passi da gigante.

Ma'as salama.
Gammal
26/01/2009

Caro Gammal,
ripensando ad un articolo che segnalavi tempo fa a Carlo (L'utopia femminista - cfr. © - ha generato l'Eurabia) e collegandolo al putiferio scatenato dalle ultime vicende di cronaca, m'è venuto da pensare che forse il burqa allontana il rischio di stupro.
Povere femministe. Si sono liberate del maschio scolorito ed ora vivono nell'incubo di quello «di colore». Quale? Un colore qualsiasi, purché non sia sbiadito. Sarebbe impietoso dire che se la son cercata ("la giornalista Lilli Gruber - osserva G. Piombini, nell'articolo suddetto - e la cantante Gianna Nannini [...] che in Occidente fanno quotidianamente professione di femminismo, progressismo e trasgressione, hanno ostentato con orgoglio le loro foto con il chador scattate durante i viaggi in Medio Oriente"), tant'è che, per solidarietà, vien voglia di rappacificarsi con loro.
Hanno ragione.
In effetti, a ben vedere, da almeno cinque o sei secoli il cancro del pianeta è il maschio bianco, il viso pallido per il quale "una parte di terra è uguale all'altra, perché è come uno straniero che arriva di notte e alloggia nel posto che più gli conviene. La terra non è sua madre, anzi è sua nemica e, quando l'ha conquistata va oltre, più lontano".*
E meno male che, tra i bianchi conquistatori cristiani, c'è pure un vescovo come Richard Williamson, capace di denunciare l'imbroglio dell'11/IX (cfr. ©) e perciò subito preso di mira dai piagnoni del muro omonimo (cfr. ©), per i quali chissà perché negare l'attentato terroristico equivale a negare la shoà. Benedetto sia una volta ancora il sedicesimo Benedetto - 'ché 17 non porta male - ed il suo aver revocato la scomunica. Tu ca nun chiagne, chiagnere 'nce faje. Ma guai a colui il quale chiagne e fotte: "Ha mai avuto una persona cara, (come la madre) - si legge in un commento in calce alla notizia sopra citata de "Il Messaggero" - che viene prelevata in casa da soldati tedeschi e che da quel momento sparisce senza sapere più nulla di lei. Non è vittimismo, ma rabbia non poter visitare la sua tomba e non sapere dove portare un fiore per poterla ricordare. La rabbia di vedere, dai documentari, come furono trattate, oltre mille persone, stipate nei vagoni per otto giorni senza poter bere né mangiare e costretti a fare i propri bisogni in dosso. All'arrivo portati in massa alle camere a gas e bruciati". Terribile, certo. Ma è passato un secolo. Ti pare più terribile dell'esser bruciati oggi, col fosforo bianco, nel «camping Gaza»?

* Sono le memorabili parole di un pellerossa (cfr. ©), il palestinese dell'800. L'uomo bianco "tratta sua madre, la terra, e suo padre, il cielo, come se fossero null'altro che cose da acquistare, prendere e vendere, come si fa con i montoni o con le pietre preziose. Il suo appetito divorerà tutta la terra e a lui non resterà che il deserto. [...] Non esiste un posto normale, nelle città dell'uomo bianco. Non esiste un posto per vedere le foglie e i fiori, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. [...] L'aria è preziosa per l'uomo rosso, giacché tutte le cose respirano la stessa aria: le bestie, gli alberi, gli uomini tutti respirano la stessa aria. L'uomo bianco non sembra far caso all'aria che respira. [...] Dov'è finito il bosco? È scomparso. Dov'è finita l'aquila? È scomparsa. È la fine della vita e l'inizio della sopravvivenza".

L'uomo bianco è infatti l'uomo impazzito. Ricordi quando ti confidavo il sospetto che in ciascuno di noi albergasse una certa dose di follìa? Mi rispondesti così: «Beato te, che sei ancora nella fase di sospettare una certa dose di follia, per me è una certezza assodata. Beato due volte, perché io non ne vedo "una certa" ma "una totale" dose, quella che basta a colmare ogni misura che un uomo può contenere».
È vero, senza dubbio. Quando ci penso, la mente mi corre ai bei tempi andati di qualche millennio fa, quelli precedenti il sesto secolo a.C. (data d'inizio dei duemilaseicento anni finali, ovvero di un decimo dell'età dell'oro). Mi ci ha ricondotto Genseki, a quel periodo, quando ha paragonato - cfr. © - gli ateniesi già malati di modernità ai sionisti d'oggi. Leggilo con attenzione, quel post, magari dando un'occhiata anche ai commenti, perché già l'esordio è da manuale: "Nelle pagine seguenti di Tucidide è delineata una situazione astrattamente molto simile a quello che accade oggi in Gaza. Certo il lucido, tagliente realismo degli ambasciatori ateniesi è a un altro livello stilistico e intellettuale rispetto all'ipocrita, ripugnante, ingiustificabile vittimismo dei dirigenti israeliani".
E dire che questa mia lettera era partita in compagnia delle femministe. Ho divagato. A meno che non sia proprio il vittimismo ad accomunare tutti coloro che, chiagnenn' e futtenn', vedono soddisfare ad una ad una tutte le loro richieste. Tutte, meno una: pace e sicurezza. È un fenomeno ricorrente. C'è chi lo definisce «eterogenesi dei fini», chi «salto della quaglia dell'effetto, da sperato a temuto» e chi semplicemente «Provvidenza».

La Pace sia con te.
Asno
22/12/2008

Care amiche e cari amici,
con un presepe in terracotta di Vincenzo Velardita (cfr. ©), vi auguriamo un santo Natale. E preghiamo affinché il Signore permetta ai palestinesi d'oggi, come permise a quelli di ieri (cfr. ©), la fuga in Egitto.

Umar ed Asno
05/12/2008

Caro Asno,
ti segnalo due articoli che mettono in luce problemi irrisolti e forse irrisolvibili.
Ormai, fra cittadini italiani, di Islam si parla un po' ovunque e sempre più frequentemente.
Ci sono tre posizioni di fondo, a mio avviso.

La prima è quella dei filo leghisti e filo neo-con (che in questo caso coincidono). Si fidano cioè delle loro oriane fallaci e dei loro borghezi, in un esempio di paranoica introversione malcelata dietro una vigna - se non intro le vigne - di parole. Per loro l'Islam rappresenta l'opportunità di anteporre ciò a cui credono - va a saper cosa sia - a qualcosa che venderebbero l'anima al diavolo pur di dimostrare che si tratti di un nemico pericoloso da combattere. Il business è quello, la mano libera del mercato dice che solo con la guerra preventiva si esportano la democrazia e la libertà. E di fessi che abboccano, fra i musulmani stessi, ce ne sono molti: diventano gli utili idioti per cui i sedicenti campioni della razza cristiano-giudaica ("radice" tanto osannata che si farà ben presto "albero", temo) giustificano le "scelte politiche" in modo da poter bere in pace i loro drink davanti ad un tg che mostra da anni bambini massacrati, in terre che da millenni hanno abitato i loro padri.
Potrei continuare per ore a descrivere crimini, fatti storici contraffatti, ingiustizie, abusi, violenze, etc., e in modo dettagliato, ma non servirebbe, perché a tutto verrebbe data una pronta giustificazione, con tanto di articolo di giornale e sbandieramento di "dati ufficiali".
Impresa inutile dunque, tempo perso. Questo tipo di gente vuole credere alle menzogne e non c'è possibilità di dialogo, ci si può solo giocare a nascondino.

