Caro Asno,
visto che m'hai pedinato presso Miguel, sappi che a mia volta t'ho seguito presso Pax. Per non perder traccia di questi interventi, tutti legati dallo stesso filo conduttore, li ripropongo in parte qui (a conferma di quanto ti dicevo ieri, circa l'opportunità di "scandagliare i blog in modo da trarne un «blog dei blog»").
"Premetto che - cfr.
© - per mia convinzione non sono favorevole, in generale, ad una forma di stato monarchica e neppure ad una repubblicana.
Come musulmano, ritengo migliore una forma di governo che affidi al Califfato la conduzione degli affari politici e amministrativi; se fossi cristiano penserei a qualcosa di simile al Sacro Romano Impero, per capirci.
Vorrei ricordare che, a parte pochissimi casi, nessuna forma di stato repubblicana ha concesso ad ogni altra possibile forma di poterla sostituire; questo la dice lunga su quale sia la sua idea, la sua forza, il suo modo di mantenimento del potere.
La monarchia, in un modo o nell'altro, si riesce, libri di storia alla mano, a rovesciarla; la repubblica, specie quella democratica e specie oggigiorno, no".
"È più che giusto. Ma ciò - cfr.
© - significa solo che la repubblica d'oggi non è quella d'un tempo, come la democrazia d'oggi non è quella d'un tempo.
In questo mondo orwelliano, in cui tutto è definito dal suo contrario, il pubblico s'è fatto privato. Ovvero la Banca s'è fatta Stato. Quei 'pochissimi casi' di cui parli, sicché, potrebbero essere esempi di repubblica, se non tradizionale, almeno non del tutto moderna.
Ciò detto, è ovvio che un credente rimpianga il califfo, nel tuo caso, o l'imperatore (sacro e romano), nel mio. Ma, in assenza, occorre 'fare come fanno a Faenza' (laddove, se non ce l'hanno, fanno senza) ed accontentarsi d'una monarchia che, sebbene moderna, è comunque meglio d'una repubblica moderna (= oligarchia dei banchieri, cioè plutocrazia).
Circa il Marocco citato da Miguel ne sai sicuramente più di me, però non trovi che una teocrazia (sia pure a chiacchiere) sia meglio di una plutocrazia (sia a chiacchiere che in fatti)?
La repubblica moderna, effettivamente, è una plutocrazia, esattamente quanto quella tradizionale - se pensi alla Roma dei primi suoi secoli - era una teocrazia".
"«Non c'è niente - cfr.
© - che lo stato possa fare, e di cui la società ha bisogno, che non possa essere fatto in modo ben migliore dal mercato». Vero. A parte le mie solite riserve sull'uso del termine 'stato' (senza cioè il suffisso 'moderno' o, se preferisci, senza il prefisso 'pseudo'), è verissimo che «nessuno stato con il potere di fare ciò che si presume necessario si limiterà a quello».
C'è però un punto che mi rimane oscuro, a proposito della Cina. «Lo stato - dice sempre Rockwell - aveva ancora la sua mano nelle grandi industrie come l'acciaio e l'energia e, naturalmente, controllava il settore bancario». Ma non s'è detto sempre il contrario, nella scuola austriaca, e cioè che oggi è la banca a controllare lo stato?
Ora, se la banca (anche centrale, in una nazione, ed anche sovranazionale, ad esempio nella UE) è sempre privata, a me pare di poter dire che lo stato d'oggi simboleggi il privato per eccellenza. E un privato così potente da permettersi il lusso di scavalcare - ed esautorare - anche gli stati nazionali. Vorrei dire insomma che il cosiddetto «pubblico» d'oggi, contrapposto al privato, non sia altro che uno dei due termini della classica contrapposizione tra ricchi (autodefinitisi 'pubblico') e poveri (definiti - dai ricchi - 'privato').
In questa chiave, quel che Rockwell considera «la risposta assolutamente disgustosa degli Stati Uniti alla nostra crisi economica» non è che la solita rapina dei ricchi (= stato-banca, ovvero il privato camuffato da pubblico) a danno dei poveri.
Se quel che dico ha qualche senso, il passo seguente andrebbe riscritto secondo le indicazioni tra parentesi. «Non c'è dubbio che la spesa della Cina non migliorerà lo sviluppo economico. Sottrarrà piuttosto 586 miliardi dal settore privato (= dal settore pubblico, dalla collettività, dai poveri) e li spenderà su priorità politiche (= private). Non dimenticate mai che
nessun governo ha ricchezza propria da spendere (= nessun ricco moderno - o, per dir meglio, 'arricchito' - ha ricchezza propria da spendere, a differenza degli aristocratici d'un tempo). I soldi devono venire dalle tasse, dall'inflazione monetaria o dall'espansione del debito che deve essere successivamente pagato [dai poveri]». I soldi devono venire dall'usura, insomma.
Concludendo, questa del 'pubblico-privato' mi sembra l'ennesima truffa lessicale (degna del tuo
Glossario della neo-lingua), analoga a quella 'war-peacekeeping' e simili.
Forse solo la Russia di Putin è un'eccezione all'identità tra stato e banca (cioè tra sedicente 'pubblico' e privato), se è vero che gli oligarchi arricchitisi con Eltsin han dovuto squagliarsela. Che ne dici?".
N.B. Il link di riferimento a quest'ultimo intervento, a differenza dei primi due, non conduce al commento in questione, ma al post (seguito dai commenti). Le righe precedenti appartengono al quinto ed al sesto commento dell'Agliuto. Purtroppo Blogger non numera i commenti, a differenza di Splinder, tuttavia il settimo è la risposta di Flavio detto «Tibi», da non perdere (contenendo perle tipo "dico che gli oligarchi, forse, non erano esattamente 'russi'"), e l'ottavo è ancora l'Agliuto, anche questo da non perdere. A quanto pare, sempre se Dio vuole, continua (ma presso La voce del gongoro, 'ché qui mica si campa di rendita).
Ma'as salama.
Gammal