Il secondo caso è quello dei post comunisti, anarco buonisti, no global, new age, rasta, verdi, ecocompatibili, etc.; simpatizzano per un indefinito Islam "geo-politico" ma solo da laici, increduli, agnostici, filosofi, sociologhi e punti di vista simili, cioè materialisti. In altre parole, affrontano la religione dall'unico aspetto per cui è impossibile comprenderne la verità intrinseca e la ragion d'essere.
Sono disponibili al dialogo, ma solo per quanto concerne l'aspetto razionale e fisico; dimodoché un credente, dopo un po', si domanda di che cosa si stia parlando, per quale ragione si intenda parlare e se valga la pena di continuare a farlo. In genere, con costoro si arriva a concludere che non c'è possibilità di intesa, salvo che per iniziative cosiddette umanitarie e caritatevoli; quel che resta sul tavolo è una specie di patto di non belligeranza sottaciuto.

Il terzo caso è quello dei cattolici praticanti; si dividono in due sottogruppi, uno tendenzialmente simile al primo citato e l'altro al secondo.
I cattolici "di destra" vedono l'Islam come un usurpatore della loro fede, come una dottrina eretica da smascherare, quelli "di sinistra" lo vedono come una parte di terzo mondo a cui dare una mano ad evolversi (perchè Darwin, sotto sotto, come Marx, ha quasi sempre ragione).
Ci saranno pure cattolici che si sottraggono (come te, Petrus e spero molti altri) alle categorie qui sommariamente citate, ma ne conosco davvero ben pochi.
Come pochi son i musulmani che si sottraggono alle influenze del nazionalismo e del modernismo e restano fedeli alla loro tradizione in maniera cosciente e intellettualmente vitale.

Abbi pazienza. Con qualcuno mi devo pur sfogare, no?
Ecco gli articoli di cui ti parlavo.
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"A Milano - cfr. © - sono state arrestate due persone del Marocco, accusate dagli inquirenti di terrorismo internazionale. I due marocchini frequentavano un centro culturale islamico di Macherio. Il fatto ha innescato nuove polemiche da parte del partito della Lega Nord, che a nome del capogruppo alla Camera, Roberto Cota, chiede una «moratoria a tempo indeterminato sulla costruzione di nuove moschee e presunti centri culturali finché il Parlamento non approverà una legge che regolamenti l'edificazione di luoghi di culto che non abbiano sottoscritto intese con lo Stato. Presenteremo una mozione in tal senso».
Sulla proposta del partito di Bossi, il ministro dell'Interno Roberto Maroni spiega che «il Parlamento farà le sue valutazioni» e che «dire no pregiudizialmente solo perché la proposta arriva dalla Lega è il solito balletto dettato dal pregiudizio ideologico». Il ministero, ha aggiunto il capo del Viminale, «ha fatto una ricognizione completa sulle moschee esistenti in Italia. Purtroppo non è mai agevole distinguere tra luoghi di culto e luoghi in cui si svolgono altre attività, come il reclutamento e la raccolta di fondi per finanziare il terrorismo e la preparazione di attentati».
Da parte sua il ministro per le Politiche europee Andrea Ronchi, in un'intervista al quotidiano Il Messaggero sul tema delle moschee, precisa che il governo non vuole bloccarle tutte, ma soltanto quelle dell'UCOII (Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia): «chiediamo di accendere la luce su quella marea di centri culturali islamici dove i terroristi si possono infiltrare. In Italia - conclude - c'è stato un salto di qualità del terrorismo. E questo ci preoccupa. Non possiamo abbassare la guardia. E io ritengo che l'Europa anche qui sia stata silente. Che errore fece l'Europa, si parlava allora della Convenzione, quando rifiutò la proposta di Fini di richiamare le comuni radici giudaico-cristiane. Quella mancanza di sensibilità dimostra che l'Europa non può avere una risposta omogenea, se non ha un'idealità di valori condivisi. Contrapporre alla violenza una visione culturale fatta di idealità di valori. Questo è il solo modo che io conosca per battere il terrorismo».
Nel dibattito sui luoghi di culto islamici si è inserita anche la voce della Chiesa che, con il presidente del pontificio consiglio della Cultura della Santa Sede, mons. Gianfranco Ravasi, ha affermato: «Il Vaticano è favorevole alla costruzione di nuove moschee in Italia, purché ci sia un controllo dello Stato sulle effettive finalità religiose e non si trasformino in luoghi per altri fini».
Anche il nuovo segretario della Cei (Conferenza episcopale italiana), mons. Mariano Crociata, è intervenuto nel dibattito, affermando la necessità di «garantire che i musulmani presenti nel nostro Paese possano coltivare la loro religione in maniera appropriata».
Per mons. Crociata, il problema principale è che «di solito siamo in presenza di capi religiosi il cui riferimento è lo Stato di provenienza» e che non si tratta di «un islam religioso che abbia uno statuto proprio». Il neo segretario della Cei ha concluso dicendo che «non esiste infatti un islam unico e nemmeno indipendente dallo Stato, per cui far crescere un islam che abbia un riferimento italiano diventa un'esigenza per tutti»
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«''I matrimoni misti - cfr. © - con musulmani non sono da incoraggiare'': è la posizione del nuovo segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, in una intervista al mensile 30 giorni. Per Crociata, i matrimoni misti, con il passare degli anni, portano ''spesso a ritornare alle condizioni culturali e ai rapporti sociali, religiosi e giuridici di origine, con conseguenze a volte drammatiche che possono ricadere sui figli''. Le richieste vanno quindi accompagnate ''con grande prudenza''.
Più in generale, per il vescovo è ''difficile da prevedere'' l'evoluzione del percorso di integrazione dei musulmani in Italia. ''A sentire i maggiori esperti - conclude mons. Crociata - stanno nascendo progetti di formazione per le nuove generazioni di musulmani in Italia.
Perché la sfida è questa: rimanere islamici, ma integrandosi in una società che non è a maggioranza musulmana. Questo potrà assicurare una possibilita' di convivenza''».
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Ma'as salama.
Gammal


P.S. Avrei da dire molto altro, ma mi fermo. Noto soltanto la posizione di mons. Crociata (che, con quel nome, è tutto un programma) il quale da un lato esprime l'esigenza collettiva di una crescita dell'Islam "italiano" e dall'altro predica prudenza, perchè nessuno deve esser diversamente musulmano da come lui stesso, o lo stato laico, o Mediaset, o Fox TV, o GWB, o Barak (Ehud e Obama) intendano si debba essere.
Faranno la patente a punti anche per noi?
11/11/2008

Caro Asno,
oggi sono in balìa di foschi pensieri. Foschi e peccaminosi, perché denunciano la mia scarsa fede: chi sono io, per criticare il Suo operato? È infatti Suo operato anche la larva d'uomo che siamo noi moderni.
Tempo fa (cfr. ©), ti parlavo dello scadimento qualitativo (inevitabile contraltare dell'accrescimento quantitativo) del tipo umano attuale, scadimento non solo irreversibile, ma in frenetica accelerazione. Al riguardo, m'ha colpito un post di Nassreddin (lo chiamo così perché questo era il suo pseudonimo, in molte belle pagine del sito Io non sto con Oriana, alcune delle quali, come questa, confluite nel blog omonimo).
Chi parla (cfr. ©, da leggere a tutti i costi) è un "letterato persiano" dei primi anni del '900.

Le esigenze della civiltà contemporanea hanno generato un’altra forma molto specifica di letteratura, che viene chiamata giornalismo. Non posso passare sotto silenzio questa nuova forma letteraria, perché, a parte il fatto che non porta assolutamente nulla di buono per lo sviluppo dell’intelligenza, essa è diventata, a mio avviso, il male dei nostri tempi, nel senso che esercita un’influenza funesta sui rapporti umani. Questo genere di letteratura si è molto diffuso negli ultimi tempi perché - ne sono fermamente convinto - esso corrisponde meglio di ogni altro alle debolezze e alle esigenze determinate negli uomini dalla loro crescente mancanza di volontà. Finisce così per atrofizzare la loro ultima possibilità di acquisire i dati che permettevano loro, finora, di prendere più o meno cura della loro reale individualità, unico mezzo per raggiungere il ricordo di sé, a sua volta fattore assolutamente indispensabile per il processo di perfezionamento di sé.
Inoltre questa letteratura quotidiana, priva di princìpi, isola completamente il pensiero degli uomini dalla loro individualità, di modo che la coscienza morale, che di tanto in tanto ancora appariva in loro, adesso ha cessato di partecipare al loro pensiero. E sono ormai privati dei dati che fino a quel momento avevano assicurato loro un’esistenza più o meno sopportabile, non fosse che nel campo dei rapporti personali.
Per sfortuna di noi tutti questo genere di letteratura, che invade ogni anno di più la vita quotidiana degli uomini, fa subire alla loro intelligenza, già molto indebolita, un indebolimento ulteriore, consegnandola inerme a ogni genere di inganni e di errori; essa li mette fuori strada a ogni passo, li distoglie da qualsiasi modo di pensare più o meno fondato e, invece di un giudizio sano, stimola e fissa in loro alcune tendenze indegne, quali incredulità, ribellione, paura, falso pudore, dissimulazione, orgoglio e così via.
[...] Il pubblico non sa mai chi è che scrive. Conosce soltanto il giornale, il quale appartiene a un gruppo di esperti commercianti. Che cosa sanno esattamente coloro che scrivono su quei giornali, e che cosa succede dietro le quinte della redazione? Il lettore lo ignora completamente. Perciò prende per oro colato tutto ciò che trova sui giornali. Su questo argomento, la mia convinzione si è andata rafforzando in questi ultimi tempi, è diventata salda come roccia e ogni uomo capace di pensare in modo più o meno imparziale può fare la stessa constatazione: coloro che cercano di svilupparsi con i mezzi loro offerti dalla civiltà contemporanea, al massimo riescono ad acquistare una facoltà di pensare degna della prima invenzione di Edison.
[...] I rappresentanti della civiltà contemporanea, trovandosi a un grado di sviluppo morale e psichico molto inferiore, sono come bambini che giocano col fuoco, incapaci di misurare la forza con la quale si esercita l’influenza della letteratura sulla massa.
[...] Ho imparato a conoscere molto bene lo psichismo di questi prodotti della civiltà contemporanea che sommergono con le loro elucubrazioni quei giornali e quelle riviste, e ho potuto valutare il loro essere perché, per tre o quattro mesi, ho avuto occasione di stare al loro fianco, ogni giorno, nella città di Baku, e di avere con loro frequenti conversazioni. [...] Per la maggior parte erano ancora giovanissimi, delicati ed effeminati. In alcuni, i lineamenti del viso rivelavano che i loro genitori probabilmente si erano dedicati all’alcol o ad altre passioni per mancanza di volontà; [in altri], che i proprietari di quei visi si abbandonavano di nascosto a cattive abitudini. Benché Baku sia una piccola città, se la si confronta con la maggior parte delle grandi città della civiltà contemporanea, e benché i campioni di umanità che si riunivano laggiù fossero tutt’al più “uccelli che volano bassi”, non mi faccio scrupolo alcuno a generalizzare, mettendo tutti i loro colleghi nello stesso sacco.
E sento di averne il diritto perché più tardi, durante i miei viaggi in Europa, ho spesso incontrato rappresentanti di questa letteratura contemporanea, che mi hanno fatto sempre la stessa impressione: quella di somigliarsi tutti come gocce d’acqua. Erano diversi soltanto per il loro grado di importanza, che dipendeva dall’organo letterario al quale essi collaboravano, cioè dalla fama e dalla diffusione del giornale o della rivista che pubblicava le loro elucubrazioni, o ancora dalla solidità della ditta commerciale alla quale apparteneva quest’organo, con tutti i suoi operai letterari.
[...] Il lettore ingenuo, che non vede gli scrittori e non conosce il loro modo di vivere, si fa un’opinione sugli avvenimenti e sulle idee secondo i vaneggiamenti di questi letterati da strapazzo, che non sono né più né meno che uomini malati e privi di esperienza, che ignorano completamente il vero significato della vita. [...] Peraltro sono profondamente stupito che nessun ‘detentore di potere’ se ne sia mai accorto, e che ogni Stato consacri quasi più di metà del proprio bilancio al mantenimento della polizia, delle carceri, dei municipi, delle chiese, degli ospedali, ecc., e che paghi innumerevoli funzionari, preti, medici, agenti della polizia segreta, procuratori, agenti per la propaganda, ecc., tutto ciò con l’unico scopo di salvaguardare l’integrità fisica e morale dei suoi cittadini, senza spendere un solo centesimo né intraprendere una qualsiasi azione per distruggere fino alle radici questa causa evidente di ogni genere di crimini e di malintesi.

Quel che m'ha colpito non è tanto l'ineccepibilità dell'analisi di quell'immondizia che è diventata l'«invenzione», rubata ai cinesi, di Gutenberg, quanto il suo risalire ad un secolo fa.
Sai, chi non abbia qualche dimestichezza coi giornali di quel tempo (ed un topo di biblioteca come me ce l'ha) stenta a rendersi conto del baratro che li separa da quelli d'oggi. Voglio dire che, se quelli erano già veleno, questi che cosa sono?
Per nostra fortuna, nella Sua infinita pietà, il Signore non ha voluto farci valutare appieno la nostra abiezione e, vuoi grazie al calo della memoria, vuoi grazie allo sviluppo della presunzione (che mi sembra il solo dato obiettivo di crescita, nel progresso), ci permette di pensarci superiori agli antichi.
Neppure Nassreddin, come del resto noi due, sfugge a questa sorta di cecità. Così conclude infatti la sua introduzione al brano di cui t'ho presentato un breve stralcio: "Lasciamo al lettore il compito di trarre conclusioni, ferma restando l'ingenuità dell'autore originale, secondo il quale tra giornalismo e 'detentori di potere' esisterebbe competizione".
Ora, sebbene in una società rigidamente gerarchica «competizione» sia un termine poco idoneo (a meno che non lo si intenda etimologicamente, nel senso di "direzione comune [verso un solo obiettivo]"), bisogna pur dire che questa c'era, nei bei tempi andati, i letterati essendo subordinati ad una regalità legittimata dall'alto, anziché dal basso (dal sacro, anziché dal profano; da Dio, anziché da Satana). Più che ingenuo, quindi, il "letterato persiano" si mostra poco lungimirante,* perché è proprio nella sua epoca che crollano le ultime vestigia dello stato tradizionale (impersonato per me dal califfo e, per te, dall'imperatore sacro e romano).

* In effetti, gli si può rimproverare solo il non aver capito che i moderni 'detentori di potere' non hanno nulla da spartire con i loro predecessori. A conferma di ciò, nel medesimo brano si legge che "le élite delle civiltà di un tempo non avrebbero mai permesso che una simile anomalia continuasse così a lungo". E così continua. Ciò che dico d’altronde può venire confermato da informazioni che ci sono giunte circa l’interesse che provavano per la letteratura quotidiana i dirigenti del nostro paese, non tanto tempo fa, nell’epoca in cui eravamo fra le grandi potenze, nell’epoca cioè in cui Babilonia ci apparteneva ed era l’unico centro di cultura universalmente riconosciuto. Secondo queste informazioni, anche laggiù esisteva una stampa quotidiana, sotto forma di papiri stampati, in quantità limitata, naturalmente. Ma a questi organi letterari potevano collaborare soltanto uomini di una certa età, che fossero qualificati, conosciuti da tutti per i loro sicuri meriti e la loro vita onesta. Esisteva perfino una regola secondo la quale questi uomini venivano ammessi ad adempiere alla loro carica soltanto dopo avere prestato giuramento.

Per finire, se è vero che anche i più biechi 'detentori di potere' hanno qualche interesse a salvaguardare la salute psichica dei propri sudditi, non foss'altro che ad usum delphini, ci si può chiedere quale sia lo scopo finale di quelli odierni, impegnati solo nell'istupidimento collettivo. Ma costoro ci pensano, al futuro? Chissà. Certo è che mostrano un tale odio verso il genere umano da far pensare che non ne facciano parte. Su ciò, cfr. ©. D'altronde, uno stato che permette certe cose - cfr. © - e ne scoraggia l'alternativa - cfr. © - è davvero disumano.

Bi salama.
Gammal
15/10/2008

Caro Gammal,
effettivamente, visto che il maneggio del denaro è tradizionalmente considerato una cosa sporca, sebbene utile, l'esattore delle tasse (strozzino o no che sia) può ben affiancarsi a figure quali il conciatore di pelli, lo svuotacessi, il macellaio, il boia ed il becchino, ovvero ai paria indiani ed ai burakumin giapponesi che citavi alla fine del tuo post di ieri.
Spesso, è vero, accomuno Banca e Mercato, contrapponendoli evangelicamente al Tempio. Ma è altresì vero che l'evangelista (Giovanni, II, 14) distingue tra il mercante e il cambiavalute, ovvero, parafrasando la tua espressione, tra "creazione di denaro dal creato" e "creazione di denaro prima dal denaro e poi dal nulla".
Allora, d'accordo, l'usuraio è fuori-casta.
Sai però qual è il guaio, adesso? Che ormai siamo quasi tutti fuori-casta, dopo almeno tre secoli di livellamento democratico e, peggio ancora, dopo almeno tre decenni di imbastardimento multi-etnico.* Tutti usurai, dunque, costretti come siamo a maneggiare luride banconote? Luride e - aggiungo - contaminanti sia in senso materiale che in senso spirituale; affini sicché, per un lato, agli escrementi e, per l'altro, al sangue, ovvero ai due tabù legati ai mestieri che elencavo all'inizio.

* D'altronde, anche questo era previsto. L'umanità dell'età aurea, stante l'immacolata purezza della sua conformazione genetica (anteriore, in termini biblici, alla macchia del peccato originale) non conosceva la divisione in caste. Più che al difuori delle caste, ne era quindi al disopra. Specularmente, in una sinistra parodia del motto che vuole "ciò che è in alto come ciò che è in basso", l'umanità attuale è al disotto delle caste.

No. Non è possibile che noi si sia tutti usurai. Se non altro perché loro sono al potere e, democrazia nonostante, la quasi totalità del genere umano, cioè noi, no. Il buffo della situazione, tuttavia, lo segnala lo pseudo-Blondet (cfr. ©): «Questa gente pratica l'eugenetica. Si incrociano solo con altri della stessa pura razza ariana. I loro figli sono alti e smilzi, dalla carnagione chiarissima (carattere spesso nascosto da una perenne abbronzatura vacanziera). Similmente ai giudei, la purezza etnica viene mantenuta per RNA mitocondriale, cioè per via femminile. Mentre a voi, tramite i media “politicamente corretti”, predicano che è bello “mescolare le razze”, per loro il colore scuretto della pelle è un marchio d’infamia che rimarrà per sempre nei geni della stirpe».
Hai capito la giravolta, l'inversione di marcia, il salto mortale della quaglia? I fuori-casta di ieri, gli intoccabili che avrebbero fatto carte false per esser toccati, ora considerano intoccabili noi. Noi, che pure faremmo a nostra volta carte false per esser toccati da loro, ovvero dall'oro.
Ce lo siamo meritati, perché la cosa, pur sapendo di contrappasso, è assai evangelica. Fu profetizzato che gli ultimi saranno i primi e cosi sta avvenendo. Semmai, a voler pignoleggiare, potresti dirmi che gli ultimi di quaggiù primeggiano solo lassù. Ma sbaglieresti, perché ormai il paradiso è qui in terra e, come ogni paradiso, è riservato ai pochi eletti.

La Pace sia con te e con tutti noi futuri palestinesi.
Asno
13/10/2008

Caro Gammal,
cercavo un'illustrazione per alcuni versi de L'agliuto (cfr. ©). Che te ne pare, di questo tramonto dell'occidente?



La Pace sia con te.
Asno
10/06/2008

Caro Asno,
l'opera di sovversione è talmente vasta che, credimi, ogni qualvolta mi metto di buzzo buono a stilarne gli aspetti, lascio perdere.
Ieri parlavi di scienze, dall'eliocentrismo all'orangogenesi. E che dire di Einstein e di Bohr, utili idioti che, fatto il loro lavoro, saranno dimenticati esattamente come Freud? E Wittgenstein? E i cosiddetti «utilitaristi», Bentham, Malthus e Ricardo? Tutti utili idioti, ma utili a chi? Certo, non ai più. Il loro stesso utilitarismo è l'utilitarismo dei meno.
Sono teorie impostesi per scelta politica, perché nessuno scienziato serio ci crede, a quelle castronerie. Però nessuno parla, per non perdere la pagnotta.
Scelta politica, dicevo, ma di livello planetario, perché nessun politico nazionale serio ci crede, a quelle castronerie. Però nessuno parla, per non perdere la pagnotta.
Complottismo? Sì e no. Vedi, non credo alla cospirazione massonica. E neppure a quella finanziaria, ebrea o britannica che sia. E questo perché c'è un aspetto, di quell'opera di sovversione con cui ho iniziato, che non si accorda con tutti gli altri. Voglio dire che, mentre questi ultimi sono riconducibili al favoreggiamento del peccato (il che spiega l'ostilità di ieri verso la Chiesa e di oggi verso l'Islam), ovvero all'incremento del disordine collettivo ed individuale,* ce n'è uno che, a rigore, dovrebbe essere politicamente inutile.

* Il disordine rende, perché accresce la dipendenza del singolo (ormai privo sia di famiglia che d'una comunità in grado di assicurare un minimo di autosufficienza) dai cosiddetti «servizi».

Parlo della morte in stato di incoscienza.
Mi spiego. Se la vita in stato di incoscienza, come la conduciamo oggi, è politicamente utile, che cosa gli importa, al governante, di farci anche morire rimbambiti da farmaci, sedativi e allucinogeni?
"Oggi siamo stati espropriati - così M. Fini, cfr. © - anche della nostra morte. I padroni ne sono diventati i medici, gli scienziati, i tecnici dell'equipe ospedaliera. Il morente, intubato, monitorizzato, computerizzato, irto d'aghi, affidato a macchine, è un oggetto, una povera cosa umiliata, che non ha alcuna voce in capitolo".
Se invece pensiamo a Satana, quale artefice della cospirazione, la cosa acquista un senso. Quanta gente si salvava l'anima, fino ad ieri, in punto di morte? Era il momento privilegiato, l'attimo perfetto, la scena culminante [del finale travolgente]. E Satana si mordeva le mani.
Oggi, invece, dopo averci fatto condurre un'intera vita nel peccato, è riuscito anche ad impedirci il pentimento finale. Sapevi che la normativa europea proibisce di morire in casa?

Bi salama.
Gammal
23/04/2008

Caro Asno,
ti segnalo tre link ad articoli diversissimi tra loro, ma solo all'apparenza. Tutti concordano, infatti, nel denunciare lo strapotere mediatico di cui, quasi sempre inconsapevolmente, ciascuno di noi è vittima.

Il primo è di Miguel (Le grandi domande II, cfr. ©), che definisce il blog un "caso estremo di individualizzazione o di atomizzazione". In effetti, atomo ed individuo sono sinonimi di "non divisibile [ulteriormente]". Il bello del suo pezzo, però, è nel chiarire che "più si è individualizzati, più si diventa uguali agli altri. Infatti, il massimo di individualizzazione (o di 'libertà') è anche il massimo di impotenza, perché in ogni istante l'atomo si trova indifeso di fronte alla pressione circostante: se non esiste la possibilità di formare alcun blocco che opponga resistenza, ciascun individuo viene spinto" dove - concludo io - lo spinge la massa amorfa degli altri individui, spinta a sua volta dall'ipnosi collettiva dei media di regime.
Non mi dilungo nella citazione perché devi leggerlo tutto. Di mio aggiungo solo che il blocco di cui parla Miguel non è altro che la famiglia, la famiglia allargata ed infine la grande famiglia (la umma) dei credenti nell'Unico. Questo è il solo limite di Miguel, che, per quanto lucidissimo, nella sua laicità non riesce ad interpretare in chiave ultraterrena lo scontro in atto, ovvero a vedere nel potere mediatico (sovvenzionato dal potere finanziario) il potere di Satana.

Il secondo è di E. Galoppini (Bambino americano «miracolato», cfr. ©, presso FDF), che si sofferma sull'eccessiva risonanza data allo smarrimento ed al successivo ritrovamente, poche ore dopo, di un bambino americano dal nome ebreo. La cosa stupisce, in effetti. "Altri bambini non fanno mai «notizia», anche se «spariscono» in un altro modo: si pensi ai bambini palestinesi trucidati dall’esercito sionista, che non solo non sono mai l’argomento della «notizia d’apertura», ma vengono eufemisticamente contati tra i «morti palestinesi»".
Qual è il trucco, allora? "Quello che resta impresso è che il bambino americano è scomparso in Vaticano e poi è ricomparso in via Vittorio Veneto, dove c’è l’ambasciata degli Stati Uniti. Si consideri che un bambino è il simbolo dell’innocenza, e tutti sono turbati dalla scomparsa di un bambino. Ovviamente, il luogo in cui un bambino scompare non viene percepito come un «bel posto». Questo «brutto posto» è il Vaticano.
A questo punto bisogna ricordarsi che proprio in quei giorni il Papa era negli Stati Uniti, dove ha riscosso un notevole successo, soprattutto nel recuperare una situazione difficile per la Chiesa, dopo lo «scandalo dei preti pedofili», vicenda che al di là di qualche possibile caso di pedofilia in abito talare ha assunto le dimensioni di un affare di tipo diverso: un «affare di Stato». O una macchinazione ordita per ricattare un ambiente da imbarcare nello «scontro di civiltà». Il bambino, si ricordi, è la vittima della pedofilia.
Quindi il bambino americano rappresentava tutti i bambini americani vittime dei mostruosi «preti pedofili». Infatti, «è sparito in Vaticano»; e dove «riappare»?
All’ambasciata americana".
Ti dirò che m'ha fatto piacere leggere questo brano, perché la visita papale a quel satanista notorio che è Bush, burattino a capo di uno stato che ieri (quarant'anni fa, per l'esattezza) ha ufficializzato e che domani imporrà con la forza sull'intero pianeta la cosiddetta «chiesa di Satana», non m'è piaciuta affatto. E passi Ratisbona - mi sono detto - e passi pure Magdi Allam (due casi di pronta strumentalizzazione mediatica, in senso antimusulmano, di quella che voglio credere ingenuità), ma una terza gaffe è troppo. Così, invece, un'attenuante c'è. E. Galoppini conclude infatti col dire che l'avvertimento è chiarissimo: «Occhio che se sgarrate facciamo scoppiare un altro scandalo dei preti pedofili».

Il terzo è il migliore, del buon Petrus (Contro la volgarizzazione, cfr. ©). Citando sant'Agostino, a proposito della dottrina iniziatica, premette che, "da un lato, simili verità non sono facilmente comprese se non da quanti, purificandosi da ogni vizio, si siano elevati a un certo diverso, più che umano modo di vivere; dall’altro lato, si macchia di una colpa non lieve chiunque, sapendo queste verità, abbia voluto insegnarle ad individui qualsiasi". E tu sai meglio di me quanti blog si macchino di questa colpa. Ma, tornando a Petrus, devi leggere per intero anche questo post, la cui chiusa è molto bella perché sintetizza ciò a cui si attengono, tra tanti bipedi (magari alati), anche due quadrupedi come noi: prepararci al ritorno di Isa/Gesù "senza entrare in polemica con nessuno, senza perdere tempo in apologetiche diatribe che lasciano il tempo che trovano, bensì conservando intatto il discernimento del bene e del male".

Ma'as salama.
Gammal
11/04/2008

Caro Gammal,
mi trovo in una buffa situazione. Come ogni tradizionalista, non posso non deprecare l'ammainabandiera ecclesiastico nei confronti dei fratelli maggiori. Eppure devo ammettere che solo grazie a quello il presente blog ha qualche parvenza di legittimità (s'intende, dal punto di vista cristiano).
Voglio dire che
  • il cristianesimo ha la sua unica ragion d'essere in Cristo, Messia, Verbo incarnato, unigenito figlio del Padre, frutto delle viscere della Vergine Madre, seconda persona della Trinità, Redentore ieri e Giudice domani;
  • il giudeo, a differenza del musulmano, non accetta neppure una delle suddette attribuzioni di Gesù;
  • ciò premesso, se la Chiesa si apre alla Sinagoga, a fortiori si aprirà alla Moschea.
Ho voluto precisare quanto sopra perché l'euforia post-conciliare, biasimata a mezza bocca da quarant'anni, ora, grazie alle pur caute sterzate del sedici [e mai troppe] volte Benedetto, viene criticata a gran voce. Alludo al clamore sollevato, presso FDF, da alcuni articoli di D. Arai (cfr. © e ©), L. Copertino (cfr. ©) e M. Blondet (cfr. ©). Bene, definivo buffo il mio stato perché, pur condividendo le affermazioni dei suddetti tre autori, non posso augurarmi il ritorno della Chiesa alla belle époque di un secolo fa (a meno che non ci torni anch'io, ad un secolo fa, vale a dire alla belle époque prenatale e pertanto con la coscienza pulita come un panno lavato).
Mi sta benissimo, quindi, quell'aria di saldi di fine stagione che si respira in Vaticano. E non solo per la più o meno esplicita smobilitazione verso gli ebrei e, a cascata, verso i musulmani, i buddisti, gli induisti, gli animisti e via col vento [dello Spirito], ma e soprattutto perché è un'aria di pioggia. Pioggia calda, certo. Forse rovente.
Voglio farti leggere qualcosa che stupirà anche te, dopo aver stupito me (nella mia ignoranza). Abbiamo sempre considerato mero exoterismo il cristianesimo, non è vero? Sbagliavamo. Padre D. Scomparin, che seguo da qualche tempo (grazie ad una segnalazione di Carlo) presso il blog La voce e la luce (cfr. ©, curato dal giovane Petrus, del quale padre Scomparin mi sembra d'aver capito - cfr. © - essere il padre spirituale), ora lo vedo intervenire in FDF con dichiarazioni sorprendenti. Ecco qualche esempio (cfr. ©).
  • Paolo VI «dice che il Concilio è stato un concilio escatologico, che ha predicato la fine dei tempi e non il paradiso sulla terra, ma che è difficile, nella predicazione, insistere troppo sul carattere terribile dell’escatologia, che bisogna parlarne in modo velato, calmo e naturale, quasi gioioso».
  • «Siamo proprio sicuri che spetti al sommo pontificato, all’episcopato e al sacerdozio parlare di escatologia e temi correlati ed inerenti? Non sarà, invece, prerogativa dell’impero, della regalità, della cavalleria, dei guerrieri, delle corporazioni, ecc.? Voglio dire che la funzione profetica e regale dei laici consiste anche nel profetare scientemente la fine dei tempi e del nuovo principio. In altre parole: spetta a Cesare preparare l’umanità al grande passaggio e a me, sacerdote, consolarla e benedirla. Ad ognuno il suo». Segue il commento di M. Blondet (cfr. ©): "Ebbene, se è questo il nostro dovere, lo stiamo facendo: da giornalisti («corporazione»), [...] dotati della libertà di spirito dei «cavalieri», suoniamo l’allarme. Colleghiamo la visione dell’Apocalisse con l’attualità più scottante e censurata; in piena aderenza, par di capire, all’interpretazione che del Concilio ha dato Paolo VI. [...] «A ciascuno il suo» dovere, dice il sacerdote. Ha ragione". E la «corporazione» nostra - concludo io - è quella dei blogger (corporazione scalcagnata finché ti pare, ma appartenente alla seconda casta, non certo alla terza mercantile o alla quarta servile).
  • «Vorrei soltanto chiedere agli amici lettori: perché si continua ad avere tanta difficoltà ad ammettere che il "bimillennio messianico" sta per terminare? Quand'è che Gesù è stato crocifisso? Nel 30 a.D. o nel 33 a.D? Ebbene, dopo duemila anni ci sarà il suo Ritorno per il Giudizio universale. Ci siamo quindi, prepariamoci, il Regno è alle porte. Non perdiamo tempo. Sarà la fine del mondo? No, ma di questo mondo, o se vogliamo essere più eruditi, di questa generazione di Adamo, perversa e pervertita, con alcune, tante eccezioni. E non sarà la Fine dell'universo, né dell'umanità, mancano ancora 500.000 anni. Lasciando da parte il kali-yuga, i Tempi Ultimi sono cominciati con l'Incarnazione storica del Verbo, e stanno per finire».

La Pace sia con te. E con tutti noi.
Asno
27/03/2008

Caro Asno,
a proposito del post (cfr. ©) sulla Banca che spodesta lo Stato, a sua volta usurpatore dell'autorità della Chiesa, mi viene spontaneo un parallelo con un bel serial in corso di pubblicazione presso Kelebek: Bingo e Torà (cfr. ©). Non si può negare, in effetti, che la finanza moderna sia in mano ebrea. Con ciò non voglio dire che la Sinagoga, a differenza dell'Islam e della Chiesa, si trovi dietro tutte le innovazioni (o perversioni) della modernità,* se non altro perché fino a cinquant'anni fa "la maggioranza degli ebrei credenti e praticanti - continua Miguel in Bingo e Torà III (cfr. ©) - erano antisionisti". Resta però il fatto che molti ormai si pongono questa domanda: "Che siano gli ebrei, collettivamente, che comandano sugli Stati Uniti, sui media e sui politici del mondo?". "Non è una domanda - dice ancora Miguel - che si pongono solo gli antisionisti. Se la pongono soprattutto gli opportunisti, perché, per ogni persona che si oppone ai potenti, ce ne sono dieci che corrono a Gerusalemme per farsi fotografare prima delle elezioni".

* Anzi, un ebreo osservante è quanto di meno alla moda (cioè "moderno") si possa immaginare. Basta rifarsi alla kippà, il cui etimo è lo stesso della coppola siciliana: una cupola sulla capa, come la qubba d'una moschea o come l'abside d'una chiesa. Chi invece sembra davvero al passo coi tempi è l'ebreo di sangue, ma ateo di fede. Ma neppure questo è del tutto vero, se pensi ad un Uri Avnery.

Torniamo a noi. Perché Gerusalemme e non Tel Aviv?
Gerusalemme non è la capitale di Israele.
E allora?
Allora possiamo dire che, per un curioso concorso di circostanze, nonostante ciò che ho appena detto, il giudaismo rabbinico coincide col mondo moderno. Almeno in discreta parte. Parlo dell'exoterismo, certo, perché non è pensabile che un esoterista giudaico (chiamiamolo cabalista, o addirittura ermetista) sia filosionista. E la cosa, certo, è dovuta a precise leggi cicliche: dopo l'insubordinazione del potere temporale (o casta guerriera, ossia regalità) verso l'autorità spirituale (o casta sacerdotale), era inevitabile l'insubordinazione della casta mercantile, ben rappresentata in Occidente da inglesi ed ebrei (non tutti, s'intende, né degli uni e né degli altri). Fu così che all'Ecclesia medioevale si sovrappose lo Stato moderno; fu così che allo Stato moderno si sovrappose la Banca contemporanea.
Ma questa discesa verso il basso, che data almeno da qualche secolo, ha altre ambizioni. Altrimenti non sarebbe satanica. Lo scopo non è solo l'abbassamento, bensì il rovesciamento della piramide gerarchica. Sarà così che l'Anticristo farà capolino, forse proprio a Gerusalemme. E magari è già nato, l'incubo dei cristiani, dei musulmani e del "piccolo resto" dei giudei.

Bi salama.
Gammal
18/03/2008

Caro Gammal,
ho letto con vivo interesse uno studio di L. Copertino dal titolo In morte dello Stato - cfr. © - e della pubblica amministrazione. Interesse individuale, in veste di funzionario pubblico in liquidazione (ovvero insegnante statale in disarmo) ed interesse sovraindividuale, perché l'analisi fattavi è lucidissima.
Vi si tratteggia infatti un processo diabolicamente lungimirante che, prima con la nascita degli assolutismi monarchici e poi con la superfetazione degli stati nazionali, è ormai riuscito a smantellare quel concetto di sacralità gerarchica che sorregge ogni società tradizionale, dalla tribù pellerossa al celeste impero.
Te ne cito le righe seguenti.
"La comunità politica è sempre stata, presso ogni cultura umana, connaturata al sacro; sicché ciò che era comune, e dunque «politico» nel senso nobile di questa parola, era immancabilmente consacrato da un’investitura dall’«alto». [...] lo Stato moderno è «il primo agente della secolarizzazione». Esso, sul piano del politico, ha chiuso le vie verso l’«alto» ed ha aperto inesorabilmente la via verso il basso: era del resto questa l’intenzione dei suoi teorici, da Machiavelli a Bodin passando per Hobbes. [...] Max Weber ha visto nello Stato moderno una «grande fabbrica» che si sviluppa in stretta unione con la rivoluzione protestante, il razionalismo filosofico, il contrattualismo sociale [...], il mercantilismo e/o la fisiocrazia economica, fino appunto alla rivoluzione industriale ed al liberismo. [...] La politica, nel senso alto e nobile del termine, è ormai chiaramente defunta ed al suo posto è subentrato il potere di anonimi tecnocrati nonché una egemonica bancocrazia transnazionale che ha letteralmente castrato, mediante la spoliazione centralbancaria del monopolio di emissione e controllo della moneta, la sovranità nazionale in favore della speculazione finanziaria globale.
I politici oggi sono i camerieri dei banchieri e gli esecutori delle ricette, impolitiche, dei tecnocrati".

L'analisi, dicevo, è lucidissima.
La diagnosi, in assenza di strumenti interpretativi quali la dottrina tradizionale dei cicli cosmici,* ovviamente no. Sarebbe stato illuminante paragonare l'usurpazione perpetrata dallo Stato ai danni della Chiesa con la rivolta degli ksatriya contro i bramini (della seconda casta contro la prima, di re Artù contro mago Merlino, dell'orsa Atalanta contro il cinghiale Calidonio e così via). Illuminante perché, essendo l'insubordinazione sempre suicida, era inevitabile che la Banca defraudasse a sua volta lo Stato (laddove con Banca ci riferiamo alla terza casta tradizionale, quella mercantile prima e finanziaria poi). E nota bene che per Banca si intende Mammona, sicché l'odierno predominio della finanza inter e sovranazionale è già, di fatto, non potendosi servire insieme Dio e Mammona, il regno dell'Anticristo. Ciò spiega perché i cosiddetti «problemi» del mondo d'oggi, riassumibili nell'incremento esponenziale dell'infelicità collettiva ed individuale, non siano una mera controindicazione, magari imprevista e perciò curabile, ma rappresentino in realtà l'unico obiettivo dell'«odiatore del genere umano» (e di chi è al suo servizio).
Ma torniamo al paragone coi cicli cosmici.
Paragone illuminante, dicevo, perché avrebbe permesso un'analogia tra la fase terminale di questo kali-yuga, che è di fatto un kali-yuga nel kali-yuga, con l'intero manvantara (analogia simile a quella che si stabilisce tra il giorno e l'anno, talché, come l'alba è metafora della primavera, il medioevo simboleggia un'età dell'oro in questa età del ferro).
Illuminante, infine, perché la durata delle quattro età è via via decrescente (quella del ferro - come sai - essendo un solo quarto di quella aurea). In tal modo, rapportando il medioevo più o meno ad un millennio, questa modernissima età della ferraglia dovrebbe avere i secoli contati.

* Al riguardo, ho cercato in rete il testo del Vishnu Purana, ma (tranne un accenno della Wikipedia - cfr. © - e qualche riga citata da J. Evola - cfr. © - anche in Rivolta contro il mondo moderno) non l'ho trovato. Comunque ti trascrivo il brano seguente, tratto da un post di Iperhomo (cfr. ©) al quale ti rinvio in ogni caso.
“I servi si attribuiranno potere regale e sapienza sacerdotale. Gli operai si comporteranno come saggi e, i preti, come operai. I ladri faranno i re e i re scompariranno. I capi di stato, uomini d'infima estrazione sociale, confischeranno tutte le ricchezze dei paesi che governano. Lo scopo dell'esistenza sarà il denaro e il denaro garantirà il potere. I commercianti maschereranno le loro truffe con menzogne filosofiche. I contadini e gli artigiani si trasformeranno in lavoratori generici. Maschi di qualsiasi origine si uniranno a femmine d'ogni razza. Le donne giovani venderanno la verginità al miglior offerente, quelle mature si esibiranno in atti osceni e quelle anziane si imbelletteranno di stravaganze. L'adulterio sarà prima tollerato, poi permesso ed infine esaltato. Il sacro istituto del matrimonio scomparirà e, con lui, la famiglia. Non si praticheranno più i riti funebri, non si venererà più il focolare domestico e ci si nutrirà, senza alcuna abluzione preventiva, lungo le strade, mangiando cibi insipidi, cucinati altrove e posti in vendita accanto ai libri sacri. Il numero dei vagabondi, dei mendicanti e degli straccioni crescerà a dismisura. I pubblici poteri non garantiranno più alcuna sicurezza; le guardie ruberanno ai ladri e l'assassinio rimarrà impunito. La durata della vita umana si ridurrà ed il suicidio si farà sempre più frequente. Tutti si serviranno di espressioni volgari e triviali, sia il primo che l'ultimo conducendo lo stesso stile di vita. Il terrore della morte sovrasterà ogni altro pensiero. Diventerà lecito ammazzare i figli nel ventre della madre. La via tracciata dai testi sacri sparirà e prenderanno il suo posto vane congetture e teorie illusorie".

Si avvicina il grande giorno, tra Roma e Damasco, tra la chiesa di san Silvestro e la moschea degli Omayyadi, tra il campanile ed il minareto che svettano sulla reliquia della testa del Battista. Il giorno in cui Gesù/Isa apparirà sul Suo campanile/minareto, con la spada fiammeggiante, il triplice diadema ed il cavallo bianco del Kalkinavatara. Speriamo d'essere ancor vivi, tu ed io. Ma fiat voluntas Tua, Signur.

Pax tibi.
Asno
05/03/2008

Caro Asno,
ecco un altro che ha perso la testa per Israele. Ho preso la foto da Come don Chisciotte (cfr. ©).



Ma'a as salama.
Gammal
14/02/2008

Caro Gammal,
come avrai già sentito, il baccano di prammatica stavolta s'è levato contro l'arcivescovo di Canterbury, anglicano, ma non perciò ottuso. La sua colpa è stata quella d'aver definito «inevitabile» l'introduzione di qualche norma della sharia nel diritto inglese. Tra le voci che hanno gridato allo scandalo, rappresentato dalla "distruzione dei valori dell'Occidente", spicca quella del cardinale O' Connor, cattolico, ma ottuso.
Quali sarebbero questi «valori» occidentali, minacciati dall'Islam? In primis, il matrimonio omosessuale (vetta del pensiero moderno, laico e laido, tollerante verso l'anomalìa ed intollerante verso la norma); in secundis, l'adozione di un tapino o di una meschinella da parte di uno (cfr. ©) o più omosessuali. A questi «valori», che già da soli fanno capire come questa pseudo-civiltà sia condannata all'estinzione,* si contrappongono il permesso della poligamia ed il divieto dell'adulterio (quello cattolicamente inaccettabile, ma solo se si è cattolici; l'altro socialmente doveroso, cattolici o no che si sia, se non altro nei confronti della prole).

* Più che di "pseudo-civiltà", dovrei parlare di "contro-civiltà", pensando alla demenza della formula «scontro di civiltà». Ti pare possibile lo scontro tra un'assenza ed una presenza? Sarebbe stato più onesto, Huntington, se avesse parlato di scontro tra l'anarchia e la gerarchia, ovvero tra il disordine e l'ordine.

Debbo tacere, però, su una pratica che mi pare crudele e incomprensibile. Il Ramusio, nel suo cinquecentesco Navigazioni e viaggi, la descrive così: "Vanno per la città alcune donne vecchie gridando, né si sa quello che esse si dicano, ma il loro uficio è di tagliar la punta della cresta della natura delle femmine, cosa lor comandata da Maumetto, ma non osservata se non in Egitto e in Soria". Non so che cosa pensare.
Tuttavia, una cosa va detta. La domanda che pone M. Blondet ("Se si riconosce - cfr. ©) - il diritto dei trans al «cambiamento di sesso» chirurgico gratuito a carico del sistema sanitario pubblico, ossia un'orribile amputazione del pene e plastica pseudo-vaginale, come si fa poi a vietare l'escissione del clitoride alle bambine musulmane africane?"), tutt'altro che peregrina, è suscettibile di prestare il fianco ad una facile obiezione: colui che si trasforma in una colei decide di far fare questo salto della quaglia al suo stesso corpo (o, meglio, ad un corpo di cui si pensa proprietario, anziché inquilino), laddove colei che viene sottoposta al suddetto intervento subisce una decisione altrui. Detto ciò, il paragone a quest'ultima sventurata io non lo farei col transessuale, ma con la vittima di un'adozione da parte di «genitori» omosessuali.
Su questa violenza atroce, non corporale, ma psichica (e perciò ben più disastrosa), la nostra inciviltà si guarda bene dal parlare di «mancato rispetto dei diritti umani». E si tratta di una violenza compiuta a carico di uno, o di una, dei pochi che ormai sopravvivono al genocidio dell'aborto, altro «valore irrinunciabile» dell'inciviltà occidentale.

A 'sto punto, ti chiederai perché non mi faccio musulmano. Ma sai già la risposta, vecchio mio. Perché non ce ne sarebbe il motivo. Su queste cose, a parte la poligamia, la Chiesa è perfettamente in linea con l'Islam.
Certo sarei ben contento, se ci fosse un Kasper (sai, quel cardinale che sostiene la "validità ancora attuale - cfr. ©, dell'ottimo L. Copertino - del Patto di Dio con il Vecchio Israele") anche sul versante islamo-cristiano. Ma va bene così. Fiat voluntas Sua.

E Pace a te.
Asno


P.S. L'articolo di L. Copertino che t'ho appena citato, Betulla, il «Messia» e la teologia civile d’Occidente, dovresti leggerlo per intero. Riassume alcuni suoi interventi (cfr. © e ©) presso l'ormai qui immancabile Zaccheo. Inoltre, visto che s'è parlato di Kasper, ti invito alla lettura di un post, tanto breve quanto amaro (cfr. ©), dell'amico Giovanni.